Peter Orner.
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Un solo tipo di vento.
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Titolo originale: The Second Corning of Mavala Shikongo. 2006.
Traduzione di: Riccardo Duranti.
2008. Edizioni Minimum Fax, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Larry Kaplanski, giovane americano del Midwest, va a insegnare come volontario nella scuola rurale di Goas, nel deserto della Namibia; il mondo in cui si trova catapultato  fatto di siccit e miseria, tragicomiche beghe fra insegnanti, improbabili partite di calcio e assemblee di istituto in mezzo alla savana.
Il tutto viene complicato dall'inquietante fascino di una di loro, Mavala Shikongo, ex guerrigliera e neomamma, emancipata, solitaria, pericolosa, eppure disposta a cominciare con Larry una relazione (forse) d'amore.
Un romanzo corale che nasce da un'esperienza autobiografica (Orner ha lavorato lui stesso in Namibia negli anni Novanta) ma la trascende; una storia africana che vibra di sentimento ma  anche venata di ironia, e dipinge un paesaggio umano, geografico e sociale con l'onest e l'acutezza necessarie a tenere lontani gli stereotipi dell'esotismo.
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L'AUTORE.
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Peter Orner (Chicago, 1968)ha esordito con una raccolta  di racconti, Esther stories (Minimum Fax 2004), segnalata  dal New York times fra i libri dell'anno. Un solo tipo di vento, il suo primo romanzo,  stato finalista al Los Angeles Prize e ha vinto il Bard Fiction prize.
Dopo aver vissuto e lavorato, fra l'altro a Praga, a Roma e in Namibia, oggi Orner abita a San Francisco, dove insegna scrittura creativa alla San Francisco State University. Ha recentemente curato, per la casa editrice McSweeney's, Underground America: una raccolta di testimonianze orali di immigrati clandestini che lavorano negli Stati Uniti. 
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Un solo tipo di vento.
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Non possiamo parlare con una sola voce perch siamo dispersi.
Hosea Kutako (1870-1970).
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Informazioni:
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La Namibia fu colonizzata dai tedeschi nel 1884 e conosciuta come Deutsch-Siidwestafrika. Dopo la sconfitta subita dai tedeschi nella prima guerra mondiale, il nome fu cambiato in Africa Sudoccidentale e il paese fu governato dal Sudafrica dietro mandato ricevuto dalla Lega delle Nazioni. Il mandato fu abrogato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1966. Ma il Sudafrica mantenne il potere, sostenendo che le Nazioni Unite non avevano l'autorit per rescindere il mandato, e continu a governare il territorio come una propria quinta provincia virtuale. Nel 1977 vi fu ufficialmente introdotto l'apartheid. Nel 1988, dopo due decenni di guerra tra la SWAPO e il Sudafrica, un cessate il fuoco sostenuto dall'ONU mise fine al conflitto. La Namibia  divenuta indipendente nel 1990.
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Guerra civile angolana: In Angola scoppi una caotica guerra civile dopo il ritiro dei portoghesi nel 1975. Tra le fazioni combattenti c'erano l'MPLA, sostenuto da Cuba e dall'Unione Sovietica, e l'unit di Jonas Savimbi, sostenuta dal Sudafrica e dagli Stati Uniti. La SWAPO si era allineata alle posizioni dell'MPLA e ricevette quindi l'appoggio dell'Unione Sovietica e anche della Cina. Perci si pu dire che entrambe le guerre, quella in Angola e quella in Namibia, hanno assunto il ruolo di guerra fredda per procura. La guerra in Angola ha avuto termine nel 2002.
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1. LA STRADA ASFALTATA.
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I ragazzi sono l che aspettano con i piedi indolenziti dal cammino,
stringendo le valigie di cartone. Formano capannelli, ma
non sono un gruppo. Non stanno insieme. Non parlano al vento;
aspettano solo di vedere accendersi le luci degli stop, il che accade
davvero di rado. Eppure, ogni macchina, bakkie, furgone o
camion che passa rinnova la speranza, che nasce e muore come
un cuore che batte e s'illumina e poi si consuma sul marciapiede
per poi resuscitare quando passa un altro veicolo. Stanno l, vestiti
a festa, cercando di raggiungere la scuola in fondo alla valle.
A tratti, nel primo pomeriggio, sembra che la strada asfaltata
bruci. Un ragazzo s'inginocchia e l'annusa. Ce n' sempre qualcuno
che crede di saper dire quanto dovranno aspettare ancora
dall'odore della strada.
Che stupidaggine, dice un altro.
Non  una stupidaggine,  scienza. E una questione di correnti
d'aria sulla superficie dell'asfalto. Cambiano quando...
Al, ma va'!
Dove? Dov' che devo andare?
Hanno fame, ma non vogliono tirare fuori da mangiare, perch
nessuno vuole essere sorpreso con il boccone in bocca se arriva
il miracolo di una macchina che si ferma. Immaginano un
bel passaggio sprofondati nel sedile con l'autoradio accesa. E
cos si tengono il pane in tasca. Per i ragazzi  peggio. Vengono
presi su per ultimi, dopo le vecchiette, le mamme con i bambini
al collo e i vecchietti. Perlopi l'unica scelta che gli rimane sono
i camion. I camion non si fermano mica, rallentano solo il tempo
necessario perch i ragazzi tirino su il bagaglio e saltino a
bordo, prima che l'autista cambi marcia e riacceleri. Klim op!
Salta su! Poi si rannicchiano l'uno contro l'altro per difendersi
dal vento e aspettano che il viaggio finisca, mentre il camion
riacquista velocit e comincia ad attraversare un ponte dopo
l'altro sopra i fiumi in secca.
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2. POHAMBA.
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Era un omone e pregava ad alta voce in un letto minuscolo. Anche
dall'altro lato della parete e nonostante tenesse la faccia affondata
nel materasso, lo sentivamo ugualmente.
Dal profondo Ti invoco
o Signore, e davanti a Te
e al Tuo trono di grazia mi prostro.
Abbi piet di me... accidenti a te, di me...
Di giorno denunciava Dio come un residuato della propaganda
colonialista. Sentite, se Dio fosse oppio, ci riempirei la pipa
e me Lo fumerei. Pohamba. Era il blasfemo ufficiale della scuola
cattolica, ateo, rivoluzionario, provocatore e insegnante di
matematica. Ma perfino lui si rivolgeva a un'entit superiore
quando la lunga notte del veld scendeva su di noi, isolandoci.
Chi altro lo poteva salvare da un posto del genere? Una fattoria
nel bel mezzo del deserto? E che razza di dio avrebbe messo una
fattoria nel bel mezzo del deserto? Pohamba era un uomo che
non aveva pi scelta. Tutti gli stratagemmi terreni e tradizionali
erano falliti. Aveva mandato innumerevoli lettere al Ministero
dell'istruzione supplicando che gli assegnassero un posto in
citt, anche una dimenticata cittadina di provincia gli sarebbe
andata bene. Caro Compagno, accetterei perfino un posto a sud
di Windhoek pur di fare la mia parte a favore della nostra democrazia nascente.
Ma ogni lettera era rimasta senza risposta. Lui evocava spesso
quelle lettere, ne parlava come fossero naufraghi arenati
sulla scrivania di qualche burocrate. E quando cominciava,
con un po' di whisky Zorba nelle vene, descriveva il burocrate,
il sottosegretario Tal dei Tali, Meneer Sottosegretario Figlio di
Qualche Pezzo Grosso nel Movimento! Uno di quei bastardi
che avevano passato gli anni della guerra imboscati in Europa
mentre noialtri ce ne stavamo qui a dire ja baas, sissignore, a
P.W. Botha. Attribuiva al suo burocrate una faccia liscia e appena
rasata e un ufficio d'angolo da pezzo da novanta nel palazzo
della Sanlam. Un orologio grosso come una Volkswagen.
E, naturalmente, una segretaria con la gonna stretta e frusciante.
Bianca. Ma s, facciamo conto che la segretaria sia
bianca. E poi immaginava le sue lettere, le sue creature, che se
ne stavano l ben impilate, non lette, ignorate. Mi piacerebbe
dargli fuoco, a quell'ufficio, diceva. Stare a guardare Meneer
Sottosegretario Figlio di Qualche Pezzo Grosso che si
squaglia. Anche la segretaria. E tutti e due saranno neri come
il carbone, la mattina dopo.
Ma le notti erano tutta un'altra storia. E qualche notte le sue
suppliche non erano indirizzate a Ges, ma a sua madre. Queste
s che erano lunghe. Non  che mi tenesse sveglio quando
parlava con la madre.  che non lo sentivo bene. Anche se le nostre
pareti erano sottili come una busta, dovevo appoggiarci
una tazza da caff per sentirlo. Mama, oh Mama...
Sua madre era sepolta, ci raccont una volta, dietro al garage
di una fattoria a nord di Otavi.
Le ore si trascinano. Poi, l'inevitabile. Dall'altra parte della parete,
Pohamba si mette a mugolare. Le molle del letto fanno un
po' di baccano per qualche attimo prima del silenzio mortale di
un piccolo sospiro di sollievo.
Per c'erano anche pomeriggi in cui si poteva quasi definirlo
un uomo felice, no? Pohamba seduto su una pietra fuori dal
dormitorio che cucinava salsicce di sanguinaccio, tozzi salsicciotti
tedeschi che comprava dalla macelleria Schmidsdorf a
Karibib. Pohamba fischiettava. Il suo registratore vomitava
quell'abominevole musica popolare afrikaner da discoteca.
Percussioni sintetiche dal suono metallico accompagnate da
ansiti sensuali.
I languori del sabato. Vento, sabbia, noia, sudore, visioni di
salsicce. In quei momenti mangiavamo la nostra unica contentezza.
Noialtri che ci trastulliamo e sudiamo sdraiati all'ombra
mentre Pohamba trafigge i sanguinacci con la forchetta. Ci lecchiamo
le dita pian piano. Pohamba si muove a tempo di musica.
 un omone, ma  aggraziato. I piedi battono la polvere. I
sassi che abbiamo sotto la testa si fanno man mano pi caldi. Il
sonno rifiuta di arrivare. Pohamba si dondola avanti e indietro.
Sbanda. Piroetta, si protende, ondeggia. Dimena il sedere rivolto
verso di noi. Nella padella, nell'olio sacro, i nostri beniamini
si gonfiano e sfrigolano.
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3. IL VOLONTARIO.
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 stato un frate della diocesi ad accompagnarmi qui in macchina
da Windhoek. Si chiamava fra' Hermanahildis. Era un tipo
taciturno con la testa calva e molto abbronzata. L'unica cosa
che mi ha detto in quattro ore  stata: Non sono mica boero,
sono olandese autentico. Sono nato all'Aja. Guidava come un
matto. Vedevo sfrecciare ai lati della macchina il veld e le citt
cos lontane le une dalle altre. Brakwater, Okahandja, Wilhelmstal.
Fra' Hermanahildis sembrava soffrire di un mal di denti
atroce. Ogni tanto toglieva le mani dal volante e si tormentava
la faccia. Quando siamo arrivati a Karibib e lui ha svoltato per
una strada ghiaiosa diretta a sud, ho tirato un sospiro di sollievo.
Alla fine, mi ha fatto scendere dove c'era un cartello di latta
malridotto dal vento - fattoria goas - e mi ha detto di seguire
la strada, che la missione era appena dietro la seconda cresta.
Appena arrivi, si  raccomandato fra' Hermanahildis, vai subito dal Padre. Ta-ta.
Con una valigia per mano, uno zaino sulle spalle e un altro
sulla pancia, ho seguito la strada a doppia carreggiata e piena di
sassi che tagliava il veld. Di creste ce n'erano parecchie. Ho cercato
quella che poteva essere considerata la seconda cresta. Le
piccole colline rocciose rendevano impossibile vedere dove andava
a finire la strada, anche se in lontananza vedevo innalzarsi
un gruppetto di montagnole. Qua e l crescevano alberelli ossuti
e contorti. Pagliuzze d'erba emergevano dalla ghiaia simili
a stoppie. In un certo senso pensavo che un deserto pi puro mi
sarebbe stato di maggior conforto. Che fine avevano fatto le
dune perfettamente ondulate? Dov'era la sconcertante bellezza
dell'aridit? Quelle piante davano l'impressione che avrebbero
preferito esser gi morte. Ne ascoltavo il crepitio sotto i piedi
mentre superavo una cresta dietro l'altra. Non c'era una seconda
cresta. Non ci sarebbe mai stata una seconda cresta.
Poco pi di un'ora dopo, madido di sudore e malconcio, stracarico
e barcollante, mi sono fermato a guardare dall'alto un
posto dove la terra scendeva in picchiata fino a formare una
specie di vallata, una distesa piatta di sabbia e ghiaia. C'erano
un paio di edifici bassi e lunghi dipinti di un giallo vistoso e allegro.
E c'era una collinetta con in cima un'alta croce bianca.
Alleluia! Come meglio potevo, ho caracollato gi per la discesa
fino ad arrivare a un cancello per il bestiame costituito da una
rete di letto legata a un palo. Il cancello era chiuso da un fil di
ferro attorcigliato in un groviglio. Mentre lottavo per scioglierlo,
un uomo grassottello vestito in cachi avanzava lentamente
ma inesorabilmente lungo la strada verso di me, come trascinato
dalla propria pancia. Appena arrivato dall'altra parte del
cancello mi si  fermato un attimo davanti prima di parlare in
tono pi alto del necessario. Salve.
Salve, ho detto io.
Vedo che ha qualche problema con il nostro cancello.
Qualcuno, s.
Anzi, non riesce ad aprirlo?
No, in effetti non ci riesco.
Ma certo. Lei  il volontario?
S.
Volontario per cosa?
Come, scusi?
Portava dei grandi occhiali. Dietro le lenti gli occhi apparivano
minuscoli, lontani, e la testa sembrava fin troppo piccola rispetto
al corpo. Dietro di lui, sulla strada, un gruppetto di ragazzini
dalle camicie color cobalto si era riunito a guardarci.
Sotto un albero isolato e striminzito, una mucca annoiata mi
fissava con quell'aria irreale e foriera di morte che hanno le
mucche quando sembra che guardino al di l delle persone.
E come si chiamerebbe?
Larry Kaplanski.
Mi ha stretto vigorosamente la mano dall'altra parte del cancello.
 un piacere, signor Kaplansk. Molto gentile da parte sua...
Kaplanski.
Un sobbalzo all'indietro del suo testone. Si  scacciato una
mosca dall'orecchio.
E che credenziali ha, signor Kaplansk?
Credenziali?
Si  tolto gli occhiali e mi ha scrutato. Senza le lenti i suoi occhi
sembravano anche pi piccoli, incassati nella testa come se
un pollice invisibile li avesse schiacciati come pulsanti.
Capisco. E che cosa ci ha portato?
L'ho fissato imbarazzato. Anche se mi ero trascinato dietro
tutta quella roba...
C'era da aspettarselo, ha tuonato. Lei  arrivato qui con
la presunzione che la sua semplice presenza ci sar d'aiuto? Oh,
che nozione errata! Oh, quanto errata!
Ma...
Sia come sia, signor Kaplansk. Naturalmente lei sarebbe
stato pi utile al nostro sviluppo, s, al nostro sviluppo, se avesse
messo dei soldi in una busta e, be', per essere franchi, l'avesse
spedita per posta! Goas, Casella Postale 79, Karibib, Namibia,
9000! Ma ahim! Non l'ha fatto! Poi si  voltato e ha sollevato
una mano grossa e informe indicando tutto quello che si
vedeva: i ragazzi con le camicie azzurre, la mucca, il veld infinito
- e tutto quel seccume, tutto quel seccume dappertutto.
Fra' Hermanahildis mi ha detto che dovevo chiedere del Padre...
Fra' chi?
Quello dell'Aja, fra' Hermana...
Stia a sentire. Ha afferrato il cancello con entrambe le mani
come se si preparasse a saltarlo come una cavallina. Poi si 
chinato verso di me e ha sussurrato: Non gliel'hanno mai detto?
Nessuno pu servire due padroni, signor Kaplansk. Ha
fatto un passo indietro, mi ha risquadrato da capo a piedi, mordendosi
l'interno della guancia. Ha capito i parametri che sono
stati succintamente illustrati in questo giorno di Nostro Signore,
sei marzo millenovecentonovantuno?
Ho annuito freneticamente.
Benissimo! Visto che ormai  qui, insegner in sesta classe.
Inglese e storia. Ha fatto dietrofront, ha emesso un breve fischio,
come fosse seguito da un plotone (ed era vero, il preside
era sempre alla testa di un esercito invisibile), e si  messo in
marcia sulla strada verso il gruppo di edifici scolastici. Alcuni
ragazzi sono venuti gi e mi hanno aiutato ad aprire il cancello.
La mucca, senza distogliere lo sguardo da me, si  fatta una lunga,
lunghissima pisciata.
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4. IN CLASSE.
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Appena entro in classe, si alzano in piedi. Ogni mattina, alla
prima ora, saltano su dalle sedie. Goed mono, Teacber. E ogni
mattina, la mia disonest sempre pi trasparente, li supplico:
Sedetevi. Vi prego, ragazzi.
All'ombra fa un gran freddo e al sole fa un caldo insopportabile:
non c' via di mezzo. Osservo il giorno che sorge, poi esplode
a tutto volume e alla fine scola via dal vetro incrinato e rotto. I
ragazzi se ne stanno seduti in una striscia di luce polverosa con
la fronte imperlata di sudore ma i piedi ancora freddi. Quelli che
portavano le scarpe erano pi calmi. Quelli senza, che le scarpe
le risparmiavano per andare in chiesa o giocare a pallone, strofinavano
uno sull'altro i piedi asciutti e pieni di geloni e in tutta la
classe si sentiva una specie di coro di seghe.
Rubrecht, Nestor, Jeremiah, Gideon, Sackeus, Albertus, Demus,
Mumbwanje, Kalumbo, Magnus, Fanuel (tossiva, tossiva
sempre e poi si scusava sempre), Stevo, Nghidipo, Ichobod... Pi
avanti nel trimestre, Fanuel passer due settimane nell'ambulatorio
di Usakos. Polmone sanguinante, dir suor Ursula. Dopo
Usakos sar trasferito all'ospedale di Windhoek e l perderemo
le sue tracce.
Ma in questo momento un altro ragazzo, uno dei pi piccoli
della sesta classe, Magnus Axahoes (con i piedi che neanche
toccano per terra), agita la mano, si alza e bisbiglia: Posso, il
bagno, Professore?
Vai.
Magnus esce dall'aula, poi attraversa di corsa il cortile, i suoi
piedi sollevano sabbia che sembra alzarsi senza poi ricadere
nella luce ormai netta.
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5. LA VECCHIA.
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Ricordo il lento svolgersi di una strada che sembra piatta. Come
all'improvviso sprofonda in calanchi asciutti che mi ero dimenticato
fossero l e quel mancamento che mi prende allo stomaco.
E penso anche alla vecchia che vendeva sassi su un tavolino
di legno. A chi li vendeva? Se ne stava seduta in un posto
dove il veld sembrava ripetersi, dove non c'era alcuna sensazione
che la terra si muovesse e neanche il tempo. Da tutte le parti
non c'erano altro che il filo della recinzione e il veld, eppure eccola
l, sul bordo della strada, in cima a una piccola altura. Non
la si vede finch non le si arriva proprio a ridosso. E l, in attesa.
Tutto di lei  stato rinsecchito dal sole tranne le mani. Sembrano
essere diventate pi grandi della sua faccia, e lei se ne sta seduta
l, presiedendo sui sassi normalissimi che chiama gemme.
 cos che c' scritto sul cartello: gemme in vendita. Lei non
grida, non fa gesti, non lusinga. Lascia che la verit del cartello
parli da sola. Quelle enormi mani nodose si librano sul tavolino
come se stesse tentando di farlo levitare. E poi sparisce... oppure
siamo noi a sparire. Non ci siamo mai fermati, neanche
una volta, in tutte le volte che siamo andati avanti e indietro su
quella strada. Non abbiamo neanche mai rallentato. Basta voltare
la testa e lei  un velo di polvere.
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6. PARETI.
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All'inizio, nessuno degli altri insegnanti parlava molto con me.
Visto che ero arrivato a Goas apparentemente di mia volont,
ero perlomeno sospetto. In quelle prime settimane ho passato
parecchio tempo rintanato nella mia stanza nel dormitorio dei
non sposati, a far finta di scrivere noiosissimi e dettagliati programmi
per le mie lezioni.
La mia era la stanza assegnata agli insegnanti di passaggio.
Le stanze del dormitorio dei non sposati erano scatole quadrate,
e ognuna aveva una finestra bassa. Quando ero a letto, i miei
occhi erano allo stesso livello del veld. Come panorama avevo
le baracche con le latrine e, oltre, i monti Erongo che sarebbero
rimasti sempre troppo lontani da raggiungere a piedi.
L'insegnante che aveva occupato la stanza prima di me l'aveva
tappezzata con pagine di calendari di birre tedesche, supplementi
gratuiti del Windhoek Advertiser. Dovunque si volgesse
lo sguardo c'erano prosperose bionde a seno nudo in pantaloncini
attillati. Una ragazza non indossava altro che una bandana
e un cappello da cowboy e guardava gi dal soffitto sopra al letto,
con le tette che parevano bombe sul punto di venire sganciate.
Un giorno la strappai di l e stavo facendo a pezzi anche le altre
quando sentii bussare alla parete. Poi arriv la voce del mio
vicino, il professor Pohamba: Cosa combini, Professore?
Pensavo di fare un po' di pulizia.
Udii il rumore di lui che si alzava dal letto. Apr la sua porta,
venne alla mia finestra e si accovacci. Quindi infil la testa nella
zanzariera rotta. Il professor Pohamba mi sbadigli in faccia.
Secondo me, era uno sbadiglio che intendeva esprimere simpatia,
cameratismo, per gli riusc un po' troppo grande e pareva
avesse spalancato delle fauci enormi. Da' qua le tette, Professore.
Gli diedi i fogli che avevo staccato e lui se li infil nel taschino
della camicia, senza allontanarsi dalla mia finestra. Il professor
Pohamba aveva piet di me, che me ne stavo l sul pavimento
di cemento con le ciabatte comprate da Walgreen's. Va'
a dormire, disse infine. Non lo sai che  l'ora della siesta?
Quando suon il triangolo della prima ora del doposcuola,
torn alla mia finestra e mi disse di seguirlo. Insieme, attraversammo
il campo di calcio e andammo verso il dormitorio degli
insegnanti sposati, fino al circolo di sedie di plastica davanti alla
stanza del professor Obadiah. Il vecchio teneva corte l. Tutti
erano ancora intontiti dal sonno e ascoltavano distratti. Il
professor Obadiah non era tanto vecchio quanto amava considerarsi,
ma era una di quelle persone cui  difficile dare un'et.
Poteva avere cinquantacinque come settantacinque anni. Si
beava delle profonde rughe sul suo volto e dei suoi capelli bianchi.
Quel giorno, aveva sulle ginocchia un numero del Namibian
vecchio di una settimana e commentava negativamente un
articolo sulla corruzione del Ministero delle Finanze del nuovo
governo. L'unica cosa che il governo bianco aveva fatto bene,
diceva Obadiah, era insegnare al governo nero come si ruba.
Pohamba si tamburell un po' sulle guance e poi disse: I politici:
bianchi, neri o con le gambe storte... che differenza c'?
Sentiamo le previsioni del tempo.
Obadiah sfogli qualche pagina e poi lesse: A nord, caldo.
Sulla costa, caldo. A est, molto caldo. All'interno, al centro...
Abbi piet!
Alla fine, Obadiah si gir a guardarmi e cerc di farmi entrare
nel cerchio della conversazione. Mi chiese che cosa ne pensavo
del nobile Cincinnato.
Chi?
Hai detto che vieni da Cincinnati, no?
S.
Obadiah si ripar gli occhi con una mano e mi scrut attentamente.
Be', allora  naturale, mi riferisco all'eroe che ha dato
il nome alla tua citt, il grande generale romano Cincinnato.
Senz'altro saprai...
Mi spiace, io...
E tu saresti venuto qui a insegnare storia ai nostri ragazzi?
Ma  compreso nel programma di sesta?
Perdio, se non c' dovrebbero mettercelo! Un gentiluomo di
campagna, guerriero riluttante, statista integerrimo. Quando il
popolo aveva bisogno di lui, ha governato. Una volta passata la
crisi, se n' tornato a vivere tranquillo nella sua fattoria. Non
una fattoria tipo questa. Una fattoria come si deve. Se Cincinnato
fosse vissuto qui, non sarebbe tornato. Avrebbe fatto qualsiasi
cosa per evitare un tale destino... perfino, oserei dire, diventare
un tiranno. Obadiah poggi le mani sulle ginocchia e
si chin in avanti sulla sedia di plastica.
Perch sei venuto qui, giovane Cincinnato?
Non ne ho la pi pallida idea.
Ha staccato i calendari di Nakale, disse Pohamba.
Obadiah si alz e cominci a camminare avanti e indietro
nella polvere, con le mani dietro la schiena. Le ragazze della
birra? Interessante. Devo ammettere che ogni tanto anch'io mi
sono infilato l dentro per dare un'occhiata. Anch'io un tempo
avevo desideri. Ma poi mi sono dimenticato che cos'erano. Si
gir di colpo e mi affront. Perch l'hai fatto? Era tua intenzione moralizzare?
Volevo rimanere solo, dissi io.
Ah! Obadiah batt le mani, come per applaudirmi, ma poi si ferm e sussurr, pi a se stesso che a me: Non ti preoccupare. Sei solo eccome.
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7. STORIA EDIFICANTE.
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Rumori mattutini: il brusio dei ragazzi che tornano dalla chiesa,
lo schiocco dei piedi nudi sul cemento del portico, i lenti fruscii
di chi spazza pigramente le aule, ragazzi condannati il giorno prima a farlo per punizione.
Ogni mattina, quando ci si riuniva prima dell'inizio delle lezioni,
il preside raccontava una storia edificante. Noi stavamo pi
o meno sull'attenti ad ascoltarla con un orecchio solo, aggrappati
alle tazze di caff, guardando l'opaca luce grigia filtrare
dall'unica finestra della sala dei professori. Non era il sole. Il sole
pieno non sarebbe arrivato ancora per un'eternit.
Spesso le storie del preside erano prese dalla Bibbia. Altre
volte le lezioni erano tratte dal giornale o da qualche pettegolezzo
che aveva raccolto all'Hotel Rossman di Karibib. Quasi
sempre - da qualsiasi parte le avesse prese - erano in qualche
modo collegate al senso di colpa che il preside provava per uno
dei suoi vizi. Quella mattina doveva aver avuto qualche rimorso
per le sue malversazioni nella gestione della cassa scolastica.
Portava una cravatta diversa per ogni giorno della settimana.
Era cos che ci regolavamo per sapere che giorno era. Quando
parlava, il suo pomo d'Adamo si agitava dietro la cravatta gialla
del mercoled quasi che, come aveva detto una volta Obadiah, la
povera coscienza tentasse di fuggire da quella gola menzognera.
Ascoltate, colleghi!, ordinava. Con seriet e devozione.
Questo fatto  successo dalle parti di Angra Pequena cento anni
fa, ma in verit sarebbe potuto succedere anche ieri. Fece
una pausa per deglutire e per lasciarci assrbire questo formidabile
pensiero. Diciamo allora che  successo veramente ieri.
S, ieri. Nelle implacabili sabbie del Namib sono stati ritrovati
tre scheletri. Non  stato Dio a creare il nostro deserto. Attenzione!
il Namib  nato da una dimenticanza di Dio. Ha sempre
avuto l'intenzione di tornare a metterci qualcosa ma, ahinoi,
non l'ha mai fatto. Sono cose che succedono, nel nostro paese.
Ma torniamo alla storia di oggi: due degli scheletri sono stati ritrovati
insieme, il terzo su una duna a circa un chilometro di distanza.
Tutti e tre erano parzialmente coperti di sabbia e di analoga
et ed esposizione alle intemperie.
Fece una pausa e ci pass tutti in rassegna, uno a uno. Si sofferm
su Pohamba che vacillava, lottando per tenere gli occhi
aperti ed evitare che le ginocchia gli si piegassero.
Erastus?, lo interpell il preside.
Pohamba aveva una ragazza nuova a Karibib. Erano due
giorni che non toccava il proprio letto. Aveva ancora indosso i
pantaloni bianchi e la camicia di seta da discoteca numero 7. Il
preside era l'unico a Goas che lo chiamava Erastus.
Erastus, vuoi riassumere la situazione?
Pohamba si pass la lingua sulle labbra screpolate. Tre scheletri,
disse. Due rinvenuti insieme. L'altro non troppo lontano.
Situazione curiosa. Anzi, direi che puzza proprio.
Il preside riprese la parola, insoddisfatto, ma per niente disposto
a deviare dal racconto a questo punto solo per dire a Pohamba
quel che pensava di lui. Infatti. I primi due scheletri sono stati
trovati con il cranio sfondato. Quello del terzo, invece, era intatto.
E nelle sottili ossa sbiancate che un tempo avevano goduto
di un involucro in forma di pugno, il terzo stringeva... - punt
un dito minaccioso in direzione di Pohamba - che cosa?
Il suo membro?, disse Pohamba.
Perfino il preside scoppi a ridere, con le guance che gli si gonfiarono
e poi sbuffarono come mantici. L'unico problema fu che
noi ridemmo pi a lungo di lui e, quando succedeva una cosa del
genere, lui passava dall'altra parte. Si chin sotto al tavolo e ne
riemerse con in mano una scarpa con cui si mise a battere, alla
maniera di Chruscv, nel tentativo di ristabilire l'ordine.
No, Erastus, quello non gli serviva pi. E stammi bene a
sentire: anche il tuo appassir. No, parlo di qualcosa che 
molto pi duraturo. Nella mano del terzo scheletro... diamanti!
Dopo aver ucciso i suoi due amici, voleva lasciare il deserto
come un re. Nel vento e nella sabbia, stringeva quelle pietre immacolate.
Immaginate come le stringeva e con quale speranza
deve averle tenute in mano nella lunga notte del Namib!
A questo punto il preside sbott in una risatina, felice di scaricare
la propria vergogna su qualcun altro. Oh, Erastus, in effetti
tu hai sentito una puzza. Si port le dita sotto il naso e gli
diede un'annusata. Oh, s. La sento anch'io. Satana si annida
qui stamattina. Sento la puzza della corruzione. La puzza del
male. La lussuria non  forse un'altra forma di avarizia? Dio si
 dimenticato del Namib, ma si  ricordato di punire il terzo uomo
e, in tutta la Sua Gloria, non dimenticher nemmeno gli insegnanti
grandi e grossi che corrono appresso alle giovani
sgualdrine e trascurano il loro dovere verso gli alunni. Quand'
che sarai troppo vecchio, Erastus? Per l'amor di Dio, guai a te, guai a te!
Il preside riprese fiato e si fece il segno della croce.
E tuttavia, Erastus, io ti perdono, perdono la tua turpitudine, il tuo marciume, la tua malattia.
Quel pomeriggio c'inerpicammo su per la collina e ci sedemmo
sotto la croce. Guardai i monti Erongo ritirarsi oltre il lucore
sfocato della calura pomeridiana. Il cielo sembrava latte annacquato.
Le capre vagavano languide lungo i sentieri nel veld. E
noi parlammo per ore. Pohamba disse che aveva un fratello, Josiah,
che lavorava per la CDM gi a sud e che era stato sorpreso
a rubare dei diamanti che si era infilato su per il buco del culo.
...
NOTA: CDM: Consolidated Diamond Mines, compagnia mineraria che opera sulla costa meridionale della Namibia, sussidiaria della De Beers Corporation. FINE NOTA.
...
Hai pi fratelli tu di quanti peccati da espiare abbia il preside, disse Obadiah.
 la verit, disse Pohamba. L'hanno beccato con i raggi x.
 ancora in prigione a Oranjemund. E successo quattro anni e mezzo fa.
E come glieli hanno tolti da l?, chiesi io.
Lassativi.
La storia diede a Obadiah il destro per cominciare a parlare
dei campi diamantiferi e di come Adolf Luderitz era riuscito a
comprare un decimo della ricchezza mondiale per trecento fucili
a retrocarica e un carro di formaggio. E naturalmente Vilho
- che a detta di tutti aveva ancora fede in Dio (era proprio cos
che lo descrivevano: Vilho che ha ancora fede in Dio) - non riusc
a trattenersi dal dire che Luderitz era affogato nel fiume
Orange dopo che gli si era rovesciata la barca. Non  mai diventato
ricco, disse Vilho. Non  vissuto abbastanza a lungo
per vendere neanche una pietra.
E i suoi discendenti?, tuon Obadiah. E i discendenti dei
discendenti dei suoi discendenti?
Ma Pohamba non aveva alcuna voglia di parlare di storia o
di come i malvagi hanno quel che si meritano o del senso di giustizia
di Dio. Aveva voglia di parlare di suo fratello Josiah, ancora
in prigione a Oranjemund per essersi infilato dei diamanti
su per il buco del culo. Un carato, disse, poi si gir, abbass
la testa e ci parl con quel grosso melone di testa fra le gambe.
O due?
Vilho si sfreg le mani. Voleva pregare per la salvezza dell'anima di Pohamba, ma non osava farlo davanti a lui.
...
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...
8. UN PUNTO A NORDOVEST DI OTJIMBINGWE.
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Affermi di essere dispiaciuto del fatto che io non accetti la protezione
dei tedeschi. A quanto pare sei convinto che anche questa
sia colpa mia [...] La mia risposta  questa: in vita mia non
ho mai visto l'imperatore tedesco e sono sicuro che lui non ha mai visto me.
Hendrik Witbooi, 1885.

Nel caso abbiate intenzione di combattermi ancora, mi vedo
costretto a chiedere a Vostra Altezza di fornirmi altre due casse
di munizioni Henri Martini in modo che possa rispondere al
vostro attacco. Fino ad ora non ci siamo veramente combattuti
[...] Una nazione civile grande e leale come la vostra non dovrebbe
interrompere il rifornimento di munizioni all'avversario.
Nel caso io abbia abbastanza munizioni, siete liberi di cercare di conquistarmi.
Hendrik Witbooi, 1893.

Si dice sia stata la pi feroce incursione ai danni delle forze coloniali
in tutta la sanguinosa storia dell'Africa Sudoccidentale
tedesca. Hendrik Witbooi e i suoi uomini - rispondendo a un
appello di Dio - lanciarono un attacco a sorpresa contro la base
tedesca di Otjimbingwe. Cinquemila soldati imperiali, al comando
di Heinrich Gring, lo sfortunato genitore del futuro
maresciallo del Reich destinato a maggior successo, erano di
stanza nell'acquartieramento, sprofondati nel sonno di un'afosa
notte d'estate. L'incursione riusc cos bene che lo stesso Gring
fu costretto a fuggire e ridotto a implorare la protezione
della guarnigione inglese di Walfish Bay, cosa che deve essere
stata particolarmente umiliante per lui. Com'era prevedibile, i
tedeschi non permisero che l'attacco rimanesse senza risposta e
tre mesi dopo contrattaccarono, appena arrivarono nuove reclute
dalla madrepatria. Witbooi si ritir nelle inabitabili regioni
sabbiose e alture argillose a nordovest di Otjimbingwe.
Un luned mattina Obadiah, con in mano un lungo bastone,
guid la marcia della sua classe, trentotto alunni di terza con le
camicie blu cobalto che si tenevano per mano in fila per due,
dalla scuola su per il letto asciutto del fiume. Dopo aver arrancato
nella sabbia per un tempo che ai bambini sembr durare
dodici giorni, all'improvviso Obadiah si ferm. Piant il bastone
nella sabbia.
Cherubini! Chi mi sa dire che cos' che rende importante
questo posto?
Nessuno dei ragazzi apr bocca. Cercavano addirittura di respirare
il meno possibile. A quell'ora del giorno, tarda mattinata
di marzo, tutto sembrava sbiancato. La sabbia, gli alberi, i
cespugli, perfino le mucche erano color gesso. In alto, il cielo
non concedeva la minima sfumatura al riverbero accecante.
Tutt'intorno ai ragazzi c'era la stessa uniformit semidesertica
e loro avevano fame, una gran fame. Con quell'escursione l'insegnante
gli aveva fatto saltare l'intervallo. Il letto asciutto del
fiume era pieno delle orme di zoccoli e piedi che si erano accumulate
l dall'ultima pioggia. Pi tutti gli escrementi di capra
ammonticchiati in piccole piramidi. Che cosa c'era qui che valesse
la pena di quella lunga scarpinata?
Forza d'animo, disse Obadiah. Una qualit importante,
miei folletti. Significa avere il coraggio di combattere quando il
corpo dice: Asseblief makker. Basta, Ti scongiuro. Hendrik
Witbooi ce l'aveva, la forza d'animo. Scrivetelo sul quaderno
quando tornate in classe. Usate questa espressione in una frase.
Per esempio: Witbooi s che aveva forza d'animo. Guardate
questo bastone, figlioli, solo, qui, piantato nella sabbia, muto
come una colonna. Anche la forza d'animo ha bisogno di riposo,
ogni tanto. Il grande Hendrik Witbooi, dopo essere sfuggito
alla guarnigione di Otjimbingwe, risal verso nordovest in direzione
di Goas - s, perfino Goas ha un posto nella storia - e si
ferm in questo punto preciso.
I ragazzi guardarono languidi il bastone piantato storto nella
sabbia.
In questo punto! Anche la forza d'animo deve fermarsi a
prender fiato, una boccata di aria pura del deserto, questa aria
di libert. Ascoltate, ragazzi. Sentite? La Schutztruppe lo insegue
minacciosa. Pensateci un po' su, piccoli uomini di Goas.
Cosa significa essere inseguiti, fuggire per aver salva la vita. Ma
pensate anche a tutti coloro che furono ammazzati nel sonno.
S, erano criminali, colonizzatori, ma anche uomini dal cuore
pulsante. Morte a loro, non c' dubbio. Ma con la testa sprofondata
nel cuscino? Non era forse qualcosa che Witbooi pu aver
appreso dagli stessi tedeschi? Fermatevi a riflettere. Qui ha ripreso
fiato un grande uomo.  stata forse una vittoria?
Obadiah afferr il bastone, se lo port alla spalla come un fucile
e lo punt verso la fila di ragazzi.
Hendrik Witbooi era il miglior tiratore dai tempi del padre
di Jonker Afrikaner. Obadiah abbass il fucile. Era anche un
cristiano fino alla punta dei suoi piedi di ottantenne. Ripeto, rifletteteci
su. Un atto eroico per l'indipendenza? Sicuro. Ma anche
l'inizio di un periodo di massacri. Vi ho portati qui nel punto
in cui Witbooi si ripos per ricordarvi il prezzo della grandezza
di un uomo.
E con ci, Obadiah ripiant il bastone nella sabbia e si avvi
lentamente sulla strada del ritorno a scuola. Si volt solo per
gridare: Non vi do alcuna risposta.
I ragazzi rimasero impalati a guardarlo. L'avevano gi sentita
dai ragazzi delle classi superiori questa storia del bastone
piantato nel veld da quell'ubriacone del professor Obadiah, ma
ora che erano qui da soli, fecero quello che anche gli altri ragazzi
avevano fatto prima di loro. Fissarono il bastone. Un po'
pi svegli, adesso, fissavano il bastone. Tutti e trentotto, in silenzio,
stringendo ancora la mano del compagno. Un ragazzo
fu tentato di abbatterlo. Un altro pens di prenderlo per darlo
in testa a Reginald Eiseb, il suo nemico. Un altro di cavalcarlo,
come aveva visto fare da una strega bianca in un libro illustrato.
Ma un ragazzo, Jacobus Tivute, tese l'orecchio per captare
l'affanno di un uomo inseguito finch non lo sent davvero. In
realt il rumore veniva dal compagno di cui stringeva la mano,
che aveva l'asma, ma non importava. Jacobus sentiva quell'orribile
ansimare. I tedeschi avrebbero inseguito Witbooi fino alla
fine del mondo. Poi gli avrebbero sparato diciassette volte a
Vaalgras. La storia gliel'aveva raccontata suo padre. Guardandosi
intorno e vedendo gli alberi stentati, gli intrichi di cespugli
spinosi, l'ampio letto del fiume senz'acqua che si allontanava,
Jacobus pens che il coraggio  un inferno peggiore della codardia.
Sper di diventare pi alto ma di non avere n l'uno n
l'altra e giur a se stesso che si sarebbe ricordato di questa cosa.
Poi Jacobus rivolse in silenzio una piccola preghiera a Dio per
chiedergli, educatamente, di aver piet di lui e fargli abbandonare
un giorno questo deserto per andare a vivere in citt. Dopodich
si allontan dal bastone e, trascinandosi dietro il compagno
ansimante, segu il suo professore.
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9. ANTOINETTE.
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Certe volte, come ora, sull'orlo del giorno, lei sente i pianti
soffocati delle donne ebree che partoriscono di nascosto. Gli
uomini del Faraone gettano i maschietti nel Nilo. Antoinette si
sveglia, si alza al buio e, in piedi, prega per loro e per la sua primogenita
perduta, portata via prima ancora di avere un nome.
Ma le figlie femmine non dovevano essere lasciate vive?
Prega a capo chino, ma rifiuta di inginocchiarsi. N in chiesa,
n altrove. Questo lo sa da quando era piccola. Chiedere qualcosa
a Dio non  un atto di umilt.  una richiesta precisa. Perch
cercare di mascherarlo mettendosi in ginocchio?
A occhi chiusi tenta di sentire i pianti alla nascita di tutti i bambini
perduti. Le sue dita deformate dai reumatismi formano un
cesto, per rifiuta di inginocchiarsi. Aspetta che l'eco dei pianti
svanisca, la voce del suo sangue e del sangue di tante altre donne.
Non le hanno mai dato un nome. Non si d il nome a un neonato
finch non lo si sente piangere, e la sua era nata in silenzio.
Il certificato di morte, l'unica reliquia abbastanza sacra da essere
conservata tra le pagine della Bibbia,  scritto in un
afrikaans pomposo e ricercato: Pertanto in detto giorno la seguente
persona innominata... Hanno pagato dieci rand per ottenerlo.
Dieci rand per certificare un fatto che chiunque poteva
affermare semplicemente ascoltando il non pianto della bambina.
Eppure, certi giorni lo tira ancora fuori e lo rilegge. A forza
di toccarla, la carta si  consumata. Le pieghe sono diventate
scure; il certificato si sta sgretolando. E lei pensa che, comunque,
dev'essere durato pi delle ossa di sua figlia.
Sei proprio nata in santa pace, vero?
Esce di casa lasciando il marito a dormire (si  addormentato
ancora una volta in poltrona) e si avvia verso il dormitorio dei
ragazzi, attraversando lo spiazzo sabbioso. Ci vorr ancora
mezz'ora prima che la luce tracimi dai monti e si riversi nel veld.
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10. IL RAGAZZO ANNEGATO.
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Tra i fantasmi della fattoria c'era quello di un ragazzo di quinta.
Una mattina, diciannove anni prima, il ragazzo era annegato
nuotando nell'invaso della diga pi lontana, accanto agli edifici
abbandonati e senza pi tetto di quella che era chiamata la Vecchia
Goas, dove era situata l'antica fattoria. In teoria, noi vivevamo
nella Nuova Goas, ma nessuno la chiamava cos. A quei
tempi, la diga pi lontana era usata per abbeverare il bestiame a
mezzogiorno. All'epoca, a Goas c'erano pi mucche. Una volta
attorno alla diga c'era un recinto, in modo che i braccianti potessero
controllare se mancava qualche mucca dopo che erano
state rinchiuse. Ormai il recinto non c'era pi - come del resto
non c'era pi nemmeno l'acqua - anche se era possibile scorgerne
i resti appiattiti nella polvere da anni e anni di zoccoli.
Non era un fantasma molto esigente. Certe mattine arrivava
e rimaneva in piedi accanto al fuoco dove preparavamo il caff.
Nell'oscurit che ancora indugiava ci stringevamo gli uni agli
altri, urtandoci con le tazze, in attesa che il caff fosse pronto.
Si capiva che c'era perch il fumo cominciava a ondeggiare nella
direzione sbagliata, controvento. Obadiah diceva che il ragazzo
stava usando quel poco fiato che aveva per togliersi il fumo
dagli occhi. I morti non possono usare le mani, secondo
Obadiah. Aggiungeva che il ragazzo era uno tswana, l'unico
tswana presente a Goas all'epoca in cui era annegato, e che veniva
a trovarci in cerca di calore umano e per essere ricordato
almeno un po'. Un ragazzo morto cos lontano dalla sua gente.
Non  mica una cosa criminale aver bisogno che qualcuno ti
parli di tanto in tanto. Per il fatto era successo da cos tanto
tempo che nessuno si ricordava pi niente di lui oltre al fatto
che era morto e che era uno tswana. E cos ogni volta che qualcuno
sosteneva che il fumo non si stesse comportando in maniera
conforme a certe leggi meteorologiche, c'inventavamo
delle storie. Quelle mattine non importava chi dicesse cosa.
Avevamo troppo freddo per preoccuparci di faccende del genere,
e la gente parlava con la bocca coperta dal cappotto. Ognuno
di noi rivendicava l'autorit di essere solo almeno quanto lo
era stato quel ragazzo al momento di andare sott'acqua.
Era nato a Gobabis, figlio di un ricco capo, disse una voce.
Vero, conferm un'altra. Suo padre - prima che la siccit
del '79 lo riducesse in miseria - possedeva quattrocento capi di bestiame.
Una terza voce, o forse era la prima: Per qui a Goas il ragazzo
andava in giro scalzo e con i piedi sanguinanti.
Perch gli sanguinavano i piedi?
Qualcuno gli aveva rubato le scarpe.
Ah s, e i figli dei ricchi hanno i piedi delicati.
 vero.
Aveva s i piedi delicati, per sapeva nuotare.
Vero. Aveva preso lezioni alla piscina dei bianchi a Windhoek.
Allora, com' successo? Se sapeva nuotare, perch  annegato?
Tristezza.
Capisco, s.
E poi  andato a fondo.
Ma c'era abbastanza acqua per annegarlo?
Un'annata eccezionale.
E non l'hanno trovato finch le mucche non hanno cominciato
a comportarsi in modo strano.
Rifiutavano di bere quell'acqua.
E poi hanno abbattuto il recinto.
S, e poi un pastore - non Theofilus,  successo ancor prima
di Theofilus - si  tirato su e ha guardato sopra il bordo.
La testa del ragazzo galleggiava come un cavolo.
Avevamo freddo ai piedi, alle mani; ci affollavamo attorno al
fuoco e ci chinavamo su di esso con le nostre tazze da caff
vuote. Pi che stare a sentire le parole guardavamo il fiato che
ci usciva dalla bocca. In mattinate come quelle, non era tanto
il sole a sorgere quanto le tenebre semplicemente a impallidire.
E sempre, sempre si tornava alla sua solitudine, al fatto che
era l'unico tswana in una fattoria piena di herero, damara, nama,
colorati, ovambo. All'epoca c'erano perfino due boscimani
a Goas, due boscimani che perlomeno potevano parlare tra
loro. Ci scordavamo delle mucche che erano scappate travolgendo
il recinto, una cosa a cui nessuno aveva comunque mai
creduto. Le mucche di Goas non facevano mai niente di cos
drammatico.
Le nostre voci, mentre la luce cambiava:
Abbandonato, ecco come si sentiva quel ragazzo.
Non lo siamo forse tutti?
Anche a Nostro Signore  successo.
E non ha chiesto aiuto. Sapeva che non sarebbe arrivato
nessuno.  l'unica cosa sicura quando si chiede aiuto.
E le mucche?
Fu una delle poche voci femminili a rispondere, una voce che
non riconoscemmo.
E le mucche stavano a guardare.
Nessuno disse pi niente, dopo. C'era il lento alzarsi del fumo.
Ma poi si allontan, verso i massi dietro le latrine.
...
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11. GOAS.
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A Goas le stagioni, se si pu definire stagioni l'alternarsi di freddo,
caldo e ancor pi caldo, precipitano l'una nell'altra. Cos le
giornate. Le mattinate invernali si sciolgono in pomeriggi estivi.
E la memoria non solo  un ammasso disordinato, ma per di
pi  bugiarda.
La cenere a spirale di uno zampirone spento. Un libro con la costa
spezzata posato a faccia in gi. Una fila di minuscoli calzini
messi ad asciugare sull'orlo di un secchio.
...
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... 12.
STORIA DELLA MOGLIE DI UN INSEGNANTE.
...
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...
 marted e Mavala Shikongo, la collega bellissima, elegante e
per noi irraggiungibile, quella che non sorride mai,  sparita.
Era l'unica insegnante non sposata che ingentiliva finora una
scuola maschile talmente sperduta nel veld che perfino i babbuini
ci compiangono: vengono a cacare davanti alle nostre
porte. S, Mavala Shikongo  fuggita da Goas dopo neanche
tre settimane. In quelle tre settimane, l'universo aveva appena
cominciato ad avere piet di noi. Gira la voce che abbia trovato
un posto migliore in una scuola media di Grootfontein. Ma
ventuno giorni sono bastati a tutti noi - non sposati o divorziati
o aspiranti tali, decrepiti o arzilli, moralmente ripugnanti
o ragionevolmente decenti - tutti fino all'ultimo - per innamorarci
timidamente, audacemente, perdutamente di Mavala Shikongo.
Era arrivata non molto tempo dopo di me e io avevo subito
smesso di essere il professore nuovo. Insomma, la novit che
avevo rappresentato io era stata di breve durata. Io portavo i
pantaloni. Per il breve periodo in cui la fattoria ha ricevuto la
benedizione della sua grazia, Mavala Shikongo abitava a neanche
mezzo chilometro dalla scuola, reclusa in una stanza che in
passato il preside aveva usato come garage. Era la sorella di Miss Tuyeni, la moglie del preside.
Lei ci ignorava. Per tre settimane siamo stati invisibili. Nei
lunghi pomeriggi dopo la scuola neanche una volta si  fermata
nel recinto di Zia Wilhelmina a scambiare gli ultimi pettegolezzi,
 sempre tornata dritta nella sua stanza dietro la casa del preside,
ai suoi libri. Festus ci aveva riferito, dopo aver ficcato un
po' il naso nella posta, che seguiva un corso universitario per
corrispondenza in Inghilterra. Non  ancora soddisfatta, si diceva.
Essere insegnante non le basta, si diceva. Vuole fare la ragioniera.
E tutti l a sdilinquirsi su di lei. Far strada nel mondo,
Mavala Shikongo, ci riuscir. Non rimarr a poltrire con le
mucche qui a Goas. Oggigiorno le donne puntano in alto.  per
via della guerra. Perch - oltre alle gonne, oltre ai libri di testo -
Mavala Shikongo  anche un'eroina della lotta di liberazione. Aveva fatto parte dei guerriglieri del PLAN.
...
NOTA: La Lotta: Espressione usata in Namibia per descrivere la lunga guerra tra la SWAPO e la SADF. La maggior parte della guerra  stata combattuta nella zona pi densamente popolata del confine con l'Angola. La SWAPO aveva costituito molte delle sue basi in Angola. Non esiste ancora un conteggio esatto delle vittime. Stime prudenti arrivano a parlare di 25.000 caduti nei combattimenti. Il PLAN: People's Liberation Army of Namibia,  l'ala militare della SWAPO. FINE NOTA.
...
A neanche venticinque anni aveva gi fatto fuori la sua parte di boeri. Non era difficile
immaginare quegli occhi che non battevano mai ciglio
prendere la mira lungo una canna di fucile. Quante volte in quei
giorni gettavamo occhiate trasognate dentro le finestre della sua
classe? Mentre andavamo alle latrine, cos, tanto per avere una
rapida visione di lei. Per tre settimane le abbiamo volato attorno
da lontano, come avvoltoi vigliacchi. E ora, ecco fatto: la
malconcia valigia color senape di Mavala Shikongo si allontana
sul pianale del bakkie del prete. Come faremo ad alzarci la mattina
senza pi vederla che marcia decisa nella sabbia con quegli
impertinenti tacchi neri, le sue stuzzicanti scarpe cittadine? Solo
Mavala Shikongo riusciva a tirarci via dai nostri sogni a luci
rosse in quelle freddissime mattinate, quando le nostre dita crepitavano
come i rami nel fuoco sotto la caffettiera e le palle non
ci si scioglievano fino alla ricreazione della terza ora. E ora come
avremmo fatto a riscaldare l'inverno del deserto?
Gi al dormitorio degli insegnanti non sposati siamo tutti in
lutto profondo e nessuno ha voglia di incamminarsi verso la
strada per aspettare un passaggio verso Karibib. Obadiah passa
da me e mi offre una carota appena pelata. Mi invita a bere
un goccetto pomeridiano nella sua Datsun. Lo seguo fino alla
macchina. La Datsun di Obadiah  sprofondata nella sabbia sul
retro di casa sua, fra il pollaio e le corde del bucato di Antoinette.
Quel vecchio taxi di Windhoek non andr pi da nessuna
parte, neanche se Cristo torna in terra una seconda o perfino
una terza volta. Eppure, Obadiah ha delle visioni profetiche.
Secondo queste visioni, il motore un giorno torner a scoppiettare,
il carburatore a carburare e alla tappezzeria rispunter il
pelo. Nel frattempo, ne usiamo l'abitacolo per chiacchierare.
Mando gi un sorso di Zorba e dico: Addio, Mavala, se solo
fossimo riusciti ad aprire quella tua valigia color senape, ad annusare
un'ultima folata del tuo odore.
Obadiah sistema lo specchietto. Ha in capo il berretto della
TransNamib, quello regalatogli da suo cugino Elias quando 
andato in pensione dalle ferrovie. La visiera sfiora il tettuccio
della macchina, che si sta sgretolando, e ogni volta che muove
la testa fioccano gi pezzetti di vecchia spugna gialla.
Con la sinistra ancorata sulla parte alta del volante, arriva
subito al punto. Quella  un'altra storia, dice. Un bel po' di anni
fa, racconta, a Goas arriv un altro insegnante nuovo. Non
era qui da molto. Forse un tre settimane. Ma tre settimane bastano
e avanzano perch un uomo s'innamori della moglie di un
altro. L'Impero Romano? A Nerone sono bastati la sbornia di
una notte e una scatola di fiammiferi per raderlo al suolo. La
guerra dei Cent'Anni? Un'esagerazione. Solo pubblicit per
Giovanna d'Arco. Il diluvio universale? Secondo te al Padreterno
Gli ci volevano quaranta giorni e quaranta notti per affogare
tutti gli uomini e le bestie e ogni cosa che strisciava sulla terra?
Lui - come dire - ha un po' strafatto. Era irritato. Lo sarebbe
stato chiunque, no? Dopo soli cinque capitoli, Gli  toccato ricominciare da capo.
Obadiah muove appena il volante, come se stessimo filando
lungo una strada perlopi senza curve. Fuori, attorno alla macchina,
i polli ruspanti becchettano la polvere.
Insomma, riprende Obadiah, dopo tre settimane il nuovo insegnante
ha perso la testa, completamente impazzito per la moglie
di un altro insegnante. Quello sposato insegnava matematica
in quarta e quello nuovo afrikaans in quinta. Un giorno il
marito si accorge che la classe di quello nuovo faceva un gran
baccano, pi baccano del solito. Cos va e infila la testa nella finestra
dell'aula del nuovo collega. Dov' il vostro insegnante?,
chiede. Trenta, quaranta voci gli rispondono all'unisono: Non
lo sappiamo, Professore. Per l'insegnante sposato ha notato
qualcosa nello sguardo di quei ragazzi. Stavano prendendosi
gioco di lui. Erano gli anni Settanta. All'epoca i ragazzi erano
meno ingenui di ora. La guerra li aveva resi pi smaliziati. Questi
erano ragazzi che non volevano studiare le frazioni, volevano
uccidere uomini bianchi. Si arrampicavano sulla collina,
sotto la croce, e da l gridavano: Boeri, tornatevene a Kakamas!
E chiss che rapporto c' tra la guerra e la lussuria. Comunque
s, si stavano prendendo gioco dell'insegnante. Anche se tenevano
la bocca chiusa, lui vedeva che ridevano con gli occhi.
Quando il gatto non c', i sorci ballano! Allora l'insegnante si 
avviato lentamente verso il dormitorio dei non sposati. Non ha
neanche bussato alla porta del nuovo arrivato. A proposito, 
successo nella vecchia stanza di Kapapu, quella accanto alla
tua. Qualche minuto dopo, sua moglie lo seguiva nella sabbia
verso casa, nuda e colpevole come va, stringendosi i vestiti al
petto. Li abbiamo guardati tutti - mi vergogno a dirlo - dalle finestre
delle nostre classi. N l'insegnante, n sua moglie, n il
nuovo arrivato sono usciti dalle loro stanze per il resto della
giornata. Poi, quella notte, l'insegnante sposato  tornato nella
stanza del collega e lo ha ammazzato con un raggio di bicicletta.
Ma qui viene la parte strana. Sua moglie lo aveva accompagnato.
Al mattino li abbiamo trovati insieme, appoggiati l'uno
contro l'altra sulla soglia della stanza del nuovo arrivato, immersi
nel sonno. La cosa strana era che, a parte i vestiti insanguinati,
sembravano due angeli. Due amanti avvinghiati. Era
romantico. Il giudice di Usakos li ha condannati entrambi. Alla
fine il marito  stato rilasciato - visto che il suo crimine era stato
semplicemente un delitto passionale - ma la moglie  rimasta
in galera, perch colpevole, secondo le leggi dell'epoca, non di
uno, ma di due orribili crimini.
Obadiah allunga una mano e, tirato fuori un vecchio tagliaunghie
dal cassetto del cruscotto, comincia a tagliarsi le pellicine.
Ora che ha smesso di guidare, l'imminente arrivo della
sera invernale, l'assenza piatta e fosca di luce azzurra che indossiamo
sopra i doppi maglioni e i calzettoni, mi trasmette la
strana sensazione che siamo davvero andati da qualche altra
parte. Osservo l'ombra che le camicie di Obadiah stese ad
asciugare proiettano a terra, gonfiate dal vento. Vicino alle ceneri
del fal ci sono i resti di una scarpa da ginnastica senza lacci
e l'involucro di cellophane vuoto e strappato di un pacchetto
di patatine, ormai ripulito a colpi di becco dai polli che gironzolano nel cortile.
La stanza accanto alla mia?
Obadiah annuisce. Ammazzare un uomo con un raggio di bicicletta
 una brutta cosa, dice, mentre raccoglie i detriti della
manicure nel palmo della mano e li getta da quello che una volta
era il finestrino. Il ventre del nuovo insegnante era stato
squarciato al punto che, racconta Obadiah, i poliziotti furono
costretti a raccoglierne le viscere in un secchio. Per molti la domanda
rimaneva: la moglie ha preso parte all'uccisione o si  limitata
a guardare? Ma a me questa domanda non ha mai interessato.
Per me, l'omicidio in s e per s non ha mai avuto molta
importanza. Era quella veglia fuori della porta che mi interessava.
Col passare degli anni, la cosa che mi  rimasta impressa
 il fatto che li abbiamo trovati distesi l la mattina. C'era
la vendetta,  vero, ma forse anche qualcos'altro, qualcosa di
pi difficile da definire. Io mi chiedo: qualsiasi cosa l'abbia provocato,
ci deve essere stato un elemento di soddisfazione in quel
loro essere esausti, no? Un senso di cose finalmente sistemate?
Non pu darsi che quei due abbiano passato le migliori ore della
loro vita l fuori, in attesa che facesse giorno?
Si china e comincia a tagliarsi le unghie dei piedi.
Antoinette arriva da dietro l'angolo della casa e, senza esitazione,
sceglie un pollo dalla gabbia e lo fa roteare in aria tenendolo
per il collo. Lo fa volteggiare. Un inutile sbattere d'ali, un
annaspare di zampe storte ed  fatta. Magari a Mavala Shikongo
far schifo Grootfontein, dico. Magari torner.
Obadiah  troppo beneducato per ridere di chiunque. E non
richiama mai l'attenzione sul fatto che uno si sta comportando
da scemo. Non dice niente. Nella luce che  condannata a scomparire,
osservo Antoinette che alza una mannaia arrugginita sulla cena.
...
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13. IN CIMA ALLA COLLINA, ACCANTO ALLA CROCE.
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La scuola se ne sta accovacciata al centro della fattoria, vicino
alla confluenza di tre fiumi in secca. Si pensava che questo fatto
avrebbe assicurato abbastanza falde acquifere per il sostentamento
di docenti e discenti, anche negli anni di maggiore siccit.
Dalla cima della collina il panorama si stende dalla missione
- gli edifici scolastici, la chiesa, il dormitorio - fino ai monti
Erongo. E si vedono tutti e tre i fiumi, canali di sabbia senz'erba,
che confluiscono per un tratto vicino a Goas e poi si separano
a valle. Il Gamikaub si dirige a nord attraverso il veld, corrugato
come una strada asfaltata, mentre le anse del Kuiseb si
allontanano verso ovest, dove s'insinuano in una stretta gola
tra gli Erongo, l'inizio di una lunga traversata del deserto verso
l'Atlantico. Il Toanib, invece, il fiume preferito da Goas, scorre
in una direzione senza senso. Serpeggiando scende verso la scintillante
e affilata barriera di filo spinato di Krieger, ma poi torna
verso Goas e gira verso sud, dove pare andare a morire fra le sterpaglie.
Ogni sera noi cinque - io, Pohamba, Obadiah, Festus e Vilho -
ci sdraiavamo sui cuscini sottratti alle sedie della sala dei professori
e ci passavamo un numero del Windhoek Advertiser
uscito due settimane prima. Non era un giornale che si leggeva
per avere notizie. Per quelle, leggevamo il Namibian. Ma che ce
ne fregava delle notizie? Dopo una settimana passata in classe,
volevamo solo roba autentica, pettegolezzi, sconcezze e fama.
La lotteria da cinquantamila rand a pagina 3 e molteplici paia
di seni nudi (in tutti i colori dell'arcobaleno, per accordarsi allo
spirito della nuova nazione) nel paginone centrale. Era un bel
giornale. Pohamba lo prendeva per primo e leggeva ad alta voce
un campionario dei titoli di quel giorno:
IDI AMIN MALATO DI SIFILIDE
I BIANCHI DELLA NAMIBIA PREPARANO UN ESODO DI
MASSA VERSO IL PARAGUAY
IL VICEPRESIDENTE AMERICANO QUAYLE VISITER WINDHOEK
AVVELENATORE DI CANI IN AZIONE A TSUMEB
MOGLIE VOGLIOSA E PERVERSA SCEGLIE NONNETTO PER
AMANTE
PROBLEMI CON I COSTUMI DA BAGNO DELLA SFILATA DEL
CONCORSO MISS NAMIBIA. FOTO A PAGINA 5.
Ehi, vediamo un po' gli ultimi due articoli, diceva Festus.
E quando avevamo finito con il giornale, mi addormentavo
oppure mi mettevo a contemplare il veld. A Pohamba piaceva
dire che l'unica certezza di Goas era questa: lo stesso veld che ti
augura buonanotte, il giorno dopo ti prender a calci in testa.
Ma Obadiah obiettava che questa era cecit bella e buona.
Il veld vuoto? Mi sa che stai guardando dentro il tuo cuore,
professor Pohamba. Obadiah sosteneva che il veld subisce
tanti di quei cambiamenti che  difficile stare dietro a tutti. Un
giorno magari si esce a passeggiare oltre le tombe dei Voortrekkers
e l, in un posto dove il giorno prima non c'era altro che
sterpaglie senza nome, si trovava un raro esemplare di cespuglio
di stramonio. E un altro giorno, in quello stesso posto, si
trovano bacche di senape velenosa o l'ancor pi letale euforbia.
Mica vero che non ci cresce niente a Goas,  solo che non c'
niente di commestibile. E l'erba? I boeri la chiamano upslang
perch cresce di notte. Dopo la pioggia resta verde per un giorno.
Il giorno dopo  secca come la paglia. Basta guardare l'erba
secca, diceva. Come in certe ore s'inchina al vento e in certe altre
gli resiste. E ancor pi che il movimento, considerate la luce.
Nella tarda mattinata gli Erongo a ovest sembrano mucchietti
di formaggio al pepe. E pensate ai miraggi che si raccolgono ai
piedi di quei monti. Si pu camminare per sempre e quella distesa
d'acqua si espande in avanti, ma ad ogni passo si fa anche
pi larga. Quel che prima appariva come uno stagno diventa un
lago e poi diventa un oceano. Ma  soltanto lo scontro tra aria
fredda e aria calda che provoca una rifrazione ottica. Per io vi
chiedo, cosa importa delle spiegazioni climatologiche a un uomo che muore di sete?
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14. IN CLASSE.
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Diciamo la verit: Kaplansk non sa la grammatica. Sono un
americano degli anni Settanta. Nel corso di inglese della signorina
Eckersley cucivamo burattini mentre lei suonava la chitarra e cantava.
Oggi, ancora una volta, intono la mia cantilena e leggo ai
miei alunni dal libro di testo. Lezione d'inglese numero 12: il futuro
semplice. Intono la mia cantilena come se farlo fosse un atto
di fede in qualcosa...
Per esprimere una promessa, una volont o un'azione futura
si usa I/we will e non I/we shall. Ricordate, per la forma interrogativa
si usa shall I? in tutti i casi e non will I? Dunque,
Shall I? oppure Shall we? spesso significano Vuoi che faccia...?
oppure Vorresti che io...? Per esempio: Vuoi che apra
la finestra? Vorresti che ti portassi una tazza di t? Vogliamo
andare a teatro stasera? Viceversa, l'ausiliario will  tutto un altro
paio di maniche. Pi che una domanda esprime una decisione.
Per esempio: Studier la grammatica durante il doposcuola.
Non picchier i bambini pi piccoli. Cose del genere. Ci sono
domande? Confusioni? Perplessit? Cose di questo tipo?
Perch si chiama futuro semplice?, chiede Rubrecht Kanhala,
il genio della classe che fa venire i sudori freddi all'insegnante.
Ottima domanda, Rubrecht. Per distinguerlo dal... ehm...
futuro complesso, di cui per non dobbiamo preoccuparci molto in questo momento.
Riprendo la cantilena.
Le teste degli altri alunni rimangono ferme, per un po' sono
soltanto le palpebre a calare. Poi, lentamente, cominciano a calare
le teste e io li osservo riprendersi senza usare le mani, rialzando
il capo, tentando disperatamente di concentrarsi.
Allora, va bene. Qualcuno ricorda che cos' una frase interrogativa?
Silenzio di tomba. Perfino Rubrecht non ce la fa pi. Nessuno
dei ragazzi ha l'orologio e non ce n' uno sulla parete, ma
Jeremiah Puleni, che  famoso perch sente le ore nelle ossa,
comincia a strofinare i piedi sul pavimento sabbioso. Manca
ancora mezz'ora e tutti sanno che parler finch questa
mezz'ora non sar morta e sepolta. Jeremiah, figlio scalzo di
contadini,  molto pi alto degli altri e anche pi grande. Ha
cominciato la scuola tardi perch c'era bisogno di lui nella fattoria.
Il fratello maggiore era su al Nord, a combattere. Non si
 mai rimesso in pari. Si limita a star seduto in classe, ora dopo
ora, e a sorridere. Jeremiah Puleni sorrider per anni. Non sa
una parola d'inglese, parla solo damara e afrikaans. Quando
lo guardo fissa sempre qualcosa davanti a s, silenzioso, concentrato.
Mi chiedo: concentrato su che cosa, Jeremiah? Un ragazzo
grande e grosso, sempre a caccia di qualcosa per cui ridere.
Sappiamo che  senza speranza e per questo gli vogliamo
ancora pi bene. Per certe persone Goas rappresenta un rifugio.
Nessuno vuole pensare che cosa accadr a Jeremiah Puleni quando finir la settima classe e non ci sar pi la scuola primaria per lui.
Bene, allora adesso copiate questo specchietto.
Osservo il sole che entra dalle alte finestre screziando l'aula
di luce. Polverosi raggi gialli si allungano nella stanza, per infrangersi
sulle teste degli alunni pi alti. Jeremiah ha la faccia
inondata di sole e tuttavia strizza gli occhi per vedere le regole
scritte alla lavagna, che il professore ha copiato l senza capirle.
Non le capisce tuttora. E Jeremiah Puleni? Il fatto che lui le fissi
educatamente, con labbra tremanti, come se fossero chiarissime,  del tutto ragionevole.
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15. MATTINA A GOAS.
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Non  ancora giorno e, nelle tenebre che impallidiscono, Obadiah
se ne sta gi seduto sulla sua poltrona azzurra ad accarezzare
la sua nuova radio Grundig. Le batterie sono esaurite e il
generatore  stato spento ore fa, eppure lui immagina le notizie
che potrebbe dargli o le canzoni che potrebbe trasmettere.
Quante cose succedono - proprio in questo istante, perfino in
un posto cos remoto - in questa scatoletta muta. Una cacofonia
di voci non udite e lui se ne sta seduto l, con la vestaglia e le
ciabatte, in ascolto delle possibilit. Non  stupefacente che
ogni tanto ci sia silenzio in un mondo cos vasto e pieno di voci?
Oggi, nella sua classe, tirer fuori tutte le grandi carte geografiche
dallo stipo blindato e le attaccher su tutte le pareti;
mostrer ai ragazzi il Polo Nord, la Siberia, l'Alaska, le Filippine,
Addis Abeba, il Cairo, Montevideo. Far provare ai ragazzi
le emozioni delle possibilit offerte dalle carte geografiche. Il
mondo rester l a loro disposizione, piatto e conquistabile.
Tutti i pellegrinaggi saranno possibili! Carte geografiche - il
cuore di Obadiah si esalta - esiste cosa pi gloriosa di una carta
geografica? Anche per un uomo che raramente si avventura
oltre il supermercato Pick'n Pay di Karibib?
Antoinette dorme. Lui la vede anche al buio, senza neanche
bisogno di guardare oltre la porta socchiusa della camera da letto.
Dorme con i piedi che spuntano dalle coperte come due spatole
con cui lo colpirebbe volentieri. Tiene la bocca serrata.
Dorme a denti stretti, in caso di morte improvvisa. Dice che altrimenti
l'anima potrebbe fuggire. Respira, rumorosamente,
con il naso. Quando erano pi giovani, lui la baciava mentre era
ancora addormentata. Le forzava la bocca con la lingua. Ma
ero io quello? Mi piacerebbe farlo anche ora. E perch no? Mette
da parte la radio, ma rimane dov', guardando tutto e niente.
Le foto ritagliate dai giornali fissate con le puntine da disegno
sulla parete alle sue spalle. Nkrumah, Bobby Kennedy, Miriam
Makeba e Zephania Kameeta ammanettato. Tutti l a fissarlo,
in attesa che lui faccia qualcosa. Ma cosa? Cosa vorreste che facessi,
miei prodi? Gli piacerebbe un goccetto. Nell'armadio ha
una bottiglia da un quarto di litro che lo aspetta, nascosta in un
mocassino consunto, il tappo in rame che spunta fuori come la
testa di un bambino. Nel dormitorio, i ragazzi dormono. A
Windhoek, i suoi figli, Thomas e Matti (lavorano entrambi),
dormono. A Teheran due amanti, teheranesi, dormono. A Mosca
vecchi cosmonauti dormono con grazia. In Per, in Marocco,
nelle Fiandre dormono. Perch? E perch io no?
Il mulino a vento dietro al garage della missione comincia a
muoversi, prima con uno scricchiolio esitante, poi un altro e un
altro ancora fino a raggiungere un cigolio costante. Lo vede incombere
sul garage al buio. Aermotor Chicago. Sull'altra poltrona
azzurra c' il lavoro di cucito incompiuto di Antoinette.
Gli viene voglia di toccarlo. Di toccare qualsiasi cosa lei stia facendo
ora, di attorcigliare le dita nel groviglio di fili, ma non si
muove, non allunga le mani. Pensa solo a che sensazione proverebbe
se lo facesse. Che  tutta un'altra cosa, no? Resta in
ascolto del respiro irregolare della moglie mentre la luce cambia
da nebbia a giallo. I galli di Antoinette cantano tutta la notte.
Neanche loro dormono mai. Per loro  sempre l'alba. Eppure,
pensa lui, non c' sempre un momento pi buio prima dell'alba?
Perch non toccare? Perch non andare da lei adesso?
Perch ci sono momenti - e questa cosa l'ha pensata gi altre
volte - in cui preferiamo desiderare piuttosto che afferrare?
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16. DIKELEDI.
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Anche se Mavala Shikongo se n' andata, il nostro desiderio ha
mantenuto una costante: Dikeledi. Pohamba una volta ne ha ricavato
un'equazione: p = Jtd =znr - Dikeledi. Sembrava impossibile
che fosse la moglie di Festus, eppure ne andava fiera.
Dominava il marito in modi che noi non osavamo neanche immaginare.
Correva voce che quando ne aveva bisogno - nel senso
di quando ne aveva bisogno bisogno - lei suonasse una campanella,
un leggero tintinnio che solo lui sentiva. Questi erano
il genere di disgustosi dettagli che dovevamo sopportare. Festus
e Dikeledi erano i ripugnanti novelli sposi della fattoria. Si diceva
che lei si lavasse i denti ogni mattina con latte di capra appena
munto. Avremmo tutti voluto che fosse sonnambula e venisse
nel sonno al dormitorio dei non sposati, perch era l'unico
modo in cui si sarebbe avvicinata a noi. Doveva passare l'intera
giornata a pulire la loro casetta viola. In qualche modo era
riuscita a bandirne ogni singolo granello di sabbia, ogni scarafaggio
che si potesse calpestare. Io la osservavo quando si
affacciava alla finestra. Pareva non avesse alcun interesse a fare
da spettatrice alle nostre evoluzioni sul campo di calcio, per
stava sempre affacciata alla finestra. E cos noi c'impegnavamo
a dare spettacolo l fuori per lei. Una volta Pohamba sfid i ragazzi
di quinta a fare la lotta con lui tutti insieme. Il mio compito
era di assicurarmi che nessuno dei ragazzi pi grandi s'intrufolasse
nell'incontro, perci li avevo messi tutti in fila e avevo
controllato che non risultassero nell'elenco della quinta. Li
avevo divisi in tre gruppetti, rubando una battuta scema al mio
insegnante di educazione fisica delle medie: Allora, deficienti,
statemi bene a sentire. Voglio che met di voialtri si mettano
qui, l'altra met l... e un'altra met da questa parte. Pohamba
se ne stava l con tutti quei ragazzini attaccati al collo e noialtri
gli gridavamo di far entrare nella mischia anche quelli della sesta.
Alzai gli occhi verso la casetta viola di Festus e vidi che
Dikeledi era l alla finestra.
Aveva una testa a forma di uovo che tutti noi avremmo voluto
cullare tra le braccia. A volte mandava un ragazzino a portare
pezzi di pollo marinato, riso e pesche sciroppate a noi del
dormitorio non sposati. Altre volte ci mandava patate e crema
di granturco in scatola. Ma queste erano solo elemosine. Il suo
amore per Festus ci dava sui nervi. Il suo volto non nascondeva
niente. Era tutto l, in quei denti, in quel nasino, nei delicati portici
delle orecchie. Lo guardava in cento modi diversi, ma quello che ricordo di pi  la curiosit con cui lo guardava, come se
uno dei motivi per cui lo amava fosse che non era mai sicura
della prossima mossa che lui avrebbe fatto. Ma a Goas nessuno
era pi prevedibile di Festus. Era l'agente meno segreto di tutta
la fattoria. Aveva una doppiezza cos prevedibile che praticamente
ci si poteva fidare di lui. Festus era un uomo in buoni rapporti
con entrambi i poli dell'equilibrio di potere di Goas.
Quando il preside voleva qualcosa, Festus era il primo a offrirsi
volontario, convinto che un giorno sarebbe stato nominato
vicepreside, se il preside si fosse mai degnato di designarne uno.
Lo stesso valeva anche per il prete, anche se in quel caso la ricompensa
sembrava pi intangibile. (Ma poi, chiss, forse non
era cos. Correva voce che il prete accumulasse sia soldi che bistecche
surgelate.) Sopra ogni altra cosa, Festus adorava essere
convocato in udienza privata sia nel presbiterio che nell'ufficio
del preside, adorava essere vicino al potere.
Per il problema era questo: perch non si accontentava di
fare l'amore con Dikeledi? Cos' che spinge un uomo ricco ad
avere bisogno di altro? Non vedevamo l'ora che lei restasse incinta,
perch questo, secondo noi, avrebbe attutito l'irritazione
di averla cos vicina eppure sempre dietro quella finestra. Obadiah
l'ha scritto in una poesia: Vorremmo tanto gioire della tristezza , dei tuoi seni gonfi di latte.
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17. BATTERE A MACCHINA.
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Girava la voce che Pohamba avesse una moglie, una moglie vera,
che abitava a Otavi, e che certe notti lui si chiudesse in
un'aula a battere furiosamente a macchina lettere indirizzate a lei sulla vecchia Olivetti della scuola.
Io e Festus bussavamo alla porta dell'aula. Gli gridavamo che
stavamo uscendo a caccia, uno dei passatempi preferiti di
Pohamba. Andavamo a seguire le tracce lasciate dall'istrice nano
(Atelerix brevilineus) della scarpata del Namib centrale. La
caccia consisteva nel prendere in prestito un paio di cuccioletti
da Zia Wilhelmina e marciare nel veld armati di ombrelli. A
detta di Pohamba era cos che vanno a caccia i veri uomini. Perci,
quando si rintanava nell'aula, gli passavamo bigliettini sotto
la porta con disegni cruenti di istrici presi a mazzate.
Ma quando batteva a macchina non rispondeva mai alla porta.
Noi rimanevamo impalati l fuori ad ascoltare il ticchettio
della macchina da scrivere. Festus diceva che la moglie di
Pohamba era scappata con un boero. Quando questi si era stancato
di lei, la sventurata aveva provato a tornare da Pohamba,
ma lui non l'aveva ripresa con s e neanche la sua gente l'aveva
pi voluta, perci era stata costretta ad andare a vivere in una
grotta sulle montagne del Damaraland. Festus diceva che certe
volte Pohamba s'inteneriva per lei e ogni tanto le mandava una
lettera che le veniva consegnata da un uomo a dorso di somaro.
Obadiah diceva che erano tutte sciocchezze. Secondo lui Pohamba era solo innamorato e non scriveva a sua moglie bens a una sciacquetta di Windhoek. Diceva che il padre della ragazza era un pezzo grosso della SWAPO che lavorava al Ministero della Giustizia e le aveva proibito di sposare un professore di matematica fallito che sapeva solo incedere con passo tronfio.
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NOTA: SWAPO: Southwest Africa People's Organization, il movimento di liberazione che cominci a organizzarsi nel 1960 allo scopo di combattere il potere sudafricano. Dopo aver vinto le elezioni del 1989, la SWAPO  diventata il partito di governo della Namibia indipendente. FINE NOTA.
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Pareva che una volta Pohamba avesse cercato di incontrare il
Pezzogrosso nel suo ufficio della capitale, ma la segretaria gli
aveva detto che doveva prendere un appuntamento con almeno
due mesi di anticipo. A quel punto Pohamba aveva assestato un
gran pugno sul piano di cristallo del tavolo della segretaria e cominciato
a urlare che l'indipendenza era anche sua, che se voleva
vedere un funzionario del suo paese - il paese per cui aveva
combattuto, quello nato dal sangue versato dai suoi compagni
- non avrebbe certo aspettato neanche due minuti, figuriamoci
due mesi. E allora lo avevano buttato fuori, anzi, a momenti lo
arrestavano, raccontava Obadiah.
Io posso solo dire - ed  una semplice congettura, perch
Pohamba non l'ha mai n smentito n confermato - che tutto
quel battere a macchina, a chiunque fosse destinato, era una
delle poche cose che Pohamba evitava di trasformare in una farsa.
Secondo me scriveva s a qualcuno, ma quel qualcuno era o
gi morto o ormai cos lontano da lui che, praticamente, era la stessa cosa.
Quando Pohamba non c'era, ci mettevamo a rovistare nelle
sue cose in cerca delle pagine dattiloscritte, ma non abbiamo
mai trovato niente. Forse le aveva gi bruciate. Oppure, chiss,
risparmiava la carta non usandola e batteva furiosamente a macchina sul nastro morto.
Una sera ho resistito pi di Festus e mi sono messo a leggere
mentre ascoltavo Pohamba battere a macchina. Mi sono seduto
contro la porta dell'aula di Pohamba. Quando scendeva la
sera, i ragazzi s'inerpicavano sulla collina e andavano a fare sollevamenti
sulla croce. Ogni sera si vedevano le loro sagome alzarsi
e abbassarsi nel crepuscolo. Quella sera Rubrecht Kanhala
era l con loro. Ho capito che era lui perch era bravissimo. Il
suo lungo corpo si alzava di slancio fin sopra il braccio orizzontale
della croce. Rubrecht avr eseguito una cinquantina di
sollevamenti e gli altri ragazzi facevano il tifo per lui ritmando
il suo nome e incitandolo a continuare. Ho smesso di leggere
quando non c'era pi luce, ma Pohamba ha continuato imperterrito,
senza neanche una candela, con il carrello che suonava ogni volta che arrivava alla fine di una riga.
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18. PIOGGIA.
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La pioggia, le poche volte che cadeva, arrivava senza essere preceduta
da tuoni. Si sentiva che c'era come un gonfiore nell'aria
che si respirava, e allora si capiva che stava per piovere. Si capiva
anche che sarebbe scomparsa con altrettanta rapidit, che
gi domani la macchia scura sulla sabbia sarebbe sparita cos
come il silenzio della pioggia stessa. Avevo imparato almeno
questo, che la pioggia si portava dietro il proprio travolgente silenzio
e che anche quello poi ci abbandonava. Come se non fosse
mai avvenuto. Allora i monti Erongo riemergevano dalle nubi
e si stagliavano di nuovo in lontananza e il sole spietato trafiggeva
di nuovo le nostre sottili pareti e noi maledicevamo la
pioggia per averci solo disturbato.
Era stato un gran bel rovescio d'acqua, ma era durato quasi tre
ore. Non era pi un miracolo e, per quanto effimero e stuzzicante,
cominciava sempre come un miracolo. Ormai era ridiventato
solo pioggia. Aspettavamo gi il dopo-pioggia, quando
il sole sarebbe riemerso, malconcio, come una pagnotta bagnata.
Quando i polli di Antoinette avrebbero scosso le loro piume
sporche e avrebbero ricominciato a bighellonare sussiegosi.
Quando i ragazzi pi piccoli si sarebbero rimessi ad appuntire
bastoni per arpionare i pesci di fantasia di cui i pi grandi favoleggiavano,
mentendo: Non lo sai? Vengono gi nuotando dall'Ovamboland
quando arrivano le grandi piogge. Poveri ragazzini,
distesi a pancia in gi a osservare lo straordinario fiume di
acqua vera che scorreva sotto i loro occhi, cercando di scorgere
barbi o scrutti dal ventre rosa. Invece, l'unica cosa portata dalla
corrente momentanea del Kuiseb era qualche topo annegato.
La terra faceva fatica ad assorbire tutta quell'acqua che si
raggrumava nelle nostre impronte sulla sabbia. Ormai era solo
fango. Ci eravamo tutti ritirati nelle nostre stanze quando
Pohamba all'improvviso mi ha bussato dall'altra parte della
parete. Madre Goas ha partorito altri pazzi! Poi  venuto alla
porta e mi ha ordinato: Vieni a vedere. Con i piedi fradici
e gli asciugamani sulla testa siamo andati ai bordi del campo di
calcio. E l, al centro del campo, c'era Dikeledi che faceva le piroette.
La pioggia cadeva ancora in veli grigi. C'era anche Festus,
sdraiato per terra, che si batteva il torace grassoccio come
fosse un bongo. Lei aveva in testa quello stupido cappello di paglia
del marito e rideva con le braccia in fuori e i seni madidi di
pioggia che oscillavano come volessero arrivare alle sue mani.
Bagnati com'eravamo, la desideravamo ancora di pi. Pohamba
ha chiuso la porta della propria stanza con un calcio e poi ha
lanciato un urlo maledicendo il proprio alluce. Anch'io ho caricato
la mia porta come un ariete. Per una volta la nostra comune
invidia per Festus ha parlato con una sola voce. Il troppo 
troppo. Abbiamo chiuso le finestre e siamo rimasti ad ascoltare
il silenzio delle nostre stanze, dei nostri letti, mentre la terribile
pioggia tamburellava, tamburellava sui nostri tetti di lamiera ondulata.
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19. OBADIAH.
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Il mio amore  uscito a salvare il bucato dalla pioggia. Che tristezza
dover preservare la nostra biancheria da una cosa che 
tanto gradita. Ne getta un carico sul tavolo della cucina e comincia
a stendere in casa le nostre lenzuola, le nostre federe. Sul
tavolo, sopra la stufa, dai pensili, sulle sedie. Dai lampadari,
sulle porte. Appende una canottiera addirittura dietro la mia testa.
La nostra vita avvolta da tanti sudari. Appena ha finito,
passa sul linoleum consunto con i piedi bagnati, lasciandosi
dietro impronte con le dita staccate dal resto. Dove vanno le tue
dita dei piedi, Toinette mia? Riempie il bollitore con un po'
d'acqua per sciacquarlo, non troppa, lo rovescia nella bacinella
e poi lo riempie di nuovo. Il tamburellare dell'acqua nel bollitore
si unisce a quello della pioggia sul tetto. Com' facile,
com' semplice cadere in tutta libert. Come se non lo avesse
mai dimenticato. Come se fosse caduta sempre cos. Antoinette
sfrega un fiammifero. Il risucchio del gas nel fornello. Le fiammelle
si allungano oltre i bordi del bollitore come disperate linguette
azzurre. Presto il bollitore comincer a strepitare come
se strepitasse solo per lei. Poi tra le sue mani raggrinzite come
prugne secche regger una tazza. Mia moglie o mia madre? Sto
vedendo questa scena o la sto ricordando? Quale casa della mia
vita non ha avuto corde per il bucato sul retro? Quale cucina
della mia vita non  abitata da una donna che prepara il t? Il
tuo corpo bagnato, i suoi contorni. Se solo potessi attirarti pi
vicina a me. Tre ore di pioggia fitta a Goas? L'ingozzarsi ha mai rallentato la morte di un affamato?
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20. IL RITORNO.
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Con la mano sudata scrivo frasi sulla lavagna perch i miei ragazzi
le copino. Giornate di afa stordita si sono succedute a
quello che  ormai noto come il diluvio di Dikeledi.  stato
solo tre giorni fa eppure gi lo raccontiamo mentendo.  piovuto
per dodici ore. No, per ventisei. Theofilus  dovuto andare
in giro a salvare le capre con una canoa.
1. La bomba atomica  una cosa spaventosa.
2. Mio padre  un membro della Loggia dell'Alce.
3. Per favore, mi stiri la camicia quando hai finito di lavare i piatti?
4. Mia sorella ha un fagiolo salterino messicano.
L'ombra di Pohamba si allunga sulla soglia della mia aula.
Posso parlarle un attimo, professor Kaplansk?
Ma certo, professor Pohamba.
Esco sul portico. Che c'? Devo ancora ammazzare altri cinquanta minuti.
Pohamba accosta una mano al mio orecchio e mormora:  tornata.
Chi?
Che Guevara.
Cosa?
In gonnella.
E poi la vedo nelle sue orbite, la vedo passare impettita sulla
superficie delle pupille di Pohamba ancora sobrie, dato che 
mattina.
Mavala Shikongo?
In carne scoperta e ossa.
Caspita!
E non basta.
Cio?
Ha un bambino.
E incinta?
Non avr. Ce l'ha gi. Attento ai tempi verbali, professore
d'inglese. Ha un anno, forse un anno e mezzo.
Aspetta un attimo. Non sembrava incinta.
Kaplansk! Rifletti.  andata via da qui neanche un mese fa.
Il bambino era gi nato, capisci? Lei  andata da qualche parte a prenderlo.
Faccio un passo indietro. Ah. Ehi, ma quanta acqua di colonia
ti sei messo addosso? Mi fai girare la testa.
Non  acqua di colonia.  eau de toilette. Che sfigato che sei. Te ne procuro un flacone.
Ma come  arrivata? Non ho sentito nessuna macchina.
A piedi.
A piedi con un bambino in braccio?
Le manca solo un cesto in testa.  una ragazza moderna, la nostra soldatessa.
E adesso dov'?
Dal comandante.
Lancio uno sguardo lungo il porticato, verso l'ufficio del preside.
La valigia color senape  nel cortile, sull'aiuola ben annaffiata
dove ci siamo fatti le foto. Il giorno della promozione, il
preside si piazzava su quell'aiuola a distribuire penne-premio.
La chiamava Irlanda.
A questo punto, ormai i miei discenti si sono tutti affacciati
alle finestre. Pohamba gli lancia un'occhiataccia che li rispedisce
tutti ai loro posti. Poi con un fischio ne chiama fuori uno,
quello pi vicino alla porta, Magnus Axahoes. Il ragazzo esce e
si piazza davanti a noi.  un po' nervoso. Arriva a malapena all'altezza
della coscia di Pohamba.
Vai dal preside a chiedergli la chiave della latrina.
S, professore.
E quando torni dicci che cosa hai visto nell'ufficio.
S, professore.
Ma Magnus non si muove. Rimane l impalato a guardare
Pohamba dal basso verso l'alto.
Vai.
Magnus si mordicchia il labbro. Poi, dopo un attimo di esitazione,
si volta di scatto e corre sotto il portico.
Chi ?
Magnus. Non apre mai bocca. Perlopi si guarda i piedi.
Scrive bene, per. Ha fatto un tema su un babbuino che diventa
poliziotto.
Quelli gi lo sono, dei babbuini.
Questo qui guidava un carro tirato da un asino volante e
salvava cani in pericolo.
Li salvava da cosa?
Non lo so. Li salvava e basta.
Fallo parlare. Magari ogni tanto con una sberla.
No,  meglio se sta zitto. Le sberle magari dovrei dargliele
quando mi fanno le domande.
Dall'altra parte del cortile, nella classe di Obadiah, si sentono
gli alunni che ripetono la lezione di geografia. Labrador, Lagos,
Lancashire. Adesso, provate voi: Labrador, Lagos, Lancashire.
Di solito, quando il preside parla nel suo ufficio, lo sentiamo
fin dall'altra parte della fattoria, invece oggi si sentono solo
Obadiah e i suoi ragazzi. Quella valigia color senape se ne sta l
come una sentinella. Magnus ritorna con in mano la chiave che
 attaccata a un fil di ferro avvolto, all'altro capo, attorno a un
mattone. Rimane in piedi davanti a noi, ma non apre bocca.
Allora?, dice Pohamba.
Scusi? Professore?
Dicci cosa hai visto nell'ufficio.
C' la maestra Shikongo, professore. Con il signor preside.
E che cosa fanno?
Scusi?
Pohamba si mette quasi a urlare: Di cosa parlano, piccolo sciocco?
Non parlano mica.
Non parlano?
S, professore.
E allora che cosa fanno? Stanno l seduti a guardarsi a vicenda?
No, professore. Il signor preside guarda la maestra Shikongo.
La maestra Shikongo non guarda da nessuna parte.
Come sarebbe a dire, da nessuna parte?
Non  qui.
Cosa? Pohamba alza una mano. Il ragazzo fa un salto per
schivare il colpo, ma il suo sguardo rimane fisso - come volesse
spiegarci che cosa significa non essere qui. Culla il mattone tra
le braccia. Noi restiamo in attesa per un po', come se potessimo
ascoltare tutto questo guardare e non guardare. Dalla classe di
Obadiah si sente: Ancora una volta, angioletti, provate di nuovo: Lausanne.
Looo Zaaann!
Eccezionale! Proprio come lo dicono gli svizzeri...
E il bambino?, chiedo io. Il bambino che fa?
Il bambino sta picchiando la madre, professore.
E poi, dal fondo del porticato, il preside non ride di lei, erutta
come un vulcano. Lo si sente scoppiare, tossire, scatarrare contento...
Riportagli la chiave, dice Pohamba.
Quella sera ci siamo sistemati sulle poltrone azzurre del salotto
di Antoinette e Obadiah, in attesa. Gli scaffali pieni di libri ammuffiti
davano a tutto un odore di formaggio vecchio. Era una
stanzetta affollata. Sul pavimento erano sparsi diversi libri
aperti a faccia in gi e varie pantofole scompagnate. Sul nostro
capo pendeva una lampadina nuda, attutita da un foulard che
faceva da paralume. In un angolo c'era il manichino da sarta di
Antoinette. Fingevamo di ascoltare la radio in attesa che Obadiah
proclamasse quello che c'era da proclamare.
Sono riecheggiati i rintocchi del Big Ben. Che c'entra il grande
orologio di Londra con Mavala Shikongo? Le notizie di cui
avevamo bisogno non le dava certo la BBC. Il nostro oracolo era
in piedi su uno scampolo di moquette e fletteva le dita dei piedi.
Ha alzato il volume della radio in modo da poter parlare pi liberamente.
Antoinette era in cucina e lasciava cadere stoviglie
nell'acqua, un tonfo dietro l'altro. Qualsiasi cosa pur di sottolineare
la nostra pigrizia. Ha fatto visita alla mia met, ha
detto Obadiah sottovoce, pi basso del volume della radio.
Alla tua che?
Alla mia conocchia.
Eh?
Quella malattia cronica chiamata moglie.
Ce lo puoi dire in parole povere, si  lamentato Pohamba,
allungando una mano per carezzare il seno del manichino. Per
una volta, parla chiaro.
Notizie di cricket: Il Pakistan  in vantaggio sulla Malesia di
otto punti nell'incontro amichevole...
Obadiah ha sospirato. Ah, l'et moderna! Volete tutto subito.
Nessuno ha pi tempo per un preambolo. Un tempo, la bellezza
di una storia era nella divagazione. Togli quelle manacce
da Magdalena. E va bene. La vostra bella soldatessa ha chiesto
a mia moglie di badare al bambino mentre lei fa lezione. Dice
che il ragazzino potrebbe essere un po' difficile da gestire. Si 
anche offerta di pagare...
E allora?
Non lo sai com' fatta mia moglie? Figurarsi, pagarmi per
star dietro a un bambino! Ancor prima che la ragazza la venisse
a trovare, lei aveva gi tirato fuori dalla cantina tutto un
passato universo: una culla, un seggiolone, una giraffa di pezza,
la vasca per il bagnetto... Capite,  il modo che hanno le donne
di iscriversi a un circolo.  vero che gli uomini spesso entrano in
societ segrete, ma quelle delle donne sono ancora pi segrete,
al punto che non sanno esattamente neanche loro...
Ma dove l'ha preso?, l'ho interrotto io.
Il bagnetto? Dalla cantina, te l'ho appena...
No, il bambino. Dove l'ha...
E cos abbiamo cominciato a chiedercelo. Noi sulle poltrone
azzurre e Obadiah in piedi sullo scampolo di moquette ci siamo
interrogati, e da l a fare congetture il passo  breve e ancor pi
breve fino ad avere certe bellissime visioni del coito. Dal latino,
c'inform Obadiah, dal participio passato di coire.
Immacolata concezione, ha sentenziato Pohamba. Chi altri
sarebbe riuscito ad andarle vicino col salsicciotto se non Lui ?
Un attimo, che cos' un participio passato?
Antoinette ha fatto la sua comparsa. Aveva batuffoli d'ovatta
nelle orecchie per eliminare il rumore che facevamo noi, ma
anche cos sentiva ogni parola che chiunque avesse mai pronunciato.
Neanche i pensieri erano al sicuro... riusciva a farli
filtrare attraverso l'ovatta. Non ha detto niente, ha solo brandito
una forchetta: era minuscola, ma alla luce di quella sola
lampadina, in quella stanza che sembrava un antro, pareva
enorme su di noi. Avrebbe potuto infilzare noi pettegoli come
tanti spiedini.
E forse lei era pi imponente ora che ai vecchi tempi, quelli
che Obadiah spesso rievocava. Fosse nata in Turchia, diceva,
mia moglie sarebbe stata un pasci. Se ne stava l in piedi, col
suo vestito grigio stirato in maniera brutale e la forchetta in pugno.
Perch sprecare parole quando si riesce a fustigare con lo
sguardo? Vigliacchi. Piantatela di ficcare il naso nella vita di
quella ragazza. Ha gi abbastanza da fare senza che voi lavativi
v'impicciate. Padre? Quale padre? Chi se ne frega del padre?
Di qualsiasi padre.
...
.
...
21. FRATELLI.
...
.
...
 tardi. Pohamba bussa alla parete. I miei sogni sono a volume
troppo alto, dice. Anche i tuoi?
No.
Tutta colpa sua. Mi sta camminando in testa con quei tacchi.
Rimettiti a dormire.
Mi ha, come dire?, restituito la virilit.
Non ne voglio sapere niente.
E non hai neanche fame?
A cena avevamo avuto un pezzo di carne e ormai non mi ricordavo
neanche di averlo mangiato. Che hai?
Snoek in scatola.
Usiamo il fornelletto?
No, andiamo fuori.
Accende un piccolo fal davanti alle nostre stanze, vicino al
fosso dei rifiuti. Tengo puntata la mia torcia elettrica mentre lui
versa l'olio in una delle grandi padelle nere di Antoinette. Ci
sbatte dentro il pesce tirato fuori dalla scatoletta. Centosessanta
chilometri dall'oceano, dice. Chi lo direbbe, visto il pesce
che mangiamo.
Ascolto l'olio sfrigolare. In alto, una coppa affollata di stelle
e una luna arancione un po' ammaccata e talmente bassa all'orizzonte
che pare accovacciarsi sul veld.
E poi, c' un'altra cosa.
Cosa?
La densit di popolazione pi bassa di qualsiasi altro paese
al mondo eppure sono costretto a vivere in una stanza di due
metri e mezzo per quattro. Spiegami quest'incongruit.
Non so.
Ti ho mai raccontato di mio fratello Moola, il socialista
scientifico?, mi chiede.
Per caso  quello che ha perso una mano nella fabbrica di
carne in scatola?
A quest'ora il vento  talmente morto che lo sento anche deglutire.
Non ride, per. Quello era Simon.
Ah.
Il figlio della sorella di mio padre. Per me,  come un fratello.Moola era il nome che gli ho dato io. La madre lo chiamava
Bonifacius. Abbiamo fatto le medie insieme a Otavi. Poi siamo
andati a Dobra per le superiori. Da ragazzo gli piaceva tanto
ballare, te l'assicuro. E anche correre. Su per le montagne sopra
la scuola. Se fosse ancora vivo sarebbe diventato veloce come
Frankie Fredricks. Sarebbe andato alle Olimpiadi. Soldi, macchine,
ragazze. Eppure aveva letto pi di qualsiasi altro di noi.
Affanculo la scuola, diceva. Diceva che tutti noialtri - non importa
quanto fossero poveri i nostri padri - eravamo solo lacch
dei bianchi. Venduti. Diceva che era disposto a morire pur
di ottenere l'indipendenza e lavorare insieme, perch voi, diceva,
amici miei, siete il proletariato... Sarebbe stato bellissimo.
Avremmo costruito centri sociali, uffici postali. Parlava sempre
di cose del genere, di noi che ci tenevamo per mano e costruivamo
uffici postali tutti insieme.
L'olio nella padella comincia a sfrigolare pi piano e allora
Pohamba smuove le braci con la punta della scarpa.
Insomma, formiamo un gruppo clandestino - Moola la
chiamava la Lega dei Giusti. C'incontravamo in mezzo al veld e
Moola ci insegnava cose, ci teneva lunghe conferenze. E cos,
quando venne il momento, abbandonai la scuola e andai dietro
a Moola su al Nord per unirmi alla lotta. Capisci? Noi avevamo
a malapena gli scarponi. Gli avversari avevano carri armati
e aerei. Per noi eravamo dalla parte giusta, no?
Fa una pausa, scrocchia le dita, tutte.
Io e Fratello Moola. Facevamo parte di un plotone di ricognizione.
Al fronte. Passavamo le giornate a dormire nella boscaglia.
Poi, di notte, uscivamo a compiere sabotaggi. Eravamo
dei sabotatori. Ah! Il nostro compito era creare il panico.
Non per vincere, solo per tenere i bianchi nella paura. Li colpivamo
nel sonno. Rapivamo le loro donne, i bambini. Eravamo
terroristi fantasma. Eravamo i gorilla della guerriglia, capisci?
Oh, eravamo in gamba! E Moola era il nostro impavido
condottiero. Poi... be', succede. Dormivamo in mezzo alla boscaglia,
in pieno giorno, su dalle parti della base aerea di Ruacana
e, all'improvviso, un elicottero ci piomba addosso come
un uccello tessitore che vuole farsi il nido. Appesi fuori dall'uccello
metallico c'erano due boeri armati di obici. Di sette
compagni, quattro sono morti e il resto tutti feriti. Io, alla
gamba sinistra.
Deglutisce con forza e si arrotola la gamba sinistra dei pantaloni.
La cicatrice  piccola per essere stata provocata da una scheggia.
Eppure trattengo il fiato. Cavolo!
Per un po' tace, soddisfatto della reazione. Lascia che il tonfo
provocato dalla realt della ferita si acquieti.
Capisci? Solo uno di noi mancava. Capisci? Uno di noi,
guarda caso, era strisciato via prima dell'imboscata. Dormite
bene, compagni! Oh, come incitava bene alla giusta lotta alzando
la destra! Mandela! Nujoma! Toivo ja Toivo! Il giorno
dopo l'abbiamo ritrovato. Pohamba fa un rutto e mi fissa alzando
gli occhi dalla padella. Guardati da quelli che parlano
troppo.
Ma perch l'ha fatto?
Lui scoppia a ridere e agita in aria il cucchiaio. Perch la
gente fa certe cose? Per soldi o per donne. In questo caso, per
soldi. Canticchia: Sono i soldi che fan girare il mondo, girare
il mondo, girare il mondo... Gli abbiamo trovato cinquecento
rand nascosti negli scarponi. Qualche altro migliaio nelle mutande.
Il mio caro fratello ci aveva venduti. Stava cercando di
scappare. Magari voleva predicare la rivoluzione a Parigi o da
qualche altra parte. Scoparsi qualche francesina in nome di
Trockij. Mica gli do torto. Credi che gli dia torto?
Allunga una mano nella padella e tasta il pesce con le dita.
Il pesce  pronto.
E cosa gli avete fatto?
Oh, quello che ci veniva naturale. Pohamba prende il cucchiaio
e mi spappola del pesce nel piatto.
E cio?
Mangia. Ci vuoi pure un po' di chutney?
Gli punto la torcia in faccia.
Che cosa vi veniva naturale?
Sbadiglia. L'abbiamo legato dietro a un furgone e l'abbiamo
trascinato. L'abbiamo trascinato finch il veld non l'ha scorticato
tutto. I suoi lamenti si saranno sentiti fin sugli Champs-
Elyses. Poi abbiamo tagliato la corda e lasciato che gli uccelli gli
si mangiassero gli occhi.
Pohamba leva la padella dal fuoco e la posa su un sasso. Gli
rid il mio piatto. Voglio credergli. Voglio credergli come si
vuol credere all'unica storia che la gente ti racconta (lui ne raccontava
anche altre, ma in realt era sempre la stessa) e ti dice
che  vera. Vuole mettersi allo stesso livello della soldatessa.
Non  poi cos fica, dico io.
No, ha solo un bel culo.
Mi restituisce il piatto pieno di snoek abbrustolito. Mi metto
il pesce in bocca con le mani. Finito il secondo piatto, lo osservo
mangiare. Pohamba mangia con grazia. Poi cambia discorso,
mi dice che gli piacerebbe aprire un negozio a Goas e vendere
bibite fresche e dolciumi ai ragazzi. Soldi facili, secondo lui.
Un monopolio. Un po' di bibite fresche, un po' di cioccolato.
Uvetta Simba e noccioline. A te non piacerebbe mettere su un negozietto?, mi chiede.
...
.
...
22. TORNARE.
...
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...
Facemmo finta di non badarci. I figli illegittimi erano una cosa
normale per la gente di campagna, per i contadini. O per gli uomini.
(Pohamba si vantava di averne legioni.) Ma non certo per
un'insegnante. Men che meno per una che insegna in una scuola
cattolica. E certo non per una che insegna in una scuola cattolica
dove suo cognato fa il preside. Andarsene in giro tutta
impettita come se niente fosse (secondo l'espressione che Miss
Tuyeni aveva usato con Antoinette, Pohamba l'aveva sentita e
ce l'aveva riferita) era pi che motivo d'imbarazzo: era una vera
e propria vergogna. La ragazza se ne va al fronte e adesso
guardatela, si porta dietro un figlio senza un padre. Esattamente
quello che vogliono gli uomini. Qualsiasi uomo. Piantar semi
senza rimanere l ad annaffiare il giardino. Il prezzo che le donne
perbene esigono  il matrimonio. Non c' altro compenso adeguato.
Ma non era mica solo Miss Tuyeni a starnazzare cos. Lo facevamo
tutti. Nessuno aveva salutato Mavala Shikongo al suo
ritorno. E tutti, io compreso, avevamo un'aria come a dire:
Macch, la cosa non ci sorprende mica. Qui non ci si aspetta
niente di meno che una completa umiliazione.
Nelle assemblee mattutine, il preside si comportava come se
non se ne fosse mai andata. Vilho aveva coperto le sue classi,
correndo da una parte all'altra del cortile. Per tutta la giornata
e per tutti i giorni del mese, aveva fatto del suo meglio per tenere
sotto controllo due aule piene di ragazzini che strepitavano,
la sua quarta e la primina affidata a lei. A quanto pareva, il preside
aveva inoltrato una richiesta al Ministero per un supplente,
ma il supplente non si era mai materializzato e ormai non ce n'era pi bisogno.
E cos la figliola prodiga era tornata in classe come fosse sempre
stata una donna perduta e non il soggetto emergente di una
nuova nazione. A Goas, perfino i veri eroi ridiventavano nessuno.
Cos impari ad andartene in giro a testa alta. Adesso non ci
sentiamo pi tanto inferiori a te. Una cosa analoga era gi successa
a Pohamba. Una volta aveva messo in atto la sua minaccia
quotidiana di andarsene ed era sparito per cinque giorni. Il
suo record precedente era tre giorni e mezzo. Quando riapparve
a capo chino sulla strada della scuola con indosso la stessa
camicia da discoteca che portava quando se n'era andato, nessuno
gli ricord la sua solenne promessa secondo cui sarebbe
tornato in questa fattoria soltanto da cadavere, e anche allora il
suo spirito sarebbe scappato.
E cos adesso non dobbiamo neanche essere tanto discreti nel
nostro pellegrinaggio davanti all'aula di Mavala quando andiamo
e torniamo dalle latrine. La sua ignominia ci ha dato licenza
di spiarla in modo pi scoperto. Lei  ancora pi alta di
quando era un mito e ora non tutti i gesti che compie sono pieni
di estrema grazia. Percorre a grandi passi tutta l'aula con un
libro aperto in mano. Porta i capelli cortissimi e alza gli occhi
inquieti al soffitto nel bel mezzo di una frase. Non vezzeggia la
primina come faceva Vilho. Legge in fretta e non si ferma a spiegare
il significato delle parole. E quando insegna l'alfabeto, notiamo
con interesse che non ne fa una cantilena. Ma i bambini
sembrano adorarla ancor di pi perch non li tratta da deficienti,
bens come i suoi piccoli soldati con i piedi che non arrivano ancora a toccare il pavimento.
...
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...
23. DOPOSCUOLA.
...
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Un'altra delle torture inflitte dal preside, un po' di prigione
quotidiana nel nome della santa educazione. Se rifiutano la cultura
dei libri dobbiamo imporgliela in modo che la portino sulle
spalle come dei bravi buoi.
E dura un'ora e mezzo, mica un'ora.
Io e Pohamba siamo di servizio. Ci rintaniamo nel bunker
della sala dei professori mentre nelle aule non sorvegliate si scatena
la baraonda. Dalla quinta arriva il frastuono di un vetro
che va in frantumi. In cortile, un paio di ragazzi della settima tirano
di scherma con le scope degli insegnanti. Noi non sentiamo
niente, non vediamo niente. Mangiamo pesce e patatine
fredde del giorno prima e giochiamo a Guerra. Partite fulminee,
sbattendo gi sul tavolo le carte con la massima rapidit. Cincinnati
Kid contro il Campione. Tre mani su cinque per vedere
chi se ne pu andare prima. Tra una patatina e l'altra, Pohamba
mastica una radice di cicoria, che dovrebbe esaltare la sua virilit.
Per non l'aiuta a giocare bene a Guerra.
Dovevo prendere io, gli dico.
Io avevo il fante, dice lui.
S, ma il tre vale come matta.
No,  il sette.
Il sette era matta nella mano precedente.
Che fine ha fatto l'aceto? Come fa il Campione a mangiare
le patatine con il pesce senza l'aceto? Era il sette.
No, il tre.
Prendi pure. La coscienza  la tua.
La mano dopo perde ancora. Mi alzo per andarmene.
Aspetta, fa lui. Ti ha parlato?
No.
Ti ha guardato, almeno?
No.
Ci giochiamo pure gioved?
Non  che tu abbia un buon credito.
Stacca un pezzetto di cicoria. Che ne dici se ti do un pezzettino
di questa radice, Kid? E a quel punto, dal davanzale della
finestra della stanza dei professori emerge un berretto della
TransNamib. E risuona la voce della divinit.
State a sentire, oziosi cicisbei! Mentre ve ne state l a giocare!
Sappiate questo: nel corso della grande ribellione degli ber ero, in
una pausa di quella grande carneficina, un giorno due ufficiali tedeschi
si misero a giocare a carte - a carte! - sulle natiche nude di
una principessa herero che avevano preso prigioniera. Immaginate!
Pensate a una carta sbattuta sulla carne e alle ripercussioni
che poteva avere. Siete solleticati? E sia, lasciatevi solleticare!
Perdonateci. Siamo stati solleticati. Perch quello ci ha istigati,
ci ha allettati e l'ora e mezzo  pur sempre lunga un'ora e
mezzo. E cos - nel bel mezzo di una partita a Guerra, con le carte
fra le mani sudaticce - ci siamo lasciati solleticare. Abbiamo
immaginato il suo corpo giovane che s'inarcava su un tavolo e le carte...
Poi il berretto alla finestra ha ricominciato a tuonare.
Eccitati? E va bene, allora. Fate come volete. Per ora considerate
la faccenda da un altro punto di vista. Pensate allo sforzo
che deve aver fatto quella ragazza per stare ferma, immobile.
A quanto  durata la partita. Al fumo che doveva esserci nella
tenda. Lasciavano forse cadere la cenere su quel corpo? Era meglio
delle altre cose che lei sapeva sarebbero potute succedere?
O sono forse successe in ogni caso? Naturalmente. Come dimostrano
i suoi discendenti che ancora vivono tra noi. Ma certo,
ci sono state sere in cui  andata a finire molto peggio. E in
quella fogna di immaginazione che avete potete andare avanti
fino a quel punto. Ma vi chiedo di riflettere solo sulla rudimentale
malvagit di quella partita a carte. Aggiungete una voce -
Grss Gott! - e risate e la puzza dei sigari...
Certi pomeriggi, qualsiasi forma di ozioso passatempo faceva
scattare il suo risentimento ombroso. Passatempi del genere,
sosteneva Obadiah, contribuivano alla disintegrazione della civilt.
Per questo ci tendeva imboscate con la storia, emergeva
dalla finestra e ci bombardava di retorica.
Siete disgustati?, ha detto.
Abbiamo annuito.
Non basta. Il disgusto non fa che indurre a distogliere lo
sguardo. Io esigo invece che la guardiate di nuovo, che la vediate di nuovo...
Esigi?, ha detto Pohamba. Noi qui stiamo solo cercando
di svoltare la giornata.
Obadiah si  alzato la visiera del berretto e ha guardato di
traverso Pohamba. Questa in particolare era una cosa che capiva
benissimo, ma quando era sobrio faceva finta di non capire.
Quando era ubriaco, sopportava i propri dolori. Da sobrio,
si caricava di tutti i fardelli del mondo. Oggi sulla schiena
portava tutte le miserie della principessa herero morta tanto
tempo prima. Si  congedato da noi e si  allontanato lentamente,
curvo. Ho passato il pesce e le patatine a Pohamba; lui
me li ha ripassati. Un sei di quadri e un corpo immobile in preda
alla paura, al di l della paura. Dita che si aggrappano al bordo del tavolo.
...
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...
24. ZIA WILHELMINA.
...
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...
Una volta finiti a Goas, l'accettazione, o come minimo una certa
dose di tolleranza, era praticamente garantita. L'unica eccezione
era rappresentata da Zia Wilhelmina, che era tanto ignorata
quanto ubiqua. Era il personaggio minore che insisteva
sempre per fare la protagonista.
Un mercoled? Un sabato a mezzanotte? La Zia era di scena
tutti i giorni per l'intera giornata. La cosa pi notevole di tutte
le cose notevoli era il rumore che faceva. Le vibrazioni del suo
grasso, il suo passo pesante quando scendeva verso il dormitorio
dei non sposati. Il tintinnio delle centinaia di braccialetti di
bronzo rubati. L'abbaiare del codazzo di cani parassiti che la
seguivano sempre. L'ondeggiare dei suoi seni enormi. Era una
grande ondeggiatrice di seni, la Zia: li faceva ondeggiare alla
minima provocazione. La sua pelle da tartaruga. Alcune parti
erano pi che avvizzite; altre parti erano invece nuove, infantili,
come se avesse una specie di potere di rigenerazione selettiva.
Vedete, basta cominciare a descriverla e non si riesce pi a
smettere. Era una donna-gnu, l'unica soluzione era distogliere
lo sguardo da lei, ma era impossibile. Aveva gli occhi... no, meglio
non cominciare nemmeno a parlare dei suoi occhi. Aveva
le guance pendule, la faccia che sembrava una sporta della spesa
stracolma di frutta. I denti crudeli, aguzzi, atrocemente
bianchi... almeno i giorni in cui si metteva la dentiera. Senza, la
bocca pareva piena di pollici sanguinolenti. Sul mento aveva
una verruca appena nata, non materia morta, ma una cosa viva
e anche allegra. Curava molto la sua barbetta, come quella
di Obadiah, un pizzetto puntuto sul mento. Zia Wilhelmina
era pi che brutta, pi che orrenda, e questo era il problema
fondamentale: era una donna che esercitava un certo fascino. I
ragazzi dicevano che se si fissava Zia Wilhelmina abbastanza a
lungo da una certa angolazione si rischiava di non finire mai di desiderarla. Mai.
Abitava nella vecchia Goas, in un pondookie in rovina dall'altra
parte dell'altura. Solo una met dell'edificio aveva un
tetto. Vilho, che tanto tempo prima era stato qui in qualit di
studente, ricordava che un giorno lei si era materializzata dal
nulla. Che un bel giorno Zia Wilhelmina era comparsa nel veld
e vi aveva messo radici, come una cosa che era sempre stata qui,
esattamente dov'era. Solo che nessuno l'aveva mai notata. Come
una collina dietro un'altra collina. Oppure come se, a detta
di Vilho, fosse stata Goas ad arrivare da lei, non viceversa. Obadiah
si rifiutava di lasciarsi andare alla metafisica fino a quel
punto quando si trattava della Zia. Si limitava a dire: Quella vecchia stronza parla troppo.
La Zia monologava
Aveva una voce estremamente roca, come quella di un vecchio
cane che ha passato l'intera giornata ad abbaiare e ormai non ce
la fa pi - e tuttavia non pu far altro che continuare ad abbaiare.
Con quella voce tremenda non smetteva mai di blaterare
sul suo lignaggio regale e gli stretti rapporti che la sua famiglia
aveva con Ges. Diceva che poteva risalire fino a Kambonde
nel ramo paterno e fino a Impinge in quello materno. Sosteneva
che il fratello maggiore della nonna paterna era Mpingana,
che era stato assassinato da Negale. E che il figlio di Mpingana,
Kwedhi, suo prozio, era stato quello che, una volta messo
al bando, aveva cominciato a fraternizzare con i tedeschi. Secondo
lei, i tedeschi potevano anche avere avuto i loro difetti,
per bisognava sempre benedirli per aver portato la parola di
Dio in questo posto pagano. Alla fine Kwedhi si era fatto battezzare
e si era autoproclamato re - per questo, dato che lei, la
Zia, era la nipote del grand'uomo, tutti le dovevano rispetto e
sudditanza perch li aveva liberati dalla schiavit del paganesimo.
Nell'universo della Zia, quattrocento anni di colonialismo
e apartheid non erano neanche esistiti. E lei portava con orgoglio
il nome dell'ultimo Kaiser - Wilhelm II!
Quel bellimbusto assassino di un Kaiser, diceva Obadiah.
E non c' niente, zero, negli annali della storia o dell'antropologia
che possa confermare neanche un dettaglio delle storie
che racconta lei. Quella donna obesa imbastardisce la storia!
La cristianizzazione  stata un processo graduale. Ci sono voluti
decenni, secoli. I singoli individui non sono mai stati determinanti.
Il suo Kwedhi non era certo un Costantino, come del resto
non lo era neanche Costantino. La fede non  mica una cosa
che pu essere imposta da un despota. Quella l  una falsa e bugiarda.
Una falsa che?
Obadiah non ha risposto. Possibile volesse condannarla perch
s'inventava delle storie? Perch sfruttava la storia per i propri
fini? Perch mentiva per abbellire un racconto? Per un peccato come questo?
La Zia rubacchiava
All'inizio il prete aveva assunto Zia Wilhelmina come aiuto-cuoca nella cucina del dormitorio. Poi un giorno si era portata
via due sacchi di carote da quaranta chili. Se li trascinava dietro
alla luce del sole, dato che la sua filosofia prevedeva che rubare
in pubblico non  peccato. Derubare i Suoi figlioli sotto il Suo
vigile sguardo non  una trasgressione. Se lo fosse, diceva lei,
non ci sarebbero tuoni e fulmini? Come si fa a mettersi a discutere
con un argomento simile? Il prete la licenzi, ma non ebbe
il cuore, oppure il fegato, di bandirla sul serio dalla fattoria. E
quindi le permise di stabilirsi lass, in quella casa cui mancava
mezzo tetto, con i cani che rubava da cuccioli dalle fattorie a
monte e a valle della c-32. Una cosa buona, quasi socialista, di
Zia Wilhelmina era che rubava solo cose preziose di propriet
del governo (i soldi dal fondo borse di studio per pagare la retta)
o della chiesa (la fornitura di ostie per un anno e un calice
d'oro). Invece a noi prendeva batterie stilo, lampadine, zampironi
e l'ultimo centimetro di dentifricio. I suoi cani si divertivano
un mondo a rosicchiare rotoli di carta igienica. Bussava alla
porta e si presentava cos in tutta la sua alticcia estensione. La
mia benedicenza scenda su questa dimora. E allora ci si trovava
davanti a una scelta che non era veramente una scelta. O la
si faceva entrare e la si lasciava prendere quello che cavolo voleva.
Oppure la si doveva stare a sentire.
Entra pure, Zia. Stavo proprio per uscire per andare alle
prove del coro. Fai come se stessi a casa tua.
Canta bene, Ragazzo Bianco, innalza al cielo la tua voce.
La Zia assicurava che sarebbe morta
Come tutti i discendenti della famiglia reale dei Kavango, diceva
la Zia, lei non poteva permettersi di morire di morte naturale.
Gli eredi di Kwedhi seguivano lo stesso destino di Ges.
Quando sarebbe giunto il suo momento, diceva, l'uomo pi anziano
doveva strangolarla. Spesso lasciava capire che il momento
si avvicinava, ma Obadiah, sempre troppo ansioso, le
chiedeva: Non  ancora giunto il momento della tua dipartita,
O Regale Regina della Reginit?
E lei gli rispondeva: Pazienza, fratellino, pazienza. Presto,
presto ci sar il regicidio.
Allora Obadiah si sfregava le mani callose come per affilarle.
...
.
...
25. IN CIMA ALLA COLLINA, ACCANTO ALLA CROCE.
...
.
...
Mavala Shikongo cammina lungo la strada verso la casa del
preside. Noi la guardiamo dalla cima della collina, con le folate
di vento che ci sferzano il volto. Obadiah dice: Ci sono sedici
tipi di vento, ma solo uno  capace di sollevare cos una gonna.
Si alza e sbatte il cappello contro la croce.
...
.
...
26. AMORE A GOAS.
...
.
...
E i piccioni malandati continuano a scopare. Lo fanno dappertutto.
Nessun luogo  sacro per loro, oppure, se lo considerate
da un altro punto di vista, tutti i luoghi sono sacri. Ogni albero
di mapone o di acacia. Latrine, dighe, truogoli. Scopano anche
sulla strada che porta alla fattoria di Krieger. Noi diamo la colpa
alla pioggia recente e insolita, basandoci sulla teoria che in
qualche modo la pioggia abbia inserito nel loro minuto cervello l'illusione che d'ora in poi il mondo sarebbe stato tutto verde
e piacevole. Ma non lo vedevano che la terra era gi ridiventata
arida? Obadiah ne ha sorpresi nove impegnati in un'orgia sul
sedile posteriore della sua Datsun e li ha assaliti a colpi di scopa,
cosa che non ha fatto che provocare un aumento generalizzato
dell'estasi. Il rumore del loro osceno amoreggiare  assordante
ma indescrivibile, eppure lo sento ancora nel sonno.
Quella spirale crescente e mozzafiato di gorgoglii chiocci e rimuginosi.
Quella spasmodica estasi di morte che continuava
senza morire mai dal crepuscolo alla notte all'alba all'ora di colazione
- quel fotti-fotti di penne sbattute senza posa. Non fanno
nessuna delle normali attivit piccionesche. Non si appollaiano
da qualche parte a riposare. Non prendono il sole. Non
ti vengono in mezzo ai piedi per raccogliere le briciole del panino
con le uova che stai mangiando. Scopano e basta. E dopo,
scopano ancora. Il periodo degli accoppiamenti dei piccioni dovrebbe
durare non pi di due settimane nella stagione pi arida
- arida, pi arida, riarsa - e cos il governo regionale lo considera
alla stregua di una calamit di minore importanza, fra le
tante. Ma siccome ormai va avanti da un mese, preferiremmo
qualsiasi altra piaga, perch questi uccelli costituiscono un terribile
affronto al celibato diffuso a Goas. Rospi, serpenti, cavallette,
bubboni, vesciche... tutte cose che almeno non ci prenderebbero
in giro. La lebbra? Anche subito. Naturalmente
Vilho consiglia l'amore come rimedio, con l'indice che tiene il
segno su Matteo, 13,37. Lui li chiama colombi, non piccioni.
Colui che semina il buon seme, dice. Cosa direbbe Ges?
Pohamba gli manda un bacio sulla punta delle dita. Ges
calpesterebbe questi ratti volanti con un colpo ben assestato del
suo piede peloso, sandalo e tutto.
Una breve tregua. La misericordia di un lieve tonfo. Un piccione
cade morto nel campo di calcio nel bel mezzo di una scopata
al volo. Piomba gi e in un attimo  tutto finito, nient'altro che
un mucchietto di penne immobili. Accorriamo sul posto e improvvisiamo
un funerale. Ci disponiamo in cerchio attorno a
lui, perch presumiamo sia un lui. La stessa cosa  successa a
Nelson Rockefeller, dico io. Stecchito sopra la segretaria.
La gente ignora la mia osservazione, come ignora parecchie delle cose che dico.
Non avendo birra, leviamo in alto bicchieri di plastica pieni
d'acqua tiepida e brindiamo al volo all'inferno di questo piccione.
Il corpo verdazzurro e iridescente, occhi arancione e indemoniati.
Tutt'intorno i suoi compagni non se ne sono nemmeno
accorti, non si sono fermati. Una verit fondamentale che
non volevamo ci fosse ricordata: uno muore e tutti gli altri continuano
a scopare.  a questo punto che Vilho, fiutando la nostra
vulnerabilit, comincia a sfogliare il Vecchio Testamento e
a leggerci dell'uccisione di Sisara il Kenita da parte di Giaele,
moglie di Eber. Di come Giaele, ragazza in gamba, avesse attirato
l'allupato Sisara nella sua tenda con la promessa di concedergli
i suoi vezzi, i suoi favori. Di come gli avesse dato da bere
del latte. Poi, appena Sisara si fu rilassato, gli piant in testa un
picchetto della tenda. Ai piedi si contorse, ricadde, giacque.
Un Kenita, dice Vilho. Dio l'ha umiliato, eppure la sua morte
 una grazia. Chi di noi non morir nel letto del peccato?
Squadriamo bene Vilho. Poi squadriamo il defunto. Come se
l'uno o l'altro potessero fornirci una risposta, ma una risposta
a cosa? Perfino Pohamba  senza parole. Latte - come no? - ma
poi farsi piantare un picchetto in testa? Theofilus va a prendere
una pala nel garage della missione e noi, pieni di cordoglio, seppelliamo
il nostro defunto tormentatore in mezzo al casino del
continuo diletto dei suoi osceni compagni di volo.
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27. PAUSA A MET MATTINATA.
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Non rideva mai. Neanche a ricreazione, quando Obadiah
rinarrava a modo suo la morale della storia del mattino, imitando
al meglio l'autoflagellazione del preside (che era anche, grazie
alla sua gentile osmosi, la nostra flagellazione):
O ingordigia fuori controllo! Voi che banchettate sontuosamente
mentre altri digiunano. Non vi tormenta la vostra mancanza
di sensi di colpa? Considerate una volta tanto gli etiopi,
gli irlandesi, i cinesi. Possibile non abbiate piet? No, sempre l
a chiedere pi carne, pi crackers, pi formaggio. Voi non offrireste
neanche un dito intinto nell'acqua a un assetato...
Mavala seduta nella sabbia, con la schiena appoggiata a un
barile, si sbuccia un uovo sodo. Non sente niente. E noialtri tutti
a cercare di non osservarla mentre morde la punta dell'uovo.
Obadiah diceva che era colpa della lotta. Tanti anni passati a
credere che la fine della guerra ci avrebbe portato dritti in paradiso.
Diceva che Mavala Shikongo era ancora pi bella perch
aveva creduto in tutte quelle cose l. E ora eccola con il registro
sottobraccio ad asciugare il mocciolo dal naso dei suoi scolaretti.
 vecchia, diceva Obadiah. Per quanto abbia un bel paio
di gambe. Per colpa di tutte quelle cose in cui aveva creduto.
Una donna armata di kalashnikov non  una novit. Oh Signore,
pensate alle amazzoni del Dahomey. Ma credere...  come
vedere un destriero dalle ali di bronzo cos a ovest del Gobabis.
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28. SIESTA
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Dobbiamo innalzare il livello politico e sociale degli insegnanti. Dovrebbero ispirare sentimenti di rispetto non solo agli studenti, ma anche all'intera comunit.
Deng Xiaoping.

Dopo le lezioni, dopo pranzo. Un momento consacrato al languore.
Un'ora sbracata, dall'occhio spento. I nostri letti sono
oasi umidicce, angusti paradisi per le secrezioni dei nostri orifizi.
Qui ci crogioliamo nella nostra beatitudine appiccicosa e sudaticcia,
fino a quando il suono del triangolo che segnala il doposcuola
non ci richiama alla nostra schiavit.
Durante una siesta - attenzione - tradimento! Un ragazzo
(briccone! malnato! bandito!) lancia un fischio - forte - passando
davanti alla finestra aperta della camera da letto di Obadiah.
Dentro, l'insonne  oggi insolitamente addormentato. (Attaccata
alla zanzariera della finestra, verso l'esterno per ispirare il mondo,
c' una foto di Nelson Mandela subito dopo la liberazione: i
capelli sale e pepe, il pugno alzato, il sorriso amo-anche-i-miei-
carcerieri.) Ma Obadiah, ora che  stato svegliato, non incarna
certo lo spirito gentile della nazione.  inferocito. Nondimeno,
per temperare la sua rabbia, ricorre al linguaggio diplomatico.
Per cui viene tradotta dal francese la seguente risoluzione:
Si rende noto che l'insegnante in Capo Obadiah Horaseb della
scuola cattolica primaria di Goas invita tutti gli alunni di Goas a
prestare attenzione a quanto segue...
L'Insegnante in Capo riconosce l'esigenza di esprimere gioia
spontanea da parte di giovani plebei ancora ignari del fatto che
la vita su questa terra si riduce meramente a dolore, rimpianto,
fallimento e, in ultima analisi, umiliazione.
L'Insegnante in Capo riafferma inoltre il diritto innato, anzi, inalienabile
di detti giovani plebei a esprimere la propria euforia in
certe situazioni proibite, come quando il Signore mi concede una
notte di sonno decente. Cionondimeno, si rende noto che d'ora
in poi l'insegnante in Capo proibisce l'espressione di tale allegria
- in particolare attraverso l'emissione di fischi infernali - in qualsiasi
momento durante la siesta, che, si rende altres noto,  l'unica
consolazione rimasta per coloro che invece capiscono bene
che la vita sulla terra non  altro che dolore, rimpianto, fallimento,
ecc. L'Insegnante in Capo decreta pertanto che la punizione
per chi fischia - azione che nella fattispecie pu essere definita in
questo modo: emettere ovvero esprimere dalla bocca o dal becco
un suono acuto o una serie di suoni acuti - consister nella separazione
delle labbra dalle summenzionate bocche dei colpevoli
mediante l'uso del falcetto per niente affilato in dotazione a
Theofilus.
Memore di questa giornata di mancato riposo,
l'insegnante in Capo Horaseb
Adieu.
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29. LA GUERRA DELLE SCARPE.
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Miss Tuyeni possedeva molta della bellezza della sorella, ma la
portava malissimo. Aveva le stesse gambe lunghe, lo stesso
mento prominente e gli stessi occhi enormi che non battevano
mai ciglio. Per Tuyeni era sempre imbronciata e cos, al contrario
della sorella, il suo volto era privo di mistero. Il mondo
non smetteva mai di trovare nuovi modi di deludere Miss Tuyeni.
Abbiamo cominciato a notarla molto di pi dopo il ritorno
di Mavala. Prima di allora, era sembrata poco pi di un'appendice
di bell'aspetto del preside. Non aveva figli. Per quanto se
ne sapesse, non era mai stata incinta. La cosa suscitava ogni genere
di chiacchiere, che perlopi gettavano un'ombra di dubbio
sulla virilit del preside. Ma non era vero che lei fosse una persona
del tutto insignificante. Esercitava un tipo di potere silenzioso,
tutto suo, che a volte si avvertiva durante i consigli dei
professori. Quando il preside diceva qualcosa che a lei non piaceva,
sapeva come farglielo capire. E tutto a un tratto lui cambiava
discorso, evitava l'argomento e noi ci rendevamo conto
che lei c'entrava qualcosa. Ma non siamo mai riusciti a decifrare
il loro codice intimo di coppia. Perlopi, lei se ne stava sulle
sue. Non  mai stata trattata proprio come una traditrice. Dopotutto,
gi doveva vivere insieme al preside, e la gente non poteva
fare a meno di sentire un po' di pena per lei. L'unica persona
con cui parlava era Antoinette, come se Miss Tuyeni, da parte
sua, riconoscesse in lei l'unica vera autorit della fattoria.
Eppure, come dicevo, il fatto che ci fosse Mavala rendeva
Miss Tuyeni pi presente, perch come si faceva a non fare confronti
tra loro? E forse lei si rendeva conto di questo e cercava
di riequilibrare le cose. Anche se Mavala aveva disonorato la
famiglia agli occhi del Signore, Miss Tuyeni aveva preso a venire
a scuola con i tacchi alti. Ma non era molto padrona di questa
delicata arte. La verit  che tutti noi provavamo una gioia
sadica nel guardare Miss Tuyeni che si dirigeva all'assemblea
mattutina vacillando sulla sabbia. La pericolosa traversata con
i libri sottobraccio, un passo non molto agile dietro l'altro.
Ogni tanto si cappottava e allora il preside mandava un ragazzo
per aiutarla a rialzarsi.
Poi Mavala arrivava di corsa lungo la strada, sempre ai limiti
del ritardo. Noi facevamo speculazioni sul motivo per cui
Mavala era cos brava a camminare sui tacchi, sul suo senso
d'equilibrio che sfidava la forza di gravit, e l'ipotesi pi valida
era che avesse a che fare con... i combattimenti cui aveva partecipato.
Le doti pi splendide di Mavala Shikongo avevano tutte
a che fare con i combattimenti. Capite come ci aveva ridotti?
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30. MOSES.
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Il ragazzo che il prete ha sorpreso a masturbarsi davanti alla
statua della Vergine Maria nella grotta della chiesa. Quello che
ha bruciato il laboratorio di scienze. Quello che ha tentato di
avvelenare la cisterna d'acqua potabile della fattoria con la nafta.
Quello che ha rubato la porta della classe di Festus. Il ragazzo
che... Quello che... Ma nessuno era pi potente di Moses, l'alunno
di settima che aveva macellato una mucca del vicino con
un temperino ed era vissuto nel veld per due settimane nutrendosene.
Moses laggi da solo, con un piccolo fal e per unica
compagnia gli occhi della mucca morta. Per, perlomeno mangia
carne; oh Signore, mangia carne. Un ragazzo che si  stufato
di mangiare polenta tutti i giorni. Era un ragazzo povero, un
orfano. Tuttavia un ragazzo nato da questa terra ha diritto a un
po' di carne ogni tanto. No?
Una volta i ragazzi mangiavano la carne solo nei giorni di
festa, dice Antoinette. Adesso cerchiamo di dargliela almeno
due volte a settimana, se abbiamo abbastanza nafta per far andare
il frigorifero.
Antoinette parla di Moses nello stesso modo in cui una madre
sola parlerebbe senza sosta delle malefatte di un figlio discolo
ma prediletto. Se una cosa anche lontanamente simile a
quella accadesse ora che i ragazzi sono sotto la sua responsabilit,
Antoinette gli darebbe una lezione severissima. Non si sa
quante sferzate infliggerebbe a un ragazzo cos sfacciato. Ma a
Moses no - lui se lo stringerebbe al petto. Prenditi un t con
quattro zollette di zucchero, mio piccolo traviato.
Siamo nella cucina della mensa del dormitorio, un edificio
vasto, cavernoso e dotato di innumerevoli finestre, dall'altra
parte del campo di calcio. Mi ricorda un hangar oppure il capannone
di una fabbrica abbandonata. Le finestre sono appannate
dal vapore che si alza da un calderone dove sobbolle una
pappetta densa. I ragazzi stanno in fila fuori dalla porta e si
danno botte in testa a vicenda con i cucchiai impazienti.
Mentre parla, Antoinette dispone le scodelle pulite sui tavoli.Racconta storie solo quando lavora di foga. Moses era un
Mos senza la cesta. Un Mos senza un popolo da guidare. Aveva
solo la sua povera fame. Quando alla fine i poliziotti riuscirono
a rintracciarlo, lo picchiarono fino a quando non gli venne
a noia. Che cosa avrebbero potuto riprendergli se non il sangue?
Poi lo portarono dal proprietario della mucca e anche lui
lo picchi finch non gli venne a noia, e la cosa fin l. Dio solo
sa che fine ha fatto Moses.
Fuori, i ragazzi cominciano a fare pi baccano. Antoinette
passa per i tavoli con lentezza, riempiendo le scodelle di pappetta
densa, una dopo l'altra. Oggi serve kmmmelpap e per secondo
c' una fetta di pane tostato con la marmellata.
Ma dimenticate come  andata a finire, dice Antoinette.
Tornate all'inizio, pensate al fatto di ammazzare una mucca
con un temperino. Le mucche non si ribellano, ma ci non vuol
dire che muoiono facilmente. Rimangono in piedi a sanguinare.
Ci sono volute ore. Quel ragazzo ci ha messo una nottata intera.
Non l'aveva fatto per rabbia. Per lui era un lavoro.
Indica la porta. La apro. Poi lei mi scansa e si piazza davanti
alla variopinta fila di ragazzi, alzando una mano ancora col
guanto da forno per imporre silenzio. I ragazzi entrano uno alla
volta, cercando di non correre, di non scattare, quelli pi
grandi trattengono i pi piccoli dal precipitarsi verso le scodelle fumanti, in attesa.
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31. VICINO ALL'ALBERO DEL PISCIO.
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Io e Obadiah stiamo facendo la nostra parte per irrigare il deserto.
Professor Kaplansk?
S?
M'interessa conoscere la tua spassionata opinione su Woodrow
Wilson.  mia convinzione che, nonostante avesse una faccia
da cavallo, fosse dotato di un certo qual puntiglioso senso
della dignit. E non metto in dubbio la sua sincerit. Tuttavia devo
subito confessarti, sperando che perdonerai eventuali offese,
che sono convinto che il vostro signor Woodrow fosse una testa
di cavolo. Non solo  stato il diretto responsabile dell'avvento
del fascismo, ma ha anche messo il nostro caro seppur insignificante
paese nei guai per ben settantanni. E lo sviluppo dell'Africa
Sudoccidentale sar un compito sacro della civilt. Compito
sacro di chi?
Portava un cappello a cilindro, ho detto io.
Chiss perch. Per sembrare pi alto? Napoleone faceva cos.
Secondo me era gi alto per conto suo.
Hm. Interessante. Un uomo alto con il cappello alto. Posso
farti un'altra domanda? Forse non c'entra niente.
Certo.
Hai un cognome non molto wilsoniano. Che razza di nome
 Kaplansk? Mi sembra molto originale.
Era un cognome ebreo-polacco fin quando il preside non ha
tagliato la...
Polacco! Avrei dovuto immaginarlo! Quanti altri nomi al
mondo rimano con Gdansk? Ah, sei semita? Per hai i capelli...
Come?
Arancione.
S.
Mi si  avvicinato per scrutarmi il volto. Ho respirato il suo
alito dolce che sapeva di malto. Hmmm. Gi, bene, Osanna!
Il mio primo ebreo! Ho aspettato a lungo.
Be', tu sei il mio primo damara.
Per met. Per parte di padre. Mia madre veniva dall'Angola.
Sei anche il mio primo mezzo angolano.
Mio padre  morto. E il tuo?
No.
Anche lui ebreo?
S.
Rabbino?
No.
Uno studioso?
Non proprio.
Commerciava in antichi manoscritti e carte geografiche?
Era un cabalista? Un usuraio? Con rispetto parlando.
Fa il dentista.
Obadiah ci ha pensato su per un po', con aria sconsolata, ma
dopo essersi ritirato su la lampo si  rasserenato. Ah, s, un
ruolo che viene incontro a una fondamentale esigenza umana e
che, senza dubbio, il tuo ebraico padre ricopre con onore.
Veramente ha lasciato mia madre. E scappato a Memphis
con un'igienista che si chiama Brenda.
Capisco, nondimeno, occuparsi di denti...
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32. OBADIAH (ALLE TRE DEL MATTINO).
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Ogni momento  una morte. Possiamo anche tornare indietro e
riviverlo, ma non si pu mai riprenderne il possesso. Chi ha
progettato un meccanismo cos crudele come il ricordo? Immaginate
di essere su un treno. Vedete un ragazzo che cammina in
mezzo al veld. Comincia ad alzare un braccio, la bocca gli si
apre. E sul punto di gridarvi qualcosa... e poi, niente. Il ragazzo
 scomparso prima ancora che voi l'abbiate notato. Una volta
ero su un treno, il treno pi lento che qualcuno si sia mai dato
la pena di costruire... sulla linea che da Windhoek va a Swakop.
Spingere una flotta di carriole attraverso il Namib sarebbe pi
rapido. Ma anche il treno pi lento del creato  pur sempre un
treno. Anche il sedile di legno della terza classe culla come una
madre. Lo vedete il ragazzo l fuori accanto ai binari? Calzoni
troppo corti, scamiciato, porta un bastone a cui  legato un fazzoletto
rosso? Eppure non riesco a trattenerlo e neanche il suo
braccio che si alza, il grido che sta per lanciare. Gli passo accanto,
trascinato dalla corrente. Forse aveva bisogno di dirmi
qualcosa? Qualcosa che io avevo bisogno di sentire? E cos sono
morto in quel momento.  stato venticinque anni fa, in occasione
del mio esilio. Le parole di quel ragazzo sono ancora
portate dal vento? Era un avvertimento? Nel cortile del tempio,
Ges scrisse qualcosa nella polvere con il dito. Che parole erano?
Nessuno lo sa. Capite cosa sto cercando di dire?
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33. SU AL NORD.
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E badate che non sto mica parlando di un Gandhi del cazzo
che si rifiuta di calpestare le formiche, dice Pohamba.
 una cosa che racconta spesso. E successo su al Nord, nella
boscaglia dalle parti di Oshikuku, dice. Un blindato della SADF
perlustra il veld a caccia di terroristi quando improvvisamente -
Pohamba adora questa parola - un vecchietto con la testa coperta
di fronde salta fuori da dietro un cespuglio e comincia a picchiare sul blindato con un bastone.
...
NOTA: SADF: South Africa Defense Force, l'esercito sudafricano che ha combattuto contro la SWAPO. FINE NOTA.
...
I due soldati all'interno per un po' se lo stanno a guardare da dietro le feritoie blindate.
Dopotutto  un bello spettacolo da vedere dopo due mesi di
umida afa a Ovambo. Si godono i colpi folli che si riverberano
all'interno, per cui ogni botta si sente due volte. Qualcuno bussa
alla porta, canta uno dei soldati. Qualcuno suona il campanello.
Fa un cenno all'altro soldato che apre un obl e spara una
pallottola nel braccio all'uomo con le fronde in testa; la cosa
per non lo ferma mica. Continua imperterrito. Bang bang. Il
soldato gli spara di nuovo. Dei colpi di pistola isolati nella
boscaglia sono una cosa un po' buffa in una guerra come questa,
dice Pohamba. Normalmente si sentono solo raffiche di armi
automatiche. Insomma, neanche il secondo sparo ferma il vecchietto.
L'uomo con le fronde in testa adesso si  messo a ballare.
Balla attorno al blindato, sanguina e ogni tanto gi un colpo.
Ormai il blindato  pieno di macchioline rosse. Gli ci vogliono
dieci colpi ai due soldati con il casco, dice Pohamba, e neanche
cos riescono a fargli mollare il bastone.
E sapete una cosa?
La sappiamo. Siamo io, Vilho e Pohamba e ce ne stiamo
sdraiati sui sacchi di farina gialla all'ingresso della cucina del
dormitorio ad aspettare che Dikeledi esca a stendere il bucato.
Santo bucato, benedetto bucato. Pohamba si cala gli occhiali a
specchio sul naso, ci scruta e ripete: E sapete una cosa?
Soffoco uno sbadiglio. Non riesco neanche a immaginarla.
Lui si accomoda sui sacchi della farina gialla e sospira. Poi tira
fuori la risposta, lentamente, con tono drammatico: Il vecchietto...
non... era... un... vecchietto. Era una vecchietta.
Tsk, dice Vilho senza neanche alzare lo sguardo dal libro.
Tsk, tsk, tsk.
Pohamba prende un po' di fiato e riattacca. C'era una volta,
su al Nord... Capite, su al Nord non  mica come qui. Su al
Nord le cose succedono davvero. Questo non  mica un posto
in cui vivere. Qui le mucche fanno colazione con la sabbia. Su al
Nord, gli alberi di baobab sono cos grandi che in uno ci hanno
aperto un ufficio postale.
Il baobab non  mica un albero, dice Vilho. E una pianta
grassa.
C'era una volta, su nel sacro Nord, dico io. Un blindato
della SADF che perlustra il veld a caccia di terroristi quando improvvisamente
un vecchietto con la testa coperta di fronde...
...comincia a picchiare sul blindato con un bastone, continua
Pohamba. E picchia, picchia, picchia, picchia...
...finch uno dei soldati dentro al blindato si stufa e spara al
vecchietto...
...che poi non  nemmeno un vecchietto, conclude Vilho.
S, esclama Pohamba. Fine della storia!
Ce ne restiamo seduti l.  ancora troppo presto perch Dikeledi
esca a stendere il bucato.
Vilho alza lo sguardo dal libro. Ma perch mai le  saltato in
testa di morire in quel modo?, chiede. Perch mai qualcuno
dovrebbe scegliere di morire in un modo cos sgraziato?
Sgraziato?, chiede Pohamba. Poi si alza e imita Cristo in
croce. Questa  una nuova variazione inserita nel racconto. China
il capo, allarga le braccia, contorce il viso in un'espressione
che secondo lui dovrebbe rappresentare un'estatica agonia. Una
crocifissione sopra i sacchi di farina gialla. Preferisci questo?
Nostro Signore non aveva mica scelta, osserva Vilho, alzando
lo sguardo su di lui. Non voleva morire per noi. Lui voleva
vivere. Il messaggio  tutto l.
E allora Ges ha stuzzicato Vilho con la punta del piede. Le
braccia ancora distese, il capo ancora pendulo, Pohamba dice:
Capite? Hanno ammazzato tutti nel mio villaggio. Tutte le
vecchiette terroriste e i bambini terroristi e perfino i polli terroristi.
Sono l'unica rimasta in vita. E allora che devo fare? Raccolgo
delle fronde. Cerco un bel bastone. Avete capito adesso?
Anche gli abomini compiuti dagli altri non la giustificano.
Pohamba ha uno scatto nervoso e si annusa un'ascella.
Auff, ragazzi. E troppo che sto in croce!
Lasciala in vita, dice Vilho, strizzando gli occhi. La prossima
volta che racconti questa storia, lasciala...
Cosa? Pohamba si butta di colpo sui sacchi di farina gialla.
Vuoi che la faccia restare l in attesa della morte come una capra?
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34. STORIE DI SICCIT.
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Le storie di siccit venivano raccontate nello stesso modo di
quelle di guerra - servivano a riempire i vuoti delle giornate pi
lunghe - solo che erano pi vere e davano meno spazio a drammatici
gesti di eroismo. Con l'Onnipotente non si combatte. La
mancanza di pioggia non la si pu aggirare. N si possono sabotare
le nuvole. Si muore e basta. Almeno cos accadeva nei
tempi andati. Oggigiorno la siccit significa che si respira polvere
e al supermercato i prezzi dei generi alimentari salgono, i
salari non aumentano e il governo  costretto a importare farina
gialla dallo Zimbabwe. E il bestiame soffre.
Ma nel '79 la siccit nel Koakveld (sono cose successe ad altre
persone - per essere vittime della siccit bisogna essere contadini
e a Goas nessuno lo era, perch Goas era solo una sosta
temporanea, non importa quanti anni della propria vita si passavano
l) fu accompagnata da un'invasione di topi. Topi che
erano diventati altrettanto affamati delle persone. Insomma, 
successo che un topo ha mangiato un neonato.  successo a una
famiglia che nessuno conosceva di persona. Antoinette ha raccontato
questa storia mentre annaffiava il suo minuscolo orto
con l'acqua dirottata di soppiatto dal laboratorio di scienze.
Coltivava cipollotti selvatici e pomodorini. Indossava il suo vestito verde della festa. Era una domenica, dopo la messa. Durante la siccit del '79, nel Koakveld, lass in Africa, disse, non qui, non  successo quaggi da noi, un topo affamato ha mangiato un neonato affamato.
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35. MAVALA.
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Osservo la sua ombra mentre attraversa il cortile a grandi passi,
con i tacchi che pugnalano la sabbia. Aggira la zolla erbosa
che il preside chiama Irlanda e sale i gradini fino alla porta aperta
del suo ufficio. Lui sta parlando al telefono o sul punto di farlo,
la sua grande mano si allunga verso la cornetta. Con chi parlasse
non l'abbiamo mai saputo, anche se dava l'impressione di
ordinare sempre materiale didattico e libri che poi noi non vedevamo
mai.
Sto facendo fare ai ragazzi un esercizio di comprensione della
lettura. Gli ho appena letto la storia di un monello di nome
Tom e del suo astuto maestro, sir Joseph Blinks. La domanda :
Come mai sir Blinks non si fida di Tom?
Sono in piedi vicino alla porta aperta della mia classe. La sento
chiedere al preside del cartoncino. Tomo a guardare i miei
alunni. La maggior parte di loro, a capo chino, ce la mette tutta
per scrivere qualcosa, con l'eccezione di Rubrecht Kanhala che
ha capito che sto solo cercando di ammazzare il tempo prima
della ricreazione della terza ora. Si tamburella la punta del naso
con una matita. Sir Blinks non capisce un cazzo.
Esco fuori e faccio qualche passo sotto il portico per origliare.
Devi riempire un modulo di richiesta.
E allora dammi il modulo.
I moduli sono terminati.
Lungo silenzio. Fuori dalla classe di Pohamba un ragazzo
sbatte insieme due cancellini e viene quasi soffocato dalla nuvola
di polvere di gesso.
Il preside rimane seduto. Mavala  in piedi. Lui ha un dito
bloccato a met del disco del telefono. Lei lo guarda in faccia.
Se solo si rilassasse un po', la sorella minore di sua moglie, e si
comportasse di pi come dovrebbe comportarsi una vera donna.
Avrebbe potuto renderle la vita pi facile. Non che ci fosse
bisogno che lei riconoscesse la sua autorit - naturalmente non
c'era bisogno che arrivasse a tanto - ma per l'amor di Dio, possibile
che non riconoscesse la sua esistenza carnale, il suo essere
un uomo con tanto di mani, sangue, cazzo, esigenze e occhi?
Non ho bisogno di vedere niente di tutto questo:  tutto scritto
l, nel silenzio. Il potere si esaurisce presto - se ne pu sempre
ottenere ancora in seguito - ma, per quel che la riguarda, lui se
lo pu tenere e gingillarcisi. Lui capisce al volo e la cosa lo fa sudare
solo a guardarla. E lei: Coraggio. Trema di fronte a me con
la tua pancia da preside, il tuo portachiavi da preside, il tuo telefono
da preside in mano. E non se ne va, si limita a rimanere l
in piedi con la sua camicetta sbracciata, le spalle nude. Rimane
l come una provocazione. Si ferma qualche altro minuto in
quell'ufficio. Forse sta esagerando - se lo sta mettendo sotto i
piedi troppo, con troppo agio, troppo presto. E tornata da neanche
un mese. Non parlano pi n di cartoncini n di moduli.
Se ne esce a mani vuote e torna attraversando il cortile - e stavolta
calpesta con cura l'Irlanda - verso la sua classe che l'aspetta
in silenzio (gi questo  una specie di miracolo, a Goas).
I cartoncini li chieder a Obadiah. Anzi no, ha un'idea migliore.
Porter i bambini nel veld e li far disegnare sulle rocce come
i boscimani. Qualche minuto dopo li vedo uscire in fila, i suoi anatroccoli, due a due.
...
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36. ATTORNO AL FUOCO DEL CAFF.
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Ma, allora, cos' che vuole?
Non fare l'insegnante,  chiaro.
E chi lo vuole fare, l'insegnante?
Io no di certo.
Tu disonori la professione. Vergognati...
Be', probabilmente si aspettava qualcosa di meglio. Per
esempio, guarda Libertine Amathila. Ora  ministro della Sanit.
Non le hanno dedicato un boulevard a Otjiwarongo?
Che c'entra? Libertine Amathila  medico. La SWAPO l'ha
mandata a studiare all'estero.  facile tornare in patria da eroi
se si  medici.
E ora ha un viale che porta il suo nome!
Un boulevard!
Ancora meglio!
Miss Tuyeni dice che un giorno ha preso e se n' andata. Ha
attraversato il confine. Non ne hanno avuto pi notizie per due
anni. Credevano fosse morta.
Quanti anni aveva?
Diciassette, pi o meno. La madre c' quasi morta di crepacuore.
Ma come mai  finita a insegnare se detesta farlo?
Insegnava gi nel suo accampamento.
Insegnante e soldatessa?
Gi.
Non  stata mica l'unica.
Chi altri?
Non per vantarmi...
Be', si capisce.
Che cosa?
Che voglia qualcosa di meglio dopo un'esperienza simile.
Dopo essersi impegnati tanto in una causa, non ti aspetteresti
anche tu...
Cosa? Qualcosa di meglio di Goas? Tutti meriterebbero...
Sempre qualcosa di meglio. Perch nessuno mai si...
E il bambino?
Ah,"gi, il bambino.
Quel ragazzino  indemoniato.
Shhh...  un agnellino meraviglioso.
...
.
...
37. ANTOINETTE.
...
.
...
 appena passato mezzogiorno e il bambino, finalmente, dorme
sotto il tavolo della cucina. Difficile, aveva detto la ragazza,
quasi si trattasse di un problema da risolvere. Adesso capisce.
Deve avere un bel po' di rabbia dentro - tiene sempre i pugni
stretti. Tranne quando, come ora, dorme: allora la sua rabbia
non c' pi. Come se il sonno ci possedesse e ci infondesse una
bont che in realt non ci appartiene. Lei sbircia per controllarlo,
gli guarda le manine distese, i gomiti sporchi, la pancia che
si alza e si abbassa. E se invece fosse proprio nostra, quella
bont? E se il Sonno fosse l'unico momento in cui siamo noi
stessi? In tal caso, chi siamo quando siamo svegli?
Tira fuori gli occhiali di Obadiah dalla tasca del grembiule.
Lui li dichiara spesso persi e lei li ritrova in vari posti dentro la
fattoria. Si mette a leggere.
Certi giorni lascia che sia il vento a scegliere la pagina. Altre
volte, pi raramente, come ora, torna all'inizio.
L'inizio? Ci si ricorda forse di essere nati? Sono sempre stata
a Goas. Anche prima di venire a Goas, ero gi a Goas. Prima ancora
che la terra asciutta fosse l'acqua e il firmamento. Da questa
finestra vedo la terra asciutta. Di notte, vedo il firmamento.
Ma l'acqua dov'?
Dicono che qui, prima, ci fosse l'oceano. Deve essersi asciugato.
E il bambino esce incespicando da sotto il tavolo e corre verso la porta.
...
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...
38. OBADIAH. (MENTRE SI FA LA BARBA).
...
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...
A me nel petto, ah! vivono due anime,
e l'una vuol dividersi dall'altra.
In una crassa bramosia d'amore
una si aggrappa al mondo con organi tenaci,
e l'altra si solleva con forza dalla polvere,
verso i campi di nobili antenati.
Goethe, Faust.

Qui, davanti a questo specchio, io sono un orfano. Direi che ho
opinioni decisamente confuse sul mio corpo.  alto. Sostiene il
mio capo. Sembrerebbe che la gamba sinistra sia pi lunga della
destra, ma la cosa non  mai stata dimostrata. Certi giorni mi vedo
i piedi come fossero lontani. Da giovane, vanitoso com'ero,
preferivo maglioni a collo alto per mettere in risalto quello che
consideravo il mio collo corinzio. Il fatto che ora io sia pi brutto
non  un problema. La mia pelle cascante e maculata. Il naso
come una mora di rovo. Il fatto che il mio volto non rappresenti
la mia bellezza non  colpa del mio creatore. Piuttosto,  la testimonianza
della natura non celebrata della mia unicit. Il fatto
che gli incolti non siano in grado di apprezzare l'altezza a cui mi
libro la rende pi vera. Pi della verit. C' un alto pi alto dell'altissimo?
Un vero pi vero del vero? La testa porta i miei pensieri
e le gambe portano il mio corpo. Eppure la sensazione del
contatto - quello fisico - ne ho ancora nostalgia. Non te lo ricordi?
Quando facevi facevi facevi cose a Meneer Oblongsky?
Ricordi? Con i ditali alle dita. Quando ero povero ma anche bello?
Ora sono povero e brutto? Meneer Oblongsky ormai pende
moscio come il collo raggrinzito di un pollo morto e io muoio
ancora dal desiderio? Gli zoppi diventano mariti libidinosi? Magari
fosse cos, Poeta. Ormai cavalco l'asino a memoria. Eppure
non  solo la giovent che agogno, ma anche la settimana scorsa.
Ridatemi la settimana scorsa. La mia Antoinette seduta sulla
sua poltrona che si massaggia i piedi con la canfora.
...
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...
39. ANTOINETTE.
...
.
...
...si unir a sua moglie e i due saranno
una sola carne.
L'amore? Vuoi sapere che fine ha fatto l'amore?
 facile.  finito nello stesso posto dov' finita tutta l'acqua.
E adesso basta. Ho degli stomaci da soddisfare.
...
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...
40. GOAS.
...
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...
Il primo tentativo documentato di sfuggire a Goas ha avuto
luogo nel 1930, quando un possidente boero di nome S.J. Dupreez
cerc di scambiare la fattoria con una tenuta pi rigogliosa
nel settentrione.
UFFICIO DEL MAGISTRATO
KARIBIB
12 LUGLIO 1930
Caro signore,
come Lei ben sa ho subito pesanti perdite di bestiame, avendo
perso tutti i capi nella recente siccit. Avevo intenzione di abbandonare
il paese, ma dietro insistenza di mia figlia Grieta, orfana
di madre e nubile, ho deciso di provarci ancora, ma in un altro distretto.
A questo scopo ho fatto un giro verso nord e sono stato
molto attratto dalla parte orientale del distretto di Outjo e in particolare dalla
fattoria Weiseenfels, attualmente disabitata. Propongo
quindi, in pratica, uno scambio tra la mia fattoria Goas e
quella Weiseenfels, dato che la superficie  grossomodo equivalente.
Come sa, ogni tanto Goas ha abbastanza acqua e senza
dubbio sar un'ottima aggiunta alla Riserva indigena di Otjimbingwe
e un'opportunit per qualche cafro intraprendente. Nel
vergare queste righe spero che gentilmente Lei le inoltri a chi di
dovere con le sue raccomandazioni.
Vostro devotissimo servo,
S.J. Dupreez
SEGRETARIATO DELL'AFRICA SUDOCCIDENTALE
F.P. COURTNEY CLARK
WINDHOEK
8 DICEMBRE 1930
OGGETTO: FATTORIA GOAS
signore, con la presente mi permetto d'inoltrare alla sua considerazione
la lettera ricevuta dal signor S.J. Dupreez, proprietario
della fattoria Goas in questo distretto. Non c' stata pioggia sulla
fattoria dall'inizio dello scorso anno e il signor Dupreez ha
perduto tutto il suo bestiame accausa [sic] della siccit. Ho gi
informato il signor Dupreez che questa Amministrazione non ha
intenzione di acquisire alcuna delle fattorie confinanti con la Riserva
indigena di Otjimbingwe a causa dell'assottigliamento delle
riserve di bestiame interno, e che ci sono scarse possibilit che
la sua richiesta venga accettata.
Il magistrato facente funzione,
T. Miller
UFFICIO DEL MAGISTRATO
KARIBIB
12 DICEMBRE 1930
OGGETTO: FATTORIA GOAS
In riferimento alla Vs. minuta 2/4/2A4 dell'8 c.m., Le sarei grato
se volesse gentilmente informare il signor Dupreez che l'Amministrazione
 spiacente di comunicare che al momento non  in
grado di prendere in considerazione la sua generosa offerta.
SEGRETARIATO DELL'AFRICA SUDOCCIDENTALE
F.P. COURTNEY CLARK
WINDHOEK
Fu cos che la proposta di Dupreez (e cio: questa fattoria 
cos inutile che tanto vale restituirla agli indigeni) non and in
porto. Nonostante ci, tuttavia, riusc a stabilire un precedente
d'insoddisfazione che governer Goas per i successivi sessantanni:
un grande impulso a fuggire, neutralizzato da una totale
impossibilit pratica di farlo. Dupreez tenne duro tra il vento
e la sabbia per altri undici anni. Nel marzo del 1941 mor di
gotta. La sua salma enfiata fu sepolta tra la moglie da lungo
tempo defunta e la figlia (ancora nubile) Grieta, che era morta
di consunzione l'anno prima. Nel deserto non cresce il muschio
sulle tombe. A Goas sono conosciute come le tombe dei Voortrekkers,
in onore della grande marcia dei boeri verso il paradiso
dei loro sogni. Nel suo testamento S.J. lasci la fattoria all'unico
che non poteva rifiutarla, Dio, per il tramite della sua fiduciaria
in terra, l'arcidiocesi cattolica di Windhoek. A Goas
questa cosa era interpretata in due modi diversi: alcuni sostenevano
che forse aveva pensato di guadagnarsi un posto in cielo
mediante il lascito. In tal caso, la battuta che circolava era che
sicuramente ora bruciava all'inferno perch aveva tentato di
truffare l'Onnipotente. Altri dicevano invece che sapeva benissimo
quello che stava facendo: da bravo calvinista olandese,
voleva dare una fregatura ai cattolici.
La diocesi non sapeva che farsene di Goas. Si parl di trasformarla
in un lebbrosario, ma a quanto pare non riuscirono a
trovare abbastanza lebbrosi cattolici. Alla fine, il vescovo sped
quaggi due frati tedeschi, fra' Sebastian e fra' Gerhard, ad
allevare pecore karakul. Anche all'epoca questi due frati erano in
et avanzata. Ma la diocesi aveva bisogno di liquidi e le karakul
erano una miniera di soldi. Da qualsiasi punto di vista, era una
proposta vincente. Se i frati se la cavavano bene e accumulavano
capitale, Dio sia lodato. Se invece morivano di stenti, sia fatta
la Sua volont. Invece il piano fall completamente: le pecore
morirono, ma fra' Sebastian e fra' Gerhard no.
Nel '42, il primo anno d'insediamento, la siccit spazz via
met del gregge. Nel '43 arriv la pioggia, ma arriv anche
un'epidemia di peste ovina. Nel '45, ancora siccit. Nel '46 resistettero.
Nel '48, ebbero troppe piogge. Il fiume Swakom
and in piena e un altro terzo delle pecore annegarono. Eppure
i due frati continuarono a sopravvivere - a lungo - stabilendo
cos un altro principio in vigore a Goas: la sofferenza, qui,  robusta
e dura parecchio. Il vento sferzante, le mattinate fredde e
i pomeriggi in cui il calore fonde gli occhi alla fin fine diventano
la somma totale di quello che vi aveva riservato la vita. Due
frati esiliati nel vento. Allevare karakul, anche nelle migliori
condizioni - sono una razza delicata e schizzinosa -  un'impresa
che deve nascere da amore e disperazione. Un anno dopo
l'altro, fra' Sebastian e fra' Gerhard non muoiono. Le nottate
sono lunghe. I belati degli agnelli assetati li tengono svegli. Non
sono proprio dei missionari. Qui non ci sono indigeni pagani da
convertire. I frati portano la Parola di Dio a un veld che non
gliene restituisce neanche un'eco. Ci saranno stati anche giorni
in cui si chiedevano se erano ancora vivi, in cui gli veniva il sospetto
che magari non erano pi esseri che respiravano, maneggiavano
forbici da tosatura e pregavano?
Gli anni Cinquanta furono altrettanto caldi e siccitosi degli
anni Quaranta. Eppure, grazie a un'annata come il '53, resistettero.
Nel '53 la pioggia fu sufficiente. Le pecore ingrassarono.
La tosatura si protrasse fino a notte per settimane. Il tipo di
annata che fa s che valga la pena aver vissuto tutte le sofferenze
subite, almeno fino all'arrivo della prossima siccit, quando
l'unica cosa che rimane  consolarsi con le storie del '53.
Te lo ricordi il '53, fra' Sebastian?
Ah, bei tempi, fra' Gerhard. Bei tempi.
Poi, un pomeriggio, fra' Gerhard non torn da una passeggiata
nel veld e fra' Sebastian and a cercarlo. Lo sta ancora cercando.
Di tutti i fantasmi di Goas - perch, come dice Obadiah,
il posto sar anche piccolo, ma di fantasmi ne abbiamo legioni
- nessuno  pi sconcertato di fra' Sebastian. Goffo, nudo e infreddolito
- e anche lui, ormai, morto stecchito - eppure continua
a cercare il cadavere di fra' Gerhard. Sente che  da qualche
parte, poi da tutt'altra. La gente qui spera che un giorno o l'altro
fra' Sebastian la pianti di cercare e si metta l'animo in pace.
Nel frattempo,  lui che scava quelle strane buche, non meglio
identificate, che troviamo davanti alle nostre porte certe mattine,
troppo grandi per essere tane di coniglio e troppo piccole
per essere state scavate da un istrice. Ognuna sembra una minuscola
tomba vuota.
Nel 1967, con la legge delle Zone Omogenee che obbligava gli
scolari neri a uscire dalle citt, la Chiesa trov un'altra funzione
per Goas. Una scuola! Come mai nessuno ci aveva mai pensato
prima?
Difficile trovare un posto costruito con meno passione. Due file
parallele di aule, dei cubi di cemento che ogni anno Theofilus
ridipinge di giallo. Il dormitorio dei ragazzi  uguale: stretto come
una caserma. Una chiesa che pu funzionare anche da magazzino.
Casette per gli insegnanti sposati. Un edificio per quelli
celibi. Nonostante la pittura fresca, il posto  gi in stato di disfacimento
incipiente. Viviamo tra ruderi dall'aspetto seminuovo.
Eppure dopo un po' ci si comincia a rendere conto che il
complesso  stato costruito secondo una certa logica, che gli
edifici di Goas sono altrettanto temporanei della gente che li attraversa.
Con la presente si fonda la Scuola Indigena (Inboorlingskool) situata
a sud di Karibib e gestita dall'Arcidiocesi di Windhoek, con
sede al 2013 di Peter Mueller Strasse, Windhoek, registrata nella
sottosezione 1a della sezione 105 dell'Ordinamento Scolastico
del 1962 (legge n. 27 del 1962), a cui si rimanda.
Il Direttore dell'Educazione Indigena
Windhoek
27 luglio 1967
E quando il muro della notte si abbatt per la prima volta sui primi alunni ospitati nel dormitorio, ragazzi arrivati qui da ogni parte del paese, dove credevano di essere?
...
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41. THEOFILUS.
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Era facile dimenticarsi che ci fosse, anche se era sempre tra noi.
Perlomeno quando non era nel veld ad aggiustare una staccionata
o a mungere le vacche o a cacciare gazzelle per procurare carne
ai ragazzi o a disinfettare le latrine o a lubrificare il generatore
o a liberare il dormitorio dai pipistrelli affumicandoli - o qualsiasi
altra delle mille cose che faceva ogni giorno e con cui metteva
in risalto la nostra pigrizia in modo cos acuto che la sentivamo
come una ferita - Theofilus era tra noi. Magari non era proprio
a portata d'orecchio, per era vicino. Le sue mani, per un attimo,
stavano ferme. Senza di lui la fattoria sarebbe crollata in
una settimana, eppure spesso noi ce lo scordavamo. Se ci ripenso,
la cosa sembra sorprendente, perch, a essere onesti, lui aveva
davvero un aspetto scioccante. Theofilus era albino, ma la cosa
non era mai proclamata apertamente. Non proprio bianca, la
sua pelle era pi simile al cuoio rosso. E nessuno osava fare le solite
battute sui neri albini. Nessuno diceva che le sue palpebre
erano rimaste strinate quando Dio lo aveva strappato al cielo
con un bacio. Nessuno diceva che era un negativo fotografico
ambulante, o un cafro al latte, o che era il fantasma che di notte
rosicchiava le dita dei piedi ai bambini. La gente parlava solo delle
sue mani aggraziate e macchiate d'olio e di come riuscisse ad
aggiustare qualsiasi cosa meno che le macchine giapponesi, che
in fondo non era un difetto perch neanche Ges Cristo in persona
sarebbe mai riuscito a far ripartire la Datsun di Obadiah.
Dormiva su una brandina nel garage della missione. Il suo
letto era sempre rigorosamente rifatto e con una coperta sola.
Sopra non ci ho mai visto un cuscino. Teneva gli scarponi di ricambio
sotto il letto, insieme a uno scatolone dove riponeva i
vestiti che non aveva addosso. A volte c'era anche un'ombra
che il suo letto proiettava e che si estendeva lungo il pavimento
macchiato d'olio del garage, a seconda dell'ora e dell'angolazione
con cui il sole entrava dalle finestre rotte.
Un sabato s e tre no, Theofilus affidava la fattoria, il bestiame
e le capre a due alunni di settima e prendeva un carretto tirato
da un paio di asini per andare a far visita alla moglie. Lei
lavorava in una fattoria dalle parti di Wilhelmstal, a met strada
verso Okahandja. Si diceva che non potesse trasferirsi a
Goas e vivere accanto al marito perch nel suo contratto non
era previsto che avesse una moglie. Una volta al mese, lui si stirava
il vestito buono e la camicia bianca su una vecchia porta
poggiata su due bidoni di vernice. Una volta al mese, il suo maglione
azzurro pieno di buchi sventolava sulla corda dietro al
garage, in attesa che lui se lo rinfilasse il luned mattina.
Quel sabato i ragazzi avevano un torneo di calcio e perci eravamo
tutti l a bordo campo, seduti sui banchi che avevamo trascinato
fuori dalle aule, a guardare le partite e a scommettere
sulle varie squadre. I Bufula Bufula erano dati 2 a i sui Pepsi
All-African Stars, e 8 a 1 sugli Omaruru Toyota. (Queste erano
le quotazioni di Pohamba.)
Theofilus era sul suo carretto tirato da due asini, con il vestito
nero stirato e le scarpe lustre. Era pronto, e il carretto sostava
vicino alla rete, davanti al garage della missione. L'ingiustizia
era che lui era sempre stato gentile con loro, non li aveva
mai picchiati, men che meno accanitamente, e non se la prendeva
neanche con quello pi pigro, un brizzolato nero e bruno
senza nome che spesso lasciava che il suo collega, un bigio spelacchiato
chiamato Oom Zak, portasse la maggior parte del
peso da solo. A quei due asini dava pi carote di quante ne potessero
mangiare. Sembrava quasi che i due ne avessero discusso
tra loro e avessero deciso di scendere in sciopero proprio
quel giorno, e tanti saluti a Theofilus e alla sua piet. Dai nostri
posti dall'altra parte del campo vedemmo che all'inizio lui considerava
il loro rifiuto un'aberrazione. Gli diede qualche colpetto,
delicatamente. Loro per non si mossero. Li colp un po'
pi forte. Niente. Lo osservammo guardare perplesso il bastone,
come se il problema fosse l. Poi Theofilus lo sollev in alto,
sopra la propria testa, e con calma prese a bastonarli di santa
ragione.
E non la smetteva.
Alla fine se ne accorsero anche i ragazzi, che smisero di giocare
per osservare Theofilus che pestava quegli asini cos forte e
tanto a lungo che vedevamo il sangue di quello pigro e senza nome
schizzare dal bastone. Per tutto il tempo non fece altro che
guardare fisso davanti a s, come se non stesse succedendo
niente, come se l'intera fattoria non lo stesse osservando. Un
uomo che doveva andare a trovare la moglie, ma non andava da
nessuna parte. Teneva le lunghe gambe ad angolo retto, cosicch
dal nostro punto di vista parevano il robusto cavalletto di
un tavolo. Tutti, insegnanti e alunni, guardavamo quella scena.
Lui che continuava a far finta di niente, anche quando il sangue
cominci a macchiargli il vestito buono, e quegli altri due che
rimanevano l piantati, come se oggi non fossero pi gli asini
della fattoria, ma dignitose statue di quelli che si presumevano
loro cugini, i cavalli.
Theofilus laggi, a gambe larghe, con indosso il suo vestito
buono ormai rovinato. Il fatto che non riuscissimo a staccargli
gli occhi di dosso aveva qualcosa di osceno. Alla fine fu Mavala
Shikongo a dire qualcosa. Era seduta insieme al suo bambino,
Tomo, che le raspava tra i piedi e le mordeva le caviglie. Lei
aveva cominciato a frequentarci un po' di pi. Prima era arrivato
Tomo. Non poteva certo restare confinato in quella stanzetta
che una volta era il garage del preside. E Mavala gli era andata
dietro. In fondo, cos'altro c'era da fare a Goas se non frequentarci
un po'?
Ma lei lo vede solo un giorno al mese?
All'inizio, non l'ho sentita pronunciare la domanda. Capite
cosa voglio dire? L per l una certa cosa non si sente, e poi la si
riascolta dentro la testa e la si sente benissimo...
Non disse nient'altro. Eppure riusc a farci vergognare. Non
avevamo pensato affatto alla moglie di Theofilus. Forse avevamo
immaginato che non ce ne fosse bisogno. Ne avevamo viste
tante come lei, vecchie mammies che camminavano sui sentieri
tracciati dalle capre accanto alla strada asfaltata, con la testa
fasciata stretta da un fazzolettone. Che bisogno c'era di scendere
nei particolari?
Theofilus non spezz quel bastardo di un bastone sul ginocchio.
Lo pos sul fondo del cassone del carretto come fosse di
cristallo. Pareva esausto, come se davvero fosse andato da lei e
tornato. Il suo volto era pallido e rovinato dal sole. Scese dal
carretto e stacc i finimenti con la stessa delicatezza di sempre.
Poi si diresse alla porta del garage, la sollev ed entr. Il ragazzo
che era pi vicino al carretto, il portiere, Skinny Hilunda,
and l e assest qualche pugno nei fianchi agli asini. Quelli non
se ne accorsero nemmeno. Poco dopo, si allontanarono entrambi
verso il veld perch a entrambi era venuta voglia di allontanarsi
verso il veld. Theofilus quel giorno non lavor. Non usc
pi dal garage. Noi ce ne restammo seduti attorno al campo di
calcio a pensare a lei che guardava la strada da dove non sarebbe
arrivato, chiedendosi se in qualche modo, dopo tutti quegli
anni, aveva sbagliato sabato.  la settimana prossima che ti tocca,
Theo? Lo sente sempre prima di vederlo. I mozzi delle ruote
cigolano e, se non tira vento, in pratica lo sente arrivare gi da
Vogelslang - e poi appare alla vista appena affronta la salita della strada maestra.
...
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42. NOTTE.
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 estate, o comunque si chiami quella stagione ancora pi calda
prima che cominci l'estate vera e propria, quando la pelle
non  ancora abituata al caldo notturno e le zanzare cominciano
a gemere assetate di sangue. Il loro ronzio cambia man mano
che la notte si fa pi fonda. Al principio sono in preda a una
febbrile eccitazione, per via dell'insopportabile, stupenda vicinanza
della nostra carne, eppure perlopi retine e zampironi
funzionano e la loro libidine si trasforma in frustrazione. Si
ascolta la loro fame che cresce e si dissipa, cresce e si dissipa
finch non si cade in una sorta di torpore che ancora non  sonno,
anche se quando ci si sveglia al mattino ci si rende conto di
aver dormito, che non  stata tutta un'attesa. E al mattino le
zanzare speranzose, quelle tenaci, sono cos intontite dalle ore
di desiderio inappagato trascorse al di qua della zanzariera che
 facile ammazzarle, tanto che nelle mattinate calde, da ogni
stanza del dormitorio dei non sposati, anche da quella di Vilho,
che nonostante tutte le prediche sull'ama-il-prossimo-tuo era
uno sterminatore di massa al pari di noi, si sentiva il rumore di
colpi gioiosi assestati in acrobazia, facili stragi compiute con
giornali arrotolati; e poi mostravamo con orgoglio i segni della
carneficina sulle nostre pareti, accompagnandoci a vicenda
in mini-tour della morte: Questa stronza l'ho beccata con il mignolo,
tutti quei piatti asterischi neri e anche quelle fortunate,
quelle che si erano saziate del nostro sangue, anche loro erano
ormai massacrate e noi convinti di aver mietuto la nostra vendetta,
dimenticando sempre che la sera dopo le nostre vittorie
non avrebbero contato un bel niente, perch loro sarebbero
tutte rinate, reincarnate per la cinquantesima, centesima, millesima
volta, e che ammazzarle equivarr sempre a non ammazzarle.
...
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43. POHAMBA.
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Le lunghe giornate passavano a forza di sbadigli. Rimandavamo
qualsiasi cosa dovessimo fare, perch tanto c'era sempre
tempo per farlo pi tardi. Oggi pomeriggio diventava domani.
La notte diventava il Madagascar. Ci presentavamo in classe e
pronunciavamo parole lente e languide, parole. Era come se
parlassimo sott'acqua. In giornate cos, Pohamba non riusciva
pi a contenersi. Gli veniva la sudarella per la voglia e faceva gli
straordinari dell'amore, andando a Karibib ogni volta che poteva
(facendo l'autostop, prendendo in prestito la bici di Festus)
e facendo ritorno a Goas al sorgere del sole, senza neanche cambiarsi
d'abito prima di venire a scuola, comparendo in sala professori
per le riunioni del mattino con enormi ovali di sudore
sotto le seriche ascelle. Perfino il preside rispettava l'etica del lavoro
di Pohamba e non gli tirava addosso le Scritture con troppa
forza.
Finiva spesso senza soldi. Solo Vilho era disposto a prestargliene
ancora. Quel sant'uomo lo guardava con occhi tristi ma
partecipi e infilava le banconote nel taschino di Pohamba come
fossero un mazzo di fiori. E tuttavia Pohamba sentiva l'esigenza
di esplicitarlo: Come si fa a saltare la cavallina senza un po'
di biada, eh?
Giornate come quelle erano dure per i suoi alunni di settima.
Pi era stanco, pi era esigente nei loro confronti e gli torreggiava
davanti ruggendo cose come: Calcolate il differenziale
di: y uguale a i pi x fratto radice di i meno x alla seconda.
Ma, professore...
Un uomo con le borse sotto gli occhi, pieno di caffeina, passeggiava
tra le file di banchi con un righello in una mano e il
suo goniometro di legno dall'aspetto letale nell'altra. Volete
forse finire a insegnare a Goas come me? Non capite che lo faccio
solo per il vostro bene, ragazzi? Non usate le dita. Calcolate a mente!
...
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...
44. TORNO.
...
.
...
Chi pu odiare un bambino piccolo? Solo che quello non era un
bambino piccolo. Ne aveva solo l'aspetto. Mavala lo chiamava
il suo mostro, il suo contorsionista, il suo roditore, il suo manicomio.
Aveva due gambette tozze e robuste come quelle di un
atleta di lotta greco-romana. Lo chiamavamo il Piccolo Festus.
Non aveva ancora due anni ma testimoni attendibili erano pronti
a giurare di averlo visto sollevare una carriola sopra la testa.
Adorava le latrine, specialmente quando erano occupate. (Tanto
vale informarvi a questo punto che l'unica latrina che si poteva
chiudere dall'interno era quella privata del preside. Se qualcun
altro avesse osato cacare l dentro avrebbe commesso l'equivalente
di un colpo di stato.) Tomo infilava le sue dita da furetto
unte di grasso di pollo nelle tasche della gente. Mangiava di
tutto. Notava tutto, capiva tutto. Ricordo i suoi occhi che mi fissavano
da dietro le stecche di una sedia, solo gli occhi, mi bloccavano,
mi scrutavano, mi leggevano, mi restituivano tutto l'odio
che provavo per lui. Eravamo tutti invidiosi di lui. Di quello
che i suoi occhi avevano il privilegio di guardare. Una doccia all'aperto,
il rubinetto sul retro della casa del preside. Tomo che se
ne sta seduto nella fanghiglia sabbiosa mentre lei... lei... lei...
Se cercavo di tenerlo in braccio con tenerezza - tra le mie ipocrite
mani - il corpo gli si irrigidiva. E poi faceva quella cosa.
Tutti i bambini piccoli ne sono capaci, ma Tomo ci metteva
un'abilit particolare. A fare quella cosa che si fa da piccoli.
Mentre uno giocava con lui o s'illudeva di star giocando con
lui, di divertirsi a inseguirlo emettendo suoni gutturali, ecco che
cadeva, poi rialzava la testa e ci pensava su un attimo come stesse
facendo un calcolo. Per decidere se gli conveniva mettersi a
piangere a squarciagola o no. Con me decideva sempre di mettersi
a ululare come la sirena che segnalava l'esercitazione antitornado
alla scuola elementare Wainscott sulla North Clifton,
a Cincinnati. Era bravissimo ad accenderla e spegnerla. Ululare.
Modulare. Ululare.
A testa in gi sul seggiolino da automobile, con i piedi dove
dovrebbe stare la testa (una scarpetta calzata e l'altra sparita da
un pezzo), il testone ciondoloni. Due occhi che non si davano
mai pena di guardare nulla di superfluo. Tipo il mio sguardo da
stronzo insincero. Mi scherniva fin dentro l'anima. Non sapeva
ancora parlare e forse questa era la vera sorgente del suo potere.
Le parole avrebbero solo ostacolato il suo puntare lo sguardo
sulle cose essenziali. Tanto, chi pu odiare un bambino piccolo?
Tra noi dicevamo che Mavala Shikongo non rideva mai.
Non era mica vero. Il fatto era che ci riusciva solo lui. A farla
ridere, intendo. A farla ridere come una strega, come se avesse
la tosse convulsa, incontrollabili latrati da foca che si sentivano
arrivare dalla casa del preside. Trucchetti facili, tipo pettinarsi
con uno spazzolino da denti, tipo infilarsi il pur di patate
nelle narici, bastavano a scatenare in lei una sequela di gracchianti risate.
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45. CREPUSCOLO AVANZATO.
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Le capre tornano ruzzando dal veld nel crepuscolo avanzato,
nella luce azzurra che cala come fumo. Pohamba dorme.  il
suo pisolino serale. Tiro fuori una vaschetta di Rama dalla dispensa,
ne raschio via una cucchiaiata di margarina e la getto
sul mucchio della spazzatura dietro alla buca dove di solito accendiamo
il fal. Uno dei galletti di Antoinette, quello con il
ciuffo di piume verdi, immediatamente accorre stupito: non gli
 mai capitato di veder gettar via con tanta nonchalance una
provvista di burro cos ricca. Lo lascio in preda alla sua meraviglia.
Mi avvio per la strada che porta a casa del preside. Lei se
ne sta seduta su una panca appena fuori dalla sua porta, mescolando
una pappetta messa a cuocere su un fuoco all'aperto.
Tomo, che prima si stava rotolando per terra, si tira su a sedere
ai piedi della madre e mi lancia un'occhiataccia. Io mostro la
mia vaschetta vuota.
C' nessuno in casa? Siamo rimasti senza margarina, su al
dormitorio, e mi chiedevo se...
Mavala indica con il pollice la finestra alle sue spalle. Dietro le
tendine scorgo il bagliore sfocato del televisore acceso. Il preside
non riceve il segnale da Windhoek, ma a lui e a Miss Tuyeni piace
far finta di guardare i programmi di cui parlano i giornali.
Mia sorella e il marito hanno da fare, dice Mavala. Se
vuole sedersi e aspettare, professore...
 a piedi nudi. O porta i tacchi alti o se ne sta a piedi nudi. Su
al dormitorio dedichiamo un'enorme attenzione alle calzature
di Mavala.
L'ho invitata a sedersi, professore.
Come no. Mi siedo sulla panca accanto a lei. Si china sulla
pentola e mescola ancora un po', poi posa il cucchiaio sulla
panca tra di noi. Accavalla le gambe prima da una parte, poi
dall'altra. Poi le lascia scavallate.
Sa, se stessi dalle mie parti a lavorare nei campi di granturco
non sarei ingrassata tanto. Su al Nord, ci si lega il'bambino
alla schiena e si va a lavorare nei campi.
Avevamo gi notato questa sua abitudine, a volte, di dire cose
che danno l'impressione che stia parlando da sola e la nostra
presenza sia solo fortuita.
Chi ha detto che  ingrassata?
Ho sentito dire che ai bianchi inglesi le donne grasse non
piacciono. Ai boeri invece piacciono.
Non sono mica inglese.
Io mi annoio, dice. Lei no?
La guardo grattarsi la caviglia sinistra con le dita del piede
destro. Mi abbasso e prendo in braccio Tomo. Voglio solo, per
un attimo, essere pi vicino ai piedi di lei. Comincio a farmi saltare
Tomo sulle ginocchia, ma lui mira ai miei occhi e io lo metto
subito gi. Lui afferra la mia vaschetta di margarina e la getta
nel fuoco. Lei pare non accorgersi di niente. Poi mi guarda,
con quegli occhi troppo grandi. Secondo Pohamba nessuna
donna dovrebbe spalancare tanto gli occhi, una che si scopre
tanto o  falsa o  matta. Io la fisso con uno sguardo che penso
sia sensuale, ma anche intellettuale, significativo.
Lei torna a guardare la pentola.
Come mai non cuoce le cose dentro, in cucina?
A quanto pare mia sorella  convinta che i miei costumi morali
contaminino il cibo.
Ha detto proprio cos?
Ha detto che sono una sgualdrina.
E le sgualdrine non usano la cucina?
Pare di no.
Mi chino verso di lei, con lo sguardo puntato alla piccola incavatura
che ha sotto la gola, convinto che questo sia l'angolo
migliore per fare non so bene cosa, ma lei si  gi alzata dalla
panca e si muove veloce nel veld ormai buio, sale e riscende una
piccola altura ed  sparita.
Poi mi urla: Per favore, gli dia da mangiare lei. Ma lasci che
si freddi, prima.
Verso la pappetta nella scodella e la poso sulla panca. Per un
po' osservo il vapore che si alza dalla scodella. Poi chiamo il
mostriciattolo e il mostriciattolo arriva. Si accomoda accanto
alla mia gamba e aspetta che gli dia la scodella.
In fondo alla strada Antoinette urla ai ragazzi di lavarsi. Ragazzi,
vi voglio lavati, pettinati e devoti entro dieci minuti! E i
ragazzi le rispondono urlando ognuno nella sua lingua. Una babele
di voci che si chiamano urlando al lavaggio.
Dall'interno della casa del preside arriva un lampo sottile che
attraversa la luce bianca e costantemente mutevole dello schermo.
Miss Tuyeni ride di qualcosa che le  parso di vedere. Io osservo Tomo che mangia.
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46. PARETI.
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Un ragazzo del dormitorio di notte ha gli incubi. Ormai ci siamo
abituati tutti. Lo aspettiamo.  come se urlasse anche per
noi. Si  messo a urlare proprio in questo istante.
Pohamba batte sulla parete. Non riesci a dormire?
No.
Chi pensi che sia?
Non lo so.
Di che cosa ha paura?
Senti, cerchiamo di...
Neanche Mobutu riesce a dormire.
Cosa?
Mobutu Sese Seko, con il suo cappello di pelle di leopardo.
Cos' che lo tiene sveglio? Di cosa ha paura?
Sono le due di notte.
Ha paura di Patrice Lumumba. La vuoi sentire? Una storia
della buonanotte?
Lasciami in pace.
E dai. Non abbiamo altro da fare che riaddormentarci. Rispondi
un po'. Perch Mobutu ha paura di Patrice Lumumba?
Non ne ho la pi pallida idea.
Bene. Hai ragione. Perch Lumumba non c' pi. L'hanno
fatto a pezzi e l'hanno gettato in un bidone pieno di acido.
Allora  morto. Adesso lasciaci tornare a dormire, a me e a
Mobutu.
Ma la mente  sempre logica? Mobutu se ne sta disteso nel
suo grande letto dorato ma non riesce a dormire per la paura.
Allora chiama il suo capo della sicurezza e gli dice: Capo della
sicurezza, voglio che tu faccia una cosa per me. Va' ad ammazzare
Patrice Lumumba. Ma, padrone, dice il capo della
sicurezza, quell'impiegato delle poste  morto anni fa. Credi
che non lo sappia? Ma la gente - non capisci? - la gente lo
ama ancora. E cos il capo della sicurezza chiama i suoi uomini
e gli dice cosa fare. Anche loro sono un po' confusi, per il capo
della sicurezza gli strilla: Brutti zotici, vi pago forse per fare
domande? I suoi uomini alzano le spalle. Non  una cosa
difficile. Escono e ammazzano un tizio. Il capo della sicurezza
ne porta il cadavere a Mobutu. Ecco Lumumba, padrone.
Bene, dice Mobutu. Adesso, fallo di nuovo.
Pohamba si soffia il naso, con gran baccano. E cos tutte le
notti, a Kinshasa, ammazzano Patrice Lumumba. Be', siamo in
Africa, no?
Buonanotte, dico io.
Secondo te, qui non siamo in Africa?
Come?
Non hai paura?
No.
Io s.
Perch?
Ho paura di essere Lumumba.
Nessuno ti vuole ammazzare. Dormi.
Vilho batte piano all'altra parete e sussurra, ma con pareti
come queste non si avverte la differenza. Patrice Lumumba
era un martire, dice Vilho.
Pohamba si schiarisce la gola come un rullo di tamburi. E
che ne sai tu che non sia un martire anch'io?
Vilho ci riflette su. Lo sentiamo pensarci. Perch quando riflette
sospira. Vilho dorme con la camicia da notte. Lo vediamo
comodamente avvolto in lenzuola cos pulite che scricchiolano.
Ritroviamo il sonno ascoltandolo riflettere. Tutti e tre respiriamo
nelle tenebre dietro le nostre pareti.
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47. VILHO.
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Vilho ha sempre freddo. A differenza di noialtri, che il sole riscalda
troppo in fretta dopo le mattinate fredde, lui rimane intabarrato,
con il cappello di lana e la sciarpa. Accetta il freddo
come il fato. Non si lamenta mai. Noi invece, altroch se ci lamentiamo.
Ci lamentiamo del caldo. Ci lamentiamo del freddo.
Ci lamentiamo del fatto che Vilho non si lamenti mai. Lui  il tipo
di persona sola che ci confonde perch non cerca di non essere
pi sola. E oltre a questo, la cosa pi preoccupante di tutte
 che non  una terribile coincidenza il fatto che Vilho fosse uno
studente di Goas e ora sia di nuovo naufragato qui come docente.
Non  per niente una coincidenza. Quando si laure tra i migliori
a Dobra, fu Vilho stesso a fare domanda per essere mandato
a Goas. Ha fatto domanda?, esclamava incredulo Obadiah.
Significa che il nostro povero Puck si  autoesiliato!
Se non si sapesse che  un insegnante, lo si potrebbe benissimo
scambiare per uno studente. Ha un viso liscio, glabro, duttile.
Inoltre pare proprio che non sbavi appresso alle donne.
Non appresso a Mavala e neanche a Dikeledi. Pohamba dice
che  impossibile. Un africano? Vilho? Una checca? Ma Obadiah
dice che se  vero, significa che siamo un po' pi cosmopoliti,
un angolo di Cape Town nella macchia del veld. Eppure,
per quanto Vilho possa nascondere,  l'unico a Goas che sembra
non afflitto - e allora,  naturale, noi scarichiamo tutte le
nostre varie pene su di lui. Antoinette gli sferruzza a maglia una sciarpa dietro l'altra per tenerlo caldo.
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48. IL VALZER DI SEBASTOPOLI.
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Devo dire che mi fa proprio piacere che siamo tutti per strada,
ha detto Obadiah. Qualcuno ha una teoria sul perch?
Nessuno aveva teorie. Nessuno aveva intenzione di formulare
una teoria. Eppure restavamo in attesa. Eravamo nella pausa di
ricreazione mattutina e il caldo si era gi alzato, e stavamo tutti
all'ombra dell'unico albero che cresceva vicino alla scuola,
che guarda caso si trovava lungo la strada.
Non siamo mica studenti, ha detto Pohamba. Non siamo gli insegnanti, noi?
Sbagliato!, ha esclamato Obadiah. Il fatto mi stuzzica,
brava gente di Goas, perch il posto dei racconti  proprio la
strada. Non si racconta niente dentro casa. Questa era la regola
di mio padre. Quando ci voleva raccontare una storia ci portava
fuori. I miei due fratelli e le quattro sorelle, l'intera famiglia,
tranne mia madre, che diceva sempre che in confronto a
mio padre anche i cani morti non sembravano poi tanto pigri.
Per usciva anche lei, solo che non metteva piede in strada.
Dovete sapere che abitavamo in una strada polverosa, piena di sassi,
spazzatura e tsotsi addormentati con il cappello calato sugli
occhi, e mio padre raccontava storie dei giorni lontani del Vecchio
Quartiere Nero di Windhoek, prima che arrivassero con le
ruspe e trasferissero tutti a Katatura. Mio padre parlava del
Vecchio Quartiere Nero come se fosse un umile paradiso di Dio.
Poi dava un'occhiata in giro alla nostra strada, a tutte le case -
no, non case, non le chiamava mai case, le nostre; erano scatolette
di sardine ammucchiate insieme con il nome della trib e il
numero civico dipinto sulla porta - e diceva: Io ormai sono
vecchio, eppure si aspettano che io combatta. Con cosa? Con
queste mani tremanti? Mio padre era un uomo fiero, un uomo
colto, un panafricano, un seguace di Marcus Garvey. Non condannava
gli uomini che prendevano le armi, ma chiedeva piet
per i demoni che li obbligavano a farlo. Citava Senghor: Signore,
perdona chi ha fatto diventare guerriglieri / gli askia, chi trasforma
i miei principi / in sergenti. Era semplicemente convinto
che ci fosse un modo migliore. Credeva che la strada per la rivoluzione
passasse per l'educazione. I libri, diceva, sono i grandi
rovesciatori. Sconfiggete i boeri con il Tristram Shandyl Poveretto.
Per mia madre valeva l'equazione: un colono, una pallottola.
Mio padre la metteva in imbarazzo. Non faceva altro
che ridere malignamente dei suoi ricordi, che secondo lei non
erano neanche ricordi, ma solo propaganda colonialista.
E una volta, l sulla strada, mio padre ci raccont della sala
da ballo che un tempo c'era nel Vecchio Quartiere Nero. Era
cos grande, quella sala da ballo, che dava l'impressione di trovarsi
in una piccola nazione. Dall'altra parte della staccionata,
mia madre disse: Una sala da ballo? Vuoi ringraziarli per
una sala da ballo nel 1942? Ci sono altri mariti che vanno in galera.
E poi sput.
Obadiah ha fatto una pausa per pensare a sua madre. Mavala
ha chiuso il libro che stava leggendo, ma teneva il dito come
segnalibro alla pagina dove aveva interrotto la lettura. Ha alzato
gli occhi a guardare il cielo. Il sole era debole, una specie di
inutile lampadina in una stanza di giorno. Pohamba stava correggendo
dei compiti. Festus si era addormentato con la fronte
appoggiata a un ginocchio.
No, mia madre non era certo una signora, ha ripreso Obadiah.
E sarebbe andata di persona a prendere di petto i boeri,
se non avesse dovuto sempre preparare la polenta per noi sei figli.
Mio padre la temeva, ma in pubblico fingeva di non aver
paura e cos l'azzitt, le disse: Va' a casa, donna, e prepara un
po' di Ovomaltina per il tuo uomo. Ma lei non si muoveva. A
questo punto si erano gi radunati i vicini. Qualsiasi cosa succedesse
per strada era sempre meglio di niente e, anche se non
era una sommossa, perlomeno potevano assistere a un duello
tra i miei genitori. Era grande come il Lesotho, quella sala da
ballo, disse mio padre. E in quella grande sala facevano gare,
gare di ballo molto combattute, e in una di queste occasioni io
e mia moglie - s, proprio la donna bellicosa che ora se ne sta
laggi - ci piazzammo primi con il valzer di Sebastopoli.
Obadiah  balzato in piedi davanti a noi. Come me, mio padre
era magro. I vestiti non gli stavano mai a pennello. Quando
ballava il valzer per strada con la mia seconda sorella, la camicia
gli sventolava dietro, facendolo sembrare un uccello scarruffato
con le scarpe. Obadiah ha allungato le braccia in fuori
stringendo a s una donna che vedeva solo lui, ben dritto, una
mano sotto un gomito invisibile, l'altra piatta su una schiena altrettanto
invisibile. Posizione di partenza!, ha gridato. E allora,
e un-due-tre, un-due-tre, e avanti e indietro...
Qualsiasi cosa stesse ballando non somigliava per niente a un
valzer. Anzi, a dire la verit, non sembrava neanche un ballo.
Era ancora un po' brillo per lo Zorba con cui aveva corretto il
caff del mattino e non faceva che agitare le braccia; un agitarsi
lento strusciando i mocassini sformati. Era brillo e amava suo
padre e il racconto del padre, ma noi non lo stavamo neanche a
sentire, perch faceva troppo caldo e dovevamo tirarci su e tornare
a insegnare fra neanche cinque minuti e perci stavamo solo cercando di riposarci un po' sotto l'ombra dell'unico albero
che ne gettasse.
Lui era ancora l a volteggiare da solo quando Mavala ha posato
il libro nella polvere, si  alzata e gli ha preso le mani. Dopo
un po', lui ha detto: Non sai ballare. Ma come mai una
donna con la tua eleganza naturale...
E tu sei una vecchia spugna, ha risposto Mavala.
Provaci, ha detto Obadiah. Prova a ballare.
E in effetti ci hanno provato, tutti e due, l in mezzo alla strada,
sulla sabbia. Mavala si  tolta i tacchi alti. Anche senza, era
alta quanto lui. Eppure erano una coppia goffa, ballavano male.
Quando lui avanzava, avanzava anche lei e sbattevano le teste.
Alla fine, lui ha lasciato cadere le braccia e l'ha squadrata
perplesso, come se stesse tentando di leggere qualcosa sotto una
luce troppo bassa. E poi, c' un'altra cosa, ha aggiunto. In
fondo alla strada, i ragazzi stavano tornando dalla mensa, tenendo
strette in mano carote mezze rosicchiate.
E cio?, ha chiesto Mavala.
Obadiah  andato verso di lei e ha allungato le mani, ma senza
toccarla; le ha lasciate sospese all'altezza delle sue spalle.
Mio padre non beveva neppure una goccia. Per-e in vita mia
non ho mai dimenticato una crudelt del genere - il giorno in
cui si vantava per strada del valzer di Sebastopoli, mia madre
disse, sottovoce, perch sapeva che non c'era bisogno di gridarlo:
Se bevesse, sarebbe meglio.
Obadiah  rimasto impalato in mezzo alla strada a fissarsi la
punta delle scarpe. Mavala ha alzato una mano e gli ha assestato
una botta, quasi con delicatezza, sulla visiera del berretto
della TransNamib.
Il triangolo ha suonato e noi ci siamo alzati, ci siamo spolverati
il fondo dei pantaloni e abbiamo raccolto le penne che avevamo
sparso per terra. Festus aveva un bernoccolo sulla fronte
nel punto in cui l'aveva appoggiata al ginocchio. Ci eravamo
appena incamminati verso le nostre aule, quando Obadiah ci
ha gridato dietro: Posso aggiungere una cosa?
Nessuno di noi si  voltato.
Mia madre aveva,  vero, gambe squisitamente lunghe.
Non ci sono forse giorni in cui a un figlio capita di immaginare che aspetto potevano avere?
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49. LA PATTUGLIA DELL'IGIENE.
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Una spidocchiatrice solitaria. La Regina Antiparassitaria. Antoinette
perlustra le brandine allineate nel dormitorio dei ragazzi.
Gli unici strumenti di cui ha bisogno sono le sue mani,
pinze dalle lunghe dita simili ad artigli. Altro che shampoo delicati.
Lei ha bisogno di sentire sulla pelle lo schiocco della morte.
Estrae i pidocchi uno a uno e li schiaccia. L'igiene diventa
uno spettacolo e Antoinette un boia a volto scoperto. Ragazzi,
sull'attenti! I vostri corpi sono contravvenzioni viventi, respiranti,
sudanti! Le brandine sono cos accostate che per camminarci
in mezzo  costretta a procedere di sghimbescio. Ragazzi,
ragazzi, ragazzi. Tante di quelle teste da sottoporre a inquisizione.
Ragazzi, anno dopo anno, ragazzi. Teste! Ascelle! Annidamenti
pubici! Alza le braccia, Matundu. Gi le brache, Shepa.
Dammi la testa, Titus, piegala! E poi un giorno un ragazzo
dice semplicemente: No, la testa  mia. A volto scoperto, Antoinette
si ferma. Esamina il recalcitrante. Occhieggia i suoi occhi,
con le colossali pupille.  pi affascinata che allarmata.
Trovare qualcuno che si opponga a lei  sempre stata una cosa
di cui era curiosa. Un tiranno senza opposizione si annoia tanto.
Si dice che Napoleone facesse dolci sogni di sconfitta. E Stalin
non si aspettava forse il veleno, accarezzando l'idea del martirio?
Antoinette si ferma. Squadra il ragazzo dall'alto in basso.
Se ne sta seduto sulla sua brandina. I piedi neanche toccano per
terra. Non lo conosce. Quindi non  n un ladruncolo, n un
vandalo, n un incendiario. Quelli buoni si confondono tra di
loro. Come mai ci ricordiamo solo dei delinquenti? La sua sfida
non  neanche tanto coraggiosa, eppure  inequivocabile. Le
gambette che fuoriescono dai calzoncini corti. Le piante dei piedi
sporche. Ma la camicia color cobalto  pulita. (Chiaramente
certe regole le segue.) Ha la testa leggermente ovale e borse sotto
gli occhi. Ma dorme mai, questo qui? Fissa il vuoto: Fammi
quello che ti pare, vecchia carampana, ma la testa  mia.
Cognome?
Axahoes, signora.
Nome?
Magnus.
Che classe?
Sesta, signora.
Cos piccolo e fai la sesta?
A questo non risponde nulla, si guarda la punta dei piedi come
se loro bastassero a spiegare come mai  cos piccolo e fa la
sesta.
Da dove vieni?
Da Andawib West.
Fattoria?
Quella di Meneer Pieterson. Distretto di Kalkveld.
Genitori?
Padre.
Madre?
Rimane seduto in silenzio. Una gamba ha un tic.
In piedi.
Lui si alza dal letto. Gli altri ragazzi restano muti, ma gli occhi
seguono la scena.
Abbassa la testa.
No, signora.
Perch no? Sospetti di avere dei parassiti? Un'infestazione?
Hai paura?
I suoi occhi non vogliono nulla, neanche che questa situazione
finisca. Una cosa talmente rara. Non si pu eliminare la volont
dallo sguardo, per quanto ci si provi. Perfino gli occhi dei
morti rivogliono tutto, che  il motivo per cui l'addetto alle
pompe funebri glieli chiude o li copre con una monetina. Ma
questo ragazzo. Neanche il dolore, come se sapesse che soprattutto
il dolore  solo orgoglio. Provate ad addestrare i vostri occhi
a seguire il volo di una zanzara particolare. Non riuscirete
mai a concentrarvi abbastanza.  da quando era piccola che
Antoinette cerca di seguire il volo di una zanzara soltanto.  impossibile.
Si pu solo sperare di avere un po' di fortuna quando
per caso rientra nel vostro campo visivo. Ma gli occhi di questo
ragazzo, siccome non vedono nient'altro, probabilmente ci riuscirebbero.
Antoinette pensa: Tua madre, figliolo. Il mondo 
pieno di madri morte, ne ha fin qui di madri morte. Ges buono,
e tu rivendichi il diritto di fare il superiore? Il tuo dolore 
pi grande? Eppure ha piet di lui, gli vuole bene. Non  una situazione
senza uscita. E una pausa per rifiatare prima di una disfatta.
Antoinette alza la mano e lo picchia fino a stenderlo sul pavimento del dormitorio come un asino.
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50. APPUNTI SU UN PRETE PERLOPI ASSENTE.
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Un grumo senza storia. L'unica importanza che aveva per Goas
era il fatto che possedeva dei mezzi di trasporto. Una macchina,
due bakkies, un camion e un trattore. Il Padre nostro di Goas era
a capo di una flottiglia. Era come essere su un'isola deserta con
mezza dozzina di lance di salvataggio. C'era solo un problema.
Soltanto Theofilus aveva il permesso di guidare uno di questi
mezzi e poteva usarli esclusivamente per motivi ufficiali riguardanti
la chiesa; fra questi motivi non rientravano gli insegnanti.
Per essere un uomo tendente alla pinguedine, il Padre aveva
delle spalle molto squadrate. Con la tonaca sembrava uno scatolone
coperto da una tovaglia. Nessuno lo conosceva abbastanza
bene da detestarlo. Era a Goas solo da pochi anni. Parlava
con una voce stranamente acuta e, si diceva, c'era qualcosa
in quella voce che rimandava indietro nel tempo. Giusto o ingiusto
che fosse, a volte la gente diceva che dipendeva dal fatto
che il Padre era un meticcio e, quindi, mezzo passo avanti per
essere un bianco secondo le vecchie - ma erano diventate vecchie
solo di recente - leggi. A me, m'ignorava completamente.
Una volta mi ha chiesto qual era la mia fede e quando gliel'ho
detto il suo commento  stato: E cos Windhoek ci manda un
pagano? Poi ha lanciato un urletto che poteva anche essere
una risata e se n' andato.
Teneva un pastore tedesco in un recinto, ben isolato dai cuccioli
di Zia Wilhelmina. Gli voleva un bene dell'anima, a quel
cane, e gli dava da mangiare ossa di antilope fresche. Un giorno
questo cane viziato  scappato ed  finito su una vipera soffiante
del veld.  riuscito a trascinarsi fino a casa e si  messo a ululare
al padrone davanti alla porta della canonica. Ci siamo radunati
tutti l a guardarlo mentre il collo gli si gonfiava come un
palloncino. Poi ha cominciato ad avere le convulsioni e a soffocare.
Alla fine il Padre  uscito e gli ha spaccato la testa a martellate.
Il prete aveva due sole regole, a differenza del preside che ne
aveva innumerevoli. Niente alcool e niente fornicazioni tra non
sposati. La prima non era rispettata (si sapeva che il prete aveva
un debole per il vermouth). La seconda non c'era neanche bisogno
di rispettarla.
Come mai il preside, che era senz'altro il cattolico pi vistoso
della fattoria, e il prete si disprezzassero a vicenda rimaneva
un mistero. Probabilmente aveva a che fare con la nazionalizzazione
delle scuole che aveva avuto luogo dopo l'indipendenza.
Aveva provocato un certo senso di confusione perch non si
capiva bene chi comandava davvero a Goas. Il preside gestiva la
scuola, ma la scuola si trovava su un terreno appartenente alla
Chiesa. Gli insegnanti di Goas la vedevano cos: il preside ci
controlla il culo; il prete, quel che  rimasto dell'anima.
Circolava una strana storia su quei due. Una storia inspiegabile,
senza capo n coda e senza alcun senso.
Una mattina il prete aveva scoperto il preside addormentato sul
tetto della canonica.
Che ci faceva lass? Lo stava spiando?
Nessuno lo sa.
Come mai si era addormentato? Era ubriaco?
Non ti ubriacheresti anche tu se dovessi passare la notte sul
tetto?
S. Ma che cavolo ci faceva su quel tetto?
Te l'ho detto, nessuno lo sa.
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51. SERATA INGLESE.
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Pi ancora del rossetto, dell'ombretto azzurro e delle gonne ridotte,
era l'entusiasmo con cui Mavala suonava l'organo a far
uscire dai gangheri il prete. Il mercoled sera in chiesa si celebrava
ufficialmente la serata inglese. Di solito la domenica o
nelle altre messe mattutine - sempre che si trovasse a Goas, il
che non capitava spesso, dato che la regione degli Erongo scarseggiava
di preti - il Padre tuonava dal pulpito in una specie di
afrikaans apocalittico. Null'altro che l'inferno vi attende, ragazzi
che sventolate la vostra immoralit sotto gli onniveggenti
occhi del Signore... Invece il mercoled sera la smetteva di battere
i pugni sul pulpito. Si diceva che non fosse d'accordo con
l'editto impostogli dal vescovo di Windhoek che, in osservanza
della nuova costituzione, prevedeva in chiesa l'utilizzo dell'inglese
almeno una volta a settimana. A quanto pareva, il Padre
voleva dimostrare a tutti che l'afrikaans era ancora la lingua
usata dal Dio tuonante. Perci, nelle serate inglesi, la predica la
cinguettava soltanto. E i ragazzi si erano subito adeguati. Sapevano
che il mercoled sera potevano impunemente addormentarsi
in chiesa. Quelli pi grandi si portavano dietro addirittura
un cuscino e si accomodavano sulle panche in fondo. Sui banchi
davanti i ragazzi pi piccoli crollavano l'uno sulle spalle dell'altro,
con le testoline che oscillavano, le ginocchiette puntellate
sulle assi di legno mentre subivano un sonno doloroso, ma ristoratore.
Dopo aver sonnecchiato durante la funzione, i ragazzi si ringalluzzivano
quando Mavala si metteva a suonare. Lei sosteneva
di essere ancora cattolica, nonostante tutto. Che la volessero
o meno. L'organo non  che funzionasse tanto bene. Spesso i pedali
s'incastravano e le note riverberavano pi a lungo del dovuto,
creando una sorta di emorragia musicale che si ripiegava
su se stessa a strati, come se ogni nota suonata accadesse simultaneamente.
Ogni inno finiva dunque in una cacofonia totale.
Ma non importava. E i ragazzi irritavano ulteriormente il Padre
cantando in inglese: O food ofexiles lowly, O bread ofangels
holy... Le loro voci si diffondevano per tutta la fattoria, fino a
raggiungere Theofilus nel veld; fino in cima alla collina dov'era
la croce, e dove Pohamba se ne stava seduto da solo perch boicottava
la chiesa.
Dato che mi ritenevano l'incarnazione vivente delle virt anglofone,
mi facevo un punto d'onore di andare in chiesa nelle
serate inglesi. Me ne stavo seduto accanto a Vilho su una panca
in fondo alla chiesa e cercavo di non pensare alle gambe e ai piedi
di Mavala che pompavano sui pedali. Mavala suonava a occhi
chiusi, con la testa leggermente inclinata sulla spalla destra.
Un mercoled l'ho aspettata alla fine della funzione, dopo che
tutti, tranne Vilho, se n'erano gi andati. Lui spesso rimaneva in
chiesa. Una volta mi ha detto che c'era una calma insolita in una
chiesa che si era appena svuotata. Io e Mavala ci siamo incamminati
insieme lungo la strada che portava a casa del preside.
Si  alzato il vento, ho osservato io.
(Si  alzato il vento. E calato il vento. Certe volte lo pensavamo
o lo dicevamo cos, tanto per avere qualcosa da pensare o da
dire.)
S, ha risposto lei.
Prima non c'era.
Giusto, ha confermato lei. Prima non c'era proprio, eh?
Siamo passati accanto a due ragazzi della terza di Obadiah,
Siggy e Petrus, seduti sui ruderi di un tavolo pieghevole rubato,
che si esercitavano a presentarsi l'un l'altro nel forbitissimo inglese
del Re parlato da Obadiah; di quale re si trattasse non si 
mai capito.
Sarei molto onorato, signor mio, se lei volesse degnarsi di
favorirmi il suo nome.
Fui battezzato Sigfrido, ma la prego, insisto, mi chiami pure
Siggy. Posso essere tanto ardito da chiederle il suo, mio giovine
amico?
Ah, spirito congeniale! Sono noto come Petrus.
Fumavano matite a mo' di pipe. Si facevano tanto di cappello con copricapi immaginari. Dall'espressione sui loro volti
sembravano soffrire molto. L'inglese era spesso associato alla
stitichezza.
Noi due abbiamo proseguito per la nostra strada. Questo
posto certe volte sembra uno zoo, ha osservato Mavala.
Adorano sentirti suonare.
Ah s?
Li ispiri.
Mavala si  data una manata sulla fronte. Indovina un po'?
Mi sono scordata il bambino.
Siamo tornati indietro, abbiamo attraversato il campo di calcio
e siamo andati a casa di Antoinette e Obadiah. Lei era al suo
posto di osservazione, la finestra aperta della cucina. Tomo faceva
la verticale sui gradini.
 stato bravo il mio angioletto?, ha chiesto Mavala.
Ha dato fastidio ai polli e ha maltrattato i ravanelli. Antoinette
ha chiuso di botto la finestra. I suoi sorrisi erano vaghi
e veloci. Il volto si  fatto sfocato dietro la penombra della finestra.
Mavala ha preso in braccio Tomo e lo ha sbaciucchiato dappertutto.
Ma come ho fatto a scordarmi questo bambino? Un
bambino bello come questo?
Ci siamo avviati per la strada una seconda volta. Ha messo
gi Tomo, che si  rifiutato di camminare, perci se lo  trascinato
dietro sulla sabbia e lui si lasciava dietro due solchi come
un piccolo sciatore d'acqua maligno. Poi lei lo ha mollato e lui
si  messo a correre dietro a noi.
Cosa stavi dicendo?
Che quando suoni...
Ah, s. Che li ispiro. Nelle serate inglesi io ispiro! Si  fermata
e mi ha squadrato. Ispiro davvero, eh?
Sul tavolino pieghevole fuori posto, Sigfrido e Petrus continuavano
imperterriti.
E posso chiedervi da dove proviene la vostra stirpe?
Sono nato e cresciuto a Swakopmund, amico mio.
Ah, il mare. Con le sue stravaganze!
Mavala mi ha stretto il gomito. Che ne dici?
Perlomeno gli sta insegnando un po' d'inglese. Meglio di
quanto faccia io.
E se invece gli insegnassimo a capire chi sono? Quando parlano
cos sono se stessi? Questo posto  un buco e Obadiah si atteggia
a presidente. Dio benedica la povera Antoinette.
Mi candido a vicepresidente di questo buco, ho dichiarato.
Buon per te. Quando sono le elezioni?
E allora perch suoni in chiesa? Cio, se questo posto  cos
senza speranza. Perch dare ai ragazzi un falso senso d'identit?
Non ha risposto. Eravamo arrivati alla casa del preside. Era
al buio. Lui e Miss Tuyeni erano andati a Karibib. Mavala ha lasciato
andare la mano di Tomo e lui  corso via verso la loro
stanza. Non arrivava alla maniglia e allora ha fatto un passo indietro
e ha cominciato a prendere a testate la porta.
Il vento si era alzato sul serio. Ora c'era sabbia nell'aria e cominciava
a pizzicare sulla pelle del viso. Mavala ha abbassato
lo sguardo come le fosse caduto qualcosa. L'attaccatura dei capelli
le formava una punta sulla fronte. Non me ne ero mai accorto
prima.
Allora, perch suoni?
Smettila di pensare a me.
Ti ho solo chiesto...
Ormai ho smesso.
Smesso cosa?
Di farmi pensare.
Mi ha piantato l e si  avviata a lunghi passi verso il bambino.
...
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...
52. UNNI E UOMINI IN CACHI.
...
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...
Il nostro guru rifletteva sulle differenze che passano tra certe potenze
coloniali. Non ricordo dove eravamo. Potevamo essere
davanti agli orinatoi della puzzolente latrina dietro la stazione
di servizio Mobil di Karibib, o al Dolphin, il locale del quartiere
nero, oppure al nostro tavolo al Public Bar, oppure sul cassone
di un camion che ci riportava a Goas, con le provviste di una
settimana strette fra le gambe, sudati fradici, a passarci a vicenda
una Fanta calda, cos densa che sembrava pi melassa che bibita
- ma era pur sempre una Fanta, ce l'avevamo e perci la bevevamo.
Poteva anche darsi che fossimo laggi, oltre il fiume
Kuiseb a secco, dove finiva Goas e cominciava il vero deserto, a
caccia di tracce del fantomatico istrice nano della scarpata centrale
del Namib. Potevamo essere ovunque Obadiah ritenesse
opportuno tener banco, per educarci, per alleviare il fardello
dell'ignoranza senza fondo che ci portavamo sulle spalle.
Dunque, perlomeno i tedeschi erano onesti. Avevano detto
che ci avrebbero portato via le terre e lo hanno fatto. Avevano
detto che ci avrebbero ammazzati e, per Dio, ci hanno ammazzati.
Invece gli inglesi erano meno - come dire? - meno franchi.
Dicevano che le terre erano nostre eppure ce le hanno portate
via. Dicevano che erano umanitari e hanno bombardato i nama.
 successo nel 1922. Un anno dopo hanno tagliato la testa
al re Mandume e l'hanno portata in processione. Perci, chi  il
favorito del demonio? I tedeschi si presentano al cospetto di
Dio con le mani sporche, fumanti e dicono: Vedi, Padre, quel
che abbiamo fatto? E adesso, giudicaci. Invece gli inglesi? Quegli
uomini in cachi l bussano alla porta del paradiso e gli offrono il budino di Natale.
Obadiah ha fatto una pausa e si  raddrizzato il colletto della
sua giacca di tweed liso. Dovunque fossimo, posso affermare con
certezza che indossava la sua giacca di tweed marezzato. La portava
estate e inverno, che insegnasse o meno, con o senza la camicia
sotto. (Quando non aveva la camicia, piccoli ciuffi di peli
bianchi spuntavano dal bavero intricati come tanti spaghetti.)
In verit, abbiamo avuto ampie opportunit di osservare
questi due giganti dell'illuminismo. Per inciso, posso dire che i
boeri non hanno mai dovuto caricarsi sulle spalle il fardello dell'illuminismo...
Ma gli inglesi e i tedeschi! Pensate a quella carneficina
da idioti che chiamano la Grande Guerra.  arrivata a
lambire perfino noi, qui alla periferia pi remota dell'impero.
Shakespeare contro Goethe nella battaglia per conquistare la
sterpaglia spinosa. Un generale inglese scrisse al re: Vostra
Maest, questa terra non  adatta n ai babbuini n ai boscimani.
E allora si potrebbe ben chiedere: perch mandare uomini a
morire fin quaggi ?
Bella domanda, ha chiesto Pohamba. Perch diamine...
Non c' neanche da chiederselo. La vita dei soldati, anche di
quelli bianchi, non ha mai avuto pi valore di quella dei babbuini o dei boscimani.
E allora che vadano tutti a prenderselo in culo.
Possibile che devi essere sempre volgare?
E mi sembra di ricordare che a questo punto Obadiah abbia
lanciato a Pohamba uno sguardo con gli occhi semichiusi. Quindi
pu darsi che fossimo all'aria aperta, abbagliati dal sole. Diciamo
che era cos, che stavamo scarpinando per il veld verso i monti Erongo.
Vadano a prenderselo in culo anche gli svedesi, ha aggiunto Pohamba.
Che ti hanno fatto gli svedesi?, gli ho chiesto io.
Pohamba si  stretto nelle spalle. Vadano a prenderselo in
culo anche gli hawaiani.
In culo anche i bulgari, ho rincarato io.
Dio salvi il re, ha detto Pohamba.
Obadiah ci ha ignorato e ha continuato a predicare al pomeriggio.
Gli inglesi sconfissero i tedeschi a Korub Aub. Nei libri
di storia, la loro storia, la definiscono una guerra tra bianchi
combattuta nell'Africa pagana. Come se all'epoca noi non ci
fossimo neanche, qui. La verit schietta invece  questa: non
avrebbero mai vinto senza di noi. Gli inglesi ci promisero la terra
- la nostra terra - se li avessimo aiutati.
Si  liberato di uno dei sandali scalciandolo via e ha scavato
nella terra secca con la punta callosa del piede.  passato parecchio
tempo prima che riprendesse la parola. Il pomeriggio 
calato su di noi. Le montagne che avevamo davanti sono diventate
azzurrine. Una nuvola, mestamente pallida e vuota,  passata
senza fretta. La nostra caccia era ancora una volta fallita.
Alla fine, ha ripreso Obadiah sottovoce, ci fu un sacco di
euforia. Una delegazione di soldati indigeni si rec al quartier
generale per presentare una petizione popolare agli inglesi, in
cui si esprimeva gratitudine al re e gli si rammentava la promessa
della restituzione senza condizioni delle terre dei nostri
padri. I soldati attesero per due ore prima che arrivasse un sergente con gli stivali alti.
Obadiah ha fatto un'altra pausa, ha inghiottito un po' di vento.
Lentamente si  pulito la polvere dai denti con la lingua. Noi lo abbiamo imitato.
Il sergente neanche la lesse, la petizione. La scagli dall'altra
parte della stanza, invece. Poi abbai: I cappelli! Tutti i sudditi
devono togliersi qualsiasi tipo di copricapo alla presenza di un
ufficiale di Sua Maest Giorgio V! Poi arrivarono degli energumeni
in divisa e sbatterono fuori dalla porta l'intera delegazione.
 finita l. Aveva alleviato abbastanza ignoranza per una
giornata afosa e inutile. Ci siamo incamminati dietro a Obadiah
lungo un sentiero per le capre, nelle tenebre color livido fresco.
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53. KARIBIB.
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Un posto logorato dal sole e facile da dimenticare, con le strade
troppo larghe (una vecchia citt mineraria tedesca, ma il boom
non si era mai veramente concretizzato), a met strada tra
Windhoek e Swakopmund, sul litorale. Molto frequentata come
punto di sosta per fare benzina e andare al gabinetto. C' un
minuscolo villaggio (ancora) bianco e un quartiere nero dall'altra
parte dei binari, nella parte settentrionale della citt, dove
abita (ancora) la maggior parte della gente. Ci sono un albergo,
un emporio, qualche negozio e varie bottiglierie sparse, attorno
alle quali si svolge gran parte della vita della citt. Pohamba dice
che  un posto cos poco importante che durante la guerra la
SWAPO neanche cerc di far saltare l'ufficio postale.
Eppure, visto che cercavamo sempre di venirci, dovevamo
far finta che Karibib fosse un posto dove andare. Era la nostra
Mecca, la nostra Bangkok. A volte andavamo da Ackerman, il
negozio di mobili nel villaggio bianco, e l passavamo il pomeriggio
oziando sui comodi divani in esposizione. Pohamba conosceva
bene il commesso, un ex alunno di nome Wilbard
Lilonga. Il direttore viveva a Swakop e veniva solo il sabato. Wilbard
ci permetteva di starcene l a oziare. Magari leggevamo
qualche rivista, oppure semplicemente schiacciavamo un pisolino
in mezzo alle tappezzerie di velluto. Come musica di sottofondo
c'erano sommesse canzoni d'amore. Feltro, cammello,
crine di cavallo, Fontainebleau. Con i piedi appoggiati su quelli che Wilbard ci aveva spiegato una volta si chiamavano tavolini
di circostanza. Per quali circostanze? Ackerman aveva le vetrine
ricoperte da una pellicola di plastica per cui il mondo
esterno era tinto di azzurro. E cos, oziavamo e guardavamo le
persone azzurre che camminavano per la strada azzurra.
Pohamba si mette comodo, con i piedi sul tavolinetto, la testa
posata sullo schienale di un divanetto per due. Fissa il soffitto.
Wilbard!
Wilbard non risponde.  sul retro a fumare, facendo cadere
la cenere della sigaretta sulla moquette.
Chi se li compra tutti questi divani?
Wilbard ancora non risponde.
Wilbard? Wilbard!, tuona Pohamba. Svegliati, cacasotto di un fannullone! Voglio sapere chi  che pu permettersi di pagare quattrocento rand per un posto dove mettersi a sedere!
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54. SCHMIDSDORF IL MACELLAIO.
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La scelta  netta: o l'Occidente egemonizza
l'Africa Sudoccidentale, o ci sar
il trionfo della barbarie pi cruda sulla
civilt occidentale [...] L'ora  gi
tarda e il pericolo grande.
Anthony Harrigan,
Red Star over Africa.

Succede anche questo. Due bianchi da soli, come siamo soli ora
nella minuscola macelleria accanto alla stazione di servizio della
Mobil di Karibib, e si torna alla guerra, si torna alle glorie
della controinsurrezione. Pensi un po'. Schmidsdorf il macellaio,
un occhio sporgente spalancato e l'altro strizzato, mi
sussurra: I sudafricani non usavano la marina per via della minaccia
sovietica.
Vorrei un chilo e mezzo di lombata di maiale, rispondo io.
E anche dello strutto.
Con una mano tira fuori la lombata di maiale dal banco refrigerato
e la porta all'affettatrice. La lombata di maiale  in offerta.
C' un cartello in vetrina. Lancia un'occhiata alla porta e dice:
Deve capire. Non era una guerra. Era un'azione di polizia.
Combattevamo contro Sam Nujoma, mica contro Breznev.
Schmidsdorf il macellaio  un uomo esile, quasi completamente
matto, con un naso piatto e le narici all'ins che ti fissano
come due buchi neri, due abissi, canne di fucile pelose. Odia
i rossi, gli ebrei e i cafri. Per  un bravo macellaio, a detta di
Antoinette. Esegue alcuni tagli da grande macellaio, anche se,
in generale, i macellai non dovrebbero essere cos ossuti. Engelbert
Schmidsdorf  famoso per i suoi sanguinacci e i suoi salsicciotti
- boerwurst, leberwurst, fleischwurst, weisswurst, zungenwurst
e, ogni tanto, schinkenwurst - ma anche per il suo celibato
cronico e il fatto di essere stato uno dei pochi tedeschi del
Sudovest ad aver combattuto fianco a fianco con i suoi ex nemici,
i sudafricani (cio gli inglesi e i boeri), contro gli unici veri
nemici, i terroristi rossi, ebrei e cafri...
E sa una cosa?, aggiungo. Ne faccia due chili.
Mi lancia un'occhiata da dietro il bancone. Ero di stanza a
Ruacana. Il posto pi verde in questo buco secco di paese. E i
terroristi erano dappertutto... ombre nere.
Si strofina il naso all'ins con il palmo della mano e poi le sue
narici mi riprendono di mira.
Ha mai visto un nero con l'ombra vicino? Laggi nella sua
scuola? Noi soldati alloggiavamo in una locanda e avevamo cameriere,
nere, con le scarpe bianche. La mattina uscivamo a farci
ammazzare, per di notte dormivamo bene, cosa crede? Fa
una pausa, abbassa lo sguardo sulla lombata di maiale nell'affettatrice.
Da allora, sono morto.
E succede anche questo. Il macellaio sostiene di essere morto.
Massaggia la lombata nell'affettatrice. La gente dice che l'occhio
sporgente  quello che parla, mentre l'altro occhio, quello
strizzato,  quello che si sente solo, che non vorrebbe lasciarti
andar via. Antoinette sostiene che il poveraccio  cos solo che
si dimentica di mangiare. Tutta quella carne a disposizione e il
macellaio muore di fame. Certi giorni, dice Antoinette, le vien
voglia di trascinarlo fino a Goas per fargli sentire i ragazzi che
cantano in chiesa.
Le lombate, quanto le vuole grasse?
Agito la mano. Cos cos.
Mi fa vedere una fetta per ottenere la mia approvazione.
Un po' di pi.
Finisce di affettare e me le incarta, poi mi porge il pacchetto
con una zampa macchiata di sangue, ma in modo che io non ci
possa arrivare. Starnutisce. Uno starnuto piccolo, disperato. Si
asciuga il naso con un pezzo di carta insanguinato.
E quanto strutto?
Un vasetto da mezzo chilo.
Vuole del fleischwurst?  freschissimo.
Magari la settimana prossima.
Fuori dal negozio, aspetto Pohamba.  nella bottega accanto, il
China Shop, a comprarsi un paio di scarpe di pelle di serpente.
Nel China Shop si pu trovare di tutto, compresi dei cinesi veri.
Dall'altra parte della strada, davanti al fast food, osservo
due ubriachi che si sorreggono teneramente a vicenda, proprio come due ubriachi.
...
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55. SUOR ZOE.
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Sul vento delle chiacchiere, girava voce - da Usakos a Omaruru
e a Karibib e perfino a Goas - che non fosse una vera suora. La
gente diceva che c'era qualcosa che non andava in quella bocca
o, per essere pi precisi, nel modo che aveva di mordersi il labbro
con un incisivo frastagliato e vampiresco. La gente sosteneva
che da penitenti non si va mica in giro cos. Altro che sposa
di Cristo, questa qua! Il suo catechismo non  altro che menzogne.
L si trattava di desiderio, il desiderio che ci rode dentro
quando viene represso e solo per il fatto che in convento lo si
nasconde non vuol mica dire che il sudore non impregni lo stesso
le lenzuola. Suor Zoe, dal viso serio e stanco e le mani generose.
Veniva dal Sud, era una nama di Keetmanshoop. Era scappata
dalla madre. Era scappata da Keetmanshoop. Chi non
scapperebbe da Keetmanshoop, dove di giorno il sole non fa altro
che flagellare le schiene e cercare piante da ammazzare? Almeno
quass abbiamo tre alberi sparuti ogni chilometro.
Adesso dicono che sia tornata per sempre gi al Sud.
Suor Zo lavorava nell'ambulatorio di Usakos e ogni primo
e terzo sabato del mese veniva a visitare gli ammalati della fattoria
insieme a suor Ursula e a suor Mary. I ragazzi si mettevano
in fila davanti alla mensa del dormitorio e poi entravano uno
alla volta per farsi visitare. In quel primo e terzo sabato del mese
a Goas non c'era ragazzo che non fosse mortalmente malato.
Se non altro per farsi toccare dalle mani di Zo ed esser poi
mandato via, condannato come sano. Suor Ursula era tedesca,
vecchia ed emaciata, con le mani screpolate. La gente diceva
che da troppo tempo faceva l'infermiera tra i neri e ormai si credeva
di essere un medico. Suor Ursula di solito si metteva da
una parte e se ne stava l, altera, ad aspettare i casi difficili. Portava
gli antibiotici chiusi in una borsa con il lucchetto. Suor
Mary era quella a cui i ragazzi si rivolgevano quando erano malati
sul serio, talmente malati che neanche esser toccati da Zo
significava niente per loro. Suor Mary era un donnone dal petto
tremolante e la faccia butterata. Veniva da Malemba, sulle
pendici del Caprivi, un posto, diceva, talmente nel folto della
boscaglia che una volta che lo si lasciava non si riusciva pi a
tornarci. Rideva dei ragazzi ammalati e li chiamava i poverelli
del Signore. Vieni qui, poverello, vieni; adesso ti misuriamo la
febbre e poi vediamo cosa troviamo nella borsa magica di suor
Ursula. Suor Mary regalava sempre cotton fioc e rosari di plastica
multicolori. Ma quei sabati l erano fatti soprattutto di
suor Zo e delle sue mani che ti toccavano il corpo. Pohamba
stava l a sorvegliare la folla, ma ogni tanto scavalcava la fila ed
entrava a forza nella mensa per annunciare a suor Zo che aveva
un cancro.
Ho un cancro dappertutto. Sani gli ammalati, sorella.
E suor Zo lo guardava da sotto il soggolo che secondo la
gente era un falso, un costume posticcio, e nel suo inglese sommesso
ed elegante gli diceva: Professore, le consiglio di riposarsi.
Perch le sue mani erano solo per gli studenti. E Pohamba,
che quando era veramente innamorato era un vigliacco assoluto,
tornava a sorvegliare la fila. Pi tardi non la smetteva
pi di ripetere che l'unica cosa che voleva era alzarle la tonaca,
mica togliergliela, solo alzarla.
Le vedevamo arrivare sulla salita mentre si avvicinavano al cancello
per il bestiame. La loro camminata regolare, in fila indiana,
senza che nessuna mai sorpassasse l'altra. Le loro scarpe da
ginnastica bianche. Le loro tonache che si alzavano in verticale
nel vento, come le sciarpe dei piloti d'aereo di altri tempi. E
quando i ragazzi vedevano spuntare le loro teste cominciavano
a gridare: Swestas! Parcheggiavano sempre sulla strada perch
una volta suor Ursula era rimasta impantanata con il furgone
nel letto dell'ultimo fiume secco e aveva giurato di non ripetere
mai pi quell'infernale errore. E poi, non ci facevano forse
miglior figura, le curatrici del Signore, ad arrivare a piedi?
Un giorno sulla salita ne apparvero solo due.
La storia che poi ci raccontarono era che lei era andata a fare
delle iniezioni nel quartiere nero ed era stata violentata da un
bostoto. Suor Ursula l'aveva rimandata a Keetmanshoop. I ragazzi
- per mesi e, chiss, forse per anni - pensarono solo alle
sue mani, come ti sfioravano appena quando ti sfioravano e poi
ti mandavano via. Fila via, ragazzo, stai benone, fila via.
...
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56. THEOFILUS.
...
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Qui niente  bello tranne l'inizio e la fine delle giornate - che
non coincide mai con l'inizio e la fine del suo lavoro - cosicch
la bellezza capita nel bel mezzo dei suoi lavori incompiuti. Ci
sono certi crepuscoli in cui la notte ha a che fare non tanto con
la luce quanto con le montagne. In cui i profili degli Erongo
sembrano addensarsi e avanzare, come se fossero loro - e non il
cielo - quelli che ci seppelliranno.
Il lavoro diurno significa il veld. Quello notturno significa il
generatore.  in funzione dalle sette e mezzo circa fino alle undici.
Siccome non fa che guastarsi, Theofilus gli fa da balia. Si
siede accanto al generatore nel capanno in cui  sistemato e
ascolta il motore, in attesa di una nota stonata in tutto quello
sferragliare. Nelle ore in cui abbiamo l'elettricit, se ne sta seduto
l fino alle undici. Quando le luci si spengono all'improvviso
prima del tempo, sappiamo che le sue dita stanno lavorando nel buio.
Quando finalmente se ne va a letto nel garage della missione,
si sdraia l e beve birra tiepida, se ce l'ha. Poi si addormenta con
gli occhi aperti. Il suo maglione azzurro  appeso a un chiodo accanto alla porta.
...
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57. NOTTI SULLO ZAMBESI.
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...
Notti di caldo opprimente. L'unico alito di vento  quello del
mio respiro. Sono le undici passate e sto correggendo i compiti
a lume di candela. Mi sono inventato un portacandele: ho infilato
la candela in uno scarpone e ho stretto i lacci. A lume di
scarpone. Tutti i temi cominciano con la frase: Laggi nel veld
ho visto... Laggi nel veld ho visto un cud. Laggi nel veld ho
visto un albero spezzato. Laggi nel veld ho visto troppa gente
morta. Laggi nel veld ho visto pochi soldi.
Sento un lungo grattare sulla mia zanzariera. Faccio un salto
e rovescio la sedia.
Chi c' l fuori?
Ti ho spaventato, professore?
Prendo il mio scarpone e mi avvicino alla porta. Il volto di
Mavala  sempre diverso di persona rispetto a quando me la immagino.
Nella mia mente  sempre cos grande che quando la
incontro rimango sempre sorpreso perch  pi piccolo. Solo i
suoi occhi sono enormi stasera, come due olive che ondeggiano
alla luce della candela. Porta Tomo appeso alla schiena, con la
testa addormentata appoggiata a una spalla. Ai suoi piedi c' la
valigia color senape. Indossa un paio di pantaloni lunghi, un
evento rarissimo.
Spaventarmi, tu?
Ti ho visto fare un salto.
Di solito i miei ospiti bussano.
Chiedimi un po' che cosa faccio.
Non che io abbia mai ospiti.
Si siede sulla valigia.
Che fai?
Parto.
Un'altra volta?
Per il momento, comunque, mi trasferisco qui.
Qui?
Nella stanza accanto.
La stanza accanto? La vecchia stanza di Kapapu?
S.
Meglio di no.
Perch?
 stato pugnalato un insegnante in quella stanza. Con un
raggio di bicicletta. Non l'hai mai sentita questa storia?  arrivato
un insegnante nuovo e si  innamorato della moglie di un
altro e...
Mavala sbuffa. Le storie di questo posto. Si alza e afferra il
manico della valigia. Non sei molto ospitale. Non mi inviti
neanche ad accomodarmi?
Faccio spazio e Mavala entra nel mio squallore. La mia prima
ospite ufficiale dopo Pohamba e la Zia. A Goas la vita si
svolge fuori dalle stanze. Se le nostre stanze non sono proprio
santuari, perlomeno sono posti in cui rannicchiarsi in privato.
Mavala piazza Tomo nella mia cesta della biancheria. Lui si affeziona
subito ai miei calzini puzzolenti. Poi lei spinge da una
parte i miei libri, i temi e i vestiti e si mette seduta sul letto. Io
torno al mio tavolo. Le falene vanno a sbattere contro la zanzariera
sfondata e per un po' restiamo in ascolto di quegli urti
sommessi. Mavala comincia a massaggiare la retina antizanzare
e mi torna in mente una cosa che faceva mia madre quando
tornava a casa esausta dal lavoro: si sedeva sul letto e massaggiava
la coperta con le mani.
Indico la candela sul tavolo. Che ne dici del mio scarpone?
Ma perch non la infili nel collo di una bottiglia?
Eh, no. Capisci? Il punto  proprio lo scarpone.
Il punto di cosa?
Non lo so.
Probabilmente c' qualche regolamento che lo proibisce.
Ne sono certo. E non c' pure un regolamento che proibisce
alle nubili di abitare in questo dormitorio? Il preside ha raccontato
una storia in proposito, no?
Chiedimi un po' se ritorno laggi.
Parlava della tentazione e di come tenerla alla larga. Di come
l'influenza tranquillizzante della gente sposata serve a moderare...
Forza. Chiedimelo un po'.
Ci torni...?
Neanche morta.
Capisco.
Questo posto mi fa schifo.
E allora perch ci sei tornata?
Non risponde. Continua a massaggiare la retina. Una falena
scende in picchiata sulla fiammella. Cerca di volar via con un'ala
in fiamme prima di fare una brutta fine. Un rumore come di
qualcosa che s'increspa e va in fumo.
Festus dice che avevi un buon lavoro a Grootfontein.
Sospira, si picchietta il labbro inferiore con un dito. A Grootfontein
non c'era un bel niente. Guarda Tomo, che se ne sta
sdraiato a pancia sotto nella cesta, le braccia spalancate come un
nuotatore stanco, un paio delle mie mutande in testa. Era Tomo
la mia Grootfontein. Mi stava aspettando, da un'amica.
Non pensavo di tornare qui. Poi mi sono detta che, con lui cos
piccolo, forse sarebbe stato pi facile qui, per un po'. Almeno
avevo un lavoro e pensavo che mia sorella...
C' una certa indolenza nell'ombra che proietta con il gomito
mentre si strofina la nuca. L'ombra striscia e si ritira al ritmo
della fiammella spastica. Ci guardiamo. Una zanzara mi sibila
nell'orecchio, a volte piano, a volte forte.
Che tua sorella...?
S, pensavo... Si sdraia sul mio letto. Non lo so neanche io
cosa pensavo. Nessuno di noi aggiunge altro per parecchio
tempo. Mavala fissa il soffitto.
Un tonfo sulla parete rovina tutto, il silenzio della notte e di
Mavala nella mia stanza, sul mio letto. Poi altri tonfi. Tre lunghi
seguiti da due brevi seguiti da altri due brevi e un altro lungo.
C' mai riuscito nessuno in questa fattoria a restare in pace?,
dice Mavala. Per cinque minuti? In pace?
Non che sia stato mai documentato.
Ma che fa?
 in codice Morse. Eppure sei stata in guerra.
Noi usavamo i telefoni satellitari.
Appoggio la testa alla parete e ascolto i tonfi. Adesso sembra
stia usando i piedi.
Ma che dice?
Dice che ci sono i saldi da Pep Boys, a Usakos. Trentacinque
per cento di sconto su tutti i costumi da bagno e i teli.
Squadra per bene il letto. Le sue dita stanno ancora tormentando
la retina. Costumi da bagno?
Un attimo dopo, la colossale testa di Pohamba spunta alla finestra.
Fa increspare tutta la zanzariera come un pesce. Corro a
chiudere la porta a chiave ma non faccio in tempo: irrompe nella
stanza con addosso nient'altro che gli infradito e i boxer e mi
salta sul letto. Siamo salvi!, grida. Piet, piet di me! La
compagna Shikongo si unisce agli scapoli!
Shhhh, il bambino, dice lei. Cos svegli il bambino. E
Mavala abbraccia le gambe nude di Pohamba e io li osservo dimenarsi
e ridere nella luce che ormai sfarfalla frenetica. Me lo ricordo
bene, come me ne stavo seduto l al tavolo e li osservavo.
Professore!, urla Pohamba. Lo scarpone va a fuoco!
E cos mobilitiamo il nostro night, che Pohamba chiama Notti
sullo Zambesi, come il suo negozio preferito di alcolici di Otavi.
Busso all'altra parete e sveglio Vilho che mi supplica di lasciarlo
dormire, ma dopo un po' si materializza con mezza bottiglia
di Fanta. Pohamba va a chiamare Obadiah e Festus. Festus
arriva di corsa. Per Obadiah ci vuole un po' di pi perch,
come tutti sanno, Antoinette dorme con un occhio da ciclope
aperto. Qualche tempo dopo arriva barcollando con una bottiglia
piena di Cardinal Richelieu. Brandy dell'antica tradizione
francese, dice. Per l'europeo che c' in ognuno di noi.
Pohamba aggiusta il mangianastri con una penna e noi, ancora
una volta, ascoltiamo Whitney Houston - prima che il mangianastri
si guasti (ancora una volta). Pohamba rolla una canna
con l'ultima dagga che ha. Io cuocio gli spaghetti. Festus e Vilho
ballano al ricordo di I Wanna Dance with Somebody (who loves
me). Io e Mavala ci sediamo un po' fuori dal circolo, lontani
dal fuoco, sotto l'acacia. Lei manda gi un sorso di Richelieu
e passa la bottiglia. Pohamba dice che Vilho balla come un
boero che va di corpo. E muovi quei fianchi, caro fratello!
Oh, I gotta feel some heat with somebody, canta Festus.
Yeah I really gotta...
Guarda che  wanna, gli dice Pohamba. Wanna feel the
heat.
A proposito di calore, non c' pi. Ancora mi meraviglio di
come scompare di notte, anche d'estate, strappato alla sabbia
dalle tenebre.
 questo l'albero del piscio?, chiede Mavala.
No, l'albero del piscio  dietro casa di Antoinette.
Lei annusa. Sei sicuro?
Mavala mi si addormenta addosso, poi si riscuote e si tira su.
Festus e Vilho cadono uno sull'altro. Il mattino di domani incombe.
Festus si rialza e si spolvera i calzoni, poi giunge le mani
in preghiera. Be', io me ne vado a letto, fratelli e sorelle. Domattina
c' la messa.
C' il prete?, chiede Pohamba.
 tornato oggi pomeriggio da Swakop.
In culo al pontefice, dice Pohamba.
Per favore, dice Obadiah.
Mica sono cattolico, dice Pohamba. Sono un marxista rivoluzionario
e durante la guerra io...
Insegnavi le frazioni, Festus finisce la frase per lui.
Pohamba rimane l impalato. A volte, quando  ubriaco, cerca
un motivo per prendere a pugni Festus. E Festus se ne resta l
a sbattere gli occhi, in attesa, cercando di decidere se scappare
o no. Invece, stavolta Pohamba comincia a dondolare - non al
ritmo della nostra cara Whitney, ma a un altro ritmo. Per un po'
balla da solo, poi si volta a guardare Mavala e comincia a straparlare,
ma non con rabbia, calmo, sottovoce. Mia madre era
cattolica, pace all'anima sua. Ma mio padre ha combattuto
scalzo a Omgulumbashe e nel corso della lotta anch'io...
Ti credo, dice Mavala. Ti credo.
Mentre Obadiah teneva in alto la bottiglia in un brindisi alla salute
della terra non verde e di tutti noialtri impoveriti alla luce
della sua luna, il preside  piombato nel nostro circolo sbucando
da dietro le latrine. Anche a quell'ora portava la cravatta,
quella gialla a strisce azzurre del gioved, ben stretta sotto al
mento. Si  fermato accanto ai resti del nostro fal e ci ha passato
in rassegna. Le lenti dei suoi occhiali riflettevano l'ultima
scintilla di fiamma tra le braci. Obadiah lo ha raggiunto ginocchioni
e gli ha offerto l'ultimo sorso di Richelieu. Poi  svenuto
ai suoi piedi. Il preside ha preso la bottiglia per il collo e se l'
scolata. Quindi ha dato un colpetto a Obadiah con la punta della
scarpa. E questo  l'insegnante in capo con cui dovrei costruire
una nuova nazione dalle ceneri della guerra? Ah! Anche
Goas cadr nel mare.
Senza neanche voltare la testa verso di lei, ha aggiunto: Posso
parlarle in privato, signorina Shikongo?
Dopodich  seguito un breve scambio di parole stranamente
calmo tra i due nella vecchia stanza di Kapapu. Pohamba ha
appoggiato una tazza di smalto alla porta ma non  riuscito a
cogliere neanche una parola. Quella porta dietro la quale era
successo tanto altro. Poi il preside  uscito precipitosamente e,
senza una parola,  andato dritto al suo ufficio attraversando il
campo di calcio. Lo abbiamo visto aprire a chiave la porta ed
entrare.  rimasto seduto l al buio.
Mavala ha rifiutato il nostro aiuto, tanto per la valigia quanto
per il bambino che era infuriatissimo per essere stato svegliato
e portato via dai miei vestiti puzzolenti di sudore. L'abbiamo
guardata trascinare la valigia nella sabbia, lungo la strada fino
alla casa del preside, mentre Tomo le tempestava di colpi la schiena.
...
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58. VILHO.
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Vilho che trema in preda all'estasi nella chiesa fredda prima di
giorno. In ginocchio sul cemento.
Voglio solo restare solo, eppure c' ancora desiderio? Non voglio
il Tuo sangue, solo il Tuo tocco. Il sonno  solo una breve
tregua. Guarda. Mi sveglio lentamente. Vengo qui e Ti porto la
mia stanchezza, le mie mani vuote, le mie incapacit, la mia
amarezza, la mia insoddisfazione, il mio disgusto, le mie ginocchia
fredde. La ferocia del silenzio infreddolito. Il rimbombo
che produce qui ogni movimento. E Tu lass su quella parete. Di
gesso, con la gamba sbreccata. Ma sei proprio Tu, non  vero?
...
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59. GOAS.
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Un'altalena abbandonata. Un unico sedile oscilla appeso alla
sbarra orizzontale. Era dietro al dormitorio, dove il tanfo della
fogna rendeva il posto una terra di nessuno. I ragazzi pi piccoli
e poveri andavano a cacare l dietro. Non si potevano permettere
il dazio che i ragazzi pi grandi imponevano per lasciargli
usare le latrine. Qualcuno di loro deve aver affrontato
la puzza per librarsi un po' in aria. Ogni tanto si sentiva il rumore.
Il cigolio era acuto e si capiva a che velocit si spingeva il
ragazzino dagli intervalli tra gli attimi in cui l'altalena arrivava
ai punti pi alti, e le viti e la ruggine delle catene si contraevano.
La sentivamo quando eravamo in classe e ci chiedevamo chi era
stato a marinare la scuola per andarsene l dietro. E avremmo
potuto, se ce ne fossimo dati la pena, ricordare l'effetto che ci
faceva quello scatto verso l'alto, quella ricaduta.
...
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60. ANCORA AMORE A GOAS.
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Festus indica uno dei cuccioli di Zia Wilhelmina che sta cercando
di montare un'altra cucciola della Zia e dice: Quel cane l
ha il pene troppo grosso. Festus  uno che dice cose cos, cose
che magari pensi anche tu, ma non le dici.  la ricreazione di
met mattinata e noi assistiamo alla scena. I cani stanno nella
pozzanghera sotto il serbatoio dell'acqua e non riescono ad accoppiarsi.
Uno dei due, quello con l'occhio storto, ci prova e ci
riprova. Con il suo terribile pene rosso. E non  che la femmina
si opponga.
Il cane agita di nuovo le zampe davanti in aria, mentre quelle
di dietro spingono aritmicamente in una specie di danza accennata.
Ecco che ci riprova. Macch. Niente da fare.
Perch ricordare questa scena? Perch raccontarla? Cose che
non vale la pena raccontare riemergono con prepotenza in ogni
caso. Come quell'insoddisfatta erezione del cane triste. Degli
animali non riescono ad accoppiarsi e noi ci becchiamo mezz'ora
di spettacolo gratis. Antoinette ci condanna tutti a un girone
ancor pi profondo dell'inferno. Ci piaceva pensare che Festus
non fosse altrettanto complicato di noi. Amava troppo le osservazioni
ovvie. Cose evidenti allo sguardo. Per aveva ragione,
no? Il pene del cane era davvero troppo grosso.
Non credevo fosse possibile, osserva Mavala.
Oh, certo che  possibile, assicura Pohamba. O  cos o 
lei che ha la Svizzera troppo piccola.
Il tintinnio stridente del triangolo ci riporta tutti in classe e lasciamo
in pace i cani. Tutti tranne Festus, che si trattiene a guardare.
Pi tardi, terminate le lezioni, ci racconta che alla fine la cagnetta
ci ha rinunciato e ha mollato un morso sul collo al signor
Cazzo Grosso. Ed  stato a questo punto che ho cercato di trarre
una morale dall'episodio, alla maniera di Vilho. Ho detto: C'
qualcosa di triste in quei due cani senza vergogna. La pubblica
esibizione di un amore destinato al fallimento. La loro assoluta
mancanza di grazia. Quei cani siamo noi, con la nostra natura
patetica, la nostra fondamentale incapacit di connetterci...
Festus insegnava scienze. Disse che non c'era niente di triste.
E allora com'?
Una questione di proporzioni. Non poteva funzionare. Ho
aspettato. Ho osservato.
E se si amavano? Non  triste che...
Festus mi ha fissato per un po'. Non funziona, ha detto.
Tutto qui. Poi si  grattato la pancia e si  avviato verso casa,
verso Dikeledi, e noi lo abbiamo seguito con lo sguardo mentre
si allontanava, cos tarchiato e tondo. Girava voce che Festus
stesse cercando di imitare la pancetta del preside. Ci stava riuscendo.
E abbiamo pensato quanto era ingiusto tutto questo,
che bello era avere una casa priva di tristezza, un pavimento
privo di sabbia, la biancheria morbida (Antoinette, che ci faceva
il bucato, era moralmente contraria all'uso degli ammorbidenti),
quelle braccia di Dikeledi in attesa...
Mi sono voltato lentamente verso Pohamba.  forse questa la
nostra vendetta? Che Festus e Dikeledi non riescano a consumare?
Che nessun congresso carnale possa avere luogo nella casetta
viola di cui siamo tutti cos invidiosi?
Neanche noi auguriamo una cosa del genere a Festus. Cercavamo
di pensare solo a cose allegre. Niente di troppo grosso,
niente di troppo piccolo. Alla fine, Pohamba non ce l'ha fatta
pi a trattenersi.
Oh, quella povera, povera, povera ragazza!
Adesso non ti mettere in testa di correre in suo soccorso.
Mi credi cos meschino?
S.
Lui ha scosso la testa. Agli amici, mai. Poi si  rianimato.
Aspetta un attimo: Festus non  mica un amico...
Quasi.
Quasi-amico non vuol dire amico, amico mio. E si  allontanato
a passo di danza verso il dormitorio e verso il suo letto.
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61. SIESTA.
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Dicevo sempre: Certo, qui fa caldo, ma almeno non avete l'umidit
che abbiamo da noi in O-hi-o. Capite? Dalle mie parti,
nella contea di Hamilton, abbiamo quello che si chiama caldo
umido e, per quanto alta sia la temperatura qui, non c' umidit
e perci non fa mai troppo... Non lo dir pi.
Ho perfino le palle degli occhi gonfie. Sono tornato allo stato
liquido. Sono un maialino rosolato fino a diventare pappetta.
In tutta la fattoria non si trova una goccia di acqua fresca.
Abbiamo mandato un ragazzo a fare un giro per chiederne un
po', ma n il prete n il preside hanno risposto alla porta. L'acqua
che esce dal rubinetto  almeno a ventisei gradi. Non avevamo
altra scelta che rimanere nell'ombra sudaticcia e grassa
delle nostre stanze finch il preside non se n' andato a Karibib
e uno di noi gli ha chiesto un passaggio per riportare qualche
bottiglia di Fanta. Me ne sto sdraiato sul letto a boccheggiare.
Tento di leggere Turgenev. Fino al giorno della sua morte,
Certopcbanov rest nella ferma convinzione che la colpa del tradimento
di Masa ricadesse su un vicino, un capitano dei Lancieri
in pensione che si chiamava Yaff e che, a detta di Pantelej, otteneva
quel che voleva semplicemente lisciandosi i baffi senza posa,
impomatandosi i capelli e tirando su con il naso in modo intenzionale...
Getto a terra Yaff e rivolgo la mia passione alle pareti,
cercando di rimettere insieme i pezzi residui delle mie ragazze
del calendario tedesco. Madre di Dio, se solo potessi riaverle
intatte! Parti del corpo che non servono a niente mi galleggiano
davanti agli occhi salati e gonfi: come si fa a desiderare
ardentemente un gomito? Non posso e non voglio dormire,
non dormir mai pi. Fa troppo caldo perfino per l'autogodimento,
l'unica ginnastica a cui tutti noi ci dedicavamo durante
la siesta. E poi, nella palude di questo tempo perso, si sente in
lontananza uno scatto. Il rumore come di una porta che si apre.
Cerco di tirarmi su a sedere e mi sembra di intravedere un'immagine
sfocata di Mavala che avanza verso il letto in cui mi trovo.
Rimane l in piedi a guardarmi. Ha gli occhi fermi, ma le sue
labbra si muovono senza emettere suono. Nel dormiveglia umidiccio
mi sembra di sentirla respirare, ma anche quel suono
sembra provenire da molto lontano. S'inginocchia e mi poggia
la testa sulla pancia, dove si alza e si abbassa al ritmo del mio
ansimare. Tutto qui. Non dice niente.
Alle tre e mezzo mi sveglio da solo al rumore di Pohamba che fa i gargarismi.
...
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62. OBADIAH.
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Naturalmente qui non abbiamo nulla che si avvicini al vostro
autunno, ma io l'ho spesso immaginato. Bellissimo, ma anche
violento, no? Quelle foglie, non ancora del tutto morte, strappate
via dall'unica madre che abbiano mai conosciuto, la loro presa
sul ramo. Qui il sole colpisce senza posa e le piante, forse, arrivano
ad aspettarselo. Ogni giorno lo stesso sole assassino. Il
vostro autunno, a quanto ho letto, somiglia pi a una morte improvvisa,
straziante. O  un mio fraintendimento perch mi metto
nei panni della foglia?
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63. ASSEMBLEA MATTUTINA.
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Non mormorate tra di voi.
Giovanni 6, 43.

Stamattina il preside esprime la sua libidine per il tramite di
Isaia. Perci: noi ci adeguiamo. Ebbene s, siamo cani avidi che
non ne hanno mai abbastanza. Non... Non fare che? Non fare
niente, perch s, peccatori, il peccato  dappertutto. La libidine
cresce da sotto i sassi come l'acacia. La libidine non ha bisogno
d'acqua per mille giorni.
E Mavala, che sta accanto a Vilho che sta accanto a me, allunga
un piede e mi tocca il tallone con la punta del tacco. Poi
borbotta nel caff che sta bevendo qualcosa che io non capisco.
 cos che certe volte comunicavamo, tutti noi, mentre la storia
edificante andava avanti: attraverso i sorsi. La voce del preside
 talmente forte che a volte riusciamo a parlare senza farci sentire.
Bevo anch'io e tengo il naso sprofondato dentro la tazza,
mi avvicino a Vilho, che finge di non accorgersene. Rivolgo la
tazza verso di lei.
Che c'?
Mi annoio.
E io, ancora un po' intontito dall'ora cos mattutina, gorgoglio
di rimando: Cosa?
Mi annoio. Mi annoio tanto.
Non hai avuto abbastanza carne viva, brutto puttaniere insaziabile?,
tuona il preside.
E allora la nebbia comincia ad alzarsi e con un avido, s, cupido,
s, carnale sussurro a momenti strillo nel mio caff: Va bene,
allora...
Lei aspetta un attimo. Il preside si sta lanciando in una frenetica
iperventilazione, sfogliando le pagine con gesto drammatico.
Alla siesta, dice con un sospiro.
Egli incauto la segue, come un bue va al macello...
Dove?
Mavala punta il fondo della sua tazza verso di me, gli occhi
giganteggiano sopra il bordo, fermi, senza battere ciglio. Alle
tombe, dice. Dai Voortrekkers.
O come uno stolto  condotto ai ceppi che lo castigheranno!
...
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64. ANTOINETTE.
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La tiene in un barattolo di latta vuoto accanto a quello del rooibos
nella credenza della cucina. Il suo vizio. La sua debolezza.
L'uva passa. Cosa sar mai che la costringe a bramare quei piccoli
corpi rinsecchiti con tale abbandono? Cosa rende il suo desiderio
cos prepotente che certe volte  costretta a rientrare di
nascosto in casa nel bel mezzo di una giornata di lavoro per infilarsene
una manciata in bocca? Quelle cosette brutte ed emaciate
come le punte raggrinzite delle dita immerse troppo a lungo
nell'acqua del bucato. Non fa in tempo a masticarne una che
 gi finita e le rimane soltanto l'insaziabile bisogno di un'altra.
Ghiottoneria sfrenata. Il frutto originale arriva in un pacchetto
dal Pick'n Pay. Il diavolo  furbo. C' uno psicologo nell'isolato
di uffici accanto alla stazione di servizio della Mobil e una volta
 arrivata quasi a bussare a quella porta. Dottore, volevo farle
una domandina a proposito della frutta secca. Per il resto ho la
testa a posto. L'unica cosa che voglio  tenere sotto controllo
questa mia passione. Addomesticarla. Lasciare un calderone di
polenta che bolle, il mio posto di lavoro, le mie responsabilit,
solo per riempirmene la bocca? Come una vecchia hoer, una vecchia puttana, che attraversa
di nascosto lo spiazzo sabbioso per arrivare a un barattolo
nascosto nella credenza. La mano spinge la porta. Il riflesso
del sole sulla credenza. Le dita che afferrano il barattolo. Lasciarci
il naso dentro. All'inizio non hanno alcun odore, ma poi
si sente. Una sniffata di terra zuccherata su per le narici. Che
schifo! Che estasi! L'immagine di se stessa che corre di soppiatto
in mezzo alla sabbia, al sole di mezzogiorno. Tra poco i ragazzi
si metteranno in fila alla porta della mensa per il pranzo,
con i cucchiai in mano. Tentazione, soddisfazione, senso di vuoto.
Come mai l'unica cura per il peccato  peccare ancora?
...
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65. TOMBE.
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Invece di risalire la strada che passa accanto alla casa del preside,
ho fatto il giro lungo, oltre il cancello per il bestiame, e poi
sono tornato indietro passando sul retro della casa di Festus e
Dikeledi. I boeri erano sepolti vicino alle rive del fiume asciutto
Toanib, nel punto in cui formava un'ansa verso la fattoria di
Krieger. Era una specie di fiume fantasma. Non solo era asciutto
come gli altri, ma in certi giorni non si vedeva proprio e non
si riusciva a distinguere il suo letto dal resto del veld.
Lei era gi l, seduta su una delle tombe di granito nero. Le
tombe erano tre lastre strette, con un'alta lapide davanti. Erano
le uniche cose lucide in tutta Goas; mi chiedevo come facevano
ad avere quell'aspetto dopo tanti anni. Mavala era seduta sopra
Grieta Dupreez, la figlia nubile. Attorno a Grieta c'era un fossato
di ghiaia bianca. Sotto al suo nome: Rus in Vrede. Riposa
in pace. Oltre le tombe, in un piccolo fosso che sembrava un
solco, un posto dove talvolta Theofilus bruciava la spazzatura:
il terreno era cosparso di cenere.
Ho dovuto preparare un panino a Pohamba.
Mavala si  riparata gli occhi con una mano e, strizzandoli,
mi ha squadrato da capo a piedi. Ora ti sei messo a fare il cameriere?
Facciamo a turno.
Che panino gli hai preparato?
Tacchino e chutney.
Chutney?
Cosa c' che non va nel chutney?
Ha bevuto un sorso d'acqua da una bottiglia fino ad allora
tenuta tra le ginocchia. L'acqua le  uscita dai lati della bocca,
scorrendole sul collo fino a bagnarle la camicia.
Ti va bene?, mi ha chiesto.
Cosa?
Venire qui.
S.
Non vuoi dormire?
No.
Sembri stanco.
Mi sar abituato alla siesta.
Allora torna a letto.
No, sto bene.
Io non ho bisogno di dormire.
Neanche io.
Non ne ho mai bisogno.
Neanche io.
Avevo solo voglia di parlare, senza che tutti gli altri, sempre...
Lo so.
Stanno sempre...
Gi.
Glielo dirai?
No.
Neanche a Pohamba?
No.
Ha una lingua, quello! Hanno tutti la lingua lunga. Mi ha
guardato, ha distolto lo sguardo, poi mi ha guardato di nuovo.
Volevo solo parlare senza loro intorno, ha detto. Perch deve
essere cos difficile?
Il bambino dov'?
Dietro di noi. Dorme nel seggiolino della macchina. Perlomeno,
spero che dorma. L'ho corrotto con una barretta di
Twix.
Nel seggiolino della macchina?
Ora mi manca solo la macchina. Siediti.
Qui?
Perch no? Questi boeri morti funzionano bene come sedili.
...
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66. GIOVANNI L'APOSTOLO.
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...
Giovanni l'Apostolo alla stazione di servizio Mobil di Karibib
dice Dio ti benedica anche a chi non gli d soldi. Ecco Giovanni
sulla sua sedia a rotelle senza gomme che attraversa traballante
l'asfalto sporco d'olio con una mano tesa a chiedere l'elemosina
mentre l'altra fa del suo meglio per tenere la rotta. Si 
legato le scarpe alle ginocchia per ricordare a tutti che non ne
avr pi bisogno. Certi giorni Giovanni l'Apostolo  cieco. Altri
giorni ci vede. Racconta di essere saltato in aria nelle braccia
di Cristo su al Nord, durante la lotta. Tu cerchi di non guardarlo.
Giovanni l'Apostolo, in carrozzella, viene verso di te con la
mano tesa - eppure non importa, anche se non gli dai neanche
un rand. Ti dice lo stesso Dio ti benedica. Giovanni l'Apostolo
non  mica avaro con l'amore dell'Onnipotente. Brutto ignoratore.
Tu che appartieni all'orda degli indegni. S, tu. Proprio tu.
Sto parlando proprio a te. Dio ti benedica.
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67. CONFERENZA ANNUALE DELLA BIBLIOTECA. (PASSI SCELTI).
...
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...
L'Onorevole Obadiah Horaseb
Bibliotecario in Capo
...mentre gli ind, per esempio, dicono che dietro un libro c'
sempre un insieme di mani. Dunque, nel contesto di una biblioteca,
un'istituzione addetta al prestito (una bella idea, no?),
possiamo spingere oltre questo aureo concetto. Pi un libro 
preso in prestito, pi mani l'avranno tenuto e cullato. Preferireste
forse che l'orma lasciata da un'anima umana non fosse toccata?
Eppure, che dire di quei libri che per anni, anzi per decenni,
rimangono senza lettori e le loro parole mute, in attesa? Riflettete
un momento su questo: le parole non lette continuano
forse a parlare? E se s, a chi? Non sono forse le chiacchiere solitarie
e non udite dei morti? Un libro non letto non  forse una
tomba? Ah, piangete dunque per i libri non presi in prestito. Eccone
uno. Una bella copia di Bleak House pubblicata nel 1957
dalla casa editrice Black International, di Hudson, New York.
L'ultima volta che  stata presa in prestito da questa biblioteca
risale al 1973. Il 1973! Vorrei tanto che fosse considerato un delitto,
concittadini. Un libro come questo, parole come queste,
lasciate a dormire cos a lungo? Un libro con la pi audace frase
d'inizio mai composta! Londra. Tutto qui. Londra. Meravigliosa
evocazione. Immaginate di tenere in mano un libro.
Apritelo. Goas. Uno di voi ragazzi pu benissimo essere l'artefice
futuro di un'analoga evocazione. Un debole esempio
composto da un uomo a corto di poteri poetici potrebbe suonare
all'incirca cos:
Goas. Il secondo semestre si  finalmente chiuso e Sua Altezza, il
maggiordomo, se ne sta seduto sulla zolla erbosa antistante il suo
ufficio principesco. Inesorabile siccit. Tanta di quella sabbia per
aria come se il vento avesse appena spazzato di nuovo tutto il deserto,
e non sarebbe un miraggio incontrare un donnone simile a
un grampo grigio, intontito dal sole, che scende a passi pesanti
lungo la strada dalla sua staccionata...
Propongo dunque un momento di silenzio non solo per le
storie non lette, ma anche per le storie non raccontate. Non 
stato forse Cioran a dire che un libro dovrebbe allo stesso tempo
curare vecchie ferite e infliggerne di nuove? Quindi, che cos'
un libro non letto? Una piaga purulenta? Un cancro? Cos'
dunque, vi chiedo, un libro non scritto? Ritengo sia necessaria
a questo punto una preghiera silenziosa. S, per gli autori morti
e le loro mani disincarnate che ormai sono solo ossa e silenzio.
Ma anche per noi stessi, miei cari ragazzi, per tutte le storie che
dovete ancora raccontare.
Amen.
Per quanto riguarda questa copia di Bleak House: prolungher
la data di restituzione di ben dieci giorni. Gli alunni di settima
hanno privilegi speciali e quindi potete tenerla fino a due settimane
se scriverete una scheda di lettura. Rubrecht? Petrus Matunda?
Petrus Goraoab? Skinny Hilunda? Jeremiah? Stimati
membri del corpo docente? Qualcuno lo vuole? Theofilus?
...
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68. TOMBE.
...
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...
Ansima davanti alla mia porta.
Chi?
Von Porco.
Il preside? Quando?
Chiamalo Von Porco.
Va bene. Quand' che ansima, Von Porco?
Nel cuore della notte.
Che vuole?
Alle tre del mattino? Darmi una scatola di gessetti.
La chiudi a chiave, la porta?
La porta non ha la chiave.
E Miss Tuyeni?
Ha il sonno pesante. Da quando eravamo piccole. Una volta
mio padre l'ha presa a bottigliate.
Insomma, lui si mette ad ansimare?
S.
Come mai non entra? Non mi pare sia tanto timido.
Fa il beneducato. Aspetta un invito.
Cosa hai intenzione di fare?
Fare?
Non puoi rivolgerti a un ispettore scolastico? Denunciarlo?
Un ispettore? E che gli dico? Mio cognato se ne sta fuori dalla
mia porta ad ansimare?
Perch no?
Sta l fuori come un cane, a soffrire. E io l ad ascoltare. Devo riconoscerlo, per: come uomo fa schifo, ma ha senso del ritmo.
Mi addormento cullata dai suoi ansiti - hah, hah, hah.
Hah, hah, hah? Hah, hah, hah, hah, hah.
...
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...
69. IL CARTELLO.
...
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...
Pohamba teneva un cartello sulla parete di fronte al letto. C'era
scritto: vieni da amico e non da spia. Ripenso a lui nel
crepuscolo di quelle rare giornate pi fresche quando una volta
tanto il cielo era pi azzurro che bianco. Certe volte, per settimane
eravamo cos oppressi dal caldo che quando finalmente
sfumava ne sentivamo la mancanza, perch cos la nostra pigrizia
non aveva pi scuse. Era una buona occasione per preparare
le lezioni e perci dormivamo. O perlomeno ci provavamo.
Pohamba se ne stava sdraiato a letto e rileggeva il cartello, perch
aveva gli occhi inquieti ma non aveva pi riviste da sfogliare.
Glielo aveva fatto uno degli studenti. Oltre alla matematica
Pohamba insegnava le uniche due materie facoltative che Goas
offriva, educazione fisica e meccanica/falegnameria. Le lezioni
di EF consistevano in qualche serie di saltelli e dei giri di corsa
attorno al campo di calcio. Falegnameria si teneva una volta a
settimana, il mercoled, nella baracca dove c'era il ciclostile, che
fungeva anche da rimessa per gli attrezzi e da stanza dove i ragazzi
in punizione per le mancanze pi gravi venivano portati
per essere fustigati. Quando insegnava matematica, Pohamba
assegnava i problemi e alla fine i ragazzi gli portavano i quaderni
alla cattedra. Quando li sbagliavano, Pohamba si sentiva
tradito. Io vi insegno un sacco di cose e voi cos mi ringraziate?
Lo zero non  altro che uno strumento per fare i conti con la
realt. Non ve l'ho forse ripetuto un numero x di volte? Azzerate
il valore e poi dividete per la negazione. Le nostre sottoparti
negative non hanno mai fine. Invece, il mercoled, nella baracca
del ciclostile, in mezzo ai suoi attrezzi e alle sue tavole, parlava
ai ragazzi e gli diceva anche cose pi pratiche, utili alla vita. Una
delle cose che gli aveva detto era finita su quel cartello. Lui ne
andava molto fiero. Il giorno che il ragazzo glielo aveva dato,
lui mi aveva chiamato nella sua stanza. Il cartello era dipinto in
azzurro, rosso e verde, i colori della SWAPO.
Lui se ne stava sdraiato l, le mani intrecciate sul petto, i piedi
fuori dal letto e lo ammirava.
Carino, ho detto io. Chi l'ha fatto ? -
Il fratello di Eiseb.
Siamo restati ad ammirare il cartello per un po'. Poi sono tornato
nel mio letto a pensare alle spie, gente che sembra fatta in
un modo e invece  fatta in un altro. O si era fatti in entrambi i
modi? In nessuno dei due? A Goas, Pohamba era completamente
se stesso. Quello che avrebbe voluto lui, quello che a volte
avremmo voluto tutti, era non solo stare da qualche altra
parte, ma anche essere altre persone. Amici: che ci voleva a essere amici?
Perlopi me lo ricordo in movimento. Anche quando era fermo,
parecchie cose in lui si muovevano. Gli occhi, la bocca, le
ginocchia ballerine. Ma le volte che ho bisogno di rievocare sono
i rari momenti in cui stava tranquillo. Sprofondato nel materasso
che era troppo grande per lui. La testa poggiata sui cuscini
rimediati di straforo. L'anta dell'armadio spalancata e le
camicie ordinatamente appese negli involucri di plastica. Le pareti
color avorio. L'intonaco qua e l attraversato da crepe. Sulla
stessa parete dov' attaccato il cartello c' una lunga crepa
frastagliata che va dal soffitto fino a terra. (A volte versavamo
acqua bollente nelle crepe per ammazzare le formiche.) Eccolo
l che rilegge il suo cartello. Una storia segreta di Pohamba? Ci
pensate all'orrore di non averne una, di essere soltanto la persona che la gente pensa voi siate?
...
.
...
70. PRINSLOO.
...
.
...
Sampie Prinsloo ci vende la verdura. Un gioviale agricoltore
boero vecchio stile che si veste secondo il suo personaggio.
Veldskoens senza calzini, pantaloncini cachi e gambe esili che
sorreggono una pancia che sembra una collinetta. Un cetriolo
che gli pende inerte dalle labbra a mo' di sigaro. Niente cappello,
solo un esuberante cespuglio di capelli impolverati.  anche
il pi eloquente sostenitore della Repubblica di Namibia della
zona. (Sono un vecchio bastardo resistente, dice. Se sono
riuscito a sopravvivere quarant'anni in questo posto abbandonato
da Dio, posso sopravvivere anche al presidente Nujoma.)
Prinsloo  stato il primo bianco di Karibib a mettersi in fila per
ottenere la nuova patente automobilistica. Il suo bakkie  tutto
decorato di adesivi patriottici.
ONORE E GLORIA AGLI EROI
DEL NOSTRO PIANO QUINQUENNALE.
A OGNI NATO IL SUO SANGUE.
UNA NAZIONE, UNA NAMIBIA, SUONATE IL CLACSON.
Una o due volte al mese, lui e la moglie fermano la macchina
al cancello del bestiame e Prinsloo si attacca al clacson. Poi
scende e aspetta. La moglie rimane in macchina. A quanto pare
lei non condivide il suo entusiasmo nel far visita ai vicini per conoscerli
meglio ora che le cose sono cambiate tanto. I ragazzi
escono di corsa dal dormitorio o dal campo di calcio e gli si avvicinano
saltellando. Allora Prinsloo grida: Tornate a prendere
i soldi, ragazzi!
E i ragazzi dicono: Noi siamo poveri, meneer, siamo ragazzi
poverissimi. Non abbiamo niente, meneer, niente.
Credete forse che questi frutti della terra siano gratis? Credete
che io sia comunista?
E i ragazzi in coro rispondono: Macch comunista! Meneer
 molto generoso.
Allora Prinsloo sospira e ridacchia, si toglie il cetriolo dalle
labbra, sputa e mette in mostra i denti d'oro, quindi tira fuori
una scatola di carotine e le comincia a gettare in aria. I ragazzi
saltano per acchiapparle. Saltano alti per afferrare al volo quelle
carote stentate. Non perch abbiano fame, ma perch sono
gratis e questo  un gioco che li diverte sempre.
Dankie my baas! Dankie my baas!
Alla fine, anche noi insegnanti ci avviciniamo. Ce la prendiamo
comoda, per. Siamo degli insegnanti sussiegosi e non
ci mettiamo certo a saltare per prendere carote al volo. Gli insegnanti
non sono mica scimmie per divertire il boero. Antoinette
si porta dietro i suoi coltelli. (Prinsloo  anche l'arrotino
della zona.) Ed esaminiamo la mercanzia come esperti compratori.
Prinsloo mi vede rimettere a posto una zucca. Cosa?
Agli Stati Uniti non piacciono i miei ortaggi? Che ne dice di
una bella zucchina per gli USA ? Che ne dice dei peperoni verdi,
dei cavoletti di Bruxelles, delle arance, del granturco, degli spinaci,
dei mandarini cinesi, dei limoni, delle papaie, degli okra,
delle pere, delle melegrane, delle melanzane (o aubergines, come
le chiama Obadiah)? Perch non c' niente che Prinsloo
non riesca a coltivare. Quest'uomo  capace di coltivare cotone
ai margini del Namib. Paghiamo alla moglie, che ci scruta
con i suoi occhietti sospettosi dietro il parabrezza sporco. Poi
ci dirigiamo nelle nostre rispettive stanze, le braccia cariche degli
abbondanti frutti di una terra improvvisamente e miracolosamente
generosa. Aiuta il fatto che Prinsloo possegga l'unica
falda permanente di acqua adatta all'irrigazione tra tutte le
fattorie lungo la c-32. Tuttavia, lui finge che il prodigio sia dovuto
non tanto ai livelli della sua falda quanto alle sue mani fatate.
Le mani di Prinsloo, nodose, grassocce, rosso rapa.
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71. GOAS.
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Da queste parti ha regnato la calma per la maggior parte del
brutto periodo che ha preceduto l'indipendenza. Qui gli anni
Ottanta sono stati tranquilli, mentre Goas si adattava alla sua
missione di sfornare ragazzi di campagna che avessero imparato
abbastanza aritmetica, afrikaans e timor di Dio. Le stragi del
Vecchio Quartiere Nero in questo paese, la rivolta di Soweto, il
massacro di Sharpeville, l'assassinio di Steven Biko in Sudafrica...
tutte cose successe su qualche altro pianeta. Eppure  vero
che qui uno dei ragazzi ha appiccato il fuoco a un'aula, nel
1985, evento che ora si erge come il momento pi fiero del movimento
antiapartheid di Goas. All'epoca fu considerato un atto
di terrorismo puro. Quel ragazzo, Lucas Nambela, fu spedito
a sud, nel carcere minorile di Mariental. Che sia stato proprio
il nostro attuale preside a frustare Lucas Nambela  una
verit che nessuno dice apertamente e una delle tante contraddizioni
che mandano avanti Goas. Il preside non scende certo
nei dettagli riguardo a quell'epoca. La verit riveduta e corretta
 che tutti quelli che erano qui credevano fermamente nella
giustezza della causa e sono tutti sopravvissuti all'assoluta malvagit
e oppressione dell'apartheid. Lucas Nambela era un
combattente per la libert. L'aula che rase al suolo con il fuoco
era il laboratorio di scienze. Quattro anni dopo, alla vigilia dell'indipendenza,
la diocesi di Windhoek sped a Goas nuove attrezzature.
Arrivarono uomini con materiali modernissimi: tavoli
da laboratorio, lavelli con l'acqua corrente, microscopi. Ci
sono provette e matracci di vetro temperato. Occhiali di protezione.
Prodotti chimici pericolosi. Perfino becchi Bunsen! Fino
a oggi, nessun ragazzo  riuscito a toccare una di queste cose. Il
preside tiene il laboratorio accuratamente sotto chiave, come
un tempio lucente. L'Aula Commemorativa dedicata a Lucas
Nambela. Neanche Festus, che insegna scienze, pu usarla.
Il preside ha attaccato con lo scotch alla porta il seguente editto:
Le attrezzature conservate in quest'aula sono molto costose. Ci
sono voluti molti anni dopo l'episodio patriottico del 1985 perch
il materiale arrivasse. Nelle attuali circostanze ci sono troppi
rischi connessi all'uso di queste attrezzature. Si sta procedendo a
un inventario. Quando l'inventario sar terminato, il laboratorio
sar aperto in determinate occasioni. Il pubblico sar informato
di qualsiasi sviluppo della situazione.
Nel frattempo, ciascuno di noi fa capolino all'interno e guarda
quello scintillante armamentario. Un museo del futuro tutto
nostro, proprio qui, a due aule di distanza dall'ufficio del preside.
Guardare tutta quella roba nuova di zecca attraverso i vetri
 una forma di devozione.
Dall'altra parte del cortile, Festus insegna la fotosintesi. A
volte indica l'aula in ceppi e dice: Dietro quella porta, tutto
quello che vi spiego potrebbe essere dimostrato davanti ai vostri
occhi. Una specie di paradiso in attesa. Certe volte ci
domandavamo se in fondo non fosse meglio cos. I becchi Bunsen
si otturano. I matracci vanno in frantumi. I crogiuoli arrugginiscono.
Le teorie vanno al diavolo. Meglio che le cose notevoli
rimangano nel regno della perfezione e dell'ordine...
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72. TOMBE.
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Non ci sono notti da ricordare, perch non ne abbiamo mai
passate insieme. Ci vedevamo laggi alle tombe dopo pranzo.
Solo in quei primi pomeriggi nudi quando il giorno era un po'
morto e tutti gli altri appassivano nei rispettivi letti. Non potevamo
infilarci anche qualche notte? Forse s, ma prima di tutto
c'era Tomo, e poi aveva un che di sfizioso la follia di avventurarsi
nel veld all'ora della siesta. Solo nei giorni feriali. (Nel fine
settimana era troppo rischioso: il sabato e la domenica erano
una continua siesta aleatoria che durava tutto il giorno, e
non si sapeva mai chi poteva andarsene in giro nel veld.) Sfidavamo
l'orario ufficiale della vita di Goas e gi questa era una
piccola soddisfazione, la migliore che riuscivamo a toglierci.
Arrivavamo da direzioni opposte e ci sorprendevamo d'incontrarci l.
Ma che sorpresa...
Non riuscivo a dormire. Fa un caldo.
E come sta Grieta, oggi?
Sempre morta, temo.
Le sue mani odoravano sempre della lozione che applicava
continuamente sulla pelle secca delle braccia di Tomo. Nella
cruda luce noi due ci appoggiavamo alle tombe. Lei faceva mucchietti
di ghiaia con le mani e poi li ripianava. Aveva le dita sempre
indaffarate. Dall'altra parte delle tombe, Tomo, ubriaco di
cioccolata, legato al suo seggiolino, al riparo di un ombrello.
Ero pi stanco dopo pranzo che la sera. Raccontavo bugie. Anche
Mavala raccontava bugie. Dicevamo di non aver bisogno di
dormire. Ma certe volte non riuscivamo a resistere e, con quella
luce, era come addormentarsi durante un terzo grado.
Anche in quelle occasioni lei non trovava pace, parlava da sola e stringeva e riapriva i pugni.
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73. KRIEGER.
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Obadiah diceva: Tutti i nostri bianchi, in un modo o nell'altro,
sono un po' dementi. In verit sarebbe interessante visitare l'America
al solo scopo di studiare dei bianchi normali. Questo
non vuol dire che anche i nostri neri siano privi di idiosincrasie.
Secondo te dipende dal sole?
Il nostro vicino immediato, Krieger, lo vedevamo soltanto dietro
il volante di un bakkie lanciato a tutta birra. Quando attraversava
rombando Goas si faceva largo tra qualsiasi cosa incontrasse
sul suo cammino: ragazzi, capre, insegnanti. Succedeva
due volte al giorno. Krieger che andava o tornava dal villaggio.
Il furgoncino di Krieger gira attorno alla chiesa rombando
sui solchi della strada sabbiosa, poi attraversa a tutta velocit
il campo di calcio nel bel mezzo di una partita. Una specie
di Babbo Natale omicida con i capelli bianchi e vaporosi che
suona il clacson e grida: Largo! Largo!
A sentire il preside, Krieger aveva il pieno diritto legale di
attraversare in macchina il campo di calcio. Una volta, all'assemblea
mattutina, ho protestato. Di solito durante quegli incontri
me ne restavo zitto, ma ritenevo che il comportamento di un
bianco rientrasse fra gli argomenti su cui mi era concesso intervenire.
Mi pare un po' pericoloso, ho detto.
Ha un diritto di passaggio, mi ha spiegato il preside. Ho
visto il documento che  stato regolarmente vidimato da un notaio
di Windhoek.
Ma non potrebbe girare attorno al campo?
Perch mai dovrebbe girarci attorno se il documento gli d
il diritto di attraversarlo?
Per risparmiare vite e incidenti.
Non ho gi spiegato che il documento  stato regolarmente
vidimato da un notaio?
Calcio. Un torneo all'italiana a eliminazione diretta. Teniamo
in mano un mazzetto di schedine per le scommesse preparate da
Pohamba. Quell'inchiostro del ciclostile che ci mette un sacco
ad asciugarsi, quell'indaco intenso che non si lava via. Ci rimanevano
le mani macchiate di violetto per settimane. Se lo annusi
ti manda su di giri, e noi lo annusavamo. La quota  fissata a
quindici rand con un raddoppio per l'ultima partita. Il risultato
 sempre zero a zero a memoria d'uomo. Stiamo appassendo sui
sedili come gerani non annaffiati.
A guardarlo dall'alto il gioco del pallone  molto pi interessante, dico io.
Pohamba sbraita: Ma possibile che non impari mai? Chiamalo
calcio. Non offendere la nostra cultura.
Faccio un gesto come per scacciarlo. Ho scoperto anche
un'altra cosa. Se si guardano i giocatori senza palla  ancora
meglio. Basta guardargli i piedi. Ogni mossa ha una bellissima
anticipazione. La palla  solo un accessorio trascurabile del balletto.
Ed  questa la risposta al mistero. Non solo lo scopo del
gioco non  segnare, ma anche la palla non c'entra niente. Annuso
le schedine e finalmente capisco il calcio, mi sento fiero, lo
adoro, sono a met strada tra la noia e il sonno, quando a un
tratto dalla curva sbuca Krieger a tutta velocit, rombando,
strombazzando e gridando: Largo! Con il braccio bianco batte
sulla portiera, la chioma furiosa ondeggia al vento. Si salvi chi
pu, ragazzi! E i ragazzi eseguono. Si tuffano, rotolano via. Si
divertono un mondo. Si divertono sempre un mondo. Krieger
prosegue verso la c-32. La partita riprende.
Uno di questi giorni quel nazista ammazzer qualche innocente, dico.
Obadiah solleva un sopracciglio alla maniera di Sherlock Holmes. Nazista?
Perch no? Ha l'et giusta.
Il che non vuol necessariamente dire...
Qui i nazisti non hanno neanche dovuto fare lo sforzo di imparare lo spagnolo.
Non  un principio centrale del vostro sistema giudiziario il
concetto trascendentale della presunzione d'innocenza finch
la colpevolezza non sia stata provata?
Qui non siamo mica in tribunale. Siamo a Goas.
 vero, interviene Pohamba. Qui non c' giustizia.
Mavala si alza in piedi. Siete tutti ridicoli. Sbatte venti
rand sul banchetto di Pohamba. Mettili su United Africa nella prossima partita.
La guardiamo risalire la strada. Tomo rimane con noi. Sta scavando una galleria sotto la sedia di Vilho.
Mi volto verso Obadiah. Senti, sto solo cercando di suscitare
un po' di simpatia verso altri emarginati. ( una frase che mi
 rimasta per sbaglio dal corso di sociologia intermedio del
prof. E.L. Cloyd, dell'Universit Statale di Bowling Green, valutazione
finale di Larry Kaplanski: c+.)
Un po' di simpatia?, dice Obadiah. Se la simpatia fosse denaro...
Gol! Kanhala, di testa.
L'altro titolo di merito di Krieger  che va a caccia di zebre sugli
Erongo e poi ne regala la carne alla scuola. La carne di zebra
ha una puzza particolare.  aspra e sa di selvatico. Solo i ragazzi
pi carnivori la mangiano. Per  buonissima se la si fa
seccare. Quando  ben essiccata, non puzza pi tanto. E si mastica
bene. Talmente bene che la si pu masticare per ore, come
le gomme. Il mio allievo di sesta Jeremiah Pulenti si fa un giretto
ogni sera per venderci biltong, striscette di carne di zebra essiccata,
in cambio di spiccioli o di vecchie matite senza gomma da cancellare.
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74. TOMBE.
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Parla, uomo silenzioso.
Di che?
Delle tue parti.
Vuoi sentir parlare di Cincinnati?
S.
Non c' molto da dire.
Provaci.
Cos le parlo di Cincinnati.
Tutto qui?
Be', s. E a Natale accendono certe luci bianche allo zoo.
Molto belle. E poi c' Taft.
Chi?
William Howard Taft. Il pi grasso di tutti i presidenti. Una
volta  rimasto incastrato nella vasca da bagno. L'hanno dovuta
spaccare a martellate per tirarlo fuori. E Cristo santo, c' pure
Davey Concepcin. Come ho fatto a scordarmi di Davey
Concepcin? Dev'essere colpa del caldo.
E chi ?
Vedi, la cosa che colpisce di Davey  che lui non era una superstar.
Insomma, stiamo parlando di una squadra che comprendeva
Johnny Bench, Caesar Geronimo, Tony Prez, Joe
Morgan. E pure Pete Rose. Ave, Pete Rose. A Cincinnati lui  il
signore del cielo, della terra e dell'inferno. Altro che Hall of Fame.
D'accordo, per solo Davey aveva quel qualcosa che non si
pu ben definire. Solo Davey aveva delle qualit intangibili.
Non era presuntuoso, alla battuta se la cavava abbastanza bene,
ma col guantone era assolutamente grandioso, era leale...
Come Kaplansk. E lui il vicepresidente.
Senti: darei fuoco a questa fattoria pur di essere Davey Concepcin.
Raccontami qualcos'altro.
Era un filantropo. Mandava met del suo stipendio ai poveri
della Repubblica Dominicana...
No, qualcosa di te.
Di me?
S.
Non c' molto da dire.
Qualsiasi cosa.
Una volta ero innamorato di una ragazza che si chiamava
Rainy Pinkus.
Rainy? Come rain, la pioggia
Gi, Rainy Pinkus.
E perch non Snowy, come la neve?
Perch era Rainy.
E anche lei era innamorata di te?
Non proprio.
Dimmi un'altra cosa.
Cosa?
Sulla tua infanzia.
Portavo le capre al pascolo all'alba.
Non  vero!
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75. EBBRIOLOGI ALL'INTERNO DI UNA DATSUN.
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Sul ripiano del cruscotto una bottiglia di Zorba, svuotata da un
pezzo. Obadiah e Kaplansk. Sono rimaste solo le loro voci, i
corpi non ci sono pi, sono fluttuati via, evaporati in uno
sbuffo.
obadiah: Mi pare di capire che molte benedizioni del Talmud
richiedono la ripetizione perch  un modo di ritualizzare
il contatto del credente con Dio.
kaplansk: Ah s?
obadiah: In altre parole, Dio non  un fulmine a ciel sereno,
ma  presente in tutti i momenti del quotidiano, anche nel legarsi
o rilegarsi i lacci delle scarpe. Volendo, anche in un rutto.
kaplansk: Interessante, non ci avevo mai...
obadiah: Personalmente, io non credo in un bel niente. Perlomeno,
non oggi. Naturalmente  proprio qui che interviene il
paradosso. Non si sa mai quando la fede - come l'amore - far
ritorno, come un vecchio cane che si credeva morto. Le cose
sarebbero pi facili se se ne fossero definitivamente perse le tracce.
Non credi?
kaplansk: Probabilmente, per...
obadiah: Ti va una mentina?
KAPLANSK: S, grazie.
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76. ANTOINETTE.
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Per lei  quasi una storia d'amore. La racconta mentre batte il
tappeto che ha appeso all'albero di mapone nel giardino. Batte
il tappeto con un cucchiaio di legno grande come la testa di un
bambino. Ai suoi piedi ribollono gli asciugamani dei ragazzi. Il
grembiule le fascia il petto come un'armatura.
Thump. La polvere si alza in lente volute.
C'era una volta un uomo che infilz la mano della moglie con
una forchetta per provare che l'amava, e lei andava in giro con
la cicatrice e la mostrava con orgoglio alla gente. Poi, una mattina
lei mozz le gambe al marito con un panga e lui mor dissanguato
a letto.
Thump. La polvere si alza in lente volute.
Ma anche dopo che successe questo lei continu a mostrare
con orgoglio la mano. Quattro piccole valli di rebbi nella carne.
Sia fatta la Tua volont. Come in cielo cos in terra.
Thump. Thump. La polvere si alza in lente volute.
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77. MAGNUS AXAHOES.
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Corre scalzo sulla morbida sabbia del letto del fiume. Adora la
sensazione della sabbia tra le dita dei piedi. E quel suono, quel
fruscio, della sabbia che schizza alle sue spalle. Certi giorni basta
quel fruscio a tenergli i piedi in movimento. Quel meraviglioso
scricchiolio. Un giorno riuscir a correre veloce come
Rubrecht Kanhala. Correre con una spina nel piede  meglio
perch cos non si avverte la fatica dei muscoli, solo la ferita nel
piede. Il dolore provoca pi che resistenza. Crea oblio: e se riesci
a dimenticare,  l'unica cosa che conta. L'ha letto su una rivista
specializzata di atletica. L'ha detto un keniota ed  vero.
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78. POHAMBA.
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E mentre le capre si annusano affettuosamente i deretani noi ce
ne stiamo spaparanzati e intingiamo gallette al latticello nel t
freddo, e si scopre che Pohamba ha un altro fratello.
Che Dio l'aiuti, esclama Festus. Quella donna stava sempre
a gambe larghe, ha partorito un esercito.
Pohamba  sdraiato a pancia sotto. Mentre parla, un ragazzo
di seconda che lui paga per farsi fare i massaggi gli cammina
avanti e indietro sulla schiena.
Abner, il mio quarto fratello. Lavorava all'autonoleggio
Budget di Peter Mueller Strasse. L'altro mio fratello di Windhoek.
Lavava le macchine quando i turisti le riportavano dopo
una settimana passata a inseguire gli elefanti a Etosha. Le macchine
erano proprio sporche, ma mio fratello Abner le lavava
come fossero culetti di neonati. La polvere densa di Etosha gli
faceva fare uno starnuto dietro l'altro, ma lui l a lavare, asciugare,
raschiare e sciacquare. Ma non  questo che volevo raccontarvi.
Quello che volevo raccontarvi  che il suo baas non gli
permetteva di usare il bagno per cacare. Era un padrone illuminato.
Diceva che mio fratello poteva andare a pisciare in bagno,
ma non poteva cacarci. Per quello doveva attraversare la strada
e andare nel fast-food di fronte.
Ma come faceva il baas a capire se cacava o meno?
Facile: se non sentiva niente, cominciava a battere i pugni
sulla porta del bagno.
(Obadiah, dalle quinte di sinistra, dietro l'albero di mapone
dove si  messo a sonnecchiare: Quello che il baas evidentemente
non sapeva  che in media il nostro deretano  nell'ottanta
per cento dei casi pi pulito delle nostre mani. Quindi...)
Quindi che?, chiede Pohamba. Si alza. Il ragazzino di seconda
gli vola via di dosso come un lillipuziano in caduta libera.
Quindi che?
Restiamo in attesa. A suo fratello era permesso pisciare, ma
non cacare. Quindi che?
Obadiah emerge da dietro l'albero e, come se questo fosse un
dibattito vero in un vero luogo di discussione, ammette la propria
sconfitta e s'inchina a Pohamba, con un ampio gesto del
braccio sinistro che sfiora la polvere.
...
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...
79. VISITA DEL COMPAGNO GENERALE KANGULOHI.
...
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...
Antoinette resta in trono su una sedia di plastica in mezzo alle
sue piantine di pomodoro appassite e ai ravanelli duri come sassi.
Il resto di noi  in attivit frenetica. Sul suo volto devastato dal
sole c' la serenit della verit assoluta. Non solo non avrebbe
mai baciato l'anello di nessun generale, ma non gli avrebbe neanche
concesso l'onore di un suo sguardo. Due suoi nipoti erano
andati su al Nord a combattere contro i boeri. Uno era tornato
dentro un sacco di plastica e l'altro non era tornato affatto.
Ma il problema non era tanto quello. Diceva che non se la
prendeva con nessun generale per ci che era successo ai due ragazzi.
Se l'erano cercata loro, ancor prima di mettersi in testa la
ridicola idea di essere diventati uomini. I ragazzi sono fatti cos.
Partono per la guerra e tornano a casa morti, oppure non
tornano affatto. Non se la prendeva con il generale per quei ragazzi,
se la prendeva con il generale perch era un generale.
Antoinette diceva che noi eravamo talmente ignoranti che
non sapevamo neanche distinguere Ges Cristo da un lacch
del demonio. E state tranquilli, il vostro generale  al soldo di
Lucifero, aggiungeva. Antoinette, pacifista radicale, pontificava
in modo pigro, ma con un certo impatto. Quando sono
passato accanto a casa sua con una carriola carica, mi sono fermato
a chiederle: Allora, come tornano a casa i soldati dalla
guerra se per caso sono rimasti vivi?
Dove stai portando quella spazzatura?
Dietro le latrine.
Portala pi lontano.
Va bene.
Che domanda mi hai fatto?
Secondo te, la lotta contro il Sudafrica era giusta?
Lei ha scosso la testa.
Se non era giusta, era almeno giustificabile?
Accettabile, date le circostanze.
Allora, come torna a casa un soldato? Ero l in piedi davanti
a lei con la mia spazzatura. Antoinette, placida sulla sua
sedia di plastica, ha cominciato a sollevarsi con un lampo di fanatismo
nello sguardo, in ginocchio!
La porta di casa si  spalancata e ne  uscito Obadiah con in
testa un berretto da aviatore con i paraorecchi. E brava mogliettina!
Oratoria! Ma qui si tratta solo di fare un po' di scena,
e a fare scena non ci  mai morto nessuno. E ora dai, micina,
vatti a mettere il vestito verde. Ti sta cos bene: richiama il veleno
che ti sprizza dagli occhi.
Nessuno mai l'aveva sentito chiamarla micina. Forse neanche
lei. Ma non ha battuto ciglio. All'inferno anche il mio vestito
verde.
E cos, Antoinette si  rifiutata di muovere anche solo un dito
nel bel mezzo della pi accurata operazione di pulizia nella storia
della fattoria. Abbiamo sotterrato residui di metallo sparsi,
estirpato le erbacce, raccolto le cacche delle capre pallina per
pallina. Il preside aveva perfino ordinato ai ragazzi di rastrellare
il veld, tutto il veld, che  un po' come tentare di travasare tutto
l'Atlantico, e i ragazzi lo stavano facendo sul serio. La sabbia
era ordinatamente increspata in tutte le direzioni. Era difficile
capire dove mettere i piedi, perch il veld cos ben pettinato aveva
un bell'aspetto. Mi veniva in mente la sabbia curata dei
bunker al country club dove lavoravo come caddy prima di essere
licenziato perch m'interessavano pi le ragazze dei capanni
di sosta.
Il generale Zacharias Kangulohi (nome di battaglia, Ho Chi
Minh) era il nostro ex alunno pi famoso. Dalla polvere di garzone
di fattoria era salito fino a diventare un pezzo grosso della
SWAPO. Aveva vissuto in esilio a Londra, Dar es Salaam, New
York, Lusaka e Stoccolma. Eravamo in piedi vicino al murale
appena finito di Hendrik Witbooi con le bandierine della Namibia
al posto degli occhi e in mano un rotolo di papiro con su
scritta la costituzione. Aspettavamo. Ogni ragazzo portava intorno
al collo qualcosa che somigliava a una cravatta. Nastri,
sciarpe, strisce di cuoio, calzini, buste di plastica intrecciate. Un
ragazzo aveva usato una striscia di biltong e ogni tanto ne mordicchiava
un pezzo man mano che il mattino diventava pomeriggio.
Aspettavamo. Mavala era sull'attenti in tuta mimetica
integrale, con la camicia verde abbottonata fino al collo, i pantaloni
infilati negli anfibi con uno sbuffo. Il pugno destro serrato.
I capelli corti corti e la testa a forma di pallottola. Le orecchie
le spuntavano da sotto il bordo del berretto. Dio, che voglia
avevo di mordicchiargliele. Qualsiasi amaro rimpianto potesse
nutrire per il modo in cui era stata privata del grado di ufficiale
(l'ultimo stipendio e tanti saluti, compagna) era stato
provvisoriamente accantonato dal suo senso dell'occasione.
Era tornata nel bel mezzo dell'emozione - se non proprio in
guerra, almeno in qualcosa.
Il nostro ospite d'onore era in ritardo di ore, ma il preside ci
aveva tenuto l fermi sotto la minaccia del suo megafono. Non
si saziava mai del suono della propria voce amplificata. Le mosche
cavalline che ci masticavano la pelle non si saziavano mai
di noi. Ci calavano addosso in massa. Accomodatevi che si
mangia, ragazzi! Ormai non volevamo neanche pi l'acqua fresca
o l'ombra. Pregavamo solo che il sole ci ammazzasse pi in
fretta. Ho sentito dire che la stessa cosa accade quando si gela.
Dopo un certo punto  molto piacevole. Eravamo l in piedi e
aspettavamo. Quando il convoglio del generale finalmente  arrivato
 stato un po' come se sbarcassero i marziani - un battaglione
di motociclisti, gipponi, jeep, una limousine, addirittura
un camper. Siamo rimasti l impalati mentre la parata ci passava
accanto di corsa e si disponeva a ferro di cavallo in mezzo al
campo di calcio. Quando la polvere che avevano sollevato si fu
deposta sui nostri volti madidi di sudore, raddrizzammo le
spalle. I versi del nuovo inno nazionale ci vibravano sulle labbra,
pronti a esplodere.
Na-mi-bia
Paese nostro
Na-mi-bia, madrepatria, amiamo solo... (te!)
Non  accaduto niente. Per due minuti, poi altri cinque. I
lampeggianti vorticavano. I poliziotti motociclisti parlavano
furtivamente nelle radio ricetrasmittenti. Il rumore dei loro motori
che acceleravano, rallentavano, riacceleravano. I finestrini
della limousine erano oscurati. Pensavamo che stesse l dentro
a consumare un pranzo ritardato. O magari invece era nel camper
e schiacciava un pisolino dopo il lungo viaggio dalla capitale
fino a Goas. Dietro la giacca del completo del preside cominciavano
ad affiorare macchie di sudore. Fra poco avrebbe dovuto
strizzarla. E questo era un uomo che andava fiero di non
aver mai lavorato abbastanza sodo da sudare. Si credeva che
fosse un vecchio compagno di scuola del generale. Le nostre ginocchia
avevano gi ceduto da un pezzo (per eravamo cos stipati
l'uno contro l'altro che non cadevamo) quando abbiamo
sentito sbattere il cancello. I nostri occhi si sono mossi all'unisono
e abbiamo visto, al cancello del bestiame, un ometto il cui
corpo era zavorrato da una giacca piena di medaglie. Aveva le
scarpe in mano.
Sono arrivato a piedi, ha gridato. Sono arrivato a piedi alla
mia amata Goas come il garzone di fattoria che ero una volta!
Il preside gli  andato incontro, i pettorali che gli ballonzolavano
sotto il bavero, ansimando nel suo megafono: Oh, mio
caro Zacharias, bentornato! La gentilezza che hai voluto mostrarci
facendoci visita va ben al di l di qualsiasi...
Il generale non ha stretto la mano che il preside gli tendeva. Invece
l'abbiamo visto tutti alzare un piede minuto e puntarne la
pianta verso il preside. Charles, vammi a prendere una spina.
Il preside continuava a borbottare nel megafono: Che tu abbia
trovato il tempo per questi ragazzi, per aiutarci, ispirarci, illuminarci...
Charles, una spina.
Un luogo umile come questa nostra scuola, e tu sei tornato...
Se non metti subito gi quel coso ti faccio fucilare.
E con nostro grande stupore abbiamo visto il preside in persona,
non un subordinato qualsiasi, schizzare nel veld circostante,
chinarsi sotto un'acacia e strapparne una spina. Era lunga,
sembrava un chiodo, e il preside l'ha portata al generale sul palmo
della mano, delicatamente, come se fosse un uccello ferito.
Infilzala.
Ma Zacharias!
Subito!
Abbiamo visto anche questa scena. Il preside ha piantato una
spina nel piede del Compagno Generale Kangulohi e il generale
ha gridato: Vedete? Sono ancora duro come un sasso! Io, nel
mio esilio dorato! Con il petto pieno di medaglie!
 venuto verso di noi saltellando su una gamba sola come
uno struzzo, con la spina che ancora gli sbucava dal piede. E poi
ha iniziato il discorso. Il generale ha detto di aver imparato tutto
quel che c'era da sapere proprio qui a Goas, che quelli erano
stati i giorni pi felici della sua vita, ma poi i boeri avevano messo
fine alla felicit, la sua e quella di tutti. Era l su un piede solo e continuava a parlare.
Ma oggi non sono qui davanti a voi per parlarvi della guerra,
ha detto. Ha sollevato le esili braccia e ha gettato le scarpe
nella sabbia.
No, non parler delle lunghe notti d'esilio, di cosa ha significato
non poter vedere mia madre e la terra di mia madre per
pi di quattordici anni. Non discuter del dolore che si prova. E
non vi dir neanche dell'inferno delle prigioni sudafricane n di Cassinga.
...
NOTA: Cassinga: Il 4 maggio 1978, l'aviazione sudafricana bombard una base della SWAPO nel cuore del territorio angolano, uccidendo circa settecento persone, tra cui centinaia di profughi civili. FINE NOTA.
...
Delle bombe che piovvero in quel sanguinoso giorno.
No, non rimarr qui davanti a voi a parlare del sangue versato
dai vostri fratelli e sorelle, dai vostri padri e dalle vostre madri.
Il generale ha fatto una pausa, ci ha passato in rassegna e ci
ha sorriso. La cosa ci ha spiazzato. Di solito non si pu parlare
del massacro di Cassinga e sorridere.
Il preside si  lasciato andare a una salva di applausi e noi lo
abbiamo imitato.
Il generale ha ordinato il cessate il fuoco. Non applaudite.
No, figli miei, voglio parlarvi di oggi, di ora. Figli miei, adesso
avete la libert. Tanta libert. Oh Signore, avete perfino la libert
di odiare.
Si  messo a saltellare in tondo con la faccia infuriata per farci
vedere che aspetto avesse l'odio.
Eppure, vi dico, non esercitate questo diritto. Difendetelo,
abbiatelo anche caro, se volete, ma non usatelo. Perch? Si 
esibito di nuovo in un balletto in tondo. Perch  troppo facile!
Ci si  avvicinato saltellando, ha strappato il megafono dalle
mani del preside e ci ha strillato dentro: La cosa difficile 
amare! Ed  per questo che vi dico, figli della Namibia, virgulti
di una nazione appena irrigata, vi dico che vi amo. Voi pensate
che un pezzo grosso, un compagno come me, non pu dirvi una
cosa del genere. Be', ecco, l'ho detta! E sconvolger le vostre
piccole orecchie dicendola di nuovo. Dite alle vostre mamme
quello che vi ha detto Kangulohi: vi amo!
Sempre saltellando ci  venuto ancora pi vicino.
Quello che dobbiamo fare ora per costruire questa nazione,
questo bellissimo paese,  lavorare. Lavorare. Lavorare e imparare.
Imparare. Imparare. Imparare. Dimenticate l'odio, l'odio,
l'odio e invece amate, amate, amate.
Gli abbiamo battuto le mani ancora pi freneticamente. Ancora
una volta il generale ci ha fatto segno di smettere. Siete
voi, ha urlato. Io non sono nessuno. Siete voi!
Ci sentivamo euforici, patriottici e, s, anche amati...
Lui si  accorto di Mavala. E tu, se un vecchio generale pu
chiederlo, chi sei, compagna?
Shikongo, signore. Campo Chetequera, Angola. Dal 1986
al 1989.
Ufficiale comandante?
Elias Haulyondjaba, signore.
Elias. Che Dio lo benedica. Elogio il tuo impegno nella lotta
nel passato e il tuo impegno nella lotta nel futuro, compagna
Shikongo, dal pi profondo del cuore e anche dal fondo del mio
piede dolorante.
Risate, applausi, applausi.
Obadiah ha fatto un passo avanti. Se il nostro distinto ospite
permette, quest'umile insegnante vorrebbe citare Archiloco,
il grande poeta assassinato.
Permesso accordato, Umile Insegnante.
E allora Obadiah si  tolto il berretto da aviatore, ha alzato la
bocca al cielo e ha cominciato a declamare: Non amo l'alto generale,
n quello che se ne sta a gambe divaricate, n quello che
va fiero della sua chioma n...
Il fatto che lei abbia scelto il momento di massimo splendore
del marito per mettersi ad annaffiare la siepe di cespugli davanti
casa sua non dovrebbe costituire una sorpresa, nello schema
generale di Goas. Come il marito, Antoinette non era certo una
persona che rimaneva dietro le quinte.
Il boccaglio del suo tubo per annaffiare  spuntato lentamente,
molto lentamente al disopra della staccionata. Uno dei soldati
lo ha visto e ha imbracciato il fucile.
Fermo, ha esclamato Obadiah. Non sparare! Quella  la
mia strega... sposa! Il generale ha fatto cenno al soldato di abbassare
l'arma e si  messo a guardare con curiosit la testa che
ora faceva capolino dai cespugli come per sfidarlo a spararle in
faccia in nome dell'amore.
Se immaginate Goas come un villaggio, cosa che non era -
era una scuola all'interno di una fattoria nel bel mezzo di un
veld altrimenti vuoto - ma se nonostante tutto continuate a
pensare che vivessimo in una specie di idillio, il campo di calcio
aveva per noi la funzione di piazza, di terreno sacro.
Gli ci  voluto un po' per attraversarlo saltellando.
Eravamo troppo lontani per ascoltare quello che le ha detto,
ma dopo aver parlato con lei dall'altra parte della siepe per cinque
minuti, il generale si  inginocchiato e ha baciato la terra.
Poi abbiamo visto Antoinette che si sporgeva e lo tirava su per
le ascelle. Lei era una gigantessa rispetto al minuscolo generale.
Poi - e voi potete benissimo considerarla una delle bugie quotidiane
di Goas, ma io l'ho vista accadere con i miei occhi - lei gli
ha abbracciato la testa e l'ha baciato. Un bacio forte, lungo e
succoso. Non era certo il bacio di una strega. Poi ne ha parlato
a lungo per giorni. Di come lui le avesse chiesto scusa per le armi
e avesse addirittura maledetto la propria uniforme. Di come
le avesse spiegato che in futuro, nel glorioso futuro, non avremmo
avuto pi bisogno di eserciti e che lui rimaneva attaccato a
questo solo per un altro po', perch c'era ancora gente che non
credeva nell'amore. Diceva che quell'uomo raccontava tante di
quelle bugie che gli stavano per cadere le labbra. E allora cosa
le rimaneva da fare se non rincollargliele? Non sono mica una
donna che non prova compassione. Un uomo gi condannato,
diceva, non ha forse diritto ad avere almeno un bel ricordo?
...
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...
80. TOMBE.
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Mio nonno?
S.
Faceva pantaloni a cottimo. Si chiamava Leo.
Che faceva?
L'apprendista sarto. Inscatolava cappelli, anche, e ripuliva cappotti. E il tuo?
Il mio era Tshaanika, il diciottesimo re degli Onganjera.
Ah.
Mavala stirava le braccia e sbadigliava. Sotto il suo seno destro c'era una voglia a forma di fagiolo.
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81. OBADIAH. (CAPPELLI).
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Coppola, paglietta, feltro, tricorno, bustina, panama, berretto,
Ascot, cilindro, con la coccarda, tiara, da pescatore, sombrero,
basco, turbante, bombetta, Montecristi, Stetson, Borsalino...
l'idea stessa della gamma di cappelli maschili  fantastica. Salutiamo
l'elmo di Mambrino!  per questo motivo che i nomi
dei cappelli da uomo sono cos picareschi. Che un semplice
pezzo di feltro o di lana oppure, s, anche di metallo possa offrire
protezione dall'estrema ira di Dio... eppure, tutti i giorni
indossiamo queste illusioni. Ci copriamo il capo. E forse un segno
di sfida? Di fede? Di rispetto? Di paura? S. Ma soprattutto,
amici miei, soprattutto - i cappelli sono amore. Nessun elmetto
al mondo  pi potente della convinzione che coprirsi il
capo sia un segno che Dio pu notare... Considerate il caso degli
ebrei di Kaplansk: lo zucchetto? Uno strato sottile, una semplice
chimera, eppure lo indossano, eccome. Come del resto
facciamo tutti.
Ehi, Kaplansk, vecchio pagano, che fine ha fatto la tua kipp?
...Kaplansk?
Si  addormentato.
Un'altra volta? Alle sei del pomeriggio?
...
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82. LA PALLA.
...
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 luned pomeriggio, sul tardi, e io e Obadiah stiamo contemplando
le reciproche esistenze seduti sulle sedie di plastica davanti
a casa sua. La partita di calcio continua. I tonfi della palla
sembrano l'irregolare battito del cuore di Goas. Le tende di
Pohamba sono chiuse. I peccatori del fine settimana dormono
per tutto il luned. Sotto l'acacia, Festus taglia i capelli ai ragazzi
usando il suo rasoio a batteria. Una sedia di scuola sistemata
sotto l'albero, un sacchetto di plastica infilato sotto il mento del
cliente a mo' di bavaglino, Festus non  certo un barbiere raffinato.
Rapa i ragazzi a zero e loro, uno dopo l'altro, si allontanano da l lustri come uova.
Obadiah lancia un gemito. Ecco che viene a noi la malalingua,
dice. Qualche attimo dopo la vediamo arrivare. Diventa
sempre pi grande man mano che s'avvicina e, tuttavia, non 
che la Zia si muova come tutti: lei trasuda nello spazio. Si manifesta.
Si dirige verso di noi e grida a Obadiah: Tutti gli uomini
che mi hanno detto bella sono morti. Tutti tranne uno. Vedo
il tuo volto velato da un sudario, insegnante in capo.
Per, mia cara, obietta Obadiah, neanche una volta in vita
mia ho sostenuto che una donna irsuta, quale tu sei, fosse...
Buona morte, insegnante in capo, dice lei, e senza fermarsi
vira verso il campo e comincia ad attraversarlo nel bel mezzo
della partita. Guadagna velocit man mano che si avvicina alla
preda, che  chiaramente rappresentata dalla palla da tennis
spelacchiata che i ragazzi usano da quando hanno bucato l'ultimo
pallone. Ignorarla, ignorarla, ignorarla, ma come si fa a
ignorarla quando cerca di fregarti la palla? Quando la raggiunge,
la Zia si gusta il momento. Prima di sgraffignare qualsiasi
cosa, si lecca sempre tutte le dita. Lo fa anche ora, in maniera
crudelmente lenta, prima di abbassarsi, allungare la mano e afferrare
la palla, che poi s'infila nella scollatura del vestito.
Coraggio ragazzi, venite a prenderla.
Per la prima volta nella storia documentata, i ragazzi si ritirano
di corsa nel dormitorio un'ora prima di essere chiamati per il
bagno. Dopodich la Zia prende di mira gli alloggi degli insegnanti
non sposati. Io e Obadiah la teniamo d'occhio. Lei arriva
alla porta di Pohamba. Bussa. Lui non risponde. Lei bussa pi
forte. La Zia comincia a tempestare di colpi la porta di Pohamba
con entrambi i pugni. Ancora nessuna risposta. Lei lancia il suo
ampio corpo del reato contro la porta. Bam. Bam. Siamo sorpresi
che non l'abbia buttata gi. La Zia  suscettibile alle offese. Sa
benissimo che lui  l dentro. Mi torna in mente la carta igienica
doppio velo che abbiamo riportato dal villaggio mercoled scorso,
dopo settimane in cui ci dimenticavamo sempre di comprarla.
(Nel frattempo usavamo pagine di vecchi romanzi tascabili in
afrikaans.) Pohamba la tiene nascosta nel suo armadio. Si apre
uno spiraglio nella porta. Pohamba - con addosso la sua canottiera
portafortuna lilla - esausto, accasciato, s'inchina e la saluta.
Noi osserviamo la scena dall'altra parte del campo di gioco.
Poi Pohamba si erge in piedi e incrocia le braccia sul petto come
se barricasse la porta col suo corpo. Ma  solo scena. Sappiamo
benissimo che la lascer passare. La lascer entrare e lei potr
prendere quello che vuole. Prendi la carta igienica, donna. Ma
stavolta non succede, non si verifica il solito cedimento che ha
luogo ogni volta che la Zia va a far visita a qualcuno. Lui - lo vediamo
chiaro come il sole - la sta ascoltando. Il momento di schivare
il monologo  passato eppure Pohamba  ancora l davanti
a lei.  un'emergenza - e noi due, da perfetti vigliacchi, non muoviamo
neanche un muscolo. Non apriamo bocca n ci agitiamo
sulle sedie di plastica. Il rasoio ronzante di Festus si spegne di colpo
e sappiamo bene che anche lui  ipnotizzato dalla scena.
Un'insolita calma  scesa su Pohamba, il suo spirito  sedato.
Il suo corpo, inquadrato nella porta,  rilassato. E incantato. 
a questo punto che traccio un ovvio collegamento, che pure non
ho mai fatto prima, tra il monologare e il rubare. Ogni volta che
la Zia c'infliggeva un monologo ci rubava tempo dalla vita, e
forse  per questo che lei non invecchiava come una persona
normale. Lei s'ingrassava con il nostro tempo. Osserviamo
Pohamba sorridere. Arretra nella propria stanza. Stavolta sta
cedendo in maniera diversa. Lo fa volontariamente, gioiosamente,
come squagliandosi. Addio, amico mio, stammi bene. 
stato un piacere...
Allo stesso tempo, non posso fare a meno di chiedermi, mentre
Obadiah sembra soffocare: che succeder se questa cosa
funziona? E se lei riesce a sgraffignare anche quelli? I nostri tormentati
desideri. I nostri desideri che ci tormentano. La porta si
chiude dietro l'enorme culo della Zia, come la sponda di un
bakkie contro un carico di sacchi di farina gialla. Qualche momento
dopo una mano - non quella di Pohamba,  una mano
grassoccia, morbida, fornita di braccialetti - si affaccia dalla finestra
di Pohamba. La mano stringe una palla da tennis. Poi le
dita della mano si allargano - tutte e cinque le dita si aprono a
ventaglio, in preda all'estasi - e la palla, come un minuscolo teschio,
cade nella polvere.
...
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83. TOMBE.
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Mi tormentava per via dei miei piedi freddi, i miei piedi che erano
letteralmente freddi e secondo lei era buffissimo che neanche
il deserto riuscisse a cambiare le cose, che io potessi sudare tutto
eppure avere sempre i piedi freddi come acqua ghiacciata, e
una volta mi ha perfino chiesto se volevo che lei ci soffiasse su,
e io le ho detto: No, ti prego, lasciali perdere, non richiamare
l'attenzione su di loro. E lei si chiedeva come poteva succedere
una cosa del genere. Allora le ho detto, io vengo dall'America
del Nord, in pratica sono un eschimese. E, a parte questo, i piedi
mi sudano facilmente e poi si raffreddano troppo in fretta.
Questa spiegazione non l'ha convinta.
Ma sono brutti? Brutti coniglietti albini? Come mai i bianchi
hanno tanta paura dei propri piedi? Per favore, fammi dare
solo un'occhiatina...
Mai.
Con i calzini, nient'altro che i calzini, quasi sfilati, tutti arrotolati.
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84. IL VICEPRESIDE.
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Da una fattoria all'altra ci arriva la notizia che Ganaseb, un
vecchio amico di Obadiah,  morto in citt. Sono stato convocato
alla Datsun da un ragazzo. Di solito Obadiah il liquore lo
sorseggia, ma oggi ha afferrato la bottiglia e beve a garganella
come se volesse ficcarsela in gola. Naturalmente, dice, facendo
una pausa, parteciperai anche tu al funerale.
Ma io non l'ho mai neanche conosciuto, Ganaseb.
Non importa. Ha insegnato qui. Tu e lui appartenete alla
stessa famiglia, ormai, che tu scelga di accettare quest'onere o no,
perch le famiglie non sono altro che un onere. Mi segui? A proposito,
hai pi scritto a tuo padre per perdonargli le sue colpe?
Quand' il funerale?
Capisci, Ganaseb  stato fortunato. La differenza  tutta
qui. E riuscito a fuggire e si godeva Goas solo nel ricordo, che 
l'unico modo vero di vivere qui. Avresti dovuto sentire come ne
parlava, Ganaseb. Le lunghe notti del veld, l'aria pura, i tramonti
rosso-bruni.
Devo andare ad aprire la biblioteca.
Sei tu il bibliotecario?
Sono il sotto-vicecapo.
E chi  il capo?
Tu.
In tal caso, la dichiaro chiusa per lutto. Tutte le istituzioni
pubbliche devono essere chiuse in segno di rispetto.
Ma ho l'incontro del gruppo di lettura.
Cosa state leggendo?
Mowgli. Cerco di scavalcare la portiera.
Quella porcheria? Aspetta, dice. Ganaseb era un pezzo
grosso, un uomo importante, un vicepreside. Da quando se ne
 andato, mai una volta che sia tornato a trovarci. L'ho sempre
visto in citt. Mi afferra un braccio. E vuoi sapere la malvagia verit?
E cio?
Lui aveva una Volvo.
Il prete ci ha dato un passaggio fino a Karibib sul pianale del
suo bakkie. Le donne indossavano vestiti neri in cui parevano
essere troppo a loro agio, come se la morte fosse un'uniforme
in attesa nell'armadio. Antoinette teneva Tomo per la collottola,
come fosse una marionetta in arresto. Mavala reggeva le
crostate che Antoinette aveva fatto per la vedova di Ganaseb.
Pohamba ha cercato di infilare una mano sotto la carta stagnola
per fregarsi un pezzetto di crostata. Allora Mavala se le
 nascoste sotto il vestito, ma lo stratagemma non ha certo
scoraggiato Pohamba dal continuare la sua missione. Quando
siamo partiti alcuni ragazzi ci hanno inseguito gridando:
Professori, comprateci delle patatine Lion! Antoinette gli
ha intimato di smettere con uno scatto del polso e i ragazzi
hanno desistito, uno alla volta, ridendo e gettandosi le braccia al collo.
Ganaseb si era liberato a tal punto di Goas che aveva abbandonato
la Chiesa cattolica. La chiesa luterana del quartiere nero
era gremita di folla. La gente traboccava dalle porte. Qualche
vecchietta piangeva sui gradini esterni. I ragazzi erano abbarbicati
alle finestre. L'aria era densa di odori contrastanti. Obadiah
ha guidato il nostro gruppo lungo la navata centrale dicendo:
Scusateci, vecchi amici, scusateci. Siamo riusciti a
guadagnare il terzo banco e ci siamo accalcati l dentro. Io cercavo
di non guardare Mavala che era stretta tra Vilho e Dikeledi.
Lei cercava di non guardare me. A quel punto, qualsiasi cosa
ci riguardasse era - per noi - fonte di eccitazione. Adoravo
essere abbastanza vicino a lei da sfiorarla e fingere di non averlo fatto apposta. Cercavo di distinguere l'odore del suo sudore da quello di tutti gli altri.
Alla fine, il pastore ha dato inizio alla cerimonia. Obadiah
traduceva qualche passaggio dall'afrikaans. Dice che Ganaseb
ha solo cambiato casa. Dalla sua modesta abitazione di Karibib
a quella del Regno dei Cieli. Eppure rimane nei nostri cuori.
Una donna nel banco davanti a noi si  piegata in avanti scossa
da furiosi singhiozzi. Obadiah ha accennato un amplesso
con il bacino e ha sussurrato: Una delle ragazze di Ganaseb.
Altro che nel cuore le  entrato. Si  infilato la mano nella tasca
interna della giacca per prendere la fiaschetta. La mano nodosa
di Antoinette  scattata davanti a me e gli ha afferrato il
polso come un artiglio. Ed  rimasta l, saldata alla sua, per l'intera cerimonia.
Preghiere, inni, discorsi, testimonianze, pianti, altre testimonianze.
Una volta che Ganaseb  stato adeguatamente onorato,
siamo pian piano usciti fuori nel sole al seguito della bara. Il
morto spuntava fuori dal bagagliaio della sua Volvo. La strada
fino al cimitero era cosparsa di foglie di lattuga appassita.
Dopo la sepoltura, siamo andati al Dolphin. Pohamba ha offerto
birra agli uomini, Coca-Cola alle signore (per rispetto verso
Antoinette) e uova sode per tutti. Le donne si sono sedute a
un altro tavolo (con Tomo sotto il tavolo). Tutte e tre, bellissime
ognuna a modo suo, se ne stavano sedute l come una conventicola,
un consiglio di guerra. Antoinette presiedeva e cercava
di non giudicare troppo severamente tutti quelli attorno a
lei, di essere una buona cristiana e di amare, amare il prossimo
suo... Dikeledi, silenziosissima, registrava tutto. Lei veniva raramente
in citt. Non sapevo neanche che portasse gli occhiali.
Mavala s'infila un uovo sodo intero in bocca.
Per  buffo, ha osservato Vilho. Muore un uomo e noi
ce ne stiamo tutti qui a mangiare uova.
Pohamba ha preso la saliera e l'ha scossa sulla testa di Vilho.
Poi  passato alle questioni pratiche. Adesso che Ganaseb non
c' pi, ha detto, a Karibib dovranno assumere un altro insegnante, no?
La sua analisi  errata, professore, ha detto Festus. Metteranno
insieme due classi. E Kapapu sar il nuovo vicepreside.
O Kapapu o Tjaherami.
Quanti studenti entrano in una classe?
Tutti quelli che vogliono farci entrare.
E che ne dite di Hangula come vicepreside?
 un ovambo. Il distretto qui  controllato dagli herero. E
poi si dice che Hangula abbia votato per il DTA.
...
NOTA: DTA: Democratic Turnhalle Alliance,  il partito di opposizione nella Namibia indipendente. Prima dell'indipendenza, la DTA era associata al regime bianco al governo. FINE NOTA.
...
Mavala ha allungato una mano per prendere quella di Antoinette.
Poi ha guardato verso di me, ha visto che la stavo guardando
e con la bocca ha mimato la domanda: Dov' O.?
Ho alzato le spalle. Non lo so.
Aspetta un attimo... Kapapu non  mica herero. Non  damara?
S, ma ha sposato una herero.
Ah. E Ngavirue, allora?
S, Ngavirue  herero, ma sta antipatico a tutti.
Fuori, il prete ha cominciato a suonare il clacson per chiamarci.
Piccoli colpi di clacson preteschi e impazienti.
Quando ci siamo radunati sul pianale del bakkie  risultato
chiaro che uno di noi mancava. Antoinette ha emesso un gemito.
Questa sua incursione nella decadenza era gi stata sufficiente
e voleva risparmiarsi ulteriori umiliazioni. Festus e
Pohamba hanno fatto il giro delle altre bottiglierie. Vilho  andato
a controllare nella puzzolentissima latrina pubblica. Poi Antoinette
si  seduta diritta come un fuso con la schiena appoggiata
alla ruota di scorta, con le vesti raccolte in mano, e ha indicato
il cimitero con un lungo dito che non lasciava dubbi.
Io e Mavala, insieme, ci siamo messi a correre lungo la strada
piena di buche. Correre con lei era bello. Non avrei voluto mai
smettere. Vicino alla tomba di Ganaseb ho individuato un mocassino
malconcio. Obadiah non era tanto lontano dalla scarpa
abbandonata, aveva perso i sensi e aveva il viso affondato nel
terreno aspro. Mavala lo ha scosso un po'. Nessun movimento.
Lo ha scosso di nuovo. Una mano floscia le ha fatto segno di andare via.
Non disturbate i morti.
 ora.
Ora? Ora per cosa?
Andiamo, ha detto Mavala. Il prete  l che sbuffa.
Lui si  tirato su a sedere e si  passato la manica impolverata
sulla fronte. Ormai i suoi occhi erano pi che arrossati. Erano
di un marrone viscoso e intorbiditi da lacrime e sudore. Per un
po'  rimasto seduto l a contemplare il tumulo appena eretto.
Sono stato io, ha detto.
A fare che?, ha chiesto Mavala.
A pisciarci sopra.
E perch?
Una bella pisciata lunga. Ve la farei vedere, ma ormai  evaporata
tutta, sparita. Anche quella si secca. Si  messo a ridere.
Una risata asmatica, riarsa. Che forse non gli volevo bene? Eh?
L'abbiamo tirato su prendendolo sotto le ascelle. Era leggero,
troppo leggero per un uomo cos alto. Ha passato in rassegna
l'intero cimitero, tutte le file di lapidi di cartone, girasoli di plastica
e cani addormentati. Pian piano lo abbiamo riaccompagnato
in paese. Il pomeriggio era ormai avanzato. Nel salotto di
una delle case pi vicine alla strada del cimitero gi avevano
messo su dischi di jazz. Le nuvole di polvere sollevate dai taxi
che vagavano per le strade del quartiere nero ondeggiavano su
di noi. Una vecchietta  passata ansimando forte, stringendosi
una pagnotta al petto. Quando siamo arrivati alla bottiglieria,
il prete stava gi sgasando. Festus ha cominciato a prendere in
giro Obadiah perch si era impolverato il vestito buono, mentre
tutti e tre salivamo sul pianale, ammucchiandoci insieme agli altri.
...
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...
85. POHAMBA.
...
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...
Sempre lo stesso posto. Davanti alle nostre rispettive porte. La
mattina insanguinata di carcasse di zanzara. Pohamba se ne sta
seduto su una pietra e si lava i denti, parla come se avesse fumato
dagga, ma  almeno un mese che abbiamo esaurito la dagga.
Sputa da un angolo della bocca e non mi guarda.
Alloooooora...
Che c'?
 stato bello, ja bassie?
Che cosa?
Bei pomeriggi, ja? La siesta. Bassie non ha bisogno di
schiacciare pisolini.
Ma perch parli cos?
Nel veld? Un po' spinoso ma  bello, ja? Chi ha bisogno di
dormire? Oh, bassie c'ha una bella cosetta succosa,  felice!
Si lava un po' i denti, poi tira fuori la lingua, l'agita, ci passa
su lo spazzolino.
Cosa vuoi che ti dica?
Dica?
E allora mi guarda come se mi stesse vedendo ora per la prima
volta. Mi punta addosso lo spazzolino da denti. Non dica
niente. Poi, con una specie di ringhio ufficioso e sommesso:
Signore, temo si tratti di un argomento molto riservato e confidenziale.
Poi si rinfila lo spazzolino in bocca.
Una gallina gli passa vicina impettita. Pohamba si alza, sempre
con lo spazzolino in bocca, e cerca di assestarle un gran calcio,
ma la manca. Il suo infradito vola verso l'acacia. La gallina
si agita, svolazza, poi ricomincia a bighellonare in giro come se
nessuno avesse appena tentato di ammazzarla. Pohamba rientra
in camera sua per sciacquarsi la bocca.
...
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...
86. UN PIANOFORTE PER GOAS.
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...
E adesso diamo la colpa alla madre di Kaplansk, Sylvia. Alla
Lega delle Donne Elettrici dell'area metropolitana di Chicago,
nella sezione di Avendale, le  capitato di confidarlo per caso a
Ruthie Goldblatt, che l'ha detto a Kitty Levine, che a sua volta
l'ha detto a Bebe Pomerantz. E tanto  bastato. Il figlio di Sylvia
insegna in un'adorabile scuoletta da qualche parte nel cuore
dell'Africa nera. Non mi ricordo dove. In Nambubia? Comunque
sia, hanno un disperato bisogno di offerte. Ma proprio un
disperato bisogno. Che genere di offerte? Oh, qualsiasi genere
di offerte! Un'offerta  un'offerta  un'offerta! E inoltre, Bebe,
dice Kitty, Sylvia dice che quei ragazzi non hanno proprio niente,
niente. Be', a me pare di ricordare che in cantina c' un vecchio
piano, dice Bebe Pomerantz. Mi sa che era della sorella della
madre di Miles. E morta giovane, poverina. Dicono che abbia vinto dei concorsi.
Ma che bella idea! Gli mandiamo Chopin! Gli mandiamo Debussy!
Quattro settimane dopo, una cassa di legno che pesava pi di
due tonnellate  atterrata al postkantoor di Karibib con tutta la
fanfara che accompagna l'arrivo di una meteora. Era stata portata
fin l da Walvis Bay con un camion apposito e il direttore
dell'ufficio postale aveva personalmente telefonato al preside
per annunciare l'arrivo di un collo enorme.
Mavala ha proclamato subito la creazione di un Dipartimento
di musica a Goas. Ha costretto alcuni ragazzi in punizione a
sgomberare un magazzino. L'arrivo del pianoforte  stato il tema
dell'articolo di fondo nella prima edizione dell 'Araldo di Goas.
Obadiah ha scritto:
Amici, fratelli, goasoniani, la cosa pi significativa a proposito
della musica e del nuovo piano test arrivato  che sono l'incarnazione
fisica delle infinite variazioni divine. Ottanta tasti! Datemi
ottanta tasti e vi mostrer il miracolo della creazione. A nome
di Goas, desidero estendere la nostra pi profonda gratitudine
alla madre di Kaplansk che tante sofferenze ha dovuto subire,
Sylvia Kaplansk, ormai vicina a essere proclamata santa, per
questo dono eccezionale in favore del nostro umile istituto di istruzione...
Io, Festus e Pohamba siamo andati a prenderlo con il camion
del prete, guidato da Theofilus. Al nostro ritorno siamo stati accolti
come combattenti vittoriosi. Pohamba era salito sulla cassa
e faceva le piroette, o diteggiava ebbro Tea for Two sulla
testa di Festus. Tanti di quei ragazzi volevano aiutare a sollevare
la cassa per scaricarla che due alunni di quarta sono finiti sotto
i piedi degli altri. Perfino il prete e il preside sono restati fianco
a fianco nella piccola cerimonia in onore del piano, la cassa
sistemata davanti ai loro potenti piedi. Entrambi se ne stavano
l impettiti con i pancioni che sembravano incinti, e rifiutavano
di guardarsi a vicenda. Chiesa contro Stato nella battaglia dei
ciccioni. Il preside ha annunciato la musica, la grande uguagliatrice,
il futuro della democrazia africana. Il prete ha controbattuto
che la musica era la via pi breve per salvare le nostre anime
corrotte. Mavala ha pianto di gioia per la musica. Tomo si 
avvicinato barcollando e ha attaccato la cassa a morsi.
E cos. Tutta la notte. Tutta la notte ci abbiamo provato. Forse
perch, in fondo in fondo, eravamo tutti ottimisti, perfino
Pohamba. Forse, nei nostri cuori, condividevamo tutti la visione
benevola dell'umanit che aveva Vilho. Tutta la notte abbiamo
lavorato di martello. Di sega. Di chiodi. Di colla. Abbiamo
pregato. Abbiamo complottato. Non abbiamo lasciato la nuova
sala della musica fino alle otto di mattina, quando abbiamo
tenuto una conferenza stampa nel cortile adiacente per annunciare
che non era possibile rimontare la robaccia sparsa all'interno
della cassa e trasformarla di nuovo in un piano pi di
quanto fosse possibile rimettere insieme le penne di un galletto
a cui si  tirato il collo per cena per avere di nuovo l'uccello vivo.
Mavala ha pianto di nuovo, stavolta di rabbia.
Che razza di gente siete che fate attraversare l'oceano a una
cosa del genere?
Mi sono ritrovato a difendere Bebe Pomerantz e le brave persone
di Cincinnati, Ohio. Dopotutto era possibile che la roba
dentro la cassa - tavole di legno, una gran quantit di tasti, un
sacco di corde, pedali di ottone - avesse avuto una precedente
vita sotto forma di pianoforte reale, no?
Una traversata difficile?, suggerii.
La sera dopo siamo andati alla Stonehenge di Goas - un assortimento
di grandi massi di granito completamente privi di
mistero - e abbiamo arrostito una capra sui resti del piano. Festus
l'ha sgozzata mentre io la tenevo ferma tra le ginocchia come
fosse Bebe Pomerantz e mi godevo le sue grida infantili. E
abbiamo brindato alla seconda e definitiva distruzione del pianoforte.
Mavala  salita, tacchi e tutto, su uno dei massi, e con
una manciata di carne stretta nel pugno, ha detto: Questa sera
io lancio una maledizione su Cincinnati, una maledizione
che durer...
Guarda che  gi maledetta, ho detto io.
E Mavala, ubriaca e incazzatissima, ha ignorato me e tutti gli
altri, contorcendosi e ancheggiando nel fumo portato dal vento,
alla luce agitata del fuoco. Avrei voluto salire lass anch'io e
lasciare che lei mi urlasse gli insulti nell'orecchio, ma sono rimasto
nell'ombra e nella mia vergogna dell'Ohio, a comporre
la seguente lettera:
Cara madre di Kaplansk che tante sofferenze hai dovuto subire,
mi dispiace tanto, mamma. Mi dispiace tanto per tante cose e
perci cerca di capire che mi dispiace ancora di pi del solito dire
che mai pi, finch sar in vita, e mi auspico che ci valga anche
per il mio cadavere, poser neanche un'unghia delle dita del
piede sulla terra di Cincinnati, Ohio. Non ti preoccupare perch
sono in ottime mani. Si chiama Mavala Shikongo. Hai sempre
detto di essere la prima ad ammirare la gente di fegato. Penso alla
tua passione per Geraldine Ferraro. Vorrei tanto che tu incontrassi
la donna del mio destino, della mia destinazione, della mia
disintegrazione. E una ex guerrigliera. Sa smontare un AK-47 in
diciassette secondi netti. Adesso insegna ai bambini dell'asilo.
Per favore ringrazia tanto Bebe per il piano.
Con tutto il cuore,
Kaplansk
In altre giornate non era tanto il sole a sorgere quanto il veld a
sembrare tirarsi fuori dalle tenebre per pura forza di volont.
Mi sono svegliato assonnato quando l'orizzonte cominciava
lentamente a perdere sangue. Nella sinistra stringevo una scarpa
con il tacco a spillo. Tutti gli altri erano in qualche modo riusciti
a tornare nei rispettivi letti. Solo io e Obadiah eravamo
ancora l fuori. Il piano aveva cessato di esistere, a parte alcuni tasti
che non erano bruciati del tutto. Erano anneriti e intaccati,
ma altrimenti intatti, come si prendessero gioco dei nostri tentativi di ridurli in cenere.
Ho scosso Obadiah per svegliarlo e ci siamo avviati verso casa.
Mi sono infilato la scarpa di Mavala nella cintura dei pantaloni.
Una rara brezza del mattino ha sollevato il veld e noi
camminavamo lentamente contro i mulinelli di sabbia, i nostri corpi liberati da ogni peso.
...
.
...
87. TOMBE.
...
.
...
Lei rosicchia una pera e fa una pausa nel masticare per accusarmi
di non avere soldi. Dato che si suppone sempre che gli americani
siano ricchi, devo aver pensato di venire qui per trovare
un modo facile di accumulare una fortuna - il tipico modello
coloniale: sono qui per fare bottino.
E che bottino c' da fare, qui?
E proprio questo che non riesco a capire.
Comunque, i soldi ce li ho.
Quanti?
Un po'.
E dove sono?
In azioni.
Azioni! Carnivoro capitalista, in azioni... Per, almeno, potevi
avere un enogo pi grande. Non  quello che si dice in America,
che i neri hanno un pene mostruoso? Ma la gente ci crede
veramente a queste cose ?
Mio nonno faceva il sarto a cottimo. Io appartengo al proletariato.
Allora non hai niente da dire su questo problema del pene?
Le parole si dissolvono, attutite per non svegliare Tomo - rotolando
sulla tovaglia che nascondiamo tra le rocce. Era una
vecchia tovaglia a quadretti. Antoinette ce l'aveva data per far
s che io e Pohamba mangiassimo un po' meno alla maniera degli
sciacalli. Ogni volta che andavamo alle tombe dovevamo
scuoterla per toglier via la sabbia. Pian piano avevamo cominciato
a portare altre cose l e a nasconderle dietro le tombe. Un
cuscino, un coprimaterasso, un ombrello (che usavamo per
proteggerci dal sole, ma che ci faceva sentire troppo caldo), un
barattolo di insetticida per le formiche, libri della biblioteca.
Pomeriggi di vestiti sparsi in giro. Non si poteva definirla un'evasione,
perch non andavamo tanto lontano e non stavamo
via tanto a lungo. Mavala si sbottona con lentezza. Un bottone
alla volta e poi si alza e si sfila il vestito. E io devo ripensarci per
ricordarlo bene. Si sbottona lenta, spinge la plastica per farla
uscire da un'asola grande come un centesimo. Senza guardare
me, guardando il veld. Poi si alza e si sfila il vestito da sopra la
testa. Sbadiglia. Nessun vanto sul sesso che facevamo, solo su
quello che non facevamo. Quello che immaginavamo era molto
meglio. Quello che facevamo era frettoloso, sminuito dal caldo,
irritato dalla sabbia. Lei strappa l'involucro del preservativo
con i denti. E poi solo noi e i grilli della sabbia che cerchiamo
di non schiacciare quando ci rotoliamo.
Davey?
S?
Davey Concepcin?
S.
Toccami.
Dove?
Qui.
Qui?
Anche un po' pi gi.
Anche qui. Aspetta, Davey, piano, Davey, troppo veloce, Davey...
...
.
...
88. LA MAEST DELLA LEGGE.
...
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...
La corte dichiara che il facchino che
ha mangiato il pane insieme al fumo
che veniva dall'arrosto ha regolarmente
e doverosamente pagato il cuoco
con il tintinnio delle sue monete [...]
Il caso  chiuso.
Rabelais.

Il progresso, come spesso conveniva Obadiah, consiste nell'avere
un efficiente sistema legale fondato soltanto su principi di
imparzialit e di giustizia cieca. Un giorno ha ricevuto una raccomandata
dallo studio legale Tuhadeleni, Enkono, Sheehama
& Associati, Windhoek.
Egregio signore,
con la presente La informiamo che il veicolo di seguito descritto,
Datsun i8ob, anno 1979, numero di telaio 3972.268377AC1Z,
attualmente in Suo possesso e sotto Suo controllo,  soggetto a
una domanda ex parte registrata presso il tribunale civile di
Windhoek, con una clausola nis che prevede il sequestro da applicare
a detto veicolo. Curia advisari vult. (Datata 31 maggio
1991.) La domanda  stata regolarmente registrata da S. Vivier
per conto dei legali Tuhadeleni, Enkono, Sheehama &c Associati,
Windhoek. La preghiamo pertanto di notare che detta azione regolarmente
registrata procede da un debito residuo dovuto a un
pegno di garanzia in conto riparazioni ammontante alla somma
di 32.185,11 rand. (Datata n aprile 1977.) La preghiamo altres
di controllare che la procedura di cui sopra  sanzionata dall'articolo
59 (comma a) che prevede il sequestro da eseguire su un
veicolo alienato senza che il debito residuo sia saldato in pieno.
Si prega infine di fare riferimento al precedente del caso Amalgamated
Engineering contro il Ministero del Lavoro (1949) (3) sa
(a) 337 fino a 661, in quanto la persona che sostiene di detenere
il pegno di garanzia s'intende altres direttamente e sostanzialmente
interessata all'oggetto di detto pegno. CFR anche In re:
Macelleria Tokien (1974) (4) sa (t) 893.
Siamo rimasti seduti nella Datsun a leggere e rileggere la lettera.
Mi sa che vogliono dei soldi, ho detto io.
Obadiah si  tolto gli occhiali. Ha alitato su una lente, infilandosela
per met in bocca e sbuffando, poi l'ha strofinata per
bene. Stessa operazione sull'altra lente. Poi ha chiamato un ragazzo
- uno della quinta in corve di punizione, di nome Nashikoto.
Stava pulendo il pollaio con il tubo dell'acqua oppure
cercando di affogare i polli.
Vai a cercare aiuto.
Qualche minuto dopo, Nashikoto  tornato con altri ragazzi.
Siamo usciti dalla macchina e Obadiah  salito sul cofano con indosso
l'accappatoio e ha letto ad alta voce la lettera, per intero.
Quando ha finito, ha detto:
Sia benedetta questa nazione, la sua magistratura, il suo Ministro
della Giustizia, la sua Costituzione. Ma soprattutto rivolgiamo
una preghiera per gli avvocati Tuhadeleni, Enkono,
Sheehama & Associati e per la poesia che hanno inviato a
Obadiah Horaseb tramite raccomandata. Amen.
Quindi  sceso dal pulpito del cofano della Datsun, la sua Datsun,
e l'ha contemplata per un po'. E adesso, sotterratela, ha
ordinato.
Ci  voluto tutto il resto del pomeriggio, ma anche alla fine il tumulo
sembrava un mucchio di terra balordo a forma di Datsun.
Ammirate la maest del corpo della legge, dice Obadiah, con le
braccia aperte e le palme delle mani rivolte verso l'alto come gli
equilibrati piatti della bilancia della giustizia.
...
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...
89. POHAMBA.
...
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...
Sono passati ormai mesi dalla pioggia di Dikeledi. I pochi ciuffi
di verde che hanno resistito in estate sono solo un ricordo.
L'unica cosa che cresce nel veld sono quelle strane ragnatele che
sembrano non essere attaccate a niente. Sembrano fluttuare. La
mattina ci salutano, umide di scarsa rugiada, e ci si appiccicano
in faccia. A parte loro, le giornate sono lunghe e asciutte. Le
mucche sono di nuovo magre. E tutti dicono che fa troppo caldo
anche per questa stagione.
Pohamba passeggia avanti e indietro, dalla buca del fal alla
sua porta, dall'acacia alla sua porta, con le mani dietro la schiena.
Mi guarda. Io me ne sto seduto con la schiena appoggiata a
un copertone e cerco di leggere. Lui riprende a passeggiare
avanti e indietro.  domenica, non  ubriaco e non ci sono mezzi
di trasporto per Karibib, cos la sua noia tende a trasformarsi
in rabbia. Quegli stronzi dei boeri, dice. Stronzi, stronzissimi
boeri. Che sia colpa dei boeri se non abbiamo mezzi di trasporto
fino in paese naturalmente  vero, se si segue la catena di cause
ed effetti fino all'origine, cominciando cio con il colonialismo,
passando per l'apartheid per arrivare a che cavolo ci sta a
fare questa scuola in questo posto, per oggi, scusate, sto solo
cercando di leggere un po'. Lancio il mio filtro del t usato alle galline.
Sta' a sentire, mi dice. Questa storia  successa a un amico
di mio zio Johannes. A tarda notte qualcuno bussa alla sua
porta. Come un martello che ti picchia in testa mentre sogni.
Questo amico di mio zio Johannes si alza e va ad aprire.  la polizia
militare che gli fa una visitina a tarda notte. Cosa posso
fare per voi, signori? Cafro, le nostre informazioni dicono
che hai un figlio nella SWAPO. E allora adesso puniremo il ventre
che ha partorito un terrorista. E cos trascinano il vecchio
fuori di casa, l'amico di mio zio Johannes. Lo legano a una capra
legata a un albero. Tornano dentro. Prendono la moglie che
era sposata con lui da quarantotto anni. Perch non ti scrivi
questa storia, Kaplansk? Perch non vai a prendere una penna
e la trascrivi? Le infilano un doek in bocca. Il marito  in cortile,
sposato a una capra.
Pohamba si passa la lingua sui denti e mi guarda. Io mi sono
accasciato contro la porta. Rimaniamo l cos per un po'. Leggo
e rileggo la stessa frase: Volevo comprare tre cavalli decenti per
la mia britzka. Volevo comprare tre cavalli decenti per la mia
britzka. Volevo comprare tre...
Non vuoi fare un salto al villaggio?, dice alla fine. Se partiamo
adesso, stasera possiamo divertirci.
No, grazie.
Che leggi?
Sempre lo stesso libro di Turgenev.
Russo?
Gi.
Comunista?
Non credo. Forse socialista.
Ricco?
Non lo so. Probabile.
I socialisti sono tutti ricchi. Ecco perch sono socialisti.
Appoggiava i servi della gleba.
La mia storia non ti piace? Hai storie migliori da sentire in
questo momento?
La tua storia va benissimo.
Pohamba mi si avvicina e porta un piede calzato d'infradito
a pochi centimetri dalla mia testa. Lo tiene l, sospeso, vibrante.
Lascio cadere il libro nella sabbia.
Perch non lo fai? Perch non mi spacchi la testa?
Mi sventola il piede davanti alla faccia. Appoggiava i servi della gleba, dice Pohamba. Buon per lui.
...
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...
90. GLI ILLEGALI.
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Sono spuntati una mattina dal veld in una di quelle giornate di
caldo spietato. Era un venerd ed eravamo radunati in assemblea.
La storia edificante di quella mattina riguardava, se ben
ricordo, l'importanza di una buona igiene dentale in una democrazia
emergente. Il preside ci leggeva un articolo del Namibian
sull'allarmante incidenza delle carie nella regione dell'Ombalantu.
I cittadini devono usare il filo interdentale. Una
nazione deve mantenere alto il livello di igiene orale. Personalmente,
preferisco il filo cerato. Adesso guardate come si fa.
Noi tenevamo a stento gli occhi aperti. Neanche la caffeina
ci aiutava molto il venerd mattina. Poi si  sentito bussare alla
porta, il che pareva strano, perch i ragazzi non si sarebbero
mai azzardati a disturbare il nostro rito. Il preside si stava dando
da fare su un punto difficile in fondo alla bocca. Ha puntato
un dito verso Mavala: Apri. Adorava darle ordini in pubblico.
E Mavala, pi per curiosit che per obbedire, ha aperto
la porta. Appena li ha visti,  caduta in ginocchio, con ancora
in mano la sua tazza di caff fumante. Dopo, ha spiegato che
non sapeva bene il perch, solo che aveva avvertito qualcosa di
molto pesante che gravava su di loro. Non erano in cattivo arnese.
La cosa pi allarmante era proprio quanto sembravano
puliti e in ordine. Per hanno ignorato del tutto le braccia spalancate
di Mavala. Hanno dato subito l'impressione di aver capito
che chi comandava l era il tizio con la cravatta che si stava
passando il filo tra i denti. Dei due maschi, uno era alto e allampanato,
con braccia molto esili e mani lunghe. L'altro era
pi tarchiato, con occhi mobili e penetranti che parevano passarci
in rassegna e valutarci. Eravamo viziati. Non sapevamo
niente di cosa significa soffrire. L'unica cosa al mondo a cui tenevamo
era il nostro caff e i panini all'uovo e pomodoro che
ci aspettavano a ricreazione. Non ci si vede mai con altrettanta
chiarezza come attraverso gli occhi di bambini che non sono pi bambini.
La ragazzina, invece, non li ha mai neanche alzati, gli occhi.
Continuava a guardarsi i piedi, screpolati dal sole e pieni di vesciche,
ma in qualche modo troppo puliti. Il fatto che non sollevasse
lo sguardo, per, non sembrava dovuto alla paura. Aveva
l'espressione di chi ormai ha superato qualsiasi motivo di paura.
Indossava un vestitino azzurro con delicati ricami sui bordi.
Mavala ha detto che somigliava a un vestito per la prima comunione
che lei aveva una volta. Il ragazzo alto era probabilmente
il fratello. Avevano gli occhi simili, un po' piccoli, dall'aria
preoccupata. Lui le stava accanto, con i piedi che toccavano
quelli di lei. Il ragazzo tarchiato si  rivolto al preside.
Salutiamo il professore.
Saluti, ragazzi. Da dove venite?
Dal Nord, professore.
Da quale Nord?
Il ragazzo ha avuto un'esitazione. Dal confine.
Dall'altra parte?
S.
State scappando?
S.
Da cosa?
Altra esitazione. I combattimenti, professore.
Da Savimbi?
Il ragazzo era troppo in gamba per schierarsi, anche in un altro paese, anche tanto a sud com'era Goas. Solo dai combattimenti, professore.
Genitori?
Niente.
Come siete arrivati fin qui? Chi vi ha portato?
A piedi, professore.
A piedi! Dall'Angola!
S.
Impossibile!, ha esclamato il preside. Sono ottocento chilometri!
L'espressione del ragazzo tarchiato  rimasta impassibile.
Sembrava valutare il preside, accorgersi che non era uno sciocco,
solo un po' magniloquente.
Sottovoce ha ripetuto: Siamo venuti a piedi, professore.
Il preside ha abbassato lo sguardo verso i loro piedi, per la
prima volta. Avete fame?
No, professore.
Avete bisogno di un letto?
No.
E allora che cosa volete?
Stavolta il ragazzo non ha avuto esitazioni. Scuola.
Cosa?
Vogliamo andare a scuola, professore.
La semplice verit. Non volevano n cibo n un letto, solo
scuola. Il preside ha alzato le spalle, compiaciuto che fossero
venuti da lui e non dal prete. Se fosse stato il prete a dar rifugio
a questi agnellini, il preside si sarebbe gi attaccato al telefono
della fattoria per chiamare la caserma della polizia di Karibib e
quei tre sarebbero stati deportati in giornata, rispediti in mezzo
a una guerra civile, in mano al dottor Savimbi, sul retro di un
camion per il bestiame.
Ragazzi, ha detto il preside, c' posto per voi, nella nostra
locanda.
Per una settimana circa sono rimasti seduti zitti nelle nostre classi.
Se non c'erano abbastanza sedie, si accomodavano sul pavimento.
Gli abbiamo fornito carta e matite, ma raramente prendevano
appunti. Facevano il giro delle classi come versioni benevole
dei temuti ispettori scolastici che calavano su Goas una volta
a trimestre con le loro tabelle per valutarci sulla base della vecchia
scala dell'educazione bantu che andava da Goed a Swak.
Spesso i ragazzi cominciavano la loro giornata nella primina di
Mavala e la finivano nella settima di Pohamba, percorrendo
ogni giorno l'intera traiettoria di quello che avevamo (o non avevamo)
da offrire, che probabilmente era pi scuola di quanta
avessero in mente di ottenere. Non parlavano con gli altri ragazzi
e neanche tra di loro. Perfino quello tarchiato, dopo l'audacia
iniziale, si era ridotto a fare la vita dell'ennesimo discepolo silenzioso.
Una volta Mavala ha provato a parlargli, a chiedergli cosa
era capitato a tutti loro. Gli ha detto che forse lei poteva capirli,
ma lui si  limitato a voltarle le spalle senza una parola.
Laggi alle tombe, lei mi ha detto: Parla solo quando ne ha bisogno.
Avevo dimenticato la virt di una cosa del genere.
Anche tu non dici mai niente.
Lei ha alzato le spalle. Era un'alzata di spalle fatta da sdraiata
e la sabbia ha scricchiolato sorda sotto di lei.
Non ho niente da dire.
Non ti credo.
Non abbiamo mai saputo come si chiamavano o cosa diavolo
gli era capitato. Naturalmente avevamo la radio di Pohamba e
giornali vecchi di una settimana. Un'idea ce l'eravamo fatta.
Certe cose avremmo potuto immaginarcele, se ne avessimo
avuto voglia. Soldati che gettavano neonati in aria e gli sparavano
al volo davanti agli occhi delle madri. Ma chi riesce veramente
a vedere cose del genere?
Non si attardavano mai. Arrivavano tutti e tre a scuola subito
dopo il secondo triangolo e se ne andavano subito dopo la fine
delle lezioni. Durante l'intervallo, si allontanavano nel veld
per conto loro.
In classe, che parlasse o restasse muta, la ragazzina era l'unica
lezione vivente. Si sentiva a naso che i ragazzi sudavano per
lei. Quando fissava la lavagna, negli occhi aveva una mesta vaghezza.
Pareva non rendersi conto dell'agitazione che causava
tra i ragazzi. L'unica occasione in cui mostrava un'espressione
reale era quando guardava suo fratello. A volte, in classe, gli
sfiorava una guancia e gli altri ragazzi a momenti svenivano. Il
ragazzo tarchiato evidentemente riusciva a cavarsela da solo.
Ma del fratello timido - sempre al suo fianco, sempre con i piedi
che si toccavano - pareva chiedersi sempre: Che ne sar di te
quando non sar pi con te?
Dopo che se ne sono andati, uno dei ragazzi ha scoperto che
avevano vissuto all'aperto vicino alla strada. Facile che Theofilus
lo sapesse. Pensavamo che gli avesse anche passato del cibo
ed  probabile che da uno riservato come Theofilus l'avrebbero
accettato. Ad ogni modo lui non ne ha mai parlato, n in un senso
n nell'altro. Ma finch sono rimasti tra noi, nessuno, nemmeno
i pi indisciplinati della settima, li ha seguiti per scoprire
dove dormivano. L'unico modo che ho per spiegare una cosa
del genere  supporre che per qualche motivo tutta Goas avesse
riconosciuto - senza che la cosa fosse decretata dall'alto - che
una parte del veld verso la strada era diventata loro per un po',
in un posto dove vivevano come clandestini.
Se ne sono andati all'improvviso cos come erano arrivati. E nessuno li ha inseguiti.
...
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91. IL PARCO DEI SERPENTI.
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...
Abbiamo preso in affitto un bakkie da Felix Desconde. A detta
di Pohamba, Desconde era l'uomo pi ricco di Karibib e aveva
a disposizione una flotta di Toyota che affittava a prezzi da
strozzinaggio. Desconde era proprietario dell'emporio, della
ferramenta e del laboratorio per la lavorazione dei marmi alla
periferia dell'abitato. Ma era anche un uomo del popolo e voleva
vivere in mezzo alla gente, e cos si era costruito l'unica casa
a due piani di tutto il quartiere nero, un finto castello con un garage
per quattro macchine, un recinto di protezione di filo spinato
e otto cani che pattugliavano l'interno.
Siamo andati tutti. Proprio mentre uscivamo da Goas, la Zia si
 messa a correrci dietro - era la prima volta che si assisteva a
una cosa del genere - e si  tuffata verso di noi. Il petto le si  agganciato
sul pianale senza sponda del bakkie e perci non abbiamo
potuto far altro che tirarla su. E mentre sferragliando
percorrevamo la strada che da Goas portava alla c-32, abbiamo
visto Miss Tuyeni che passeggiava nel veld. Stava diventando
ancora pi emarginata della Zia. Da sola, somigliava a Mavala
pi di quanto sembrasse quando erano una accanto all'altra.
Avevano le stesse spalle. Vilho ha proposto di invitare anche
lei, ma Pohamba non l'ha sentito perch la radio faceva rumore.
Quando le siamo passati accanto, Miss Tuyeni neanche
ci ha guardati. Si  fermata, si  tolta una scarpa, ne ha scosso
via un sassolino.
Il Parco dei Serpenti degli Erongo era accanto alla c-32, dalle
parti di Otjimbingwe, ed era gestito da una coppia di anziani
polacchi. Chiss come mai erano naufragati in una localit turistica
su una strada dove non si era mai fermato neanche un turista,
ma il fatto  che erano l fin da molto prima dell'indipendenza.
Una Mercedes decrepita era parcheggiata davanti a una
casetta bassa con le finestre sbarrate da tavole. I due polacchi
erano incredibilmente minuscoli, disseccati dal sole. A quanto
sembrava, la Mercedes fungeva da botteghino e forse, chiss,
anche da abitazione. Quando siamo arrivati erano entrambi seduti
dentro la macchina. Il Parco dei Serpenti consisteva in sette
o otto teche di vetro. Il vetro non veniva pulito da anni. Era
difficile riuscire a scorgere i serpenti. Dentro le teche c'erano
sassi e sabbia che somigliavano tanto ai sassi e alla sabbia che
erano l intorno. In una siamo riusciti a scorgere, dietro la patina
verde che copriva il vetro, i contorni di due vipere di Neilson
intrecciate insieme come una ciambella doppia.
Secondo voi gli secca di pi stare nella teca o stare sempre
insieme?, ha detto qualcuno.
Stare sempre insieme.
Stare nella teca.
Stare sempre insieme.
Ci siamo spostati alla teca successiva, in cui c'era un pitone
gigante solitario, grosso e statico come un copertone.
Ricordo poco altro, a parte il caldo e la barcollante ebbrezza
di quella giornata e anche lo scintillio del sole sul vetro delle teche.
Sulla via del ritorno, Mavala si  messa il cappello da viaggio
di Obadiah, un berretto scozzese che sembrava un coperchio di
pentola e che lui sosteneva essere il copricapo pi appropriato
per girare la Scozia in macchina. Il vento lo ha fatto volare via
ed  schizzato come un frisbee nel veld, ma Pohamba si  rifiutato
di fermarsi per riprenderlo. Questa gita era stata una sua
idea. Era lui che aveva noleggiato il furgoncino. Era lui che aveva
organizzato l'escursione. Adesso eravamo tutti esausti e
spompati e lo avevamo deluso perch non mostravamo pi un
briciolo di entusiasmo e perci non aveva alcuna intenzione di
fermarsi per un cazzo di berretto scozzese.
...
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...
92. OBADIAH.
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Altra domenica. Obadiah se ne sta sdraiato sotto al mapone, la
parte superiore del corpo all'ombra, quella inferiore al sole. Si
 tolto le scarpe, orientate in direzioni opposte. Legge ad alta
voce dal Namibian della settimana prima che tiene spiegato sopra
la testa per ripararsi dal sole:
12 febbraio. Quartiere nero di Epako, Gobabis. Il cadavere di
un dodicenne non ancora identificato  stato ritrovato ieri sera
nel cimitero accanto al parco giochi della scuola elementare
Epako-Gobabis, nel quartiere nero di Epako. La polizia ritiene
che l'ora della morte risalga a un momento fra le 21 e le
23 di marted sera. Il ragazzo  stato ritrovato sbudellato.
Quindi, senza rivolgersi a noi, che tanto non lo stiamo a sentire,
dice: L'articolo  stato scritto da un giornalista. Firmato:
Oswald Kambabi. Il ragazzo  stato ritrovato... Il buon Oswald
l'ha prima scarabocchiato su un taccuino alla conferenza stampa
della polizia. Poi, dopo, tornato in redazione, ha battuto a
macchina il suo pezzo.
Un dito si solleva e comincia a battere, agitandosi lentamente
in aria a caccia delle lettere:
I-L-R-A-G-A-Z-Z-O--S-T-A-T-O-R-I-T-R-O-V-A-T-O-S-B-UD-E-L-L-A-T-O.
Oswald, ti  forse tremata la mano quando hai battuto a
macchina queste lettere? Oppure un sentimento del genere 
completamente sparito dalla faccia della terra? Abbiamo perso
perfino il diritto di sorprenderci, oltre a quello di indignarci?
Antoinette prega Dio. Anch'io prego Dio. Ma ormai ci sono
nuovi Di. Oswald Kambabi che batte a macchina frasi del genere
senza tremare.
E Obadiah comincia a dondolarsi pian piano sotto il mapone.
Lascia cadere il giornale. Che svolazza pigramente fino a coprirgli
la faccia. Canticchia: Il ragazzo  stato ritrovato, il ragazzo
 stato ritrovato, il ragazzo  stato ritrovato...
Poi si tira su a sedere di colpo e parla alla corteccia dell'albero:
Dodici anni. Solo gli stercorari che hanno camminato sopra
i suoi resti non sono rimasti indifferenti a quel ragazzo.
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93. PARETI.
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...
Ehi, Innamorato, che sapore ha la ragazza?
Non rispondo a certe domande.
E dai, soddisfa in pieno i tuoi appetiti carnali?
Vatti ad ammazzare.
Suicidio? Non ci pensi ai miei alunni?
Coprir io le tue classi.
E non ci pensi al Papa?
Lui di te se ne frega. Un pagano di meno.
Credi che io non sia mai stato veramente innamorato, Innamorato?
Non  una domanda, ma una dichiarazione solenne. La lascio sospesa nel buio. Che se la inchiodi in fronte. La notte  una buca in cui cado, dalle pareti cartacee, e la sua voce  come l'obiettivo di una cinepresa con altoparlante incorporato, come se mi ritrovassi in una versione cinematografica a basso costo di 1984. Aspetto che dica qualche altra cosa. Forse, per, si  addormentato. Le molle del letto tacciono. Non lo si sente neanche respirare. Niente.
...
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94. TOMBE.
...
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...
Ce ne stiamo sdraiati sopra Grieta alla rovescia. La testa di Mavala
sporge dalla parte anteriore della tomba. Sulla guancia sinistra
ha un graffio che si  fatta con una spina. Mangia del formaggio.
Me ne porge un po'.
No, grazie.
Non ti piace il cheddar?
S, ma ho appena mangiato.
Che hai mangiato?
Minestra di cavolo e tonno.
Chi l'ha fatta, la minestra?
Ce l'ha mandata Dikeledi.
Dikeledi, Dikeledi, Dikeledi. A voi uomini piacciono le acque
chete. Come mai io ho sempre fame? Questi preservativi. Se
rimango incinta non lo voglio mica un figlio con la pelle color del burro rancido.
Ti sembro burro rancido, io?
Mi bacia sul mento.
Scusa, ma sotto certe condizioni di luce, s
Non devo mica starle a sentire certe stronzate. Potrei starmene in un letto vero. Da solo. Senza essere insultato.
E allora come mai sei venuto qui?
All'inizio sembrava una buona idea.
Che cosa?
Venire qui a salvare i bambini dalla pelle scura.
Vieni un po' qui, professore.
Vieni qui tu, professoressa.
Raccontami ancora di Snowy Pinkus.
Rainy, non Snowy.
Snowy  una stronzetta.
Le nostre gambe sono intrecciate. Lei tiene ancora in mano il pezzo di formaggio.
...
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95. TOMBE.
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Ho una gran voglia di sputarle in faccia.
A chi?
A Grieta.
E perch?
Mi stai chiedendo perch?
S, ti sto chiedendo perch.
Ascolta. Una volta ho sentito raccontare questa storia su di
loro. Un convoglio di carri tirati da buoi attraversa il Kalahari
proveniente dallo Stato Libero. Un grande viaggio verso zone
sconosciute.  il secondo giorno che sono rimasti senza acqua.
Vagano senza seguire una pista. Muore un bambino piccolo.
Non c' tempo per fermarsi e cos il padre lo butta in mezzo al
veld - non per crudelt, ma perch vuole salvare gli altri bambini
e non c' tempo da perdere. Ma la madre si oppone. Salta
gi per raggiungere il figlio morto. E allora si fermano, staccano
i carri per il tempo che ci vuole per scavare una buca e recitare
il Padre nostro. Ma prima che possano ripartire, muore un
altro bambino e quindi ricominciano da capo. Padre nostro.
Questa terra ha trasformato i boeri in indigeni, no?
Da quello che dici, sembra proprio di s.
Per, quando hanno visto noi, non si sono riconosciuti.
E allora sputi, oppure no?
Io direi di s.
E noi?
Noi, cosa?
Noi cos. Noi qui. Non  forse un sacrilegio?
Questo  niente, caro mio.
E allora  rotolata via da me, in mezzo ai solchi di sabbia calda, e il suo corpo se ne  rivestito.
...
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96. TOMBE.
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...
Guardami, dimmi cosa vedi.
Ma davvero puoi allargare le narici cos, a comando? Mi sono
sempre chiesto...
Vuoi dire che tu non ci riesci? Guarda,  facile, basta...
Ci sto provando, ci sto provando.
Shhh. Sta' zitto e guarda come faccio io.
Le sue unghie mi si piantano nel braccio, dipinte di rosa-morte...
Guarda.
Invece mi avvicino ancor di pi a lei finch si sfuoca, ancora
pi vicino finch i nostri volti si scontrano.
E allora Mavala si alza e si allontana a passo di marcia: marcia
e fa ondeggiare le braccia avanti e dietro, fa leva sulle ginocchia,
inoltrandosi nel veld, lasciandosi dietro tutto, camicetta,
collana, il reggiseno con le spalline aggrovigliate, la gonna -
tutto cade in mucchietti sparsi sul sentiero delle capre, nel veld
senza piste, e lei se ne va verso la c-32, attraversando un fiume
di sabbia, senza fermarsi, e io le corro dietro, raccolgo i vestiti.
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97. IL DOTTOR SAVIMBI.
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La Namibia non  mai riuscita ad apparire sulla BBC. Cosa
avrebbero potuto mai dire? Ancora una volta, non molto  infuriato
oggi nel paese che ha recentemente conquistato l'indipendenza...
Perci dovevamo accontentarci delle notizie che
venivano dall'Angola o dal Sudafrica, che erano regolarmente
abbastanza sanguinose da arrivare alla radio.
Una notte ho sognato di sentire alla BBC che Jonas Savimbi
era stato assassinato, fatto a pezzi da una bomba a mano. Il
giorno dopo ho strombazzato la notizia per tutta la scuola:
Savimbi  morto!
Come lo sai?
L'ho sentito la scorsa notte alla BBC.
Alleluia, la BBC. La BBC! Pu il sole sorgere senza la BBC? Pu
la terra ruotare? Le maree montare e poi calare?
Mavala mi ha gridato dalla sua classe: Finalmente quel
bantustano ha avuto quello che si merita!
Adesso la guerra finir anche lass, ha detto Pohamba.
E ora anche i nostri nomadi illegali torneranno a casa, ha
detto Vilho.
Quella sera ci siamo riuniti a casa di Antoinette e Obadiah e
abbiamo aspettato. Obadiah teneva i piedi in ammollo nell'acqua
salata. Diceva che gli si erano induriti. Bip, bip, bip. BBC
News. Ore tredici sul meridiano di Greenwicb. Winford Vaughn-Thomas
legge le notizie principali: Nella capitale della Slovenia,
Lubiana, truppe federali si sono scontrate con i manifestanti che
per il secondo giorno consecutivo chiedevano l'indipendenza
della Slovenia... In Angola il capo dei ribelli dell'UNITA, il dottor
Jonas Savimbi, ha di nuovo violato l'accordo di cessate il fuoco e
secondo alcune fonti i suoi uomini starebbero marciando su
Huambo. Il presidente dello Zaire, Mobutu Sese Seko, ha riproposto
il suo ruolo di mediatore nel conflitto... La grazia concessa
a Galileo. Il Vaticano ha annunciato oggi che Galileo Galilei 
stato ufficialmente assolto dall'accusa di eresia e che in effetti la
terra  rotonda.
Obadiah ha spento la radio.
Bel lavoro, Kaplansk, ha detto Pohamba.
Adesso dai la colpa a me se sogno?
Io  una vita che vengo punito per i miei sogni, ha detto
Pohamba.
Beviamoci su, ha detto Obadiah, e ha versato un po' di
Zorba a tutti. Ora ho un quesito da sottoporre alla vostra attenzione.
Nel nome di Dio, in che cosa  dottore quel Mefistofele
l?
Ci siamo messi a riflettere.
Gastrologia?
Demonologia?
Scientologia?
Aaaaaaha! Obadiah ha sollevato i piedi e ce li ha messi sotto al naso. Poi li ha rituffati nella bacinella, si  alzato in piedi e ha cominciato a marciare sul posto, schizzando acqua dappertutto.
Sempre in marcia. Immaginate come tutti quegli stupri e tutti quei saccheggi possono ridurre le piante dei piedi dei soldati. Quello  un podologo! Alt! Uomini, mostrate al buon dottore il fondo dei piedi. Ho detto dei piedi, scemi!, non dell'anima. Che ci faccio con le vostre anime?
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98. ANTOINETTE E OBADIAH.
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Quando le vere catastrofi ci raggiungevano a Goas, Antoinette
accusava i morti di spettegolare alle nostre spalle. Suor Ursula
dell'ambulatorio di Usakos ha chiamato il preside per avvertirlo che uno dei nostri ragazzi, uno di quarta, Nicholas Kombumbi
- mentre tornava da un fine settimana passato con i genitori
a Windhoek - era rimasto ucciso quando il bakkie sul cui
retro viaggiava si era ribaltato sulla c-32.
Antoinette si  buttata sulla sabbia, si  tappata le orecchie
con le mani e li ha implorati di smettere. Basta, basta, malelingue!
Basta!
Un grande senso dell'ordine regnava nel suo mondo fatto di
pulizie energiche, di bucati, di file ordinate di ragazzi, di cibo
per loro, di punizioni, se necessarie. Qualsiasi cosa minacciasse
questo suo universo provocava una sua temporanea abdicazione,
un suo abbandono. Io e Obadiah l'abbiamo aiutata a rialzarsi.
Quando lei aveva questi crolli, dovuti alle disgrazie degli
altri, il marito cercava di essere gentile con lei. In un certo senso
le cattive notizie la distraevano dalle sue disgrazie, per le
quali il responsabile era Obadiah. Appena si  calmata, tutti e
tre ci siamo seduti sulla panchina vicino al recinto del giardino
e abbiamo assistito in qualit di spettatori alla frenetica attivit
che si svolgeva nell'ufficio del preside. Il preside era in piedi sulla
soglia con il telefono in mano. In quel momento stava pubblicamente
- con grande cerimoniosit, ma non senza genuina
sofferenza - telefonando ai genitori del ragazzo morto. A un
certo punto, per, nonostante tutta la sua propensione per la ritualit
formale, il preside si  accasciato pesantemente sul gradino
che immetteva nel suo ufficio e si  appoggiato allo stipite
della porta. Si  allontanato la cornetta dall'orecchio. Assistere
a questo cedimento ha provocato in Antoinette un'altra salva di
maledizioni rivolte ai morti e a tutte le loro malevole, volgari
chiacchiere alle spalle dei viventi. Ma a quel punto, Obadiah si
 stufato e si  arrabbiato.
Siamo perduti, ha detto. La superstizione provocher la
morte di questo paese. C' stato un incidente. Forse il guidatore
era ubriaco. Oppure era semplicemente di Windhoek e non
era abituato al fondo di brecciolino traditore delle nostre strade.
C' una spiegazione razionale per la morte di quel ragazzo.
Un agente delle forze dell'ordine investigher sul caso e ne far
un rapporto pubblico.
Antoinette, sempre fissando il preside, che ancora non aveva
risposto al lamento che in pratica sentivamo anche noi, si  chinata
e ha raccolto un sasso da terra. Senza dire una parola, lo ha
accarezzato per un po'. Io mi sono chiesto se avesse intenzione di
usarlo per spaccare la faccia a Obadiah. Invece si  rimessa in ginocchio
e ha cominciato a battere il terreno con il sasso. Lentamente,
metodicamente, un colpo dopo l'altro. Obadiah  rimasto
seduto l, rigido, senza neanche guardarla, ad ascoltarla soltanto,
fissando il gruppetto ormai completamente silenzioso che
si era radunato davanti all'ufficio del preside.
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99. GOAS.
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I nostri recinti, a differenza di quelli di Krieger che erano di filo
spinato lucente e acuminato come un rasoio (si diceva che andasse
ad affilarlo personalmente, quando non era impegnato a
cercare di investire i nostri ragazzi), erano perlopi rappezzati
da coprimozzi, brandelli di lamiera, compensato, pezzi d'automobile,
reti da letto, coperchi di bidoni martellati, cassette di
plastica, mattoni, pelli di capra, latte schiacciate, mobilio rotto
assortito e, nonostante Theofilus li riparasse continuamente,
non facevano altro che piegarsi sotto il vento. Anche se le mucche
in genere non si allontanavano dalla fattoria, qualsiasi animale
da preda - sciacalli, babbuini, iene, volpi del Kalahari, i
nostri amici istrici nani, leopardi, conigli selvatici carnivori, facoceri,
braccianti delle fattorie vicine col vizio del furto - erano
tutti assolutamente i benvenuti a Goas. I recinti pi tristi di
Goas, comunque, erano quelli che neanche ci provavano a far
da barriera. Quelle sezioni di reticolato dove la terra sprofondava
in affluenti asciutti e il recinto non riusciva ad adeguarsi
erano chiamate reticolati volanti, l'artefatto umano pi inutile
dell'universo. Un pezzo di vuoto recintato, che volava verso
il nulla, l'unica vera mascotte di Goas.
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100. VILHO.
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Fuori dalla chiesa di Goas. Subito dopo il funerale di Nicholas
Kombumbi, io e Vilho siamo seduti uno di fronte all'altro sulle
panche che una volta facevano parte del tavolo da picnic rubato.
Il tavolo deve essere stato difficilissimo da portar via. Era
una lastra di cemento spessa e solida. Immaginiamo sia dispersa
da qualche parte del veld, anche se nessuno  riuscito a trovare
una valida ragione per rubarla, se non per provare che, se
una cosa  rubabile, gli alunni di settima di Pohamba faranno
da apripista. Io e Vilho strusciamo in terra le scarpe buone che
portiamo ai piedi. Abbiamo smesso di cercare di parlarne. Nicholas
era uno dei suoi ragazzi. Non il suo migliore alunno, ma
neanche il peggiore, e perci non  che lo conoscesse tanto bene.
Adesso  convinto di aver fallito come insegnante, con lui.
La mediocrit del ragazzo  stata una maschera che ha impedito
a Vilho di scorgere in lui un'anima individuale. E adesso Nicholas
ricever la ricompensa finale senza neanche essere noto
alle persone a cui era stato affidato il compito di ricordarlo. Ho
rinunciato a cercare di convincerlo che le cose non stavano proprio
cos. E allora ce ne rimaniamo seduti qui, in silenzio. Guardiamo
il prete che chiude a chiave la porta della chiesa. Ci saluta
con un cenno del capo lento e solenne e scompare dietro l'alto
cancello che porta alla canonica. Passano un paio di capre
dalle costole sporgenti. Vilho sta cercando di ricordare almeno
una cosa del ragazzo morto. Il suo corpo  gi partito alla volta
di Karibib, seguito da macchine e bakkies pieni di parenti e amici.
Il vento del tardo pomeriggio fischia un po'. Vilho smette di
strusciare i piedi e ha l'aria di uno che si  improvvisamente ricordato
di qualcosa. Gli vedo la faccia contrarsi. Il dolore senza
ricordi  inutile, ma pu darsi che lui stia facendo dei progressi.
Tutti gli altri sono andati o a dormire oppure da Obadiah per un bicchierino e poi a dormire.
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101. NATALE A GOAS.
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Luce calda e bollente, pomeriggio di Natale. Quelli che potevano
andare da qualche parte ci sono andati. Antoinette e
Obadiah dai figli che abitano a Windhoek. Festus e Dikeledi
dalla famiglia di lei a Gobabis. Il preside e Miss Tuyeni verso il
Nord. In macchina, in camion, in bakkie, in carretto tirato da
somari, a piedi, la gente se n' andata. La fattoria  pi che silenziosa
dopo il fuggi-fuggi. Di notte, quando i ragazzi dormono,
neanche tutti i loro respiri riescono a far sentire vivo
questo posto. Ora noi che siamo rimasti sentiamo solo il rumore
che i nostri passi fanno nella sabbia. Il vento si  calmato.
Non c' neanche la funzione in chiesa. Il prete  andato a dir
messa a Otjimbingwe. Noi che siamo rimasti qui andiamo in
chiesa per conto nostro e restiamo l seduti in silenzio, ascoltando
l'eco dei nostri rispettosi colpi di tosse. Mavala canta
sottovoce: Il Signore dice: io sono la resurrezione e la vita; chi
crede in me vivr anche dopo morto. Chi vive e crede in me non morir mai.
Io le sussurro: Ma questo non  quello che si dice quando
muore qualcuno? Oggi  Natale.
Non  forse morto qualcuno?, mi sussurra lei di rimando.
L'alunno di Vilho? Com' che si chiamava?
Kombumbi.
S, Kombumbi. E poi altri, tanti altri. Si china in avanti e
affonda il volto tra le mani.
E nessun altro. Mavala, Tomo, io, la Zia e Pohamba, che era
venuto in chiesa solo perch non c'era il prete, e poi qualche ragazzo
che per qualche motivo non era riuscito a tornare a casa.
La chiesa in penombra era fresca nonostante il caldo che faceva
fuori. Una caverna di cemento con un tetto che ripara anche il
mangime per gli animali e i pezzi di ricambio dei motori diesel.
Un panno polveroso color oro drappeggiato sull'altare. Non
c'era neanche la sacrestia, solo quello stanzone. Una tunica violetta
appesa a un chiodo. Le pareti nude, a parte un crocifisso
con una gamba sola precariamente sospeso sopra l'altare. Ogni
tanto Cristo cadeva e Theofilus era costretto a rinchiodarlo al
muro. La cosa strana era che l'edificio era stato costruito proprio
per essere una chiesa. Non era stato riadattato da una costruzione
precedente adibita a un'altra funzione, il che ne
avrebbe spiegato l'aspetto. Un telo di plastica messo a riparare
una finestra rotta ondeggiava pigramente di tanto in tanto,
mosso da una debole brezza.
Mavala non ha suonato l'organo. Ha solo cantato un po'. Poi
se ne  andata presto. Si  alzata, si  fatta il segno della croce ed
 uscita. Doveva andare in mensa a cucinare la cena ai pochi ragazzi
rimasti.
Io e Pohamba ci siamo preparati un piatto di spaghetti al sugo.
Quindi Pohamba ha parlato fino a notte fonda di come si
celebrava il Natale a Otavi nella sua vastissima famiglia. Ha
detto che certe volte arrivavano tanti di quei parenti che erano
costretti ad affittare un locale. Un piatto di spaghetti freddi a
Natale? Ma com' possibile? Mi sono chiesto come mai quest'anno
lui non c' andato. Nella casa un po' pi su sulla strada
il preside non c'era. Sentivo fin nella pancia il rimpianto di non
andare a trovarla, ma anche la consapevolezza del fatto che
Pohamba non voleva essere lasciato da solo: praticamente mi
stava supplicando di non lasciarlo a forza di parlare dei suoi
Natali a Otavi, di come questo non poteva essere considerato
un Natale. Musica, balli, maialini arrosto, birra a volont.
E fegato, mangiamo sempre il fegato a Otavi, a Natale.
Fegato?
Perch non vai da lei?
No, non importa.
 l, da sola, a Natale.
No. Ha sempre Tomo. E tutto a posto.
Siamo rimasti l accanto al fuoco fino a tardi, finch il calore non si  esaurito e il freddo non ci ha svegliati.
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102. TOMBE.
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Io per te sono solo un passatempo, ho detto io.
Ti ho mai detto questo?
Una sosta sul cammino.
No.
Una pausa nella tua battaglia.
Ho detto di no.
Un'oasi.
E va bene: sei un'oasi.
Un guanciale su cui poggiare la testa stanca.
S.
Anzi no, sono una tomba.
Quella di Grieta?
S, quella di Grieta.
Di cosa  morta?
Di vivere qui.
S!
E poi  morta di fame.
I bianchi non muoiono di fame.
Questa  una cazzata.
Dimmi un bianco che  morto di fame.
Gli irlandesi. Gli ebrei. I russi. I polacchi, quando non erano
impegnati ad ammazzare gli ebrei. Qualche mormone. Sono
abbastanza sicuro che qualche mormone  morto di fame.
Un applauso per Kaplansk! Anche i bianchi soffrono! Di
cos'altro  morta?
Di zitellaggine.
E morta per mancanza di uomini? Che sciocchezza.
Ci sono casi documentati. Guarda tua sorella.
Il suo problema  che ce l'ha un uomo.
Giusto, questo  vero. Ma lui non fa altro che sbavarti dietro.
Quale uomo non mi sbava dietro?
Vilho.
Vilho non conta.
Festus.
Secondo te, Festus si negherebbe a me?
Perch, tu ci andresti a letto con Festus?
Per diecimila rand, s.
Per diecimila rand, io andrei a letto con tutti e due.
Tutti e due chi?
Dikeledi e Festus.
Be', solo perch quella che vuoi  Dikeledi. Per avere lei, saresti
disposto a prenderti pure Festus.
Festus occuperebbe tutto il letto. Ad ogni modo, lascia perdere
Dikeledi. Ci sei solo tu. Tu.
Solo io.
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103. PARETI.
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L'assemblea mattutina si profila all'orizzonte e Pohamba si mette a bussare.
Mi sono ricordato una cosa nel sonno, dice.
E non me la puoi dire domani?
Lo sento rigirarsi nel letto. Quasi lo vedo appoggiare la testa
tra le mani, parlare al soffitto, felice di rovinare il sonno degli
altri.
Me l'hai chiesto tu di raccontarti dell'indipendenza. Il giorno
delle elezioni io ero al Dolphin. C'era la radio accesa. La conosci
la padrona, no? La moglie di Tangeni?
Quella sempre ubriaca?
S, solo che quel giorno era strano, non era ubriaca. Fuori in
strada c'era confusione, tutti stavano gi festeggiando, ma nel
bar c'era silenzio, eravamo solo io e la padrona. Sono cominciati
ad arrivare i risultati e davano la DTA in vantaggio. Erano
solo gli scrutini che venivano dal Sud, perch laggi lo spoglio
si era concluso prima. C' meno gente e quindi meno voti da
contare. Per l'unica cosa che la gente sente  che la DTA vince e
la SWAPO perde. La DTA vince e la SWAPO perde. E sai che cosa
 successo? Ho visto tutto dal mio sgabello al banco del
Dolphin. La gente mica si  messa a gridare o imprecare. Neanche
una parola. Si sono seduti in mezzo alla strada. I tass si sono
fermati e gli uomini che li guidavano e le donne che erano le
loro passeggere sono scesi e hanno fatto la stessa cosa. Si sono
seduti tutti in mezzo alla strada. E la moglie di Tangeni si  messa
a ridere di loro cos forte che a momenti soffocava. La sento
ancora quella risata.
Naturalmente, poi si  rivelato tutto un equivoco. Sono state
contate le centinaia di migliaia di voti del Nord. Vittoria schiacciante
della SWAPO. E dato che  stato un equivoco, che alla fine
non ha significato un bel niente, Pohamba vuole sapere, esige
di sapere, dall'altra parte della parete, alle cinque di mattina:
Come mai rivedo quella gente in mezzo alla strada ora? Nel
mio porco letto in questa porca Goas? Spiegatemelo voi...
Non rispondo niente.
Dalla sua stanza muta, neanche Vilho risponde.
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104. STORIE DI SICCIT.
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Sono gi mesi che il Namiban non parla d'altro, citando esperti
e statistiche. Le isoiete della pioggia media annuale sono pericolosamente
calate... i modelli di circolazione oceanica e atmosferica
corrispondono a... i mutamenti climatici e la variabilit
rimangono stabili... le aree di raccolta dell'acqua si riducono
in tutta la zona centrale...
Ma dato che la siccit  una negazione, un non-evento, non 
che ci si possono scrivere su dei pezzi sensazionali.
E cos li saltavamo, quegli articoli. Succedeva tutti gli anni.
Era solo un problema di vedere quale regione se la cavava peggio.
La notizia sarebbe stata se non ci fosse stata la siccit. Oppure
che la siccit fosse estrema. Tutto il resto finiva a pagina 6,
dopo lo sport. Quale emergenza pi noiosa pu esserci sulla terra?
...
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105. IN CLASSE.
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Io, il grande generale delle truppe germaniche, invio questa
lettera al popolo herero. Gli herero non sono pi sudditi
tedeschi. Essi hanno ucciso e derubato; hanno mutilato
soldati feriti di naso, orecchie e altre parti del corpo. E
ora, per la loro vigliaccheria, rifiutano di combattere ancora
[...] Tutti gli herero devono lasciare il paese. Se la popolazione
non lo far volontariamente, la costringer io a
farlo con i grandi cannoni. Qualsiasi herero sorpreso all'interno
dei confini tedeschi, armato o disarmato, con o
senza bestiame, sar fucilato. Non accoglier pi n donne
n bambini. Li ricaccer presso la loro gente oppure li
fuciler. Questo  quanto ho deciso per il popolo herero.
Il Grande Generale del Potente Imperatore,
Lothar Von Trotha, 1904

Aspetto l'arrivo del nuovo libro di storia del Ministero dell'istruzione.
C' stato un ritardo. Gira la voce che lo stiano ancora
riscrivendo.
Tra le tante cose che ho insegnato ai miei alunni usando il
vecchio libro di testo c' che l'impero Romano aveva portato la
civilt nei paesi dell'Europa occidentale - in Inghilterra, in
Olanda, in Germania e cos via. Perci, quando i padri del Sudafrica
colonizzarono la zona del Capo portarono con s tutti
quei meravigliosi elementi di civilt.
Anche l'insegnante pi scalcinato a un certo punto deve
tracciare una riga nella sabbia con la punta del piede. Nonostante
la mia totale inettitudine, in qualche modo ho scoperto
da solo quello che ora so essere un collaudato sistema per ammazzare
un'ora di tempo in classe. L'uso strategico di un insegnante
ospite. E cos per insegnare Waterberg invito un oratore
di calibro.
Studiosi, vi presento un uomo che non ha bisogno di presentazioni.
Quest'uomo non insegna storia, la vive sulla sua
pelle. Quando la storia ha qualche dubbio, viene da quest'uomo
per scoprire quello che  successo, chi ha massacrato chi, chi
ha rubato cosa a chi. Ragazzi, ecco a voi il vostro ex insegnante
di terza, l'insegnante in capo Obadiah Horaseb. Applausi
per Obadiah che sale tronfio in cattedra con in testa un casco
coloniale.
Vi prego, non sono che un uomo che ha sangue corrotto nelle
vene. Seduti. Seduti. Dunque, ragazzi, mi pare di capire che
dovete imparare cosa  successo a Waterberg. Innanzitutto, devo
dire che prima dell'arrivo del colonialismo questo non era
un paese abitato da angeli. Era un posto tanto brutale quanto
gli altri. Eppure quando arrivarono i diavoli bianchi - chiedo
scusa, professor Kaplansk - le cose, per molti versi, cominciarono
a peggiorare. Questo  particolarmente vero dato che questi
avventurieri, mercanti e missionari sostenevano che venivano
da noi in nome di Dio. E ora, finalmente vorrei arrivare, se
posso, all'argomento del giorno. Permette?
Prego, insegnante in capo.
Siamo nel 1901 e gli herero - quanti herero abbiamo qui oggi?
Sette, no, otto, bene - s, dicevo, gli herero, dopo decenni di
brutalit, di schiavit, di povert crescente, un giorno si sollevarono
per sfidare la pi potente forza militare conosciuta al
mondo. L'esercito tedesco. Che cosa li port a una decisione
tanto grave quel giorno? Questa non  una domanda a cui possa
rispondere un uomo di limitate facolt quale sono io.  una
domanda che si devono porre gli storici. Basti per ora dire che
arriva sempre un giorno in cui un uomo preso a frustate accetta
l'ultimo colpo. E quando, dopo essersi coraggiosamente battuti
per anni, gli herero si trovarono intrappolati sulla cima del
monte Waterberg - non solo combattenti, ma anche migliaia di
donne, bambini e capi di bestiame - circondati da tutte le parti,
tranne una, che cosa fecero? Ve lo chiedo, figli dei figli dei figli
di quei prodi, che cosa fecero?
Si alza timidamente una mano. E Magnus Axahoes.
Figliolo, tu non sei un herero, vero?
No, professore.
Sei un damara?
S, professore.
Un damara sa la risposta! Qui a Goas non ci sono divisioni
tribali. Il primo ministro Geingob ne sarebbe fiero. In questa fattoria
conosciamo le storie di tutti. E qual  la risposta, figliolo?
Andarono nel deserto, professore.
E allora Obadiah va da Magnus, gli s'inginocchia accanto e
gli sussurra qualcosa che nessuno sente.
Quindi si alza e si mette davanti ai ragazzi, imponente e slanciato
nella sua giacca di tweed. Le braccia lungo i fianchi, le mani
inerti. Una volta mi ha detto che lui non crede nella facolt
delle mani di sottolineare e comunicare il senso delle parole. Se
non ci si riesce con la voce, non si deve credere di superare i propri
limiti con l'uso delle povere mani.
S, andarono nel deserto. Il mare non si apre per gli herero.
Perch non c' mare. Solo le sabbie del Kalahari. Benvenuti nell'apocalisse
del ventesimo secolo. E la gente muore, muore a
migliaia, a decine di migliaia, la gente muore. Per dovete capire,
miei futuri, mie speranze, dovete capire che ne erano coscienti.
Nel momento stesso in cui si diressero verso il deserto,
gli herero sapevano che l'unica risposta era la morte. E dunque,
possiamo considerare la loro una scelta eroica?
...
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...
106. TOMBE.
...
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...
Si annoia e ha in mano un paio di quelle forbicine da scuola con
i manici di gomma. Secondo lei  assurdo che le facciano anche
per i mancini.
Perch non dovrebbero?
Mi guarda con quell'espressione tipica sua. Le sopracciglia di
Mavala. Anche quando la faccia non fa niente per inarcarle,
sembra sempre che lo siano. Poi mi punta le forbicine alla testa.
Parla.
Di cosa?
Di qualsiasi cosa. Parla.
Non ho niente da dire. Zero.
Che razza di nome  Larry?
Francese, credo.
Sei francese?
No.
Di' qualche altra cosa.
Roba di scuola?
S, persino quella.
Obadiah  venuto alla mia quinta ora e ha tenuto una lezione
su Waterberg.
E che cosa ha detto il guru?
Che  stata una cosa eroica.
Che cosa?
Il fatto che gli herero abbiano preferito andare nel deserto
invece di lasciarsi fucilare dai tedeschi.
Eroica?
S, in senso biblico.
Tu che avresti fatto?
Non lo so.
Avresti camminato.
Per non farmi sparare dai tedeschi? S, forse mi sarei messo
in cammino.
Ed  una cosa eroica?
Un po'.
Vedi, lui trasforma sempre le cose in poesia. Settant'anni
dopo, i boeri hanno preso un ragazzo e gli hanno ficcato la bocca
sulla marmitta di un elicottero. Indovina cos' successo.
Che cosa?
 esploso. Ne hanno ritrovato i pezzi a dieci chilometri di
distanza. Secondo te, quel ragazzo era un eroe?
Stiamo litigando?
Il ragazzo era un eroe o no?
Non aveva scelta. La differenza  tutta l, secondo me.
E io invece ti dico che fa parte di una continuit storica. Che
si andr avanti cos fino a quando certi vecchi sciocchi non la
smetteranno di raccontare storie su quanto  eroico farsi ammazzare.
Si alza e si scuote la sabbia di dosso come se volesse andarsene
prima. Non se ne va mai prima. Nessuno di noi due se ne va
mai prima.
Te ne vai?
Insomma, farsi ficcare la bocca sulla marmitta di un elicottero
 eroico in senso biblico o no?
Mi stai forse chiedendo se ci sono elicotteri nella Bibbia?
Ci sono i carri da combattimento.
Allora, tu come la racconteresti la storia di Waterberg?
Direi che era una decisione di strategia militare. Che gli he-
rero hanno voluto vivere per combattere un altro giorno.
Senza munizioni e senza acqua? Con donne e bambini? La
tua non  una fantasia come quella del loro eroismo?
S - ma almeno cos il guru non pu compiangerli. Per come
la vedo io, avevano ancora intenzione di vendicarsi sui tedeschi
ammazzandoli.
Vuoi venire a parlare ai miei alunni?
No.
Vuoi venire qui?
No.
...
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107. TOMBE.
...
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...
Adesso riesco a vederli. Adesso capisco.
Si sta stuzzicando la pelle tra le dita dei piedi. Rifiuta ancora
di guardarmi. Compiangerli non vuol dire vederli, dice.
Non li sto compiangendo. Dico solo che si pu capire che
abbiano preferito essere uccisi dalla terra invece che dai tedeschi.
Stammi bene a sentire. Il mito  una menzogna. Appena lo
racconti, non riesci pi a vederlo. Perch esista - e bada che non
dico che abbia senso, dico esista - non bisogna parlarne, bisogna
immaginarselo. Provaci. Prova a immaginarlo.
Ci sto provando.
Li vedi?, bisbiglia Mavala. Sono cos deliranti che non si
ricordano nemmeno dove sono i vecchi pozzi, e quelli che sono
noti anche ai tedeschi sono pattugliati da soldati con l'ordine di
uccidere chiunque s'avvicini. E allora loro si mettono a scavare
- dove capita. Non hanno bacchette da rabdomante, non hanno
intuizioni. Non hanno pi neanche sete, ormai. Hanno soltanto
qualcosa in gola che sembra un grido. E allora scavano, la
gente scava. E che cosa succede?
Mi alzo a sedere e le afferro un braccio, le tolgo la mano dai piedi.
Si sono scavati le tombe da soli. Ho capito.
No. Vai troppo avanti. Quando hanno cominciato a scavare
la terra con le unghie, speravano di trovare l'acqua che poteva
essere l sotto. Parlo del momento in cui hanno capito che
cosa avevano costruito - non di quando sono scesi l dentro.
Parlo del momento in cui hanno guardato dentro il buco. Che cosa hanno visto?
...
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108. ABRAM.
...
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...
Per qualche mese  vissuto dalle parti della Zia e dei suoi cuccioli.
Le dita dei piedi gli spuntavano fuori dalle scarpe. Un lato
della faccia era incavato in dentro. Poteva essere stato il calcio
di un fucile o una pallottola a ridurlo cos, ma lui non si 
mai vantato n di una cosa n dell'altra.  semplicemente arrivato
come altri dispersi prima di lui. Diceva di essere un bracciante,
che era sempre vissuto in una fattoria vicino a Khorixas.
Dopo le elezioni, il suo baas aveva venduto tutto e lo aveva lasciato
senza niente e senza un posto in cui vivere. Era un'altra
storia ormai comune. Era sceso a piedi verso sud fino a Goas. Il
prete gli aveva dato un lavoro, aiutare Theofilus a prendersi cura
delle capre.
Nessuno gli credeva. La sua abilit linguistica ci aveva insospettiti.
Riusciva a parlare con tutti i ragazzi di Goas nella loro
lingua madre e perci non ci aveva messo molto a diventare famoso.
Certi giorni portava le capre a pascolare nel cortile della
scuola, attento solo a tenerle lontane dall'Irlanda, e se ne stava
l impalato a chiacchierare, circondato da un gruppo di ragazzi
che l'imploravano di parlare con loro, uno alla volta.
Parlava anche portoghese.
Che scelta avevamo noi se non spettegolare sul suo conto?
Un bracciante di una fattoria a sud, addirittura a Khorixas, che
parlava portoghese? Gi questo ci bastava. Lo collocava vicino
al confine durante la guerra. E se era dalle parti del confine durante
la lotta - e non voleva vantarsene - la risposta alla domanda
su cosa ci faceva l era una sola. Era stato una spia.
All'inizio, nessuno ci aveva fatto molto caso. La guerra era
ancora troppo vicina. Non era certo l'unico a Goas che aveva
qualcosa da nascondere. E ormai il tizio sembrava conoscere il
posto che gli spettava. Stava scontando la sua penitenza, come
avrebbe fatto qualsiasi onesto traditore. Traditore della chiesa,
di Dio, di quello che fosse. Le dita dei piedi gli spuntavano
fuori dalle scarpe. Qualcuno gli aveva sfondato la faccia. E
adesso badava alle capre che cercavano qualcosa da mangiare
nel bel mezzo della siccit. Pu un uomo scendere pi in basso
di cos?
Il preside non vedeva la faccenda in questo modo. Ma che
Abram avesse venduto o no i guerriglieri ribelli durante la lotta
non era la cosa che stava pi a cuore al preside. Quello che gli
dava fastidio era la possibilit che il nuovo capraio fosse pi in
gamba di lui. Non sopportava che un qualsiasi bracciante potesse
andare a testa cos alta. Obadiah poteva anche essere un
uomo brillantissimo - se essere brillante significava essere come
lui - fintanto che rimaneva anche uno sciocco ubriacone. Invece,
questo Abram beveva solo bibite analcoliche. Ma il problema
principale era rappresentato dal fatto che dipendeva dalla
chiesa e quindi lui non aveva il potere di cacciarlo via.
Professor Festus?
S, signor preside?
Sarebbe cos gentile da venire un attimo nel mio ufficio?
Con piacere.
Non ci volle molto al nostro amabile sicario per entrare in azione.
Eravamo l a bere attorno al fuoco, un sabato sera. Dopo
qualche birra, Festus ha detto: Abram?
S, professore?
Toglimi una curiosit.
S?
Viviamo in una nuova nazione, giusto?
S, professore.
Una nazione dove un uomo ha la possibilit di elevarsi?
Penso di s, professore.
Allora ti devo chiedere una cosa: come mai tu rimani uno
schiavo? Non vuoi fare niente di meglio che badare alle capre?
Il compagno Nujoma dice che dobbiamo fare tutti la nostra
parte. E allora, fratello, come mai tu dormi ancora?
Qualcuno ha attizzato il fuoco con la punta della scarpa. La
bocca di Abram non ha emesso neppure un suono. Sembrava
che ridesse da qualche parte in fondo allo stomaco. Era un po'
sconvolgente. Non lo avevamo mai sentito ridere. Ha mandato
gi un lungo sorso della sua Pepsi. Poi, finalmente, ha cominciato
a ridere con la bocca. Non era un omone, ma la sua risata
nella penombra lo faceva sembrare tale. Abbiamo tutti fatto un
passo indietro dal fuoco. Finalmente, ho pensato, ecco qualcuno
che ammazzer Festus.
 interessante che un nero come quello che lei sembra essere,
professore, mi faccia una domanda del genere, ha detto Abram.
Qualcuno ha mormorato: Amen.
Poi Abram ha lanciato la sua Pepsi nel fuoco (ancora mezza
piena, ha emesso uno sfrigolio) e si  ritirato nel buio. Abbiamo
udito i suoi passi lenti allontanarsi tra i sassi. Appena ha capito
che era arrivato a debita distanza, Festus ha ripreso coraggio.
Avete visto come minaccia? Non  ovvio? Festus ha fatto
una pausa, si  succhiato i denti e ha aggiunto: Quell'uomo 
un assassino.
E chi c' qui da ammazzare?
Io voterei per il signor preside.
No, meglio il prete. E meglio tenersi il diavolo noto che...
No, lasciamoli campare. La Zia.
S, la Zia!
Tutti quelli in favore dicano s, ha detto Pohamba.
C' stato un coro di s; solo una bocca  rimasta in silenzio.
Vilho?
E va bene. La Zia, ha detto Vilho. In determinate circostanze,
perfino il Signore permetterebbe...
Obadiah mi ha stretto il gomito. Chi  che ha sprecato una
buona birra?
 una Pepsi. Quella di Abram.
Ah, muori, Pepsi.
E per. Assassino? Non  forse vero che la parola stessa si trascina
dietro un sibilo di verit? E che i pettegolezzi finiscono per
superare la scarsa abilit di chi li mette in giro? E cos  nata la
storia. Abram, il nuovo bracciante, era stato al soldo dei boeri,
membro di uno squadrone della morte durante la guerra. Dare
la caccia ai traditori non annoia mai. E non l'avevano forse addestrato
bene? Chi meglio di un linguista provetto? In quale
parte del paese non si poteva infiltrare un uomo del genere? E
per quale altro motivo qualcuno poteva avergli sfondato la faccia
a quel modo? Eccolo qui nel nostro cortile. L'assassino.
Guardatelo, ora. Capre, bada alle capre. Al sicuro sulla soglia
delle nostre classi, i ragazzi ridono in silenzio, le loro bocche si
aprono e si chiudono come per imitare i pesci.
Ora mi chiedo se per lui non sarebbe stato pi facile scegliere
la paura. Quell'uomo che se ne stava l impalato con le scarpe
rotte, sconcertato. Sembrava avesse una certa simpatia per me
e Pohamba. Certe volte veniva nel nostro dormitorio e ci portava
del liquore che distillava lui stesso, ma non beveva. Per, in
fin dei conti, noi non gli siamo stati pi utili di quanto lo sia stato
Festus.
Perfino Mavala ha detto che la storia su Abram era probabilmente
vera e se non era quella, era un'altra. Stava scrivendo un
programma didattico, con un taccuino appoggiato alle ginocchia.
Certe volte riusciva anche a sfruttare in qualche attivit
pratica il tempo che ci concedevamo. Io ho tentato di toccarla.
Lei mi ha allontanato la mano.
Come sarebbe a dire?
Mah, una storia qualsiasi. Magari ha picchiato la moglie.
Magari ha preso a calci un cane.
E allora la paga in questa maniera?
Non ha alzato lo sguardo da quello che stava scrivendo.
Ci sono state ingiustizie anche peggiori, no?
 gioved e nel cortile ormai privo di erba le capre scheletriche
arrivano da sole. L'ultima cosa che abbiamo saputo di Abram 
che lavora a giornata nella cava di ghiaia dalle parti di Pawkwas.
...
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109. TOMBE.
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Antoinette direbbe che ci eravamo voltolati nel tanfo del peccato.
Non ne sarebbe stata sorpresa n ci avrebbe biasimato. Se lo
aspettava. Si aspettava che tutti facessero altrettanto. Cos'altro
fa la gente, in fondo, se non autodegradarsi? Lei direbbe che non
possiamo controllare i nostri peccati cos come non possiamo
controllare il vento, perch siamo nati per peccare - a meno di
stare in guardia ogni giorno, ogni ora, ogni minuto. E lei non pretendeva
di essere meglio di noi. Lei era solo l'umile serva del Signore
e dei ragazzi. Perch sconfiggere il demonio non era altro
che un lavoro. E siccome eravamo pigri, siccome volevamo solo
divertirci, era soltanto questione di tempo prima che cedessimo
alle sue voglie. Nei pomeriggi tutti se ne stavano chiusi in camera
mentre io e Mavala eravamo l fuori. Non si poteva definirla
un'evasione, perch non andavamo tanto lontano e non stavamo
via tanto a lungo e non chiudevamo gli occhi e non c'importava
niente di affondare le ginocchia nella sabbia o dei sassi sotto la
schiena e neanche delle cacche di capra seccate al sole, niente.
Come due babbuini in mezzo al veld.
Neanche mancassero i letti, in questa fattoria!
La ragazza che aveva combattuto in guerra, quella con il bambino, e...
S! Me la ricordo. Con quel volontario. Da dov' che veniva quel volontario?
Insomma, noi due eravamo diventati una storia, anche se una
storia non tanto grande - stavamo l solo un'ora al giorno e solo nei giorni feriali, un'ora e un quarto se proprio eravamo audaci.
Comunque, sempre una storia che la gente avrebbe raccontato
per anni e anni solo perch era qualcosa da raccontare.
Ci faceva sentire leggermente famosi.
Che cosa ha visto il ragazzo quando ci ha visti esausti dopo
una scopata, madidi di sudore, con il sole che ci sferzava e noi
troppo stanchi per muoverci? L'ultima cosa che ricordo prima
che ci addormentassimo era Mavala che allargava le dita del
piede per prendere un po' di sabbia e lanciarla con il piede sulla
tomba di Grieta - e poi siamo crollati entrambi nel sonno.
Ormai avevamo imparato bene. Otto minuti di sonno prima
che Tomo cominciasse a metter in funzione la sua sirena da allarme
antiaereo. Poi il rumore dei passi e io mi sveglio e vedo il
ragazzo che corre a ritroso, la faccia del mio alunno di sesta
Magnus Axahoes - disgustata? triste? - e poi lui si volta di scatto
e la camicia fuori dai pantaloni svolazza alle sue spalle come un mantello.
Non importa, dice lei.
No. Perch mai dovrebbe importare?
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110. POHAMBA.
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Nel bel mezzo esatto di una domenica, Pohamba canta sotto la doccia, la doccia senza porta e lo zipolo che perde. L'acqua calda  rara. Ormai esce a spruzzi solo a met giornata, quando  l'ultima cosa che ci serve, ma visto che  una cosa cos rara, bisogna per forza amarla. L'estasi di sprecare l'acqua nella siccit.
Pohamba tutto insaponato che canta a squarciagola Please, please, please, please.
Su un sasso vicino allo zipolo, un alunno di quarta aspetta come un valletto annoiato. Sul braccio tiene un asciugamano; in mano, una tazza di t ormai freddo.
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111. TOMBE.
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Un pomeriggio caldo e solitario e le nostre scarpe, tutte e quattro, allineate sul bordo della tomba. Noi, spalla a spalla sulla tovaglia.
Lei tenta di grattarsi la schiena.
Mi aiuti?
Mi sposto e gliela gratto.
Pi forte, dice lei.
Tocca a te, dico io.
Che cosa?
Di' qualcosa. Qualsiasi cosa. Per esempio, su tua madre.
Sono cinque anni che non la vedo.
Allora dimmi...
Adora le borsette. O, perlomeno, le adorava.
Borsette, eh?
S, mia madre diceva sempre che una signora non dovrebbe
mai apparire in pubblico senza una borsetta. Anche quando andava
al mercato a Ondangwa, dove non ci sono certo le signore
che diceva lei. Ma di quali signore parlava? Io e mia sorella
andavamo in giro come regine perch mio padre era il vicecapo,
perch lavorava in un ufficio. Mio padre era un venduto. Per
io adoravo quel mercato. Pesci di tutti i tipi, abramidi, barbi,
panna acida. Fagioli secchi, manioca, cavoli. I koek grassi nell'olio
che sfrigola. La cosa che volevo di pi al mondo era un
koek grasso avvolto nella carta bisunta. Il primo morso era come
addentare una pesca, solo meglio. E uno non mi bastava mai. Certe volte Tuyeni mi dava met del suo.
Ancora.
Tu non ti fermare. Continua a grattare.
Continua pure tu.
Lei non ci lasciava mai i polsi. C'erano sempre tanti di quegli
uomini intorno. Tutti l a sbavare dietro alle figlie del vicecapo.
Uomini. Ce ne sono sempre tanti, dappertutto, troppi uomini.
Ci hai fatto caso?
Ci faccio caso qui.
Ed era in corso una guerra eppure mia madre andava in giro come se non ne avesse neanche sentito parlare. Quattro anni
dopo me ne sono andata. Tuyeni dice che dopo che me ne sono andata io, mia madre non si faceva pi vedere al mercato.
Dov' che  andata? A combattere per chi? La figlia di un vicecapo?
E Tuyeni?
E Tuyeni cosa?
Tua sorella.
Adesso  una moglie, non una sorella.
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112. TOMBE.
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Ci spartiamo un sacchetto di patatine. Cio, io cerco di spartirlo.
Mavala se ne sgranocchia la maggior parte, mentre si ripassa
lo smalto sulle unghie dei piedi. Ma a me piace tanto l'odore
dello smalto.
Nient'altro?, dice. In tutta la tua vita?
E va bene. Ricordo che una volta stavo correndo in un aeroporto.
Stavo per perdere l'aereo. Davanti a me c'era una donna,
giovane, con un bambino. Sui cinque anni. Lei era in ritardo
per lo stesso aereo e cercava di correre col bambino, ma non
ci riusciva bene. Mi sono affiancato a loro e ho preso l'altra mano
del bambino e abbiamo corso insieme tenendolo sollevato in
aria. Al bambino la cosa  piaciuta un sacco: volava anche se
non era ancora salito sull'aereo. Per tutto il percorso non abbiamo
scambiato neanche una parola.
Questo  tutto quello che ricordi della tua vita?
Praticamente s.
Siete riusciti ad arrivare in tempo?
S.
E poi che cosa  successo?
Tutto l. Lei mi ha ringraziato. Mi sa che io le ho fatto un inchino.
Non l'ho pi vista.
Le hai fatto un inchino?
Perch no? Perch non farle un inchino?
Pap, marito, solo... quanto  durato?
Circa quattro minuti. Torna con me.
Dove?
Trover un lavoro, far un dottorato. Devo pur fare qualcosa.
E io? Io che far?
Potresti rimetterti a studiare anche tu. Hai detto che volevi
rimetterti a studiare. Potresti studiare di nuovo ragioneria.
E Tomo?
Naturalmente.
Al nostro volontario gli ha dato di volta il cervello.
Perch?
Tanto per cominciare c' il problema del visto. E poi, c' un'altra cosa: il bambino ti detesta.
Lo sapevo. Fin dal primo momento...
Ehi, Davey, sto scherzando! Lui morde sempre quello che gli piace.
Insomma, ci sposiamo. A Goas ci vorrebbe proprio un matrimonio.
A momenti va in iperventilazione, inghiotte aria e si regge la
pancia, rotolandosi nella sabbia. E Tomo - come fosse stato
sempre sveglio, come avesse sentito tutto - comincia proprio in
quel momento a mandare su di giri la sua sirena dall'altra parte delle tombe.
Passami lo smalto.
Perch?, dice lei.
Voglio sentirne meglio l'odore.
Non fare il geloso.
E di chi?
Lei distoglie lo sguardo. Poi, con gli occhi semichiusi, mi bacia.
Dimmelo.
Non  ora di andare?
...
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113. TOMBE.
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Il veld secco e giallo si muove. Bisogna guardarlo a lungo per
vedere che si tratta di un branco di springbok che saltano all'unisono.
Nessuno mi pu portare via questo spettacolo. Perch
 vero. Pura grazia. Verdi colline d'Africa. Non c' una sola
collina verde in tutto il paese. Cosa ce ne facciamo del verde,
in fondo? Gli springbok saltano verso le ombre lunghe degli Erongo.
Guarda!, le dico.
Lei li osserva per un po'. Abbiamo finito la dagga che ho sottratto
dal nuovo nascondiglio di Pohamba. Ci dividiamo il rimanente
del suo Van Ryn. Sotto la tovaglia le sue ginocchia
sembrano due piccoli bozzi. Tomo sta per svegliarsi. Lo sento,
bofonchia sempre prima di svegliarsi. Ormai sospetta di noi.
Gli allettamenti con cui Mavala cerca di corromperlo funzionano
sempre meno. Ieri, dopo che lei gli aveva riempito la pappetta
di cannella e zucchero, lui l'ha rovesciata.
Lei mi porge la cicca per l'ultimo tiro.
Allora, che c'? Vuoi partecipare a un safari? A Windhoek
organizzano escursioni in cui...
Vaffanculo.
Solleva un po' il collo e lo gira verso il sole, tenendo gli occhi chiusi.
Sono gi le tre?
Non risponde.
Il sole  bellicoso, implacabile. Lei si gira a pancia in su e si mette a parlare.
Quando eravamo accampati lass andavamo a caccia di
springbok con la jeep, ubriachi di grappa alla pesca. Mica gli
sparavamo, per. Non sparargli faceva parte del gioco. Dovevamo
separarne uno dal branco e poi metterlo sotto. Qualcuno della
nostra unit aveva imparato questo giochetto da un fattore
boero. Uno dei vantaggi dei boeri  che possiamo sempre dargli
la colpa dei nostri peccati. La carne di springbok  quanto di pi
tenero ci sia. Dicono che sia ottima al sangue, ma non  vero.
Te l'ha raccontata Pohamba questa storia?
La osservo. Si pianta l'unghia del pollice nella guancia.
Non era mica facile. Sai, i maschi di springbok corrono a
zig-zag. Bisognava stare attenti a non finire contro un albero.
Ed era ancora pi difficile perch lo facevamo di notte, a fari
spenti, perch l'aviazione pattugliava...
Lo facevate di notte?
S.
Ci sono parecchie cose che vorrei fare di notte.
Lei si mette una mano sulla bocca. Forse fa una smorfia di
dolore, difficile dirlo con il riverbero del sole.
Secondo te, io sono in vacanza?
Non solleva nemmeno la testa.
Credi che non lo sappia che sono in vacanza?
Non risponde. Si rimette a guardare il punto dove saltava il maschio di springbok.
Una volta guidavo io. Quando l'ho investito, non l'ho preso
abbastanza forte, l'ho solo ferito. Si  rialzato e si  allontanato
barcollando. L'ho rincorso di nuovo e l'ho investito di
nuovo. Non ha fatto un fiato. Ricordo che avrei voluto che urlasse,
guaisse, qualcosa, qualsiasi cosa, e invece niente. Come se
fosse naturale... come se per tutta la vita si fosse aspettato di essere
investito da una jeep piena di marxisti ubriachi di grappa alla pesca.
Rivolge di nuovo la faccia al sole e ce la tiene per un po'. Mi
assale una sonnolenza. Allungo le mani per toccarla. Lei trasale con una smorfia di dolore.
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114. OBADIAH. (ALLE TRE DEL MATTINO).
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Parole in una piccola luna di luce. La storia, di notte, alla luce
della torcia,  uno dei piaceri che provocano pi senso di colpa.
Basta voltare pagina e il caos aumenta sempre. Nel 1827, a
Moordkoopie, a sud di Okahandja, un capo orlam ha ordinato
di tagliare le mani e i piedi a duecento prigioniere per prendergli
i braccialetti e le cavigliere d'argento. Erano le mogli, le figlie
e le concubine del suo nemico. Ma non poteva semplicemente
urlare: va bene, signore, toglietevi subito quei bellissimi braccialetti
senn vi ammazzo? Mi ripeto? Che cosa  eccessivo
quando c' sempre un'altra pagina da leggere? Perch l'unica
regola  che paghino sempre gli innocenti?
Teofrasto ha detto che tirare un sasso  meno stancante che tirare
il vuoto. Ah, se lo so. Parlo dentro la mia testa e non mi
ascolto neanche io. E mia moglie? Mentre io borbotto lei dorme,
e anche nel sonno si afferra alle coperte come se contenessero
del lavoro che lei pu sbrigare a tempo perso. Come si fa a
dire che anche quando dorme le mani di tua moglie hanno una gran voglia di creare?
Parlami, perch non mi parli? Voglio sapere del dolore che
hai nelle mani. Porti sempre una patata in tasca. Credi non abbia
visto come la sfregavi? La nostra trasgressione  essere nati
soli? Mia moglie ha mani e piedi. Indossa una gonna leggera
che le pende dal corpo sempre pi magro. Parlami. Dimmi del dolore che hai nelle mani.
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115. ANTOINETTE.
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Lo vuoi a parole, vuoi tutto a parole. E va bene, allora, eccotele, le parole:
Le mie mani sono le Sue mani e io non lo chiamo dolore. E adesso vieni a letto.
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116. STORIE DI SICCIT.
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giudice mchugh: Sono venuto a vedere come vivete. Ho sentito
dire che ve la siete vista proprio brutta durante l'ultima siccit,
ma spero che presto vi riprenderete.
frederich mukauambi: Salutiamo il giudice. Siamo felici di
vederlo qui oggi. Non abbiamo pioggia e non c' rimasto niente
da mangiare per il bestiame. La gente invoca a gran voce l'acqua.
I bacini sono a secco. Non potremmo trasferirci a est?
giudice mchugh: No. Tutti i terreni che avete in mente sono
ormai occupati e non c' altra terra disponibile. Sia gli europei
che gli indigeni sono nella stessa situazione e devono affidarsi
alla Provvidenza:  l'unica cosa che possiamo fare.
lot opposemab: Non abbiamo altro da dire.
A questo punto viene concesso il permesso di fumare.
Dai verbali dell'assemblea trimestrale
della Riserva Indigena di Otjimbingwe,
presieduta dal giudice M.J. McHugh,
16 febbraio 1949.
...
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117. TOMBE.
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Una battuta che circola a Goas: Come si sa che le storie di guerra
di Mavala Shikongo sono vere?
Perch non le racconta mai.
La guerra, dico io. Subito.
E va bene. Fa una pausa. Si passa la lingua sulle labbra un
paio di volte. La guerra. S. Me la ricordo. Dicevano: Sei una
donna. Donna! Gli uomini facevano un sacco di discorsi per dire
che eravamo l'anima e la forza del movimento. Un comandante
diceva: Signore, il vostro kalashnikov  il prolungamento
delle vostre braccia. E adesso, andate a fare il bucato. Andate
a insegnare ai piccoli. Un attimo, prima di andartene, cara,
portami un t. Tre zollette! 
Questa non  mica una storia di guerra.
Ah, no? E allora senti questa. Ero stata mandata in avanscoperta
per aspettare il camion dei rifornimenti. Un buon lavoro
per una donna. Doveva essere arrivato ormai da giorni.
Tiravamo avanti a polenta rifritta e tavolette di cioccolato. A
volte quelli dell'UNITA tendevano imboscate ai camion, quindi
non sapevamo mai se e quando sarebbe arrivato il cibo. Mi sono
allontanata di due o tre chilometri dall'accampamento per
aspettare il camion. Mentre ero appoggiata a un albero un uomo,
uno dei nostri,  uscito dalla boscaglia. Non era un ufficiale.
Era solo una nuova recluta. Era appena arrivato dal Kavango.
Ero di tre gradi superiore a lui. Mi ha puntato contro una pistola
e mi ha ordinato di buttare a terra il mio kalashnikov. Gli
ho detto che non aveva bisogno della pistola. Compagno, gli ho
detto, siamo tutti nella stessa barca. Le giornate nell'accampamento
sono lunghe, le notti ancora pi lunghe. Mi sa che la mia
allusione lo ha offeso. Lo voleva fare per forza o per niente. E
cos se ne  andato.
Davvero?
S.
Ma tu dicevi sul serio?
A proposito di che?
Be', sai, sul fatto di concederti.
Non lo so.
Ci credevi davvero? Che eravate tutti compagni?
Senti, sono stanca.
Di cosa?
Di parlare.
Ho solo fatto una domanda.
E va bene, allora. Gli ho sparato. Appena si  voltato, ho
raccolto il mio fucile e gli ho sparato. Questo finale ti piace di
pi? O ne devo trovare un altro? Ne ho varie versioni.
Si gira allontanandosi da me. Per un po' mi metto a osservare
la siccit. Guardo i sentieri che le mucche hanno tracciato nel
veld, come girano e s'intersecano, si uniscono e si separano. Poi
la scuoto.
Quel tizio l,  lui il padre di Tomo?
Lei gira solo la faccia verso di me. Ma da dove... no... Oddio,
no. E non so come, non so perch, mi sorride in un modo
che non avevo mai visto. Nel modo in cui le persone sorridono
quando ricordano un volto, un altro volto.
Perch non mi dici mai niente?
Te l'ho appena detto.
Dimmi di pi.
No.
...
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...
118. STORIE DI SICCIT.
...
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...
Mattina, al culmine del primo suono del triangolo. Vado a tentoni
verso il rubinetto e non succede niente. Busso sulla parete
di Pohamba. Non c' acqua.
Per niente?
Controlla il tuo rubinetto.
Lui esegue. Non c' acqua.
Dall'altra parete arriva la voce di Vilho: Non c' acqua.
Facciamo un coro, dice Pohamba. Cantiamo tutti insieme:
Non c'...
 per via della siccit, dice Vilho. Il livello dell'acqua nei
bacini idrici...
Pohamba geme. E adesso come lo facciamo il caff?
Io me lo mangio a secco, direttamente dal barattolo, dico.
Theofilus!, grida Pohamba. Theofilus!
Pi tardi, nel corso della giornata, si  scoperto che Theofilus
aveva dirottato la nostra acqua potabile per cercare di salvare
le mucche. Era un atto di amore cos sfrontato che non gli  stato
nemmeno rimproverato n dal preside n dal prete (che in
ogni caso se n'era andato a Swakop durante la crisi). Alla fine,
il preside  stato costretto a chiamare il comune di Karibib che
ha organizzato l'invio di un'autocisterna alla fattoria. Abbiamo
fatto festa bevendo l'acqua e spruzzandocela addosso dal
tubo dell'autocisterna. Per una settimana, nessuno si  lavato.
In classe l'aria si  fatta un po' pesante, ma era sopportabile.
Cos si conosceva meglio la gente. Si conosceva meglio anche se
stessi. Venendo dall'Ohio, ho sempre considerato la morte come
qualcosa di freddo. Le ossa di mio nonno nel cimitero di
Walnut Hill a febbraio, la neve che cadeva lieve sul suo nome
scolpito nella pietra. Adesso non pi.
La cosa ha provocato giornate puzzolenti gi alle tombe. Insieme,
puzzavamo come se stessimo marcendo. Non solo per via
dei sassolini e della sabbia che ci si attaccavano addosso, ma per
tutto. Eravamo nudi, ma addosso avevamo di tutto, spiccioli,
bottoni, bucce di arachidi, ritagli d'unghie.
Professore, lei  maleodorante.
Io sono maleodorante?
...
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119. CUCCIOLI.
...
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...
Almeno c' stata un'occasione di festeggiare qualcosa. La Zia 
svenuta per il caldo nel tentativo di staccare un coprimozzo dalla
macchina del preside. Erano le tre del pomeriggio. Festus l'ha
vista crollare a faccia in gi nella sabbia. Ha atteso che si muovesse.
Quando non ha visto niente si  messo a correre per la fattoria
annunciando che era morta. Ma non era vero. Theofilus
l'ha portata all'ambulatorio di Usakos per farla visitare. Come
mai non le era venuto in mente prima? Lenzuola pulite, pillole
e robusti portantini? Perch vivere in un altro posto?
Ma i suoi cuccioli ne hanno sofferto. Hanno cominciato ad
andarsene in giro come il branco di lupi affamati che mancava
poco che fossero, e a vivere di rifiuti: scatole di sardine vuote,
l'ultimo rimasuglio in fondo a una scatola di latte in polvere.
Antoinette ha cominciato a lasciar fuori per loro gli avanzi sul
retro della mensa del dormitorio. Avevano la pelliccia screziata
e segnata dalle spine e gli occhi tristi. Non ci venivano pi abbastanza
vicino per lasciarsi accarezzare, come se l'assenza della
Zia avesse posto fine al loro legame ufficiale con le mani degli
uomini. Di notte ululavano per la perdita della madre, quella
che li aveva rubati e poi viziati, che li lavava e gli dava da
mangiare hamburger andati a male. I cuccioli si somigliavano
tanto che giravano tra noi senza nomi - Antoinette li chiamava
i suoi morti di fame - ma qualcuno si  ricordato che invece dei
nomi ce li avevano, nomi tipo Shaka, Beethoven e Rasputin.
Quello troppo ben dotato e con un occhio cavato, la Zia lo
chiamava Houdini. Non  che rispecchiassero i nomi che portavano.
Non erano affatto audaci come la loro benefattrice e
non rubavano, il che ci sorprendeva. Si limitavano a strisciare
lentamente, in modo reticente, come se non volessero dar fastidio
a nessuno con la loro fame.
Se quella donna non ritorna, ha detto Antoinette, saremo
costretti ad affogarli.
S, e in quale acqua?, ha ribattuto Obadiah.
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120. TOMBE.
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Mentre parla si sbottona e si riabbottona la camicetta.  dall'inizio della nostra ora che parla.
Non ero mica l'unica madre giovane dell'accampamento.
Ce n'erano altre. Ricordo che pensavo sempre a quanto erano tranquille. Allattavano e facevano versi ai bambini. Io non ci sono mai riuscita. Sono riuscita a imparare da sola tante altre
cose. Ma non quel meraviglioso modo di fare la mamma. E cos mi dicevo che le altre erano vacche.
Vacche, ripeto io.
Lei si tira su a sedere e mi guarda. Che cavolo ci facevo io sdraiato sulla sabbia con lei? Goas ancora dorme, ma siamo in quel momento in cui si sente il silenzio sul punto di essere calpestato.
E adesso sei tranquilla?
No, risponde lei.
Ascolto il suo respiro, la sua mano che ammucchia e ripiana la ghiaia. Appoggiati alla tomba di Grieta non vediamo le montagne, ma solo la pianura strinata, le rocce, i ciuffi di erba secca
piegati dal vento. Allungo una mano verso di lei. Lei si srotola lentamente verso di me.
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121. POHAMBA.
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Sta appoggiato al muro fuori dalla sua stanza. Sta correggendo i compiti a casa che ha assegnato. Divisioni a pi cifre. La sua penna rossa procede a scatti. Aveva poca pazienza con i quaderni disordinati e certe volte abbassava il voto anche se la risposta era giusta. La sua ombra si estendeva piatta ma paffuta al suo fianco, schiacciata dall'inclinazione del sole del primo pomeriggio. La sua porta  tenuta aperta da un mattone, ma con questa luce abbagliante non si vede nulla della sua stanza se non un buco nel buio. Per un attimo smette di muovere la penna e fissa il veld. Come se non fosse lo spazio, ma il tempo quello che sta guardando. Le spalle gli s'irrigidiscono. Questo seccume non  suo. A casa sua, a Otavi, piove sempre almeno due volte dopo il 16 febbraio. Riprende in mano la penna e ricomincia a fare segnacci.
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122. IL COMPAGNO JANAEV.
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Qui continua a non succedere niente. Camminiamo nel veld e le
spine secche ci scoppiettano sotto i piedi. Dove l'erba secca 
stata strappata via dal vento ci sono profonde crepe nella terra.
Il sole schiaccia e le settimane passano piatte. E poi succede
qualcosa: Obadiah perde il suo berretto della TransNamib.
Una ricerca condotta a tappeto per tutta la fattoria non d risultati.
Quelli della settima, sottoposti a severi interrogatori,
negano qualsiasi coinvolgimento. Poi, dalla radio, arrivano altre
notizie. Gorbaciov  stato assassinato. Un'ora dopo  risorto,
ma  stato arrestato con l'accusa di alto tradimento e si trova
rinchiuso nella sua dacia in Crimea. La BBC intona: Tutte e
sette le linee telefoniche collegate alla sua residenza di vacanza risultano tagliate.
E un certo Gennadij Janaev esalta il rinnovamento delle fortune del proletariato sovietico.
Sembrerebbe un golpe militare.
Un golpe da maestro?, dice Pohamba.
Janaev? Chi diavolo  Janaev?
E Obadiah tiene un sermone, a capo scoperto, durante la ricreazione di met mattinata: E perci io vi chiedo: Chi salver il nostro Daniele dalla ferocia dei leoni?
Gli imperi traballano. Eppure le capre continuano a tornare dal pascolo sulle zampe malferme anche se non si rendono ancora conto che stanno per morire di fame.
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123. STORIE DI SICCIT.
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Si dice che alla fine le capre impazziscano. Quando succede, rifiutano di obbedire al pastore e scappano nel deserto, dove vagano come i grandi cavalli selvatici del Namib fin quando muoiono da sole, fiere e libere dai ceppi della schiavit e dell'inesorabile cura...
Le nostre capre non hanno neanche avuto l'occasione di fare una cosa del genere. Quando hanno smesso di riconoscere Theofilus, lui le ha caricate su un camion e le ha portate a nord
in una fattoria nei pressi di Tsumeb. Il prete si  rifiutato di mandarci anche le mucche. Ha spiegato a Theofilus che il compenso che chiedevano per farle pascolare era pi di quanto la nostra chiesa potesse permettersi.
E cos ora le nostre mucche se la devono cavare da sole.
Muoiono di fame pi lentamente. Povere creature dal cervello pingue. Mica impazziscono. Mica vagano da sole. Si limitano a pascolare dove non c' niente da brucare. Quando hanno sete tuffano il naso nei bacini vuoti e sbuffano un po'.
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124. TOMBE.
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Ormai ci sono certi pomeriggi in cui perfino sfiorarci  l'ultima
cosa che sia io che lei vogliamo. Un'ora in cui ce ne stiamo
ognuno per conto suo: lei sulla tomba e io sotto, sulla tovaglia.
Quella poca erba rimasta  talmente secca che trafigge la tovaglia
come lapis appena appuntiti. Io sto spruzzando uno scarafaggio
con l'insetticida tanto per vedere quanto resiste prima di morire.
Non so perch, dice a un certo punto lei.
Perch cosa?
Certe volte, la mattina, resto sdraiata a letto e l'unica cosa che voglio  restare sdraiata a letto. Come si fa a desiderare una cosa che si sta gi facendo?
Mio nonno diceva sempre che quando si  morti si passa il tempo a desiderare di poter pagare le tasse.
Lo scarafaggio ancora non  morto. Non  per via del lavoro.
Cio del fatto che devo alzarmi dal letto per andare al lavoro.
Tutti quei ragazzini. Tomo. Presto si sveglier e comincer a tirare le lenzuola. Magari  gi sveglio e lo sta facendo. Perch in momenti del genere so solo quello che sto pensando, non
quello che sta succedendo.
Ti capisco. Tomo.  difficile.
Ti ho detto che non si tratta di Tomo.  quello che voglio...
Ma cos' che vuoi?
Ma non te l'ho appena spiegato?
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125. IL SOGNO DEL FARAONE.
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Per ridare speranza alle mucche, Antoinette gli leggeva il libro
della Genesi. Portava la sua Bibbia nel veld e gliela leggeva.
Allora il faraone disse a Giuseppe: Nel mio sogno io mi trovavo
sulla riva del Nilo. Quand'ecco salirono dal Nilo sette vacche
grasse e belle di forma e si misero a pascolare tra i giunchi.
(Le vacche, spiegava Antoinette, sareste voi.)
Ed ecco sette altre vacche salirono dopo quelle, deboli,
brutte di forma e magre: non ne vidi mai di cos brutte in tutto
il paese d'Egitto. Le vacche magre e brutte divorarono le prime sette vacche, quelle grasse.
Le mucche rimanevano l davanti a lei e l'ascoltavano. Gli occhi
appena si vedevano, coperti com'erano da una patina di
polvere. Avevano frugato col muso nella terra fino a che la polvere le aveva accecate.
Quello che non gli aveva letto, mi ha spiegato pi tardi mentre
armeggiava con l'ugello della bomboletta di cherosene per
alimentare il fornelletto - il soffio del cherosene che prendeva
fuoco e poi il ruggito sommesso e costante della fiamma - era il
seguito: cos'era successo dopo che le vacche brutte e magre ebbero
divorato quelle grasse. Teneva la Bibbia sul piano di lavoro,
con una penna come segnalibro, ha allungato la mano e l'ha presa.
Poi ha letto: Queste entrarono nel loro corpo, ma non si capiva
che vi fossero entrate, perch il loro aspetto era brutto come prima. E mi svegliai.
Il fornelletto  un cerchio perfetto di fiammelle azzurre. Con
minuscoli puntini neri nelle fiammelle. Antoinette ha chiuso il libro.
Quella notte, a letto, siamo rimasti in ascolto dei muggiti
rauchi delle mucche. Perch la notte era l'unico momento in cui
esprimevano la loro disapprovazione verso Dio perch erano magre e brutte.
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126. TEATRO A GOAS.
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Una nuova tradizione a Goas. Per celebrare l'indipendenza,
Obadiah vuole scrivere un testo teatrale da mettere in scena nell'anniversario
di Cassinga, il 4 maggio. E cos per interi fine settimana
si  chiuso nella baracca del ciclostile insieme alla grande
macchina a manovella, i prodotti chimici e i ragni. Si  fatto
trasferire l la sua biblioteca personale da alcuni ragazzi. Ha rifiutato
qualsiasi cibo che non fosse t freddo e biscotti. Noi lo
vedevamo attraverso i vetri sporchi della finestrella, circondato
da parecchi libri poggiati aperti a mo' di tenda. Ogni tanto ne
emergeva assorto in chiss quali pensieri. Ce ne accorgevamo
perch se passavamo l per caso quando lui era sulla soglia della
baracca diceva: Be', s, sono assorto nei miei pensieri. Poi,
se ci mettevamo a ridere, ci fissava, ma non in faccia, bens nel
cuore, come se l dentro ci fosse qualcosa che mancava. Noi non
eravamo in grado di capire il suo travaglio interiore.
Bussano alla porta. Insegnante in capo?
Avanti.
Un ragazzo della terza, di nome Tonderai, famoso a Goas
perch adora portare messaggi agli altri insegnanti, entra timidamente
nello studio dello scrittore.
Ah, Musa, credevo mi avessi abbandonato. Devo dire, per,
che mi aspettavo qualcuno un po' pi alto.
Professore, domani torna la Zia. Ha appena chiamato suor
Ursula.
Obadiah toglie il cappuccio a una penna e la porge al ragazzo.
Trafiggimi.
Scusi, professore?
Con questa lancia... subito.
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127. IN CIMA ALLA COLLINA, ACCANTO ALLA CROCE.
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Salgo fin sotto la croce sulla collina e ci trovo Vilho seduto tutto
solo. Legge e non mi dice niente. E allora neanche io gli dico
niente.
Quando leggeva, Vilho aveva uno strano modo di strizzare gli
occhi. Adesso mi viene in mente che lo faceva perch rileggeva
sempre le stesse frasi. Teneva il libro vicino agli occhi e rimaneva
a lungo sulla stessa pagina. In quella fattoria piena di lettori,
magari era l'unico che leggeva per diletto puro e semplice.
Mi sono seduto anch'io, ma senza libro, e mi sono messo a
leggere i nomi che i ragazzi hanno lasciato sulle rocce alla base
della croce: Absalom Shipanga '81, Phillemon Silvanus '77,
Nestor Nashongo '74, Titus Mueshihua '86, Matundu Kapute
'77, Erwin Mbando '70, Rodney Goaseb '87, Adonis Gowab
'84, Abraham Haifiku '73, Petrus Van Weyk '73, Johannes
Isack '77, Rueben Holongo '79, Ihepa Enkono '82, Stephanus
Nami '81, Andreas Kati '75, Joseph Manasse '77, David Visser
'74, Phineas Shivute '82.
Dopo un po', Vilho fa capolino da dietro il libro. Lo sai che
giorno  oggi?
Gioved.
Gioved santo.
Ovvero?
Il giorno in cui, nel Vangelo secondo Giovanni, i supplicanti
lavano i piedi ai poveri.
Chi  pi povero?
Tu quanto hai?, dice Vilho.
Abbiamo tirato fuori dalle tasche tutti i rand che avevamo e
abbiamo gettato i soldi sulla sabbia. Quattro rand e sessanta
centesimi in tutto. La luce si ritira come un altro traditore. Nessuno
dei due lava i piedi all'altro. Restiamo seduti nel silenzio
grigio, senza calzini. Absalom Shipanga. Phillemon Silvanus.
Nestor Nashongo. Titus Mueshihua. Matundu Kapute. Erwin
Mbando. Rodney Goaseb. Adonis Gowab. Abraham Haifiku.
Petrus Van Weyk. Johannes Isack. Rueben Holongo...
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128. ASSEMBLEA MATTUTINA.
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Una cosa come questa non ci  mai successa prima. Sono pi
frequenti le piogge. All'assemblea mattutina il posto di Obadiah
 vuoto. Il preside manda un ragazzo e dopo un po' quello
ritorna e rimane l in attesa del permesso di parlare. E uno di
terza, la classe di Obadiah, e ha l'uniforme in ordine. Calzoncini
di lana grigia, camicia pulita e con il colletto abbottonato.
Non so come si chiama. E un po' nervoso e gli tremano le labbra.
 in piedi, ma appoggia un piede solo a terra. Con l'altro si
gratta il polpaccio.
Allora?
Il professore dice che ha la nausea, signor preside.
Ha la nausea?
S.
 a letto?
No, signor preside.
E allora dov'?
Sulla sua macchina, signor preside.
Su quel mucchio di sabbia?
S.
Perch la nausea?
Non lo so, signor preside.
Vaglielo a chiedere.
E cos restiamo in attesa, in silenzio, a parte il preside che si
schiarisce pi volte la gola. Pontificare al mattino senza Obadiah
 semplicemente inconcepibile. Il preside non solo si piccava di
essere il principale di Obadiah, ma anche di superarlo in abilit
retorica. E ogni giorno cantava vittoria in questa battaglia.
Il ragazzo ritorna.
Parla.
Il ragazzo esita.
Sputa il rospo!
Il professore dice che ha la nausea della creazione, signor
preside.
Nell'intervallo siamo andati l per vedere come stava. Sulle
nostre teste fluttuava, pallida e pigra, una nuvola che non prometteva
niente. L'ho seguita fin quando non si  sfilacciata e dispersa
sopra gli Erongo. Lui era seduto in cima al cumulo di
sabbia, su una sedia che si era portato dalla cucina. Sotto una
delle zampe della sedia, come trafitto, c'era il testo del suo
dramma.
Allora, professore, com' venuto?
Disgustoso.
Insomma,  finito?
Si  nascosto il volto tra le mani. Finito?, ha sussurrato.
Finito?
S, insomma, ...
Non esiste la fine. C' solo la resa.
Si  tolto le mani dalla faccia e ci ha fissato a lungo, uno per
uno, come se, in un certo modo, si ricordasse appena di noi. Come
se ce ne fossimo andati e lui si sentisse gi solo.
Poi ha detto: Non  vero quel che si dice. Non  affatto come
dare alla luce un bambino. Dare la morte? S. Nella mia testa
erano vivi e sono venuti al mondo cianotici e avvizziti. Si 
indicato il petto con il pollice. Io sono un assassino.
Ma chi hai ammazzato?
Ignatius e gli altri.
Chi?
Ha scosso la testa. Lo abbiamo raggiunto in cima al mucchio di sabbia finch il triangolo non ci ha richiamati al lavoro.
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129. TEATRO A GOAS.
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L'eccellentissima e lamentevole Tragedia
di Ignatius Mumbeli
ovvero
La Valigia
di
Mimnermo
Ignatius Mumbeli, Milite Ignoto
Kosmos Indongo, famoso statista
Izelda Indongo, moglie del precedente
Paradise Gowab, sartina
Sbirro Boero numero 1, con la barba
Sbirro Boero numero 2, senza barba
Sbirro Boero numero 3, calvo
Zia Wilhelmina
Erastus Pohamba
Obadiah Horaseb
Antoinette Horaseb
Mavala Shikongo
Larry Kaplansk
Larry Kaplansk
Larry Kaplansk
Zia 'Wilhelmina
Festus Festus Galli, segretario generale dell'ONU Festus Uises
La Compagnia desidera ringraziare i seguenti sponsor:
L'Autosalone Desconde, la Macelleria-polleria Schmidsdorf e il
Regno di Svezia.
scena I: Il lenzuolo si alza sulla minuscola cucina di una tipica
casa del quartiere nero nella sezione ovambo di Katatura,
Windhoek. C' un tavolo di cucina malridotto, una credenza altrettanto
malridotta, un bollitore malridotto sul fornello. Se
possibile, uno scarafaggio dovrebbe zampettare avanti e indietro
sul tavolo per tutta la scena. Nel caso non si trovino scarafaggi
(non si trovano mai quando se ne ha bisogno) baster usare
il disegno di uno scarafaggio che zampetta. Kosmos Indongo
indossa un elegante abito bianco e un panama. La bellissima
moglie, in abito semplice, si occupa del bollitore. Per tutta la
scena rimira amorevolmente il marito. Qualcuno bussa forte alla
porta.
La Valigia
gentilmente concessa da
Mavala Shikongo
Ragazzi della settima classe
Ragazzi della sesta classe
Plotone di Caschi Blu
Effetti sonori di spari
Addetto al ristoro
e consigliere spirituale
Scenografo
Tecnico delle luci
Botteghino
Costumista
Primo macchinista
Aiuto-macchinista
Direttore di scena
Vilho Kakuritjire
Theofilus INowases
Theofilus Nowases
Theofilus Nowases
Theofilus Nowases
Theofilus Nowases
Theofilus Nowases
Theofilus Nowases
indongo: Entrez.
mumbeli: (fuori) Signore?
indongo: Ho detto Entrez. Sarebbe entrez detto in francese.
Entrez!
mumbeli: (indossa un semplice maglione azzurro da ferroviere)
Buonasera, signore. (Saluta con un cenno del capo izelda,
che non smette di rimirare amorevolmente il marito.)
indongo: (uomo d'azione infastidito dai convenevoli) Allora,
giovanotto, vuoi unirti alla lotta?
mumbeli: S, signore.
indongo: I rischi sono tanti.
mumbeli: Accetto i rischi. Sogno ogni notte...
indongo: (mena una botta allo scarafaggio)  nei sogni che
nascono le menzogne, giovanotto.
mumbeli: Prego?
indongo: Ho sprecato decenni a sognare. Non sono gli anni,
ma i sogni che ci fanno invecchiare. E strano. Al mattino
sembrano cos innocui, (izelda continua a rimirare amorevolmente
il marito.) E tu chi sei, giovanotto?
mumbeli: Sono Ignatius Mumbeli.
indongo: Possa il tuo nome essere ricordato.
mumbeli: Non  il mio nome che conta. Quel che conta  il
mio paese.
indongo: (sorride) Ben detto. Anch'io ho aspettato perfino
troppo. Due guerre mondiali. Due potenze coloniali. Due organizzazioni
internazionali. Incalcolabili e inutili risoluzioni impotenti.
Le sentenze del tribunale internazionale. Di chi  il tribunale
internazionale? Non facciamo forse parte anche noi del contesto
internazionale? Ho riposto la mia fiducia nelle istituzioni
sbagliate. (Estrae di tasca una pistola e la mette sul tavolo.) Eppure,
pensi forse che io ami questa pistola, nel primo atto?
mumbeli: (prende in mano la pistola) No, signore.
indongo: Giovanotto, ti affido questa valigia di ottima fattura.
Riempila di molte cose, munizioni comprese, ma soprattutto
riempila di coraggio.
mumbeli: La ringrazio per avermi affidato questa valigia.
Prometto di riempirla non solo degli articoli necessari, tipo calzini,
canottiere, maglioni, ricordini, ma anche di...
sbirro boero numero 1: (grida) Ah! Non  che questa riunione
viola la legge contro le adunate sediziose, sa 771, comma
10, applicabile anche nei territori affidati su mandato? Sono
forse in ritardo? Fuori i lasciapassare, dofe essere lasciapassare?
Vostek! Bliksem! ('indongo e mumbeli si mettono a correre
intorno al tavolo, inseguiti dallo sbirro che agita in aria il
suo sjambok. Alla fine non si capisce pi bene chi insegue e chi
 inseguito, dopo che mumbeli strappa di mano lo sjambok allo sbirro che  inseguito da indongo. izelda tiene in mano
il bollitore e osserva la scena.)
La luce si abbassa.
scena II: Il soggiorno di una tipica casa del quartiere nero nella
sezione damara di Katatura, a Windhoek. Due sedie azzurre.
paradise: (sta cucendo una sciarpa) E cos, mio prode, sei
venuto a dirmi addio? (Comincia a piangere.)
mumbeli: (sistema la valigia al centro della scena) Non piangere,
piccola.
paradise: Dovrei mostrarti pi letizia di quanta ne possegga?
mumbeli: Oh, in un mondo migliore di questo...
paradise: Ahim! (Si stringono le mani.)
mumbeli: Ahim!
paradise: L'orgoglio che provo per te  un palazzo costruito
con l'amarezza. Per lo stesso il mio cuore  lacerato. Va', amor
mio! Ma sappi che ti aspetter. (Pausa. Poi, a bassa voce) Bella,
quella valigia.
mumbeli: Un uomo si giudica dal valore del suo bagaglio.
paradise: (gli mostra la sciarpa) L'ho fatta per te. Portala
bene.
mumbeli: Ma  bellissima, piccola. (Pausa.) Per non sono
sicuro di avere ancora spazio.
paradise: La tua valigia  piena?
mumbeli: S, l'ho riempita di tutti gli articoli necessari, quali biancheria e maglioni, ma anche di... (La porta si spalanca all'improvviso.)
sbirro boero numero 2: Cosa succede qui? Una damara e
un ovambo che sgavazzano?  una chiara violazione della Legge
sulla Separazione delle Razze, sa 193, comma 18, clausola
15 (2) (c) applicabile anche nei territori affidati su mandato.
Fuori i lasciapassare, dofe essere i lasciapassare! Ah! Che bella
sciarpa! Non finisco mai di stupirmi davanti all'abilit di voi
zoccolette indigene. Avete un vero talento innato. Posso?
(mumbeli rifiuta e comincia a inseguire lo sbirro boero numero
2 agitando la sciarpa come fosse uno sjambok...
La luce si abbassa.
scena III: Sul confine. Un recinto di filo spinato attraversa il
palcoscenico. Dall'altra parte un cartello: angola, mumbeli
guarda verso l'Angola, poi si volta lentamente - porta sulle spalle
un pesante fardello e ha in mano una pistola - e guarda amorevolmente
il pubblico, come fosse un paese a lui molto caro.
mumbeli: Volete sapere la mia storia? Vi piacerebbe sapere
la mia storia? E me lo chiedete solo adesso? Non ce l'ho mica,
una storia. Sono stato ucciso sul fronte, accanto a un recinto.
Una volta s che ce l'avevo, una storia. Mi chiamavo Ignatius
Mumbeli. E avevo anche una madre. Anche voi?  buffo come
tutti... La mia faceva la donna delle pulizie per una famiglia
bianca del villaggio. Ricordo che l'aspettavo sullo stoep mentre
lei ripiegava le lenzuola. Le lenzuola venivano lavate ogni mercoled.
E tutti gli altri giorni venivano messe fuori a prendere
aria. Lei puliva il pavimento prima e dopo i pasti. In ginocchio
puliva il pavimento. Prima e dopo i pasti. Lucidava tutte le loro
scarpe. Ha cresciuto quattro di loro e cinque di noi. Una volta,
uno di loro  morto. Me lo ricordo. Si chiamava Jan. Lei  tornata
a casa e si  messa a piangere per lui. E ora, vi chiedo, la
madre di chi pianger per me? Avevo anche una ragazza. Se
avessi pi tempo vi racconterei della mia bella. Si chiamava Paradise.
I suoi genitori, capite, erano degli ottimisti...
la zia: (che nel frattempo si  introdotta sulla scena arrampicandosi
su una finestra a sinistra) Vieni in seno a me, angelo.
mumbeli: Sei forse uno spirito, Mamma?
la zia: Non uno spirito, ragazzo, ma una tua fantasia.
obadiah: [Ferma! Ferma! Ferma! Levatela di l!]
sbirro boero numero 3: (brandisce una pistola e ha una
busta di plastica avvolta stretta sulla testa per simulare la calvizie)
Ahaha! Un terrorista! Dummkopf! Dofe pensi di andare?
Chi ti ha dato il lasciapassare per uscire dai territori affidati su
mandato, eh? Eh? (Lo sbirro boero numero 3, mumbeli [e
la zia] lottano. Lo sbirro boero numero 3 spara a mumBELI. MUMBELI Spara allo SBIRRO BOERO NUMERO 3. MUMBEli
muore. Muore anche lo sbirro boero numero 3.)
la zia: (si accorge della valigia) Hmmmmm. (L'afferra e si
allontana furtiva.)
festus festus galli: (seguito da un plotone di caschi blu,
si ferma davanti ai cadaveri) Tsk-tsk-tsk. Ragazzi, ripulite questo
casino. Ah, questo massacro  segno di furia omicida! (Consulta
il copione.) Oppure  questa furia omicida  segno di
massacro?
La luce si spegne.
...
.
...
130. APPUNTI DALL'ULTIMA E PRIMA PROVA GENERALE.
...
.
...
Mensa del dormitorio. Notte.
mavala: A me non importa fare la sartina, ma sono decisamente
troppo alta per interpretare una damara.
pohamba: Herr Direktor, secondo te non dovrebbero scambiarsi
un bacio nella seconda scena? Quando tutti e due dicono:
Ahim! Quello sarebbe proprio il momento pi adatto
per...
kaplansk: Ma devo proprio dire zoccolette indigene? Sono
pronto a dire qualsiasi cosa in una lingua che non capisco,
ma zoccolette indigene passa ogni limite.
pohamba: Ci non vuol dire che non lo pensi.
kaplansk: Penso cosa? Che vorresti insinuare?
pohamba: Insinuare un cazzo.
antoinette: (si acciglia e se ne va.)
festus: Ma il monologo finale di Mumbeli non  un po'
troppo lungo?
obadiah: (ai limiti della pazienza, al fin della licenza, all'ultima
spiaggia, arrivederci e grazie, le cose non si disgregano,
implodono) Adesso perfino Festus si mette a fare il critico. Tutto
quello che diciamo non  altro che un monologo. Possibile
che tu non lo capisca? Credi forse che ci sia qualcuno che parla
mai a qualcun altro? Eh? Che ci sia mai un dialogo?
...
.
...
131. TOMBE.
...
.
...
Ti devo dire una cosa.
Sconvolgente?
Von Porco sa tutto.
Sa tutto di cosa?
Di questo.
Non  mica tanto sconvolgente.
Sta' a sentire. Ieri notte, dopo le prove, non si  messo soltanto
ad ansimare, ha bussato. E allora mi sono incuriosita.
Non aveva mai bussato prima. Cos mi sono alzata e gli ho
aperto. Lui  rimasto l, sorridente. Poi si  voltato e se n' andato.
 stata la prima volta che gli ho chiuso la porta in faccia.
Si vede che il ragazzo ha parlato. O magari  stato Festus.
Ad ogni modo, lui  l'ultimo che pu...
Chi glielo ha detto a Festus?
Nessuno. Cio, non  che siamo un segreto... Secondo te,
glielo dir al prete?
Perch no? Padre, il veld  un luogo di fornicazione e non
solo per le capre.
Neanche ci sono pi, le capre.
Gi.
Insomma, non ha detto niente?
No, solo quel sorrisetto.
Che tipo di sorrisetto?
Il tipo di sorrisetto tutto soddisfatto.
Soddisfatto di che?
Che ci sono riuscita. A provare, una volta di pi, che sono...
E cos l'ho richiamato.
Cosa?
L'ho invitato a entrare.
Cosa?
S. E lui  tornato sui suoi passi. Ha sospirato, si  passato le
mani sulla faccia. Non riuscivo a dormire, ha detto. Ho
pensato che magari non ci riuscivi neanche tu. Era tutto formale
e sussiegoso. Poi ha cominciato a slacciarsi la cintura dei
pantaloni. Quando  rimasto in mutande, mi sono messa a strillare
e a chiamare mia sorella. Oh, quanto ho strillato! Non mi
avete sentito, quaggi?
No.
Tuyeni! E lui ci  rimasto di sasso. Poi Tomo ha cominciato
a piangere. E Tuyeni, che di solito dorme come un macigno, stavolta
 arrivata di corsa.
Mavala si rotola accanto a me, mi passa un dito dalla fossetta
nella piega del gomito fino al polso.
Aspetta.
Non abbiamo molto tempo.
Raccontami tutto.
Be',  piombata in camera mia, e secondo te che  successo?
L'ha trovato in camera tua, a brache calate, nel cuore della
notte, no? Secondo me, ha dato fuori di matto.
Macch. Mi ha guardato come mi guardava una volta, quando
eravamo sorelle. Come se mi volesse bene, ma con me non ci
fosse niente da fare. Poi l'ha preso per mano e se l' portato via
come fosse un bambino.  stato bellissimo. E cos marito e moglie
se ne sono andati, lasciando la sgualdrina sola con il bambino che frigna.
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132. TOMBE.
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La luce  obliqua, il sole inesistente dietro la muraglia del cielo.
Le tombe si ergono come carcasse. Il vento cos costante che
non ci si accorge di sentirlo finch non fa una pausa. Lei mi mette
un braccio attorno al collo.
Tienimi stretta.
Va bene.
Poi: Te ne vai?
Ora? Abbiamo almeno altri venti minuti. Perch?
Non fare domande. Te ne vai? Qua, eccoti il calzino.
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133. WUNDERBUSCH.
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Myrothamnus flabellifolia: cespuglio piccolo, legnoso e dalla
fragranza aromatica. Sopporta i periodi di siccit entrando in
una sorta di letargo in cui le foglie avvizziscono e imbruniscono
man mano che la clorofilla diventa inattiva, fino a diventare
talmente secche che si possono polverizzare tra le dita. Allo
stesso tempo, i rametti si dispongono verso l'alto in mazzetti
verticali. Tuttavia, alla prima pioggia la pianta rivive improvvisamente.
I rametti scendono nella posizione normale, le
foglie ridiventano morbide e flessibili e la clorofilla, riattivandosi,
torna verde. Questa trasformazione avviene nel giro di
un'ora scarsa e pu anche essere provocata artificialmente
spruzzando acqua sulla pianta o immergendola in un recipiente
pieno d'acqua per pochi minuti. Per tale capacit di resuscitare
dalla morte apparente, questa specie  chiamata pianta
della resurrezione (in tedesco Wunderbusch). Gli indigeni
usano le piante per preparare tisane dal piacevole aroma, pertanto
la specie ha un nome in ciascuna delle varie lingue locali.
Per esempio, gli herero la chiamano Ongandulwaze, mentre
i nama la chiamano Igodogib.
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134. IL TELEFONO DELLA FATTORIA.
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Subito dopo il secondo triangolo, squilla il telefono sulla linea
della fattoria. Come al solito, lo squillo sembra piuttosto una
catena trascinata sull'asfalto. Il preside prende la telefonata nel
suo ufficio. Miss Tuyeni la prende nella cucina della loro casa.
Il prete nel suo ufficio. Krieger in casa sua. Ci sar un coro di
Pronto? e di Chi parla? Chi parla? Chi cerca? Il preside, per favore.
Pronto!  Prinsloo che dice al preside (e a tutti gli altri che
rimangono in ascolto) di aver visto la maestra, quella con la
gonna corta corta, camminare lungo la c-32 a un'ora strana del
mattino. Il cielo era ancora rosso di sangue. Strano, di mercoled.
Cos', oggi, un'altra di quelle nuove vacanze? Mi pareva
che ce ne fosse appena stata una. S, portava anche la valigia.
Non ha alzato la mano per chiedere un passaggio e perci non
mi sono fermato. Per ho pensato che lei volesse esserne informato.
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135. MATTINO A GOAS.
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Non  ancora l'alba, quella strana luce che precede la luce, e
Antoinette  nella cucina della mensa che affetta il pane per i ragazzi,
grosse fette di pane integrale con una poco generosa noce
di burro sopra che i ragazzi cercheranno di far durare di pi
spalmandola con la lingua. Al mattino mangiano lentamente la
loro fetta di pane. Mavala bussa alla finestra. Antoinette alza lo
sguardo per niente sorpresa, perch per lei le sorprese non esistono.
Apre la porta e Mavala porta dentro Tomo che dorme
nel suo seggiolino. Lo posa a terra nell'angolo della cucina dove
la luce grigia non  ancora arrivata. Lascia l accanto il suo
cavalluccio imbottito e qualche macchinetta. Una busta di plastica
piena di vestiti e di pannolini. Tra poco imparer altre parole.
Dopo comincer a dire frasi intere.  tanto bello quando 
cos indifeso, immerso nel sonno, che le viene voglia di sprofondare
con lui in quell'angolo. Il suo corpo si china su di lui. Gli
sfiora una guancia con le dita. Poi si rialza e sussurra parole nell'orecchio
di Antoinette e Antoinette le presta orecchio - ma come
sempre, tra loro due, si capiscono anche al di l delle parole
e, ora, al di l delle promesse che Mavala le sta sussurrando,
promesse che insiste a ripetere.
Antoinette raschia via l'ultima traccia di burro dalla vaschetta
e annuisce. Adesso gli riscaldo un po' di latte, dice.
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136. ATTORNO AL FUOCO DEL CAFF.
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Certo che sa recitare bene, quella l.
Una grande uscita di scena.
Oh, ma torner.
Ah, certo che torner.
Ma dove  andata?
A Windhoek. Dove altro si pu andare?
Macch! A Johannesburg. La citt dorata! E l che si fanno
soldi. Far l'attrice vera a Johannesburg. Altro che Windhoek
Vi dico che torner.
E vero, per, che sa recitare bene.
Credevo volesse fare la contabile.
S, per  una cosa che esaurisce.
Cosa?
Andarsene. Qualsiasi partenza.
Anche tornare stanca.
Questo  vero. Per c' il bambino.
Gi, il bambino.
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137. ASSEMBLEA MATTUTINA.
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Nell'assemblea prima della scuola, il preside non ne parla neanche.
Le storie edificanti vanno e vengono senza che lui guardi
neanche una volta in direzione del posto che lei ha lasciato vacante.
Di solito si mette in piedi tra Obadiah e Vilho. Loro le
hanno lasciato il posto libero, non so se per ricordarla o per renderle
omaggio. Il preside non sembra intenzionato a prendersela
con me. Prima di tutto perch sa che non fiaterei neanche e
poi perch se  un gioco, cosa che per lui  scontata, allora abbiamo perso entrambi.
Alla fine, dopo che lei manca da scuola per otto giorni lavorativi
di seguito - a quanto pare  un livello ufficiale di latitanza -
il preside distribuisce copie ciclostilate di una lettera scritta a
macchina. Noi rimaniamo l impalati ad annusarle. Oggi, niente
storie edificanti. Fa lo smargiasso indaffarato. Ci legge la lettera a voce alta.
Egregio Sottosegretario Tjoruzumo,
mi duole informarLa che abbiamo attualmente un posto scoperto
qui alla Scuola elementare Don Bosco (fattoria di Goas) del distretto di Erongo.
Classe: Primina.
Motivi del posto scoperto: L'insegnante Mavala Shikongo ha abbandonato
il posto di lavoro il 5 maggio dell'anno in corso, senza
preavviso e senza spiegazione. Inoltre, ha lasciato il figlio Tomo
(cognome ignoto), di anni 2, alla misericordia della carit statale.
Richiesta: La preghiamo di mandarci un insegnante per rimpiazzarla
appena possibile.
Per qualsiasi ulteriore informazione, La prego di contattarmi all'indirizzo in calce.
Ossequi,
Charles Komesho, preside
Scuola Elementare di Goas
Casella postale 79
Karibib
Tuyeni ha tenuto lo sguardo fisso davanti a s mentre lui leggeva.
Sebbene fossimo tutti convinti che fosse lei a manovrarlo,
non si  mai sbilanciata, n in un senso n nell'altro. Sotto quel
punto di vista sembrava impassibile come una divinit. E perci,
alla fin fine, era praticamente impossibile odiarla. Odiare
Tuyeni richiedeva pi immaginazione di quanta ne avessimo
noi. Forse aveva ottenuto quello che voleva. Forse la vergogna
non  mai troppa. Quella donna era impenetrabile, aveva gli occhi
vuoti. La partenza di Mavala non l'aveva lasciata pi insensibile
di quanto ci fosse sempre parsa. All'assemblea mattutina, fissava sempre il nulla.
Mia moglie non  mica la carit statale, ha obiettato Obadiah.
Il preside deglutisce a vuoto. Poi si frega pian piano le mani,
come se si preparasse a mangiare. No, ma il cibo che gestisce
lo . La casa in cui abita lo . E ora che ci penso, insegnante in
capo, anche suo marito lo .
Il cognome del bambino  Shikongo, signor preside.
Insegnante in capo, non sar mica lei a dirmi come si chiama quel bastardo di mio nipote.
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138. PARETI.
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Gli piaceva pensare che il suo amore per lei fosse qualcosa che
era riuscito a mantenere puro. Da questo punto di vista, ero io
il corruttore. Lui era fiero di quello che considerava un suo rifiuto,
il fatto che non le aveva dato la caccia. Il fatto che l'aveva
amata a distanza. Lui era quello immacolato.
Batte il piede contro la parete.
Sei sveglio?
No.
Avresti dovuto lasciarla in pace.
Io avrei dovuto lasciarla in pace? Adesso tu mi fai la predica
sulle donne? Non riesco neanche a pensare a una buona analogia.
Avrei dovuto lasciarla in pace. Sto dormendo. Avremmo
tutti dovuto lasciarla in pace. Chiunque avrebbe dovuto lasciarla
in pace.
In questo caso non c' nessun noi.
E va bene. Io. Io solo.
Da che cosa sta scappando? Da quell'innocuo ciccione?
Non lo so.
Non gliel'hai mai chiesto?
Cosa dovevo chiederle? Mica sapevo che se ne sarebbe andata.
Credi di essere innocuo, tu?
Sto dormendo.
E tu, quando te ne vai?
Non lo so.
Te ne torni in O-hi-o. Dev'essere bello. Ti basta sbattere le
palpebre e voli via. Viaaa!
Vuoi venire anche tu in Ohio?
Io voglio andare a Dallas.
La scelta  una sola: Ohio.
Ma lei che voleva?
Diceva che non lo sapeva.
Non lo sapeva?
Cos ha detto.
Non te?
No.
E perch non le corri dietro?
E dove?
La cosa sembra finalmente soddisfarlo. Per segnalare la fine della conversazione scorreggia: una lunga, triste scorreggia sospirosa; e io mi rigiro per addormentarmi. Qualche attimo dopo, batte di nuovo sulla parete.
Che cosa facevate laggi nel veld?
Parlavamo.
A forza di parlare cos, si  ritrovata con Tomo. Ah, tu non
sei innocuo, compagno. Nessuno di noi  innocuo.
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139. TOMO.
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Mi sono ritrovato ad aver bisogno di stargli vicino. Mi sedevo
nel giardino di Antoinette e lo osservavo distruggere oggetti.
Non era meraviglioso sotto quell'aspetto?
Una domenica sera, mentre eravamo a cena da Antoinette, tra
una portata e l'altra di pollo, riso e ravanelli dell'orto, finalmente
 stato affrontato l'argomento della sua presenza a casa
loro invece che in quella del preside. Di solito, Antoinette e
Obadiah aspettavano la cena domenicale per litigare e qualche
volta invitavano il pubblico.
Tuyeni pu essere quello che , ha esordito Obadiah,
per resta sempre la zia del bambino.
Zia, ha sbuffato Antoinette. Bella zia!
Secondo la legge,  la parente pi prossima. Dio ce ne scampi,
quei due possono anche accusarci di averlo rapito.
Rapito? Ma se quei due vivono qui vicino.
La legge dice che...
La legge! La legge di chi? Io non gli dar certo la soddisfazione
di concedermi il permesso.
Il problema essenziale  che noi non abbiamo rapporti di
parentela con lui. Insomma, ai vecchi tempi, s, cose del genere
succedevano tutti i giorni, ma oggi abbiamo... Obadiah si 
fermato da solo. Abbiamo continuato a mangiare in silenzio,
accompagnati dal rumore dei ravanelli croccanti. Mi sono chiesto:
come fa a essere cos forte nelle orecchie, quando la stanza  cos silenziosa?
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140. PARETI.
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Sai una cosa, figliolo?
Cosa?
Me la sono scopata anch'io.
Ma va' al diavolo.
Una notte l'uomo and a bussare.
Ma non ti stufi mai?
Di cosa, figliolo?
Di dire stronzate.
Stronzate o cazzate? Qual  il termine esatto?
Io mi sono stufato.
Si tratta di una differenza colloquiale, interviene Vilho.
Dipende dalla preferenza dell'interlocutore.
Stufato?
Di starti a sentire.
In ogni caso, sono entrambi termini volgari. Si dovrebbe dire
sciocchezze.
Faceva caldo. Molto caldo. Non riuscivo a prender sonno.
Neanche lei riusciva a prender sonno. Ha detto che voleva un
uomo vero e non un...
Non un che?
Nonnun nonnun nonnun. Dormi, figliolo, dormi...
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141. DALL'ALTRA PARTE DELLA STRADA.
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Camminiamo in aperto veld dall'altra parte della c-32, a sud della
fattoria di Prinsloo. Una volta qui c'era la fattoria di un tizio
chiamato Schwicker. C' un cartello sbiadito e crivellato di
proiettili-vendesi fattoria 18.000 ettari - che emerge dal
fosso a lato della strada tutto inclinato da una parte e sembra un
braccio che esce da una tomba. Obadiah sosteneva che dovevamo
esplorare nuovi territori e che non avevamo ancora visto tutto.
Il veld da questa parte  piatto esattamente come dall'altra.
Quello che la gente non sa, dice Obadiah, ma le mucche
sanno benissimo,  che finch c' erba o qualcosa di simile all'erba,
va tutto bene. Questo seccume ha pi principi nutritivi
dell'erba verde. Ma l'acqua... senza l'acqua...
Secondo me lei qui non ci torna, dico io.
Che buffo. Anch'io ho sempre pensato all'acqua come una
donna. Anche tu?
Poi si ferma e mi fermo pure io. Mi mette una mano piena di
cordoglio sulla spalla e poi dice con solennit: Jimmy Carter.
Che c'entra lui?
Tutta colpa sua.
Colpa sua di cosa?
Dell'ottimismo.
Non potremmo limitarci a camminare? Senza dire niente,
camminare e basta?
Tira su con il naso. Si toglie gli occhiali, si stringe le narici con
le dita, si rimette gli occhiali, guarda verso est, poi verso ovest.
Devi capire che Carter  stato l'unico dei vostri presidenti
che ha avuto una mente tanto sveglia da capire che noi non eravamo
comunisti nel vero senso della parola. S, ce n'erano anche
di quelli veri. Joe Slovo, forse. Chris Hani. Ma per la maggior
parte era sempre una questione di giocare a fare i comunisti
perch tanto, all'epoca, non importava poi molto.
Ti prego...
Perch l'unica cosa era lottare. E per lottare ci vogliono i
soldi. Poi sarebbe arrivata l'indipendenza e tutto si sarebbe risolto.
Con Jimmy Carter e attraverso il nero che stava alle Nazioni
Unite, Andrew Young... c'era qualche speranza. Per, la
speranza. La si paga cara, la speranza. Poi  arrivato il vostro
divo del cinema. La guerra  continuata per un altro decennio.
Poi, quando finalmente la guerra  finita, Sam Nujoma ha detto:
Comunista? Chi, io? Perch ormai i soldi arrivavano da
un'altra parte. Capisci? Facile, no?
Ma...
Ma certo che c'era anche gente che ci credeva! La tua Mavala,
per esempio... ed era bellissimo, no? Case, posti di lavoro.
Cibo sufficiente per tutti? Come si fa a non essere d'accordo?
Che fine ha fatto quel brav'uomo?
Chi?
Andrew Young!
Non lo so.
Si  defilato, vero?
Che ne so io?
Un uomo del calibro di Andrew Young e tu non ne sai niente?
Mi fermo. Lui continua a camminare. Un vecchio che non la
smette mai di insistere, insistere. Quando me ne andr da questo
posto, questo vecchio continuer a insistere. Mi giro e comincio
ad accelerare, diretto verso la strada. Lui si mette a gridare.
Secondo te, c' forse dell'onore nell'essere inconsolabili?
Per una ragazza in gonna? Secondo te  una tragedia, quella?
Sono ormai arrivato alla strada. La ghiaia si estende attraverso
il veld come una lunga lingua. Gli grido di rimando: Non ho detto questo. Ho solo...
Lui  in piedi su una koppie, un uomo che sembra un albero
solitario sullo sfondo del cielo. E Andrew Young, allora? Credi
stia scherzando? Quanta gente sarebbe ancora viva, oggi, se
gli avessero dato retta? Quante famiglie ancora intatte? Quanti
gloriosi futuri? E quella ragazza senza colpe sarebbe rimasta nel suo villaggio con sua madre.
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142. SIESTA.
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 l'ora della siesta e mi sento gli occhi come fossero stati spaccati.
Busso sulla parete. Busso e continuo a bussare. Svegliati, cazzo!
In cosa posso esserti utile?
Fok jou mama se poes.
Ehi! Niente male. Per poes, la devi trascinare un po', cos: poooooes.
Ho visto che aveva una voglia sulla pelle.
Dove?
Vaffanculo.
Tanta poca fede hai?
Una volta mi ha detto: Non essere geloso.
Di chi?
Non l'ha detto.
Ma che cosa romantica! Quello sar morto, con tutta probabilit.
Non  forse vero che gli eroi sono tutti morti? Si mette
a chiamare Vilho: Ehi, uomo pio!
S?
Abbiamo trovato il nostro martire.
Chi ?
Il pap di Tomo.
E la madre, allora?
Non si pu ancora dire.
Dio li benedica entrambi, dice Vilho.
Anche Kaplansk?, dice Pohamba.
Perch no?
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143. OBADIAH. (ALLE TRE DEL MATTINO).
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Nel 1897, un'epidemia di peste bovina spazz via i tre quarti
del bestiame del paese. L'epidemia fu seguita dalla siccit. Subito
dopo, per gli esseri umani, arriv la fame. Quelli che erano
stati gi battezzati persero la fede in Dio, ma quelli che non lo
erano stati assediarono le missioni in ginocchio. Dateci da
mangiare. Dateci il cristianesimo. In un anno come quello,
quando anche le missioni avevano pochissimo, era pi facile
scodellare fede che non pappa d'avena. E cos i missionari dicevano:
Eccovi Cristo.
Poi, la mattina, contavano le anime salvate nei cadaveri.
Perdonami, Amore. Credi forse che mi diverta a ripetere cose
del genere, anche tra me e me? Ma come fa uno a non leggere
pi fino a diventare cieco? Come si fa a chiudere questi libri e a
continuare a vivere? Non mi rispondere. Lo so che mi ascolti.
Non rispondere.
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144. ANTOINETTE.
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Non sono tanto le singole parole quanto il loro peso cumulativo.
Davanti al lavello della cucina, con l'unico vero libro in una mano. Con l'altra, estrae sudiciume dallo scarico. Il bambino  fuori, sul retro, e insegue uno dei cuccioli affamati. Per ora non ci fa caso. Stasera gli torner in mente e si metter a piangere.
Respinger il mio abbraccio.
Non  che non capisca. Se Mavala aveva una sua Gerusalemme, era di certo lontana da qui e ci doveva andare da sola. Che mi costa allevarne un altro? Per, permettete questo pensiero a una donna: se era una figlia, l'avrebbe lasciata qui?
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145. LA MOGLIE DI PRINSLOO.
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Hanno sparato a Sampie Prinsloo. I giornali dicevano che la
moglie era stata violentata, ma lasciata in vita. Il giornale afrikaans,
il Republikein, strillava che si trattava di un'epidemia,
che questo sarebbe stato il volto della democrazia. Ma la verit
era che, come diceva Pohamba, i coloni erano stati ammazzati
da sempre. Ogni sera che si accendeva una lampada nel veld era
come accendere la propria morte. In un certo senso, era il vero
prezzo da pagare per una terra comprata tanto a buon mercato.
I cani e i recinti elettrificati potevano proteggere solo fino a un
certo punto. I coloni che si riunivano all'hotel Rossman di Karibib
spesso ridevano dei loro appuntamenti con il destino.
Noi ci siamo chiesti dove ci saremmo procurati la verdura.
Una settimana circa dopo il fattaccio, il bakkie di Prinsloo si
 fermato davanti al cancello del bestiame. Eravamo tutti in
classe. Non aveva il clacson, ma nessun veicolo a motore arrivava
a mezzo chilometro da Goas senza che si spargesse la notizia.
Quando abbiamo capito di che bakkie si trattava, nessuno
di noi sapeva bene cosa fare. I ragazzi non gli sono corsi incontro.
Si sono avvicinati lentamente, incuriositi. Come sono in
gamba, questi bianchi. Un uomo muore eppure il suo fantasma
continua ad avere un mezzo di trasporto.
Era la moglie. Nessuno l'aveva mai conosciuta. Era solo la
donna che non scendeva mai dal bakkie, che ci guardava da dietro
il parabrezza. Ora, per, non aveva altra scelta.  scesa dal
bakkie e ha piazzato a terra la cassa di carote gratis mezze avvizzite,
facendo cenno ai ragazzi di venirsele a prendere. Non le
avrebbe certo gettate in aria. Abbiamo dato un'occhiata a quello che aveva portato. Non molto. Qualche peperone, una zucca
non tanto grande. Quei bostotos dovevano essersi anche riempiti
la pancia di verdure. La donna parlava un inglese stentato.
Non le abbiamo espresso le nostre condoglianze. In piedi, era
pi alta di quanto ci aspettassimo e aveva la faccia di un bianco
pallido, come se perfino il sole degli Erongo avesse rinunciato
ad arrossarla. Non sembrava stravolta dal dolore. Che aspetto
avrebbe avuto se lo fosse stata? L'abbiamo osservata con calma,
indugiando sul suo magro raccolto. Gliel'abbiamo pagato molto
pi di quanto valesse.
Poi lei si  chinata a raccogliere la cassa gratis, l'ha gettata sul
retro del furgone e ci ha fatto un cenno con il capo. Stava per ripartire
quando Antoinette, che aveva comprato la zucca triste e
solitaria e la teneva sul braccio sinistro come fosse un bambino
(a destra ci teneva Tomo), si  avvicinata al finestrino del guidatore
e ha bussato sul vetro. La moglie di Prinsloo non l'ha tirato
gi. Era la moglie di un colono boero e non era certo abituata a
prendere ordini dalla prima grootma indigena. Antoinette, con i
suoi sandali di plastica del Pep Boy Shop, il suo vestito pulito e
inamidato, la testa avvolta in un fazzolettone, la zucca su un
braccio e il bambino sull'altro. E una faccia che sembrava un pugno
pronto a spaccare il finestrino. Esigeva sempre tanto dagli
altri. Tirati su. Sii migliore, sii pi forte. Vai oltre.
Se fosse stata ancora nella fattoria, Mavala avrebbe magari
detto che non era successo niente. Che la moglie di Prinsloo era
distrutta quando era arrivata sul bakkie e altrettanto distrutta
era quando  andata via. Che non stava facendo altro che vendere
le ultime verdure che le erano rimaste. Che quando quelle
due donne si erano guardate non era successo niente. Niente.
Ma non c'era. Ormai ci aveva gi lasciato. E perci io vedr
e ricorder quell'incontro in maniera diversa.
Antoinette ha bussato al finestrino e ha guardato quella donna
e non  forza quella che le ha trasmesso, ma qualcosa di pi
modesto. Forse solo un'occhiata di riconoscimento. Quello che ti  successo, quello che ti  successo.
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146. MAGNUS AXAHOES.
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Il suo banco ormai  vuoto.  l'unico, oltre a Mavala, che se ne
va e non torna. Non denuncio la sua scomparsa. Nessun altro
se ne accorge, a parte i ragazzi e me che sono il suo insegnante.
Antoinette, in questi giorni, ha un sacco da fare con Tomo e con
le pulizie di fine trimestre. Sono settimane che non fa l'appello.
Un giorno il padre di Magnus arriva a scuola e chiede di lui.
Non ha pi chiamato e allora sono venuto qui a trovarlo di
persona. Vede, sua madre  morta quest'anno e io sto un po' in pensiero per il ragazzo.
Il preside neanche si alza. Il padre di Magnus Axahoes, che se
ne sta l in piedi davanti a lui con il suo maglione azzurro, non 
uno per cui deve alzare il culo dalla sedia. Questi ragazzi delle
fattorie scappano sempre, dice il preside. Che ci posso fare?
Dovrei mettere in allarme la polizia ogni volta che succede?
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147. STORIE DI SICCIT.
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Verso la met di giugno i capi pi vecchi e pi deboli della mandria
hanno cominciato a morire. L'unica pioggia che avevamo
avuto era stata quella del temporale. Dikeledi sotto la pioggia, e
ora niente. Tutti dicevano che non era mai una sorpresa. Come
poteva essere una sorpresa? Eppure era strano come si andava
avanti, i giorni andavano e venivano e poi un pomeriggio pareva
che l'erba fosse un filino pi secca e all'improvviso si capiva.
Si capiva che il peggio non sarebbe arrivato l'indomani, era gi
qui. Tutti capiscono quando finisce la siccit, ma quand' che
comincia? Le vacche sono passate da una fame silenziosa alla
morte effettiva e Theofilus doveva andare a comprare il foraggio
a Karibib per tenerle in vita un altro giorno. Non riusciva ad
abbeverarle abbastanza in fretta.
Noi guardoni volevamo osservare la loro sofferenza da vicino.
Gli occhi sporgenti, le pupille che roteavano lentamente
nelle orbite. Avevo sempre pensato che le mucche avessero gli
occhi tristi. L'unica cosa che so ora  che questa  una vana presunzione.
Che nei loro occhi ci sia una specie di dolore sembra
una cosa scontata. Il fatto  che morivano con gli occhi aperti.
Per piet, Theofilus ne abbatte qualcuna che non si regge pi in
piedi. Non hanno pi carne addosso, eppure lui gli vuole risparmiare
il disonore di avere le carcasse spolpate dagli avvoltoi,
che gi volteggiano sul veld con una pazienza assassina. Come
fanno a subodorare la morte ancora prima che avvenga?
Usciamo insieme a qualcuno dei ragazzi per osservarli. Piccoli
fal punteggiano il veld. L'odore di benzina e di fumo ci riempie
le narici. Le vacche bruciano fino all'osso.
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148. DORMITORIO DEGLI INSEGNANTI NON SPOSATI.
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L'assemblea mattutina comincia fra otto minuti. Vilho usa una
pentola a mo' di gong per andare sul sicuro, perch non sono
gi un po' troppi i giorni che dormiamo fino al suono del terzo
triangolo? La tosse del risveglio di Pohamba, le sue maledizioni
dirette all'universo che ha prodotto la madre di Vilho, alla fonderia
che ha fatto la pentola, al Dio che ci ha dato i sogni e poi
ce li ha strappati via per partecipare a una cazzo di assemblea
mattutina. Pi di rado, riesco a fregare anche il primo triangolo.
In ginocchio, nel fresco del mattino, osservo attraverso lo
strappo nella zanzariera l'azzurro che sorge dalle spalle delle montagne.
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149. SULLA B-1 VERSO SUD.
...
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...
Era carina, la bocca un po' antipatica, ma carina. Alta, con la testa
affusolata. Ferma in piedi a ovest di Karibib con una valigia.
Quando sono passato non ha fatto segno con la mano. Aspettava
qualcosa di meglio. Aspettano tutti qualcosa di meglio mentre
io lavoro. Comunque mi sono fermato lo stesso, lei si  avvicinata,
io mi sono allungato e le ho aperto la portiera. Non ha detto
niente e non  salita. Non ho detto niente neanche io. Che dovevo
dire? Mi sono riallungato per chiudere la portiera. Sali o non
sali. Che differenza fa per me? Ha posato una mano sulla portiera
e con gli occhi le ho detto: o dentro o fuori. Lei con la mano
sulla portiera come se fossi io quello che chiedeva un passaggio
per strada. Dove vai?, mi ha chiesto. Ho fatto segno in avanti,
sulla strada. Fino a dove?, ha detto lei. Devo rispondere a tutte le
domande? Upington, ho detto. Stasera. La sua mano era ancora
sul bordo della portiera. Va bene, ha detto alla fine. Ha tirato su
la valigia, aspettandosi che l'aiutassi. Ho lasciato che quella cosa
rimanesse sospesa in aria sopra il sedile. Lei ce l'ha posata ed  salita.
Le ho fatto un cenno col pollice. C' spazio per la valigia l
dietro, allora lei si  inginocchiata sul sedile e l'ha spostata sul retro.
Poi si  seduta con le mani giunte come una suora. Ma non
era mica una suora. Guardava dritta davanti a s oltre il parabrezza.
Io non accendo mai la radio. Mi piace pensare, mentre
guido. Per trenta, quaranta chilometri non ha aperto bocca. Abbiamo
risalito e oltrepassato le colline fino ad arrivare al posto di
blocco prima di Windhoek. Al controllo non ha tirato fuori i documenti
e del resto neanche glieli hanno chiesti. Adesso si usa cos.
Io invece a ogni viaggio devo mostrare i documenti sei volte.
Pochi giorni fa mi hanno fatto una multa di duecento rand per
via delle gomme. Un poliziotto ha misurato il battistrada con un
righello e ha detto che ero in contravvenzione. Abbiamo attraversato
Windhoek sotto la galleria e lei ancora l immobile che
pare neanche respiri. Magari, chiss, pensava che se respirava mi
concedeva qualcosa. Comunque, mi ci sono abituato. Sento che
 l ma  come non ci fosse, ascolto il suo respiro, ma  come se
non lo ascoltassi. Percorro i trecento chilometri fino a Mariental
e l mi fermo a fare benzina. Quando torno in cabina, trovo trenta
rand sul mio sedile. Li guardo per un po', poi salgo e mi ci siedo
sopra. Lei non dice niente, ma vedo che respira. Appena fuori
Horncranz le chiedo se ce l'ha un nome e lei, senza neanche distogliere
lo sguardo dal parabrezza o muovere la bocca un po'
antipatica, risponde che s, ce l'ha. Appena fuori Gibeon, le ho
detto: E glielo dici mai alla gente qual  questo nome?, e allora lei
piega un po' la testa da una parte e mi guarda dritto negli occhi.
E va bene, lo ammetto, avevo voglia di toccarla, non palparla, solo toccarla. E quando la guardo, lei lo capisce. Ferma, dice. Qui?
Una distesa di asfalto che va dritto verso Keetmans, almeno altri
duecento chilometri fino al confine. Niente, neanche un villaggio
per sessanta, settanta chilometri da una parte e dall'altra. Manca
un'ora al tramonto. Vuoi scendere qui?
Qui.
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150. GOAS.
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12 dicembre 2002
Kaplansk,
perdona il lungo silenzio. Non  che ti abbiamo abbandonato. Le
tue lettere non sono rimaste senza lettura, solo senza risposta.
Esiste una parola per lettere del genere? Che non sia lettere morte.
Borbottii al vento? Quel che cerco di dire  che ti abbiamo sentito.
Non temere. Crediamo fermamente che sia giunta l'ora che
tu lasci Cincinnati e vada a vedere il mondo. Ne hai visto tanto
l'ultima volta che ti sei avventurato fuori dalla tua citt? Perch
almeno non attraversi il fiume e visiti il Kentucky?
Della pestilenza a cui alludi, la mia Antoinette si limita a dire: Chi
siamo noi per mettere in dubbio la Sua volont? Poi, per,  ovvio,
cerca deliberatamente di ostacolare quella stessa volont
con tutte le forze che le rimangono. Va spesso in citt con il prete
per dare da mangiare agli ammalati. Anch'io leggo i giornali e
mi tormento le mani, piango, ma mi rifiuto di aprire una scatoletta
di fagioli. Dar da mangiare agli ammalati? Mai. Che razza
di uomo  uno che si comporta cos?
Il nostro Tomo continua a essere uno scavezzacollo combina-
guai, ma gentile. Adesso si  messo perfino a scrivere poesie, figurati,
anche se non  il tipo di poesia che mi commuove. Il professor
Pohamba si  assunto l'impegno di essere un secondo padre
per lui. La cosa, come potrai bene immaginare, ha dato risultati
un po' confusi. Sembra che il bambino non ricordi pi sua
madre, come suppongo sia naturale.
Tutti ti salutano.
Uno di questi giorni ti arriver un saggio sull'utilizzo pratico dei
lamenti. Sto preparando un'antologia che forse susciter il tuo
interesse.
Con affetto,
O. Horaseb
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151. BIBLIOTECA PUBBLICA DI CINCINNATI.
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Quando esaurisco i ricordi, mi siedo qui e leggo. Leggo a casaccio,
non finisco niente, raccolgo tanto materiale. Questa biblioteca
mi piace. C' un sacco di luce. E abbastanza silenzio, a parte
il tizio che ronfa in modo un po' liquido. Parlo della Biblioteca
Pubblica di Cincinnati, sede centrale, secondo piano, vicino
alla sala Periodici, la sala con le poltrone imbottite.
Ho trovato un'altra storia sul camminare. L'ho trovata in
una nota a pi di pagina. Siamo nel 1919, all'alba di una nuova
era. Un gruppo di uomini viene ingaggiato per lavorare nei
campi diamantiferi della costa. Non sono schiavi; sono manovali
assunti con regolare contratto. Solo che il contratto dice
che non sono liberi finch il loro datore di lavoro non firma un
certo documento. Lavorano sedici ore al giorno in mezzo alla
sabbia e al vento. Una notte, uno di loro calcola che per arrivare
a piedi fino a una citt mineraria chiamata Rosh Pinah basta
una giornata e mezzo di cammino. Bisogna soltanto seguire il
corso del fiume in secca. Chi viene con me?
Sono tutti con lui.
Mavala si metterebbe a ridere a sentire questa storia, se non
con la bocca, sicuramente con le spalle. La sua risata muta che
sembrava un brivido. Bisognava guardarla attentamente per
accorgersene. Non riderebbe degli uomini in quanto uomini,
ma solo dell'idea che si erano messi in testa che sarebbe stata
una passeggiata. Bisogna soltanto...
Gli eroi non esistono. Quegli uomini hanno vagato per otto
giorni. Non c'era nessuna Rosh Pinah, perlomeno non alla fine
di quel fiume in secca. I sopravvissuti furono ricatturati e rimandati
nei campi diamantiferi in catene.
L'uomo che ronfa si sveglia pian piano. Si strofina la fronte con
il dorso della mano e strizza gli occhi davanti alla luce.
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152. MAVALA.
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Antoinette pensa spesso a lei. La immagina in una stanza affollata
e in un luogo ignoto, ma familiare. Immagina che voglia
parlare e che le riesca molto difficile perch non sono i chilometri
e neanche gli anni che creano la distanza,  il silenzio.
Antoinette, vorrei che tu capissi che io
Antoinette, voglio solo spiegarti che
Perch ci sono tante parole nella mia testa e nessuna sulla pagina?
C' solo rumore fuori dalla finestra, quelle urla che non
smettono mai, tutta quella musica stridente. Ho bisogno forse di
spiegarti che questa stanza non  una stanza adatta a un bambino,
al mio bambino?
Posso ancora chiamarlo cos?
Non sta a me dirlo.
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153. SUL MOLO DI SWAKOPMUND.
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Stanno l a guardare il sole che si appiattisce nell'Atlantico. Presto
la luce che  stata cos potente per tanto tempo non sar altro
che una macchia all'orizzonte. I cavalloni crestati di bianco
che vengono da sudovest s'increspano verso di loro e martellano
gli scogli ai loro piedi. Sopra di loro i terribili gabbiani scendono
in picchiata. Obadiah sputa allegramente in acqua. Aveva
detto che bisognava far vedere a Tomo l'oceano, il suo oceano.
Entrambi indossano un soprabito sui loro vestiti della festa, sul
molo di Swakopmund. Alle loro spalle mormorano i turisti che
brindano al tramonto.
Prima che i tedeschi costruissero questo molo, dice Obadiah,
si gettavano i cavalli dalle fiancate delle navi.
E perch?
Per portare a nuoto le some.
Le some?
La mercanzia.
E i cavalli ce la facevano?
Qualche volta.
Qualche cavallo affogava.
Naturalmente.
Antoinette guarda a nord, verso la distesa della spiaggia, verso
Tomo. Ora che ha costruito un castello di sabbia,  impegnato
a distruggerlo a calci. Poi li chiama - i suoi ouma e oupa
che stanno sul molo: attenzione, gente! Spicca un salto
verso l'acqua e si tuffa tra le onde. Lei aspetta che la testa di Tomo
riemerga prima di respirare di nuovo.
Obadiah le d di gomito, indica il sole, l'ultima striscetta di
luce stesa sul bordo dell'acqua.
Hai freddo?
Non troppo.
Lei si appoggia a lui mentre il vento agita i loro soprabiti.
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154. TOMBE.
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Sto perdendo il suo viso. Ricordo pi le sue mani, che non erano
tanto piccole, e come una volta mi presero i piedi in ostaggio
per massaggiarli mentre io inveivo contro di lei. Aveva le sopracciglia
spinose. Penso alle sue labbra e a come erano secche
e alla sua voce che diventava pi roca quando aveva sete. Cercavo
di non darle da bere perch cos avrebbe parlato in quel
modo pi a lungo. Bastava la sua voce, ve lo assicuro, per rallentare il pomeriggio.
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155. DORMITORIO. (DI NOTTE).
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I ragazzi saltellano su e gi sulle loro brande. Certe notti le battaglie
a cuscinate durano ore. Battaglie cos lunghe possono diventare
pericolose e spargere sangue, specie con cuscini di gommapiuma
indurita da anni di teste sudate. Nel corridoio che separa
le due camerate la luce rimane accesa tutta la notte. Antoinette
entra dalla porta in fondo e percorre tutto il corridoio,
gettando un'occhiata nella camerata ovest e poi in quella est. La
sua ombra si allunga verso le brande. Il silenzio che ne segue 
immediato. Solo i cuori dei ragazzi battono forte. Qualche molla
cigola, sembra lo squittio di un topo che muore, i corpi sono
tesi - aspettano, pregano che l'ombra si allontani.
Altre notti lei perlustra il perimetro esterno del dormitorio, osserva
il caos dalle finestre, lascia che facciano casino come se
fosse curiosa di vedere che aspetto prende il mondo senza di lei.
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FINE.